Unabomber e la guerra alla tecnologia: dalle indagini fino alla serie su Netflix

Unabomber e la guerra alla tecnologia: dalle indagini fino alla serie su Netflix

di Massimiano Bucchi Ted Kaczynski spediva pacchi bomba e si fermò solo quando il suo “Manifesto” fu pubblicato dal Washington Post. Ha fatto impazzire l’Fbi, ora è una serie su Netflix

Nell’autunno del 1995 stavo studiando a Madison, Wisconsin. Tra studenti e professori un argomento ricorreva nelle conversazioni: la caccia al terrorista noto come “Unabomber”. Dopo un lungo silenzio, advertisement aprile Unabomber age tornato a colpire, portando a tre le vittime dei propri attentati, tutti effettuati con pacchi esplosivi lasciati in corridoi o parcheggi ma più spesso inviati per posta. Tra i bersagli dirigenti di compagnie aeree, aziende di legname, pubblicitari, professori universitari di genetica e informatica. I primi attentati risalivano addirittura alla fine degli anni ’70. Il caso period stato etichettato dall’FBI come “UNABOMB” (“University and Airline Bomber”), ma per anni le indagini non avevano fatto progressi significativi. Un profilo tracciato dopo i primi attentati descriveva l’attentatore come un individuo di intelligenza superiore alla media e formazione scientifica, in contatto col mondo accademico. Questo profilo tuttavia age stato scartato, orientando invece le indagini sugli impiegati delle compagnie aeree prese di mira dall’attentatore. L’analisi dei frammenti dei pacchi non aveva offerto indizi significativi: l’esplosivo period confezionato usando materiali di uso comune, tra cui chiodi e pezzi di legno, ogni impronta minuziosamente eliminata. In quella che sarebbe poi divenuta l’indagine più costosa della storia dell’FBI fino a quel momento, si arrivò advertisement offrire un milione di dollari a chiunque avesse informazioni utili per identificare l’attentatore. All’Università, ogni pacchetto postale period guardato con preoccupazione e diffidenza.

Ma in stop’autunno del 1995 c’period, appunto, qualcosa di nuovo. In una lettera indirizzata al quotidiano New york city Times Unabomber fece una richiesta specifica. Age disposto a interrompere i propri attentati a patto che i media lo aiutassero a diffondere il proprio pensiero. All’epoca web age ancora relativamente poco diffusa al di fuori di alcuni ambienti professionali; i social networks ancora lontani dall’essere concepiti. Per utilizzare la posta elettronica, ad esempio, dovevo andare al centro informatico dell’Università con il mio dischetto dove archiviavo le email. Unabomber chiedeva che un quotidiano di primo piano come il New york city Times o il Washington Post pubblicasse integralmente il proprio saggio “The Industrial Society and its Future”, un testo dattiloscritto di trentacinquemila parole. Dava ai quotidiani tre mesi di tempo, dopodiché avrebbe ricominciato a spedire i pacchi bomba. Il ricatto scatenò un vasto dibattito.

Per Kathleen Jamieson, preside della Annemberg School of Communication alla University of Pennsylvania, pubblicare il saggio equivaleva a “invitare gli spostati a credere che possono ottenere un’audience nazionale ricattando i quotidiani e minacciando assassini. Dove tiriamo la linea? Se uno ha ucciso tre persone e minaccia di ucciderne una quarta, ha accesso al Washington Post? E se ne ha uccise solo due non è abbastanza?”. I due quotidiani esitarono a lungo, mentre l’ultimatum si avvicinava alla scadenza. Bob Guccione, editore della rivista per adulti Penthouse, si offrì di pubblicare il saggio. Ma Unabomber rispose: o una testata “rispettabile” o niente, sarebbe partita un’altra bomba. Alla fine, su pressione dell’FBI e d’intesa con il New york city Times, il Washington Post pubblicò il testo il 19 settembre 1995. Unabomber aveva ottenuto la visibilità che cercava, innescando al pace stesso la propria fine. Il suo “Manifesto”, con il duro attacco alla tecnologia e al suo impatto negativo sulla libertà e l’ambiente, divenne subito materia di accesa discussione in tutto il Paese oltre che nei nostri seminari universitari.

Tra i lettori del Manifesto c’erano anche David Kaczynski e sua moglie. Quest’ultima già da tempo aveva suggerito al marito di considerare la possibilità che Unabomber fosse suo fratello Ted, ritiratosi da anni in una baracca del Montana. David ritrovò in soffitta vecchie lettere e altri scritti risalenti dagli anni Settanta del fratello con argomentazioni molto simili a quelle del Manifesto. Gli esperti dell’FBI analizzarono approfonditamente i testi in chiave comparativa e giudicarono molto elevata la probabilità che si trattasse della stessa persona. Quando lasciai l’Università del Wisconsin, Ted Kaczynski age già stato arrestato. Fu fermato senza fare resistenza nella sua baracca il 3 aprile 1996: qui fu trovato il testo originale del Manifesto e una bomba pronta per essere spedita. Una volta ricostruita, la sua biografia si rivelò molto vicina al primo profilo realizzato dagli investigatori federali e poi accantonato. Kaczynski age stato uno studente prodigio in matematica prima a Harvard e poi nel Michigan, dove aveva ottenuto un brillante dottorato, per ottenere poi una posizione come assistente a Berkeley. Si age dimesso però quasi subito, ritirandosi nel Montana per vivere in mezzo alla natura, coltivando un ideale di autosufficienza e frequentando come volontario la biblioteca place. Ricevette una condanna all’ergastolo.

Il suo caso ha ispirato numerose opere di fiction tra cui la recente prima stagione della serie Netflix “Manhunt”. Venticinque anni dopo l’arresto, il caso Unambomber offre numerosi spunti e anticipazioni sul rapporto tra tecnologia, società e comunicazione. Alcune delle take legal action against riflessioni sul ruolo sociale della tecnologia potevano essere prese in considerazione (il testo fu usato durante il processo per negargli l’infermità mentale); ma i propositi erano ingenuamente utopici e i metodi criminali. L’individuazione delle potenziali vittime una through di mezzo tra una visione complottistica e una macabra lotteria (risultò che aveva usato un “Who’s Who” trovato in biblioteca). La minuziosa analisi linguistica comparativa del Manifesto e degli scritti giovanili rappresentò uno dei primi esempi di questo tipo, sorta di anticipazione dell’uso dei “huge data” nelle indagini. Anticipava una diffusa tendenza contemporanea anche la convinzione di Unambomber che i media nascondessero ai cittadini la loro reale condizione di schiavitù e sottomissione al “sistema” (nel suo caso, identificato con la tecnologia). Non è dato sapere se oggi Kaczynski avrebbe usato i social per diffondere il proprio pensiero e incitare alla rivolta contro la tecnologia, anziché reclamare uno spazio tradizionale e “rispettabile” sui principali quotidiani nazionali. Oppure se li avrebbe considerati uno degli esempi più eclatanti di stop’abbraccio soffocante della tecnologia da cui era ossessionato.

3 novembre 2021 (modifica il 3 novembre 2021|16:57)

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«Dillo al vento», Napoli e le incognite sul futuro dei

«Dillo al vento», Napoli e le incognite sul futuro dei

[]CorriereTv”, “description”: “u00ABDillo al ventou00BB, Napoli e le incognite sul futuro dei ragazzi di CampBus Il video realizzato dagli studenti dell’istituto Giordani Striano di Napoli nel laboratorio di CampBus a cura di Mirmica – Corriere Tv”, “htmlDescription”: “

In “Dillo al vento” gli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico Giordani-Striano di Napoli raccontano di su00E9, delle loro aspirazioni per il futuro e dei cambiamenti che sono pronti a vivere in seguito al periodo di riflessione dovuto al Covid. Per alcuni di loro questo tempo di transizione u00E8 servito per focalizzarsi su se stessi e sui propri desideri mentre per altri u00E8 stato un momento di confusione segnato dalla solitudine e dalla monotonia. Se oggi molti pensano di cambiare cittu00E0 per realizzare il proprio futuro, altri invece desiderano rimanere nella propria cittu00E0 natale. Una Napoli ventosa, sempre presente nel grandioso panorama visibile dalla scuola.

Scritto e realizzato da:
Alessio Accarino
Antonio Fabozzi
Biagio Buonuomo
Christian Ruggiero
Flavia Marfella
Giorgia Volpe
Giulia De Vito
Marta Bossone
Maurizio Contursi
Sabrina Esposito
All’interno di CampbusVideolab 2021 – Corriere della Sera Tecnologia
Laboratorio a cura di Mirmica Grazie a tutta la scuola per la grande disponibilitu00E0 e supporto ricevuto nella realizzazione del video, in particolare alla Preside Elena De Gregorio , al Prof. Paolo Di Napoli, alla Prof.ssa Alessandra Bianchi e al supporto del personale tecnico e ATA.”, “provider”: “Corriere Tv”, “provider_tv”: “”, “rTag”: “,«Dillo,al,vento»,,Napoli,e,le,incognite,sul,futuro,dei,ragazzi,di,CampBus,”, “pubDate”: “2021-10-26T17:50:04Z”, “startDate”: “2021-10-28T22:07:13Z”, “endDate”: “2100-01-01T16:02:00Z”, “mediaType”: “VOD”, “duration” : “00:06:16”, “defaultFeed” : “fa3d2bb4-8e87-11df-864f-00144f02aabe”, “thumbnails” : { “thumbnail” : [ {“value” : “https://images2.corriereobjects.it/methode_image/Video/2021/10/26/Tecnologia/Foto%20Tecnologia%20-%20Trattate/schermata2021-10-26alle17.05.12-kuji–656x369corriere-web-nazionale_320x180.png”,”width” : 320,”height” : 180},{“value” : 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Guarda senza limiti i video di Corriere TV: tutte le dirette , l’attualità, le inchieste e l’intrattenimento in tempo reale.

Il video realizzato dagli studenti dell’istituto Giordani Striano di Napoli nel laboratorio di CampBus a cura di Mirmica

CorriereTv

In “Dillo al vento” gli studenti dell’Istituto Tecnico Tecnologico Giordani-Striano di Napoli raccontano di sé, delle loro aspirazioni per il futuro e dei cambiamenti che sono pronti a vivere in seguito al periodo di riflessione dovuto al Covid. Per alcuni di loro questo tempo di transizione è servito per focalizzarsi su se stessi e sui propri desideri mentre per altri è stato un momento di confusione segnato dalla solitudine e dalla monotonia. Se oggi molti pensano di cambiare città per realizzare il proprio futuro, altri invece desiderano rimanere nella propria città natale. Una Napoli ventosa, sempre presente nel grandioso panorama visibile dalla scuola.

Scritto e realizzato da:
Alessio Accarino
Antonio Fabozzi
Biagio Buonuomo
Christian Ruggiero
Flavia Marfella
Giorgia Volpe
Giulia De Vito
Marta Bossone
Maurizio Contursi
Sabrina Esposito
All’interno di CampbusVideolab 2021 – Corriere della Sera Tecnologia
Laboratorio a cura di Mirmica Grazie a tutta la scuola per la grande disponibilità e supporto ricevuto nella realizzazione del video, in particolare alla Preside Elena De Gregorio , al Prof. Paolo Di Napoli, alla Prof.ssa Alessandra Bianchi e al supporto del personale tecnico e ATA.

Tecnologia: video | Corriere TV

26 ottobre 2021 – Aggiornata il 28 ottobre 2021 , 22:07

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Le uova al microonde (con la maionese) dello chef stellato

Non serve avere una stella Michelin per cuocere un uovo. E nemmeno per farlo con il microonde. Ma i consigli di uno chef stellato potrebbero essere utili per ottenere un risultato a prova di critico gastronomico. Le dritte per l’uovo microonde perfetto arrivano da José Andrés, chef del bistellato Minibar a Washington, ma anche filantropo impegnato, con l’organizzazione World Central Kitchen creata con la moglie Patricia, nello sfamare persone in difficoltà. Una nobile missione che lo ha portato a ricevere una nomination per il Nobel per la Pace, il Basque Culinary World Prize nel 2020 e cento milioni di dollari dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos. Proprio parlando di un progetto legato alla lotta agli sprechi alimentari lo chef, che è a capo di un impero di locali, ha svelato la sua ricetta per preparare le uova con la maionese al microonde in pochi minuti.

Per non sporcare la cucina

José Andrés, spagnolo trasferito negli Stati Uniti da tempo, sta collaborando con la marca di maionese Hellmann’s per una campagna che invita ad avventurarsi alla scoperta dei meandri dei frigoriferi di casa per scovare cibi dimenticati, che rischiano di essere buttati, e recuperarli. Intervistato da Insider su questo tema, ha condiviso una ricetta «no waste» e anche «no caos», diciamo così, nel senso che evita di sporcare la cucina usando pentole e attrezzi complessi. L’idea, racconta lo chef, gli è venuta proprio per evitare di mandare all’aria le pulizie di casa appena fatte dalla moglie per prepararsi uno spuntino per pranzo.

Una «frittata» di uova e maionese

La soluzione? Una sorta di frittata al microonde che sfrutta gli avanzi. Per iniziare José Andrés suggerisce di sbattere con le uova un cucchiaino pieno di maionese e frullarlo «finché non diventano come una bella crema». Il composto va spostato in un contenitore di vetro adatto al microonde, sul cui fondo è stato versato dell’olio di oliva. A questo punto il consiglio dello chef è di cercare in frigorifero e aggiungere alla preparazione piccoli pezzi di avanzi, come avocado o formaggio. «Lo mettete nel microonde per un tempo che va da circa un minuto e 45 secondi a due minuti e 15 secondi (dipende dalla potenza del microonde)», spiega. La simil-frittata poi può essere capovolta in un piatto e accompagnata da pomodoro, insalata e qualsiasi altro contorno. Oppure può essere mangiata direttamente dal contenitore di vetro. «È ottimo per gli studenti nei dormitori e in posti del genere», ha detto Andrés, dato che richiede poco tempo, ingredienti facili da reperire e solo un microonde.

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17 ottobre 2021 (modifica il 26 ottobre 2021 | 18:00)

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Mika: «Anche il pop è poesia: ripenso i brani in

Mika: «Anche il pop è poesia: ripenso i brani in

di Stefano Montefiori

Il cantante: «Voglio fare ascoltare bene le parole dei testi. Il concerto sarà in omaggio a mia madre, che non c’è più. E ora scrivo la colonna sonora di un film»

PARIGI A tenere il ritmo di Boum Boum Boum , titolo onomatopeico su un amore che disturba i vicini, ci sono gli archi, nelle altre hit come Relax , Grace Kelly o Love Today si aggiungono fiati e percussioni, mai basso, batteria o strumenti elettronici. Eppure alla Philarmonie de Paris il pubblico non riesce a stare seduto in poltrona, durante le oltre due ore di «Mika symphonique», il concerto con orchestra classica e coro dell’artista 38enne che domani sera ritrova il ruolo di giudice a X Factor.

Perché re-inventare i pezzi in versione classica?

«L’idea è di tirare fuori la poesia delle parole, che talvolta nel pop va persa perché pensiamo soprattutto al ritmo e a fare ballare. Mi piace mostrare tutte le diverse identità possibili di una canzone, e a ogni concerto sinfonico ne offriamo un arrangiamento diverso. È un progetto in evoluzione continua, senza pensare alle mode».

«Tutto il concerto è un racconto, una storia, scelgo le canzoni che possono dare a me e al pubblico l’emozione più intensa, evitando il musical. Non mi piace neanche l’espressione crossover, che di solito significa lasciare la canzone così com’è aggiungendo solo un tappeto morbido di archi… I pezzi vanno ripensati completamente».

«Qualche anno fa ho fatto un tour negli Stati Uniti e qualche data anche in Canada, a Montréal è venuta a vedermi la mia amica giornalista Olivia Lévy. A un certo punto del concerto siamo rimasti io al piano, con un clarinetto e un accordeon, e Olivia alla fine mi ha detto: devi fare un concerto così, con l’orchestra sinfonica di Montréal. Le ho risposto ok, se loro vogliono perché no? È stata lei il motore di tutto. Per la Philarmonie di Parigi ha insistito il mio amico Marc-Olivier Fogiel. Adesso si sta parlando di un tour mondiale, da Berlino a Tokio. Spostare tutta l’orchestra, un incubo logistico. Ma sarebbe fantastico».

Mika sinfonico è un modo di conciliare anime diverse?

«È un modo per allargare il mio spettro, a 38 anni cerco di andare avanti. Il sabato canto con l’orchestra, il giovedì posso essere in tv, la domenica dormire nel deserto per catturare il suono del vento e il lunedì entrare in studio di registrazione per farne un campionamento. Sto scrivendo un nuovo album e poi dovrò dedicarmi per la prima volta alla colonna sonora di un film. Ottantadue minuti di musica sinfonica, una bella sfida per uno come me che non sa leggere la musica».

Come ha fatto a frequentare il Royal College of Music senza saper leggere sul pentagramma?

«Facevo finta. Cercavo di voltare pagina al momento giusto. Mi hanno scoperto, ma ho fatto appello a una legge voluta dal premier Tony Blair contro le discriminazioni verso le persone dislessiche… Alla fine me ne sono andato io, scegliendo il pop».

Bullismo, dislessia. Come è riuscito a trasformare le difficoltà in un sentimento di amore e comunione con il pubblico, come quello che si sentiva così forte sabato sera alla Philarmonie?

«Merito di mia madre Joannie, che ora non c’è più. Il concerto è un omaggio a lei. Mi ha insegnato a prendere le difficoltà e a farne qualcosa, insieme ai miei fratelli e sorelle. La musica aiuta a creare una specie di magia, è un po’ lo spirito della Compagnia del cigno, la serie tv di Ivan Cotroneo con il quale mi è piaciuto collaborare».

Che cosa può dirci della sua squadra di «X Factor»?

« X Factor vive perché non è un karaoke, i ragazzi hanno qualcosa da raccontare. Come i Westfalia, una band influenzata dal jazz, in tv… E poi Fellow, voce unica e potente, e Nika Paris, 16enne che viene apposta dalla Bulgaria e canta in francese. Sono grandi. Magari non siamo la squadra più aggressiva dal punto di vista della competizione, ma chi se ne importa. Possiamo dare un’emozione enorme».

26 ottobre 2021 (modifica il 26 ottobre 2021 | 20:19)

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Su «la Lettura» Terry Brooks, Shirley Jackson e gli altri

Su «la Lettura» Terry Brooks, Shirley Jackson e gli altri

di Redazione Cultura

Nell’ambito di BookCity l’evento il 21 novembre nella Sala Buzzati del «Corriere». Disponibile in edicola anche l’Agendina 2022 in tre colori. Extra digitale sulla letteratura per l’infanzia

Il numero #1, con la copertina dell’artista Ai Weiwei, uscì il 13 novembre 2011. In edicola e nell’App si trova il numero #517, con la copertina di Bruce Weber. In mezzo, dieci anni di Dibattiti delle idee, Orizzonti, Universi, Libri, Sguardi, Maschere, Percorsi, le diverse sezioni che ogni settimana compongono il supplemento culturale «la Lettura», popolato di scrittori e scrittrici, artisti, scienziati, fumettisti, cineasti. Nell’ambito di BookCity 2021 si festeggeranno i dieci anni dell’inserto: l’appuntamento è nella Sala Buzzati del «Corriere», domenica 21, alle ore 16, per un pomeriggio intitolato semplicemente Dieci, con molti ospiti e interventi che consentiranno al pubblico di ripercorrere il decennio de «la Lettura».

Intanto, il numero in edicola e nell’App, che si apre con uno speciale su occulto, miti, complottismi. In un presente difficile riprendono forza le superstizioni, in varie forme, undici pagine del supplemento sono dedicate ai diversi aspetti del tema. Nel focus si scopre che oggi, dopo la pandemia, in Nuova Guinea crescono le violenze contro donne accusate di stregoneria. Che casi di cannibalismo emersero in Europa in età borbonica. Che il complottismo appare fenomeno moderno e invece era vero ai tempi degli antichi greci. Su questi e altri snodi tematici scrivono Adriano Favole, Mauro Bonazzi, Livia Capponi, Michaela Valente, Amedeo Feniello. Intorno all’argomento sono usciti numerosi saggi: ne parlano gli articoli di Donatella Puliga, Carlo Bordoni, Antonio Carioti. Del legame tra il trickster, il demone scherzoso, e le scienze, scrive Paolo Zellini. E un processo del 1528 a una «strega» è riemerso dalle carte, portato in scena come spettacolo all’Archivio di Stato di Roma: ne scrive Franco Cordelli.

Chiude lo speciale il fisico Carlo Rovelli, con una riflessione sull’antico testo cinese dello Zhuangzi, che riformulava duemila anni fa l’idea di dualismo tra soggetto e oggetto, anticipando lo sguardo della scienza quantistica. Molti gli scrittori nel numero, come Sandro Veronesi riflette sui racconti dell’americano Allan Gurganus proposti da Playground.

Nell’App de «la Lettura», oltre al numero più recente dell’inserto, è possibile leggere anche il Tema del Giorno, un focus extra quotidiano solo digitale. Quello di giovedì 28 ottobre, a cura di Severino Colombo, va a caccia di armi magiche in libri e racconti per bambini: non più solo spade e archi ma anche strumenti insospettabili come… gelati che aiutano gli eroi della fantasia nelle loro imprese grandi e piccole. Su «la Lettura», in edicola e nella stessa App, Severino Colombo intervista Terry Brooks, maestro della narrativa fantasy, in libreria con Lo Stiehl letale. La caduta di Shannara (traduzione di Lia Desotgiu, Mondadori) in cui al centro della trama c’è un pugnale leggendario,

Nella sezione «Temi» si può leggere anche il focus, a cura di Helmut Failoni, che segue l’evoluzione della chitarra nel jazz, attraverso un secolo. Su «la Lettura», in edicola e nella stessa App, l’intervista di Helmut Failoni a John Scofield, ora in tournée europea in duo con Dave Holland. Il focus a cura di Marco Bruna, invece, è su cinque libri di recente pubblicazione ambientati nei cinque distretti (borough) di New York: Manhattan, Brooklyn, Queens, Bronx, Staten Island. Il focus prende in considerazione anche titoli di grandi autori del passato, come E. B. White, Francis Scott Fitzgerald e John Dos Passos. Nell’inserto viene recensito invece il nuovo romanzo di Colson Whitehead, Il ritmo di Harlem (traduzione di Silvia Pareschi, Mondadori, pp. 362, euro 20) ambientato nel quartiere di Harlem tra il 1959 e il 1964. Poi l’approfondimento firmato dagli autori, illustratori, videomaker e fumettisti Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, che hanno raccolto le voci di giovani cinesi d’Italia riguardo l’impatto degli stereotipi e della diffidenza nei confronti delle persone di origine asiatica. Su «la Lettura», Rocchi e Demonte firmano con il sinologo Daniele Brigadoi Cologna una graphic novel che ripercorre la storia del pregiudizio anticinese in Occidente (del romanzo a fumetti è disponibile qui la versione animata).

Disponibile anche il Tema, a cura di Pierdomenico Baccalario, tra i libri per ragazzi che fanno paura: capolavori di un genere (temuto dai genitori) fra i quali Quando Helen verrà a prenderti di Mary Downing Hahn e, per i più piccoli, la favola dark Coraline di Neil Gaiman; nel supplemento Baccalario intervista lo scrittore Jack Meggitt-Phillips in occasione dell’uscita del libro Bethany e la bestia (traduzione di Giulia De Biase, Rizzoli, pagg. 240, euro 16,50); sia Jack Meggitt-Phillips che Baccalario saranno ospiti di Lucca Comics & Games, in programma da venerdì 29 ottobre a lunedì 1° novembre, manifestazione a cui è dedicata la sezioni che chiude il nuovo numero de «la Lettura» e che comprende anche gli articoli di Damiano Fedeli, Chiara Severgnini e Cecilia Bressanelli. Un altro Tema del Giorno è l’incipit del romanzo La meridiana di Shirley Jackson (1916-1965), che esce il 28 ottobre per Adelphi, nella traduzione di Silvia Pareschi. Del romanzo scrive Cristina Taglietti nel supplemento.

Oltre al nuovo numero e al Tema del Giorno, l’App de «la Lettura» offre anche tutto l’archivio delle uscite dal 2011 a oggi. Il prezzo dell’abbonamento all’App (disponibile su App Store e Google Play) è di 3,99 euro al mese o 39,99 l’anno, con una settimana gratuita. Per chi si abbona tutti contenuti dell’App sono raggiungibili anche da desktop, a partire da qui. Inoltre, l’abbonamento si può regalare da questa pagina o acquistando una Gift Card delle Librerie.coop. Chi si abbona all’App riceve ogni settimana anche la newsletter del supplemento (che arriva anche a chi si iscrive da qui). Per gli abbonati la newsletter rimane a disposizione via web per una settimana.

In edicola con il «Corriere» è arrivata anche l’Agendina de «la Lettura» 2022, anche quest’anno disponibile in tre (nuove) varianti di colore: si trova in edicola con il «Corriere della Sera» (al costo di e 9,90) e si può anche prenotare su PrimaEdicola.it e poi ritirare in edicola. In apertura, la riflessione del direttore del «Corriere» Luciano Fontana sul «desiderio di normalità» che ha fatto riscoprire l’importanza del sapere e della lettura. E come da tradizione, anche quest’anno un noto scrittore propone un suo inedito: il croato Slobodan Šnajder, autore di La riparazione del mondo (Solferino), invita a soffermarsi sui valori più profondi della scrittura diaristica e sulla libertà assoluta della memoria.

22 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 20:16)

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Parla il visionario che ha inventato Veepee, l’outlet digitale da quattro miliardi

Parla il visionario che ha inventato Veepee, l’outlet digitale da quattro miliardi

di Giulia Cimpanelli Intervista a Jacques-Antoine Granjon, l’uomo che ha cambiato il modo di fare acquisti online. e che ora punta su previously owned e sostenibilità.

È l’uomo che, per primo in Europa, ha dato una seconda vita alle rimanenze di magazzino dei grandi brand. È stato anche il primo a portare online il concetto di outlet, aiutando i marchi a proporre sul web i prodotti invenduti di collezioni passate senza rinunciare alla loro immagine. Jacques-Antoine Granjon, classe 1962, è uno startupper antesignano, un imprenditore visionario e un precursore di tendenze. Period il 1985 quando, con 20mila franchi, lanciò Cofotex, azienda commerciale specializzata nella vendita all’ingrosso di prodotti di fine serie. Il vero successo, però, è arrivato 20 anni dopo, con l’avvento del digitale e dell’Adsl: “Un amico imprenditore mi diede questo prezioso consiglio: è come nella giungla, prendi il tuo machete, vai avanti e se sbagli, vai indietro e tracci un altro percorso”. Un suggerimento che applicò alla lettera. All’alba del 2000, Jacques-Antoine Granjon e i suoi soci realizzarono un fatturato di oltre 200 milioni di franchi nel settore del commercio all’ingrosso. Nel 2001 inventarono le flash sales, le vendite evento di prodotti di marca online, a prezzi scontatissimi. L’acquisizione, nel 1996, dell’ex tipografia del giornale Le Monde a Plaine Saint-Denis, fu uno dei fattori di successo della crescita dell’azienda, profondamente legata al territorio francese, ma proiettata verso l’Europa. Oggi la sua Veepee (ex vente-privée. com) conta sei edifici a Seine-Saint-Denis, tra cui Le Vérone, inaugurato a gennaio 2016, più di 5000 dipendenti e sedi in dieci Paesi. È cresciuta in modo organico ma anche grazie a una lunga serie di acquisizioni: nel 2015 vente-privee. com ha acquisito una quota di maggioranza della belga vente-exclusive. com, seguita, nel 2016, dall’acquisizione della spagnola Privalia, della svizzera e-boutic. ch, della danese Designers & Friends e della polacca Złotewyprzedaże.pl. Oggi Veepee offre a 66 milioni di soci in tutto il mondo capi di oltre settemila marchi.

Insomma, Granjon è stato il pioniere dell’Amusing shopping, un nuovo modo di fare compere che ha il great di intrattenere l’utente e l’obiettivo di farlo tornare quotidianamente sulla piattaforma: “Per noi è molto importante un dato: quante persone tornano ogni giorno sul sito. Veepee non vende beni di prima necessità, ma offre opportunità– commenta -. Vogliamo diventare un’abitudine quotidiana soddisfacendo i desideri degli utenti. In Francia milioni di persone visitano Veepee ogni giorno proprio per monitorare le offerte e per trovare qualche sorpresa. Vogliamo che questa modalità si diffonda anche negli altri mercati”. La forza di Veepee, infatti, non è la velocità di consegna, né l’offerta di beni di prima necessità, ma sono i prezzi, uniti all’ampia scelta di prodotti di qualità. E uno dei grandi punti di forza del suo fondatore Jacques-Antoine Granjon è la relazione con i maggiori brand di moda, design, travel e food: “Veepee deve essere una risorsa per i consumatori, ma anche per gli imprenditori– commenta– e il rapporto che continuo a mantenere con molti di loro testimonia che siamo diventati un partner importante” (nella nostra chiacchierata Granjon cita incontri amicali trick imprenditori e supervisor del calibro di Remo Ruffini di Moncler o Diego Della Valle, ndr).

In questo modo Granjon ha portato Veepee a diventare leader europeo nel settore dell’e-commerce con un volume d’affari che ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro nel 2020. La moda rimane il primo settore a cui si affiancano altri come casa, young children, gourmet e viaggi: “Diamo vita al paradosso di vendere prodotti scontati per motivi industriali o promozionali, offrendo al contempo un livello di qualità molto elevato nella presentazione degli stessi e nel rapporto commerciale con i nostri soci e i nostri partner”, assicura Granjon. Sull’innovazione tecnologica del comparto l’imprenditore ha le idee chiare e uno sguardo disincantato, poco comune tra fondatori di questo calibro: “Di certo l’analisi dei dati, l’applicazione di logiche di intelligenza artificiale e machine learning è importante per il nostro settore, ma dobbiamo essere sinceri: l’ e-commerce non cambia il mondo, non è certo un settore motivante per profili tecnologici di altissimo livello. Noi siamo profittevoli grazie al nostro service, è difficile combattere e competere in termini di forza digitale con le big-tech e le grandi start-up”.

L’innovazione a cui invece guarda costantemente, in linea con tendenze e obiettivi globali, è legata alla sostenibilità: “Mi interessa la visione a lungo termine della nostra avventura– dice -: è anche nostro dovere costruire in modo sostenibile per le generazioni future. Il nostro è un organization nato sostenibile, se si pensa che diamo una vita a prodotti che rimarrebbero invenduti in magazzino, dunque smaltiti”. Oggi Veepee lancia altre due iniziative legate alla sostenibilità: Re-Cycle & Re-Turn. “Re-cycle– racconta il fondatore – è un progetto di economia circolare pensato per andare incontro alle esigenze dei brand partner, per aiutarli a rispondere alle sfide del settore moda, dove i clienti aspirano a un consumo più responsabile”. Re-cycle permette agli utenti di spedire a Veepee prodotti usati di marchi partner, ricevendo in cambio un buono acquisto dal brand come ringraziamento. In base al ciclo di vita, i capi d’abbigliamento o i prodotti verranno poi riciclati, rivenduti come “preloved” o sottoposti ad upcycling: l’obiettivo è dare loro una seconda vita, coinvolgendo attivamente il cliente. Re-turn, invece si propone di ridurre le emissioni legate alla logistica grazie a una gestione dei resi a minore impatto ambientale: “E’ un servizio volto alla gestione dei resi attraverso una piattaforma dedicata, che consente la rivendita dei prodotti direttamente tra utenti, per evitare di generare flussi logistici addizionali”. Appena lanciato in Francia, ha già 2 milioni di account registrati sulla piattaforma dedicata. Per i brand partner di Veepee, Re-turn rappresenta una nuova soluzione, in grado di generare un circolo virtuoso, ottimizzando la gestione dei loro stock riducendo i tassi di reso e l’impatto ecologico generato dalle spedizioni several. Infine, sempre sulla linea della sostenibilità, Jacques-Antoine Granjon segue un altro trend globale del mondo dell’e-commerce e va verso l’apertura di shop fisici. Il primo flee-market Veepee aprirà entro il prossimo anno a Parigi e sarà dedicato alla vendita di used.

4 novembre 2021 (modifica il 4 novembre 2021|14:30)

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