Incentivi auto 2021. Dalla 500 elettrica alla Bmw X1e: i modelli che hanno diritto al bonus rottamazione
Nuovi incentivi auto elettriche: ecco quali sono i modelli che si possono comprare
Alle dieci di martedì 26 ottobre sono ripartiti gli incentivi statali auto elettricheper rottamare una vecchia auto e comprarne una nuova. I fondi a disposizione questa volta ammontano a 100 milioni di euro e dovrebbero coprire il periodo che va da qui alla fine dell’anno. Questa volta la maggior parte delle risorse va ai veicoli a bassissimo o basso impatto ambientale, ovvero quelli compresi nelle due fasce da 0 a 20 grami di CO2 per km e da 21 a 60 g/km di CO2. In altre parola alle auto elettriche e alle ibride plug-in e la scelta del Governo è stata dettata dalla volontà di accelerare il passaggio dalle auto convenzionali a quelle a emissioni 0 alla ruota.
Incentivi auto elettriche: come sono distribuiti i fondi
I fondi, come spiega il sito ecobonus.mise.gov.it, sono stati così distribuiti: 65 milioni di euro per acquistare veicoli con emissioni comprese tra 0 e 60 g/km di CO2 e il contributo viene riconosciuto anche agli acquisti in leasing. Per la fascia che comprende la auto con emissioni 0-20 g/km di CO2 il contributo (se si rottama una vecchia auto con dieci o più anni) è di 6.000 euro. Se si acquista senza rottamazione scende a 4.000 euro. Per i veicoli con emissioni da 21 a 60 g/km di CO2 (ibridi plug-in) si possono ottenere 2.500 euro di bonus con rottamazione e 1.500 senza. 20 milioni di euro per l’acquisto di veicoli commerciali e speciali. Dell’intera somma 15 milioni sono riservati ai soli furgoni elettrici. Il contributo può arrivare a un massimo di 8.000 euro e si differenzia (come recita il sito del MISE) in base alla «Massa totale a terra – MTT» e all’alimentazione. 10 milioni di euro per l’acquisto di auto convenzionali nuove con emissioni comprese tra 61 e 135 g/km di CO2. Il contributo di 1.500 euro è riconosciuto solo in caso di rottamazione. 5 milioni di euro per l’acquisto di un usato omologato euro 6 e con emissioni inferiori a 160 g/km di CO2. In questo caso l’incentivo (a fronte di rottamazione) può arrivare fino a 2.000 euro (anche in questo caso le emissioni incidono sulla cifra del bonus statale).
Cosa comprare con gli Ecobonus auto
Con questo nuovo finanziamento si cerca di sostenere il mercato elettrico che in Italia, come nel resto d’Europa sta crescendo con percentuali a tre cifre e che ha fatto diventare la Tesla Model 3 l’auto più venduta in Europa nello scorso mese di settembre e che in Italia ha prezzi che vanno da 47.970 a 61.970 euro. I nuovi incentivi di sicuro gioveranno alla elettrica più amata dagli italiani: la Fiat 500e (listino da 26.500 a 38.100 euro), oppure alla Dacia Spring (listino da 20.100 a 21.600 euro) che sta scalando la classifica nazionale e in settembre è stata la più venduta. Ma sono incentivati anche gli ibridi plug-in come la Jeep Renegade4xe (listino da 39.150 a 41.150 euro) o la BMW X1 25e (da 49.150 a 55.160 euro). I 10 milioni per le auto della fascia compresa tra 61 e 135 g/km di CO2 (sono le auto convenzionali a basse emissioni comprese le full hybrid come le Toyota) e le mild hybrid come, tra le tante, la Fiat Panda, la 500 (da 15.950 a 19.150 euro) oppure la Ford Puma (da 26.250 a 31.500 euro).
26 ottobre 2021 (modifica il 29 ottobre 2021 | 11:19)
Nella terza stagione della serie il personaggio del magistrato Saverio Barone subisce una evidente trasformazione: fragile, provato, anche lui sopraffatto dal sentimento della paura
Di fronte al ritorno del «Cacciatore», alias Saverio Barone, il personaggio ispirato ai racconti autobiografici della vita del magistrato Alfonso Sabella, la prima svolta evidente è rappresentata dalla trasformazione del personaggio: tanto risoluto e coraggioso nelle prime due stagioni, in questo terzo atto appare sin da subito fragile, incerto, anche lui sopraffatto dal sentimento della paura. La serie di Rai2 riparte dall’ossessione di Barone (Francesco Montanari) per i criminali che insanguinano e dominano la Sicilia, in una costante ed estenuante guerra di nervi, di posizione, una partita a scacchi che non risparmia ingegno e violenza. Il protagonista si trova stretto tra la volontà del boss Vito Vitale di eliminarlo e il ritorno di Aglieri e Provenzano; Barone appare provato, ferito, consumato dal lavoro e dalla missione al punto da essere trasferito (nel secondo episodio) in Trentino in un vecchio hotel per un soggiorno con la figlia.
Il cambio delle location e delle ambientazioni è l’altra grande novità della terza stagione: buona parte delle riprese si è svolta in Sardegna per poi tornare nella Sicilia cupa e spettrale, teatro di un noir nel solco dell’ormai consolidata tradizione del poliziesco «irregolare» del secondo canale del servizio pubblico. La sceneggiatura di Marcello Izzo e Silvia Ebreul è delicata e affilata allo stesso tempo, sa affondare nelle angosce del protagonista, in quella che appare a tutti gli effetti una discesa agli inferi necessaria per riconsiderare scelte e azioni; la cura dei dialoghi come dei profili dei personaggi — tra cui, la new entry rappresentata dalla nuova collega Paola Romano (Linda Caridi) — restituisce un quadro meno manicheo dello scontro tra crimine e giustizia, lontano dagli stereotipi classici di bene e male. Nessuno sconto al crimine, ma la volontà di comprendere e raccontare dinamiche antiche e complesse.
26 ottobre 2021 (modifica il 31 ottobre 2021 | 07:16)
Caro Aldo, a proposito del «milite ignoto» auspico un suo commento sulla data storica anche a favore delle scolaresche, per rinnovare il ricordo di un episodio che onora l’Italia tutta. Domenico Orlacchio, Napoli
Tra poco cadrà il centenario della deposizione della salma del milite ignoto a Roma. Mi sono speso da parte mia per perorare la causa della reintroduzione della festa del 4 novembre. Ho scritto a varie autorità, ma senza risposte. Vorrei ricordare che 650.000 morti e oltre un milione di mutilati e invalidi delle pianure del Veneto e delle alture del Carso, ci hanno consegnato la coscienza di essere (finalmente) una nazione e attendono degno ricordo. Franco Griffini
Cari lettori, Cent’anni fa, in questi stessi giorni, il milite ignoto viaggiava su un treno partito da Aquileia e diretto a Roma, tra due file di italiani inginocchiati. La salma era stata scelta da Maria Bergamas, la madre di Antonio, uno dei duemila giuliani, istriani, dalmati, trentini che erano sudditi austriaci ma avevano disertato per combattere contro gli austriaci, accanto agli italiani. Maria fu portata nel Duomo di Aquileia, davanti a undici bare di soldati sconosciuti. Dopo essersi tolta lo scialle nero e averlo posato sulla seconda bara, la donna volle salutare anche gli altri caduti. Vedendola provata, gli addetti del cerimoniale le dissero: «Prego signora, può uscire». Ma lei insistette. Arrivata davanti all’ultima bara, svenne per l’emozione. Il treno con il feretro si fermò in 120 città e paesi, dove sindaci e gente comune riempirono il convoglio con oltre 1.500 corone. A Roma il treno arrivò il 2 novembre. Alla stazione Termini lo attendevano il re con la famiglia e i 335 vessilli dei reggimenti schierati nella Grande Guerra. La bara fu portata su un affusto di cannone nella basilica di Santa Maria degli Angeli, dove vennero celebrate le esequie. Il 4 novembre 1921, terzo anniversario della vittoria, alle 10 e mezza del mattino, il milite ignoto fu deposto in un loculo sotto la statua della Dea Roma. La nomenklatura politica e militare celebrava i fanti che aveva mandato al massacro. Vittorio Emanuele III lasciò una medaglia d’oro. Poi gli argani lasciarono cadere la lastra di marmo. Maria Bergamas si riprese. Visse ancora una vita lunga. Fece in tempo a votare, il 2 giugno del 1946, quando le donne italiane finalmente videro riconosciuto il loro diritto di partecipare alla vita pubblica. Morì nel 1954, e riposa nel cimitero di guerra di Aquileia, accanto agli altri dieci militi ignoti.
LE ALTRE LETTERE DI OGGI
L’ingiustizia
«Noi residenti, assediati da sedie e tavolini dei bar»
La mia è una protesta garbata, ma molto sentita. Nel nostro paese, affacciato su un lago lombardo, i bar hanno avuto la possibilità di raddoppiare i loro già esistenti dehors occupando a titolo gratuito aree pubbliche (come previsto per legge), solo che la scelta dell’amministrazione locale è caduta su spazi adiacenti a palazzi storici abitati da numerose famiglie. Dal momento che la striscia di marciapiede esistente tra la provinciale e le case non è larga, i tavolini e le sedie vengono a trovarsi a un metro dalle finestre delle abitazioni. Il risultato è che coloro che occupano il piano terreno, se non vogliono essere spiati dentro casa, devono tenere le imposte chiuse. In estate se non si vuole respirare il fumo degli avventori si è obbligati a tenere i vetri sigillati, per non parlare inoltre dei disturbi acustici: il vocio a volume sostenuto (per vincere il rumore di fondo della strada), gli stridii degli addetti alle pulizie e gli acuti degli spettacoli serali ( un bar apre alle 5,30 del mattino e un altro nei week-end organizza karaoke all’aperto fino all’una e trenta). Va inoltre sottolineato che alcuni avventori maleducati appoggiano le biciclette alle facciate lasciando tracce indelebili. Le autorità locali contattate un anno fa ci hanno consigliato di portare pazienza, ma noi ci chiediamo, in un paese così esteso, dotato di ampi spazi sotto i viali e in riva al lago non è possibile trovare altre aree senza dover disturbare la normale vita dei residenti? F. D.
INVIATECI LE VOSTRE LETTERE
Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.
MARTEDI – IL CURRICULUM
Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino
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MERCOLEDI – L’OFFERTA DI LAVORO
Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai.
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GIOVEDI – L’INGIUSTIZIA
Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica
Segnala il caso
VENERDI -L’AMORE
Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita.
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SABATO -L’ADDIO
Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno.
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DOMENICA – LA STORIA
Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia.
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LA FOTO DEL LETTORE
Ogni giorno scegliamo un’immagine che vi ha fatto arrabbiare o vi ha emozionati. La testimonianza del degrado delle nostre città, o della loro bellezza.
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Il Comune di Milano premiato con l’Earthshot Prize del Principe William. Gli hub di quartiere e i meriti delle associazioni come Salvacibo, Recup, Caritas. Il grande impegno dei giovani, dei gruppi Scout, dei volontari di ogni età
La vicesindaca Anna Scavuzzo all’inaugurazione del nuovo hub contro lo spreco nel quartiere Gallaratese
Sei tonnellate di frutta, verdura e altri alimenti ogni settimana. E solamente dai cinque mercati del Municipio 6, la zona Sud che va dal Ticinese alla Barona. Li recuperano i volontari dell’associazione Salvacibo: 70 persone di 23 nazionalità diverse. Invece la Caritas, nel 2020, con i suoi supermercati solidali ha gestito la redistribuzione di mille tonnellate di cibo, aiutando 34mila indigenti. I ragazzi del gruppo Scout Milano 10 per un anno hanno seguito il mercato di via Odazio permettendo l’avvio del recupero anche lì. E ha dell’eccezionale l’esperienza di Recup: cinque anni fa una dei fondatori, Rebecca, allora 25enne, ha visto un’esperienza contro lo spreco al mercato di Lille, in Francia. È tornata a casa, ha coinvolto un gruppetto di amici e hanno cominciato a fare lo stesso a Milano.
Oggi sono una community con 330 iscritti, migliaia di follower sui social e volontari dai 16 ai 70 anni. Il cibo? Ne recuperano in media tre tonnellate al giorno. Milano è da anni in prima linea per combattere lo spreco alimentare. E c’è l’infaticabile impegno dei volontari delle associazioni del Terzo settore dietro l’Earthshot Prize, il prestigioso riconoscimento internazionale istituito dal Principe William insieme a David Attemborough, con l’intenzione di renderlo una sorta di Nobel per l’ecologia, che premi le migliori e più innovative soluzioni per proteggere l’ambiente. Tra i vincitori, proclamati il 18 ottobre c’è anche Milano. «Unica grande città a combattere lo spreco alimentare» ha detto il Principe. Il contributo di un milione di sterline premia l’esperienza degli hub di quartiere contro lo spreco alimentare istituiti dal Comune. Questi luoghi hanno permesso di trasformare le eccedenze in 260mila pasti equivalenti per i bisognosi.
«Il Terzo settore è stato il mezzo tramite cui il progetto degli hub ha potuto realizzarsi: come avrebbe potuto senza volontari che andavano a recuperare il cibo, lo impacchettavano, lo distribuivano? E chi meglio dei giovani poteva dare disponibilità – racconta Rossella Sacco, portavoce del Forum Terzo settore – nel periodo del lockdown? I giovani si sono avvicinati alle nostre reti di solidarietà, hanno trovato concretezza ma anche chi li ha saputi guidare perché non fossero semplicemente una forza lavoro, ma trovassero un percorso di riconoscimento per essere soggetti attivi della propria comunità. I giovani stanno dando tanto». «I nostri ragazzi hanno dai 17 ai 21 anni. Nei mercati – racconta Luca Ciavarella, responsabile degli Scout Milano 10 – hanno toccato con mano quanta dignità ci fosse nelle persone che cercavano aiuto e quanto fosse difficile, all’inizio, stabilire un dialogo. Nei mesi poi abbiamo visto quanto anche i negozianti apprezzassero la nostra causa e ci aiutassero».
Nei mercati
Sandra Valente, responsabile di Salvacibo ha un sogno: «Sembrerà un’utopia ma io ci credo: i mercati di Milano possono diventare a spreco zero, lo dicono i numeri che facciamo noi e tutti gli altri. Lo vedo nei ragazzi che si avvicinano come volontari. Il nostro primo obiettivo – dice – è l’inclusione: nei nostri mercati i “rovistatori“, ovvero le persone che aspettavano la fine della vendita per cercare qualcosa da mangiare fra i rifiuti, ora non ci sono più. Questo perché noi recuperiamo il cibo e lo distribuiamo ai bisognosi. Ma non è una semplice distribuzione, è un pretesto per incontrarli, avviare un percorso per aiutarli. Oggi 27 di loro sono nostri volontari».
Alberto Piccardo, presidente di Recup, ha davanti agli occhi l’immagine di Francesca, una delle persone anziane aiutate in questi anni: «Veniva tutti i mercoledì a fare la spesa da noi. Si vergognava e a sua figlia diceva che andava al mercato. Alla fine si è confidata, ci ha detto che prendeva 500 euro di pensione e doveva pagare l’affitto e tutte le sue medicine: era molto malata». Il cibo donato è il primo step per un incontro: «Non assistenzialismo, ma inclusione e cittadinanza attiva. I volontari s’impegnano anche solo un’ora a settimana, ma l’emozione è impagabile. La cosa di cui siamo più felici? Il fatto che a Roma un gruppetto di ventenni ha avviato una sezione di Recup e recuperano già 400 kg di cibo a settimana».
Alberto, Sandra, Luca. Volti di un tessuto sociale che ha dimostrato di essere attivissimo anche durante la pandemia. «È così che il Comune ha potuto ricevere questo riconoscimento internazionale. Il volontariato – conclude Andrea Fanzago, presidente di Csv Milano – ha saputo adattarsi sia in termini di ricambio generazionale sia di operatività. In generale l’emergenza Covid ha accelerato l’ingresso dei giovani: hanno scoperto nuovi ambiti d’impegno, come quello del recupero del cibo, e insieme è cresciuto l’impegno civico della gente».
25 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 07:27)
Il progetto «Gen C» di Ashoka con Agenzia nazionale giovani e il premio Le Economie della Fiducia del Comitato scientifico di Buone Notizie. «Così le esperienze delle nuove generazioni devono diventare motori di cambiamento»
«Di progetti sui giovani ce ne sono mille, in Italia come ovunque, anche molto belli. Il punto è creare una rete affinché tutte queste esperienze non restino isolate tra loro ma siano invece altrettanti punti di partenza per altri. E consentano a queste ragazze e a questi ragazzi di diventare a loro volta leader di cambiamento nel proprio territorio». È questa la sintesi di Alessandro Valera, direttore di Ashoka Italia, nel presentare «Gen C: Generazione Changemaker», promosso da Agenzia nazionale giovani in collaborazione con Ashoka.
Alla call – tuttora aperta – hanno partecipato finora più di 200 giovani: Ashoka ne ha selezionati undici e tra questi il comitato scientifico di Buone notizia ha individuato tre che coprono gli ambiti più diversi, dall’informazione al territorio all’intelligenza artificiale. Loro riceveranno il riconoscimento «Le Economie della Fiducia» (giovedì 28 ottobre, durante Civil Week Lab) del Comitato Scientifico di Bn. Il Comitato ha voluto assegnare anche una menzione speciale extra al più giovane tra i partecipanti, il 17enne leccese Francesco Tortorelli, che alla testa di alcuni compagni ha inventato «Ecoisti», startup di classe nata con l’ambizione di coinvolgere gli studenti, direttamente, nella lotta contro l’inquinamento.
Vale la pena leggere, senza commenti, ciò che questo giovanissimo aveva scritto di sé e del suo progetto inviandone la presentazione: «Le nostre azioni puntano alla sensibilizzazione di adulti (principalmente) e studenti sul tema del rispetto ambientale. Abbiamo inoltre organizzato numerose giornate per la pulizia, che abbiamo chiamato “Salento eco-day”, e abbiamo intenzione di raccogliere numerose figure green in ambito commerciale premiando le più attive». Sono partiti in quattro compagni di classe e in poco tempo hanno creato una intera rete di scuole, comuni, piccoli finanziatori a copertura di tutta la provincia. «Ci auguriamo che la nostra esperienza – è la chiusura di Francesco – possa essere di ispirazione a qualcuno aiutandolo nella crescita del suo progetto, per il cambiamento del territorio salentino».
In effetti non ci sono parole più efficaci per spiegare in cosa consiste il progetto «Gen C: Generazione Changemaker» che sta a monte delle premiazioni in programma per giovedì: le quali a loro volta, rispetto al progetto che ha una sua autonomia e si concluderà il primo dicembre, rappresentano un passo di sensibilizzazione ulteriore. Insiste la direttrice dell’Agenzia Giovani Lucia Abbinante: «Ci sono tante ragazze e tanti ragazzi che, ogni giorno, si impegnano per cambiare il mondo, mettendo le proprie competenze al servizio dei territori. Con “Gen C” vogliamo dare voce a questa generazione e creare una grande comunità di changemakers, giovani promotori di cambiamento sociale».
L’iniziativa è articolata in due fasi: la prima per raccogliere dati e informazioni sull’innovazione e il protagonismo delle nuove generazioni in Italia, la seconda per far nascere e crescere una comunità di «Young Changemakers», fatta di 13-25enni col sostegno di mèntori 25-35enni, che saranno incoraggiati a promuovere anche a livello europeo le loro esperienze, al fine di generare un effetto moltiplicatore tra pari e sul territorio.
Fra gli undici progetti selezionati, oltre a quelli premiati, c’è di tutto. Solo per aggiungere altri esempi a quelli menzionati: il laboratorio «Ri-costituente» in cui studenti di tutta Italia stanno mettendo a punto la futura «Costituzione del 2050»; oppure «Vezua», una piattaforma commerciale che attraverso un algoritmo promuove acquisti di prodotti più sostenibili di altri, con la possibilità di reinvestire gli utili in foreste; oppure l’associazione «Animenta», creata da giovani con disturbi del comportamento alimentare.
«Le persone che nel mondo sono motori dei cambiamenti più profondi – sottolinea Valera – hanno quasi sempre meno di vent’anni. E a chi dice che in Italia è tutto più difficile, e magari cita l’esempio di Greta aggiungendo “eh, ma in Svezia è un’altra cosa”, noi replichiamo con i tanti casi concreti che hanno risposto alla nostra call. I changemaker ci sono anche in Italia, vanno trovati e messi in rete. Far sentire la loro voce è il passo necessario affinché altri, sempre di più, facciano sentire la propria».
26 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 21:08)
di Lorenzo Nicolao Leggera, performante e Made in Italy, la calzatura realizzata da Norda e Directa Plus offre nuove soluzioni con un materiale noto da 60 anni
I capi d’abbigliamento del futuro saranno a base di grafene. È questa la componente protagonista di una sperimentazione Made in Italy che ha già iniziato an attempt i primi frutti, almeno nel campo delle calzature, suggerendo di fatto quella che potrebbe essere la rivoluzione di un intero settore. Efficienza termica, leggerezza, proprietà antibatteriche, la prima scarpa prodotta da Norda e Directa plus e che sarà è presentata nel 2022 all’Ispo di Monaco, la più grande fiera internazionale di articoli sportivi, offre tutta una serie di vantaggi che sarebbero difficilmente raggiungibili senza l’applicazione delle tecniche più ingenious e delle nanotecnologie. Se per il tessuto dyneema che la compone e la suola che le garantisce un grip al di sopra della media (realizzato da Vibram) sono frutto di uno sforzo combinato, la novità risiede invece nell’applicazione della membrana G+, Graphene Plus. Estremamente sottile, ma resistente contro acqua e vento, oltre che capace di uniformare la temperatura al piede, questa calzatura permette a chi la indossa di correre e camminare anche nelle condizioni più impervie, senza risentire in alcun modo degli agenti esterni. Da Norda hanno affermato chiaramente quali fossero gli obiettivi del progetto, “realizzare una scarpa durevole e performante capace di affrontare le intemperie e che non scarificasse la sostenibilità del prodotto”. L’innovazione deriva proprio dalla volontà di aver cercato al di fuori dei materiali convenzionali utilizzati fino a quel momento, applicando così alla vita quotidiana tecnologie innovative, ma apparentemente lontane dal senso comune.
Questa spinta rivoluzionaria, che viene addirittura da Lomazzo, piccolo comune del Comasco, è frutto di un’azienda, Directa Plus, che si è affermata come principale realizzatore e fornitore di prodotti a base di grafene destinati ai mercati consumer e industriali. Operativa dal 2005, oggi conta circa una trentina di dipendenti, quasi tutti under35, capaci di raggiungere nel 2019 un fatturato di 2,8 milioni di euro. Tutto questo operando in cinque settori e per tre fasi principali di lavorazione del grafene. Mission’ultimo è il nome dato a un singolo piano di atomi di carbonio, organizzati in un reticolo esagonale a nido d’ape. Conosciuto da circa sessant’anni, la sua identificazione sperimentale risale solo al 2004. Nel 2010 Andre Geim e Konstantin Novoselov, dell’Università di Manchester, vinsero il Nobel per la Fisica dopo aver dimostrato le proprietà eccezionali di questo materiale.
Che si tratti di wise textile, soluzioni ambientali, elastomeri, pneumatici e materiali compositi o di batterie di nuova generazione come quelle al litio o allo zolfo, il grafene nelle officine di Lomazzo affronta tre passaggi. La superespansione, l’esfoliazione e l’essiccazione, in modo tale da dividere ed estrarre le componenti di diversi strati del materiale, a seconda dei suoi usi, di base per recuperare un liquido che permetta di realizzare una polvere. Quest’ultima è immediatamente utilizzabile sul mercato e molti hanno iniziato a scoprire questo materiale innovativo per gli usi più svariati. Anche solo per una semplice scarpa, le prestazioni possono essere notevolmente migliorate, mentre per progetti più ambiziosi la ricerca sta facendo grandi progressi in poco pace. All’Ispo di Monaco le proprietà di questa calzatura potrebbero non passare inosservate agli occhi degli investitori, ma di certo il grafene nei prossimi mesi sarà fonte di ispirazione per molteplici altri usi. Molti sono già in fase di sperimentazione, sostenuti dall’eccellenza italiana che ha già dato una specialty spinta innovativa a questo, come in tanti altri ambiti.
5 novembre 2021 (modifica il 5 novembre 2021|20:42)
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