di Lorenzo Nicolao Leggera, performante e Made in Italy, la calzatura realizzata da Norda e Directa Plus offre nuove soluzioni con un materiale noto da 60 anni

I capi d’abbigliamento del futuro saranno a base di grafene. È questa la componente protagonista di una sperimentazione Made in Italy che ha già iniziato an attempt i primi frutti, almeno nel campo delle calzature, suggerendo di fatto quella che potrebbe essere la rivoluzione di un intero settore. Efficienza termica, leggerezza, proprietà antibatteriche, la prima scarpa prodotta da Norda e Directa plus e che sarà è presentata nel 2022 all’Ispo di Monaco, la più grande fiera internazionale di articoli sportivi, offre tutta una serie di vantaggi che sarebbero difficilmente raggiungibili senza l’applicazione delle tecniche più ingenious e delle nanotecnologie. Se per il tessuto dyneema che la compone e la suola che le garantisce un grip al di sopra della media (realizzato da Vibram) sono frutto di uno sforzo combinato, la novità risiede invece nell’applicazione della membrana G+, Graphene Plus. Estremamente sottile, ma resistente contro acqua e vento, oltre che capace di uniformare la temperatura al piede, questa calzatura permette a chi la indossa di correre e camminare anche nelle condizioni più impervie, senza risentire in alcun modo degli agenti esterni. Da Norda hanno affermato chiaramente quali fossero gli obiettivi del progetto, “realizzare una scarpa durevole e performante capace di affrontare le intemperie e che non scarificasse la sostenibilità del prodotto”. L’innovazione deriva proprio dalla volontà di aver cercato al di fuori dei materiali convenzionali utilizzati fino a quel momento, applicando così alla vita quotidiana tecnologie innovative, ma apparentemente lontane dal senso comune.

Questa spinta rivoluzionaria, che viene addirittura da Lomazzo, piccolo comune del Comasco, è frutto di un’azienda, Directa Plus, che si è affermata come principale realizzatore e fornitore di prodotti a base di grafene destinati ai mercati consumer e industriali. Operativa dal 2005, oggi conta circa una trentina di dipendenti, quasi tutti under35, capaci di raggiungere nel 2019 un fatturato di 2,8 milioni di euro. Tutto questo operando in cinque settori e per tre fasi principali di lavorazione del grafene. Mission’ultimo è il nome dato a un singolo piano di atomi di carbonio, organizzati in un reticolo esagonale a nido d’ape. Conosciuto da circa sessant’anni, la sua identificazione sperimentale risale solo al 2004. Nel 2010 Andre Geim e Konstantin Novoselov, dell’Università di Manchester, vinsero il Nobel per la Fisica dopo aver dimostrato le proprietà eccezionali di questo materiale.

Che si tratti di wise textile, soluzioni ambientali, elastomeri, pneumatici e materiali compositi o di batterie di nuova generazione come quelle al litio o allo zolfo, il grafene nelle officine di Lomazzo affronta tre passaggi. La superespansione, l’esfoliazione e l’essiccazione, in modo tale da dividere ed estrarre le componenti di diversi strati del materiale, a seconda dei suoi usi, di base per recuperare un liquido che permetta di realizzare una polvere. Quest’ultima è immediatamente utilizzabile sul mercato e molti hanno iniziato a scoprire questo materiale innovativo per gli usi più svariati. Anche solo per una semplice scarpa, le prestazioni possono essere notevolmente migliorate, mentre per progetti più ambiziosi la ricerca sta facendo grandi progressi in poco pace. All’Ispo di Monaco le proprietà di questa calzatura potrebbero non passare inosservate agli occhi degli investitori, ma di certo il grafene nei prossimi mesi sarà fonte di ispirazione per molteplici altri usi. Molti sono già in fase di sperimentazione, sostenuti dall’eccellenza italiana che ha già dato una specialty spinta innovativa a questo, come in tanti altri ambiti.

5 novembre 2021 (modifica il 5 novembre 2021|20:42)

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