Icardi-Wanda Nara: «Solo un errore da str

Icardi-Wanda Nara: «Solo un errore da str

di Salvatore Riggio

La moglie e agente commossa dal testo, ma Mauro attaccava: «Una chat che non significava nulla. Spero che il prossimo calciatore sia solo l’1% di me, tu mi sminuisci sempre»

Mancava un dettaglio, solo un dettaglio per avere una telenovela completa, anzi completissima. La lettera con la quale Mauro Icardi avrebbe convinto Wanda Nara a non divorziare. Citata, tra l’altro, dalla moglie agente nel post del perdono, quello che poi sarebbe dovuto essere l’ultimo capitolo della saga che tanto ha appassionato due continenti.

Insomma, riniziare per mettersi alle spalle il presunto tradimento dell’ex capitano dell’Inter con Eugenia Suarez «La China» che nel frattempo ha rivelato al mondo i messaggi di Icardi. Giusto perché i colpi di scena non mancano mai.

A rivelare il contenuto della lettera ci hanno pensato i media argentini, molto attivi su questo fronte. «Ancora una volta ti ho dimostrato che dico la verità. Non ti ho mai mentito o inventato nulla, ho solo fatto uno stupido errore», inizia così la lettera del giocatore del Psg.

«Stai facendo anche tu un grosso errore e non te ne rendi conto. Tutto quello che vuoi è il divorzio. Sono una brava persona e mi sono dato completamente a te. Tu lo sai e tutti lo sanno. Sono un grande padre e un grande patrigno, do la vita per i miei figli, per renderli felici. Io sono tutto questo e nessuno ha bisogno di dirlo. È sufficiente che io lo sappia», ha continuato. E ancora: «Come risultato di tutto questo ti dico che non posso continuare a sopportare i tuoi maltrattamenti, il tuo sminuirmi, il tuo prendermi per il culo come fai sempre. Tutto questo e molto di più. Non sono una m…a e non me lo merito. Spero che, con tutte le cose materiali, sarai felice. Questo è già in tuo potere. Ora vuoi c…..e, vuoi scrivere ad altri uomini. Spero che il prossimo calciatore sia l’1% di quello che ero io con te. Hai rovinato tutto per una chat che non significava nulla per me. Sei cieca e non riesci a vedere oltre il telefono».

Icardi ha insistito: «Badi solo alle s….e e mandi cose alla stampa. Non me lo sarei mai aspettato da te, ma io sono realista e so che la gente cambia. Grazie per tutto quello che siamo stati. Grazie per le due figlie che mi hai dato. Grazie per avermi dato il sostegno di cui avevo bisogno e scusami per essere stata la m….a che ero e aver perso tutto a causa di un errore. Spero che tu sia felice, te lo meriti, e se non al mio fianco, spero che tu trovi un posto per essere felice». Da qui il perdono di Wanda Nara. Alla prossima puntata.

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 11:25)

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A cosa serve la febbre? Quando è alta è giusto

A cosa serve la febbre? Quando è alta è giusto

di Ruggiero Corcella

L’aumento di temperatura è espressione delle difese nei confronti di fenomeni anomali I consigli della guida in edicola gratis con il Corriere della Sera da giovedì 28 ottobre

Nella mitologia dell’antica Roma Febris era la dea della febbre, (e Februa la madre di Marte), che i romani volevano in qualche modo collegare al processo di guarigione del corpo dalle misteriose infezioni che lo attaccavano. La febbre , che in epoca di Covid-19 è diventata un «campanello d’allarme» che rende ancora più inquieti , in realtà è un meccanismo di difesa molto raffinato messo in atto dal nostro organismo. Il Corriere della Sera propone una guida, gratis in edicola da giovedì 28 ottobre con il giornale , per capire la febbre, i suoi significati, e dare, ovviamente, i consigli su come contrastarla quando è giusto farlo perché i danni o i fastidi che procura superano i suoi eventuali benefici. Eccone alcuni estratti.

Che cos’è la febbre e che cosa la provoca?

La febbre è l’incremento sostenuto oltre i 37 °C, non giustificato da nessuna causa fisiologica e che soprattutto non regredisce ma rimane costantemente al di sopra del normale, superando le consuete oscillazioni quotidiane. Il set point (ovvero il «punto di riferimento») termico regolato dall’ipotalamo, quindi, in caso di febbre si sposta permanentemente verso l’alto in risposta a una «perturbazione» delle condizioni dell’organismo e alle citochine pirogene, molecole «di segnalazione» che inducono il rialzo termico. Le cause della febbre sono tantissime, perciò non è da considerarsi una malattia ma un sintomo, comune a tante situazioni patologiche.

Quando e come misurare la febbre?

Va misurata più o meno alla stessa ora, nella stessa sede e con lo stesso termometro, per poter confrontare i valori e interpretarli meglio; in caso di dubbio, meglio lasciare il termometro classico in sede un minuto di più che un minuto di meno. Per ogni sede ci sono poi piccole differenze nella forma del termometro più adatto, e precauzioni o gesti che aiutano ad avere una misurazione più corretta e affidabile.

A che cosa serve la febbre?

È il prezzo da pagare per avere la meglio su virus, batteri e stati infiammatori localizzati, e per rispondere bene a situazioni potenzialmente rischiose come tessuti lesionati o morti per qualche motivo. Gli obiettivi sono due: innanzitutto gli eventuali germi responsabili dell’infezione o dell’infiammazione oltre 37 °C non si moltiplicano più bene; inoltre si crea la necessità di raffreddare il corpo, perché per stare bene la temperatura interna va mantenuta entro un intervallo ristretto.

Perché nei bambini può essere più pericolosa?

L’eccesso di temperatura può innescare le convulsioni febbrili, in piccoli predisposti; in alcuni casi anche i tentativi di tenere bassa la temperatura non sono sufficienti a evitarle (soprattutto se la febbre, più che molto alta, ha discese e salite repentine). Sono il più frequente disturbo neurologico in età pediatrica e i più colpiti sono bimbi fra i 12 e i 18 mesi, o comunque entro i 5 anni, quando tendono a regredire spontaneamente.

Come si capisce se la febbre è dovuta a influenza o altro virus?

Quasi sempre la febbre si accompagna ad altri segni che svelano quale sia il problema all’origine: nella maggior parte dei casi si tratta di virus respiratori, e allora ci saranno tosse, naso chiuso o che cola, mal di gola; oppure gastrointestinali, con mal di pancia, nausea, diarrea. Tutti disturbi transitori che di norma si risolvono da soli in breve tempo, così come la febbre che origina dai virus respiratori e gastrointestinali più comuni.

Come si capisce se la febbre è dovuta a SARS-CoV-2?

È uno dei sintomi più comuni di COVID-19, presente in oltre 8 casi su 10 fra i sintomatici; si accompagna a tosse secca e stanchezza, gli altri segni più diffusi del contagio. La febbre può essere alta, ma può anche restare sotto forma di febbricola attorno a 37,5 °C. Il vaccino non elimina la possibilità di contagio, per cui in caso di sintomi compatibili con COVID- 19 è necessario sottoporsi al tampone.

Come si può far scendere la febbre senza farmaci?

Dormire aiuta, in caso di febbre da malattie infettive: i l riposo favorisce la risposta immunitaria e quindi consente di combattere meglio, per esempio, una febbre da infezione virale. Inoltre è essenziale bere molto per contrastare la disidratazione generale e delle mucose indotta dal rialzo termico.

Qual è un errore comune da non fare?

Al contrario di quello che facciamo tutti, quando la febbre sale e abbiamo i brividi dovremmo toglierci i vestiti anziché intabarrarci, proprio per aiutare la dispersione del calore in eccesso: è meglio non coprirsi troppo, compatibilmente con il malessere e il freddo che si prova nel momento in cui sale la febbre, e comunque appena i brividi smettono occorre scoprirsi subito.

Come gestire la febbre negli anziani?

Di solito la febbre negli anziani non arriva a valori elevatissimi: anche le infezioni portano a febbre con minor frequenza, perciò se in un anziano la temperatura sale parecchio si tratta di un campanello d’allarme da non sottovalutare, che potrebbe indicare la presenza di un’infezione seria (le più comuni sono quelle delle vie respiratorie, urinarie, della pelle e dei tessuti molli).

Si può prevenire la febbre?

I vaccini, come l’antinfluenzale o quello per il Covid-19, sono fondamentali; altrettanto indispensabile lavarsi spesso e bene le mani, come abbiamo imparato durante la pandemia. In autunno e inverno è importante avere maggior cura della qualità dell’aria al chiuso, arieggiando le stanze almeno due o tre volte al giorno per cinque minuti e scegliendo gli orari giusti.

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 11:31)

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Perché le energy sono le nuove data business? L’alleanza verde e blu

Perché le energy sono le nuove data business? L’alleanza verde e blu

di Giulia Cimpanelli All’incontro Future Talk, L’energia digitale di Corriere Innovazione in collaborazione con Edison il filosofo Luciano Floridi delinea un futuro in cui sostenibilità e tecnologia lavorano insieme

Verde e blu, digitale e sostenibilità fanno parte della stessa equazione del progresso, si danno una mano: “Il blu, intelligenza artificiale ma anche piattaforme e dati, sono una grande energia che possiamo usare per risolvere molti problemi, anche quello della sostenibilità. Ma in che modo il verde può aiutare il blu? Dobbiamo immaginare le tecnologie in modo sempre più sostenibile”, commenta il filosofo Luciano Floridi in occasione Future Talk, L’energia digitale, evento di Corriere Innovazione in collaborazione con Edison.

“Il digitale, permettendoci di utilizzare l’informazione in maniere più efficiente ed efficace, ci permette di fare di più con meno– continua -, di fare cose diverse e di fare quello che già stiamo facendo in maniera più intelligente. Noi oggi grazie al led, per esempio, consumiamo una frazione di frazione di una lampadina e ancora meno di una frazione di mille candele”.

La rete e la digitalizzazione sono state paragonate alla rivoluzione elettrica. Ma anche il mondo dell’elettricità da cui dipende la nostra vita, le nostre case, il nostro lavoro, si deve digitalizzare. Con in più la sfida della sostenibilità. Esiste un’equazione del progresso capace di rispondere a tutte queste domande?

“Energia distribuita, efficienza energetica: siamo arrivati a un modo nuovo di produrre e gestire l’energia e da qui diventa fondamentale l’utilizzo dell’informazione, quindi dei dati– spiega Giovanni Brianza, Executive Vice President Method and Development di Edison -. Perché il digitale ora? Mai come ora vi è disponibilità di dati e capacità di calcolo. I dati ci permettono anche di evolvere da un punto di vista tecnologico e diventare più sostenibili”.

Per farsi accompagnare nel processo di digitalizzazione Edison è affiancato da Amazon Web Solutions. Le utility, che si stanno convertendo anche in data business, lavorano a quattro mani con società IT. Queste si specializzano sulla digitalizzazione di settori verticali: “Abbiamo seguito Edison nella creazione di un gemello digitale di un parco eolico usando dei servizi che potessero raccogliere i dati nel parco e nel contesto circostante in una data platform e utilizzare potenti servizi di AI per fare previsioni di produzione, di servizi, manutenzione predittiva”, commenta Alessandra Antonelli, Enterprise Leader di Amazon Web Solutions.

Edison sta anche allestendo una piattaforma per accompagnare i clienti finali nella transizione energetica e ha investito 600 milioni di euro per superare i problemi legati alla volatilità delle rinnovabili.

“La transizione energetica necessita di tempo e di risorse economiche”, conclude Brianza -. Un tema delle imprese, di cittadini ma soprattutto globale che riguarda in primis la responsabilità politica. La transizione ha un costo, va regolamentata e seguita passo dopo passo.

8 ottobre 2021 (modifica il 8 ottobre 2021|16:49)

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Il passaparola per cercare lavoro diventa una app: Openjobmetis lancia

Il passaparola per cercare lavoro diventa una app: Openjobmetis lancia

L’incontro domanda e offerta di lavoro sui canali formali non funziona. Il cosiddetto «sistema unitario» che dovrebbe connettere le banche dati del lavoro gestite a livello regionale in un unico portale nazionale non è ancora integrato. E quindi il principale modo per trovare lavoro resta il passaparola. Openjobmetis, Agenzia per il Lavoro quotata in Borsa Italiana, si è inventata il modo di mettere a sistema il passaparola tramite una app.

In pratica chi scarica la app gratis visualizza le ricerche di personale di Openjobmetis, se necessario filtrandole per tipologia e area geografica. Nel caso in cui si ricordasse di un amico o conoscente che corrisponde a una delle ricerche segnala la persona all’agenzia che a sua volta valuta la candidatura. Una volta inviata la segnalazione del possibile candidato, infatti, entrano in gioco i recruiter di Openjobmetis che portano avanti l’iter di selezione mediante contatto diretto. La app si chiama Jonny Job e prevede anche una contropartita per chi si attiva segnalando amici e conoscenti. Dalla registrazione e personalizzazione del profilo personale, fino alla segnalazione del candidato e poi all’esito del colloquio, infatti, il segnalatore accumula punti, ottenendone il massimo nel caso in cui la selezione vada a buon fine e il candidato trovi effettivamente un impiego presso una delle aziende clienti di Openjobmetis.

Con i punti accumulati gli utenti potranno accedere a un catalogo premi. «Abbiamo voluto lanciare un’app innovativa che da un lato ripaga il prezioso spirito di iniziativa di ognuno di noi e allo stesso tempo diventa un facilitatore per la ricerca del match perfetto tra domanda e offerta», spiega l’amministratore delegato di Openjobmetis, Rosario Rasizza. Nell’attesa del portale nazionale per l’incontro domanda-offerta di lavoro, non resta che il passaparola 4.0.

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La quotata Pattern rileva Idee: «Un polo globale della progettazione

La quotata Pattern rileva Idee: «Un polo globale della progettazione

E’ stata firmata ieri in serata l’acquisizione di IDEE Partners di Scandicci (Firenze) da parte del gruppo torinese Pattern che diventa così un vero e proprio polo di eccellenza della progettazione moda: capi per le sfilate e campioni di collezioni moda. Idee si unisce infatti a Roscini Atelier e S.M.T., le altre operazioni messe a segno da Pattern. «L’idea è quella di mettere assieme le migliori competenze italiane in fatto di made in Italy e adesso con Idee oltre maglieria portiamo in casa anche le competenze del mondo dei leather goods», spiega a L’Economia Luca Sburlati, Ceo di Pattern Group. E anticipa: «Abbiamo altre operazioni in pipeline, forse già nel 2022: confermo l’obiettivo di creare così un vero e proprio polo della progettazione di moda italiana. E alle Pmi che come Idee o Roscini o S.M.T. hanno deciso un cammino con noi dico che uniti possiamo diventare una presenza globale. Ormai siamo tra i primi tre poli di progettazione moda in Europa. E abbiamo ancora un grande potenziale di crescita».

I tre soci e la quotazione

Fondato vent’anni fa da due modellisti,Francesco Martorella e Fulvio Botto, fondatori ed azionisti di maggioranza di Pattern pronti ora ad «accogliere con grande piacere nella nostra famiglia Claudio Delunas, fondatore e ceo di Idee, una persona che condivide la nostra visione e i nostri valori d’impresa», il gruppo torinese si è quotato nel luglio 2019. «Sei mesi dopo la pandemia, non avremmo potuto reggere questo ritmo di acquisizioni senza operare a debito. Al contrario grazie allo sbarco a Piazza Affari siamo floridi, il titolo corre», nota Sburlati anima gestionale e strategica del gruppo che ormai conta oltre 400 dipendenti diretti e altrettanti nell’indotto, con 4 sedi operative.

Il piano di acquisizioni

«L’idea era proprio di presidiare tutti i saperi e andare a cercarli dove ci sono le eccellenze sul territorio; l’atelier di progettazione Roscini che abbiamo acquisito al 100% in Umbria, la maglieria di lusso di S.M.T. in Emilia rilevata all’80% e adesso in Toscana da sempre un’eccellenza nella pelletteria, l’operazione con Idee al 54%». L’anno come chiuderà? «Oltre quota 60 milioni di euro di fatturato ai quali vanno poi aggiunti i 12 dell’azienda appena acquisita». Un polo della progettazione per superare anche l’empasse del ricambio generazionale a monte delle produzioni moda, il mondo delle attività artigiane? «In realtà credo che oggi l’artigianato vestito di tecnologia sia qualcosa di molto diverso da quello di 50 anni fa. E anche nei nostri 4 stabilimenti lavoriamo con cartamodelli, cad, 2D e 3D e anche avatar: ormai l’artigiano è un mestiere digitale». Pattern continua quindi il percorso strategico iniziato nel 2017 con l’acquisizione di Roscini Atelier in Umbria e confermato nel 2019 nel settore della maglieria di lusso grazie all’ingresso nel Gruppo della società emiliana S.M.T. Ed entra nel terzo settore del fashion luxury – quello della pelletteria di lusso – una scelta che permetterà al gruppo di rafforzarsi grazie alla possibilità di gestire internamente le tre categorie merceologiche (tessuto, maglia e pelle) e gli ibridi, capi complessi formati da diversi materiali e lavorazioni. «Perché ormai c’è un’ibridazione della moda, i capi mixano tessuto, maglieria e pelletteria e per progettare e confezionare modelli e capi da sfilata occorre controllare tutti questi diversi saperi», conclude Sburlati che con Pattern ha clienti che vanno dalle grandi maison italiane a quelle francesi.

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Il circo ritorna a Milano, Togni: «Una città viaggiante con

Il circo ritorna a Milano, Togni: «Una città viaggiante con

Nell’epoca delle acrobazie globalizzate del Cirque du Soleil, il circo tradizionale non ha vita facile, stretto fra le proteste degli animalisti e un pubblico distratto da mille spettacoli fra cui scegliere. Dopo 16 anni d’assenza, la dinastia dei Togni riporta a Milano (fino al 22 novembre in piazzale Cuoco) l’American Circus, marchio che nasce negli anni Sessanta ad opera di una joint-venture di imprenditori internazionali. I Togni sono impegnati da oltre un secolo nel «cerchio magico» inventato dall’imprenditore americano P.T. Barnum. Oggi differenti rami della famiglia gestiscono attività distinte sotto vari nomi: Lidia Togni, Darix Togni e Florilegio. Rappresentante della generazione nata all’inizio degli anni Sessanta, Flavio Togni, dopo molti anni passati da ammaestratore, è alla guida dell’impresa che ha la sua base operativa a Verona e che in tempi normali è impegnata in tournée europee e con rappresentanze di acrobati e giocolieri che viaggiano in tutto il mondo.

La regole ferree

Flavio TogniFra i primi passi del Circus c’è il debutto a Milano datato 1964 e gli anni di spettacoli alle ex Varesine che molti milanesi ricordano ma anche l’ospitata kolossal del tour Zerolandia del 1979. Nel frattempo c’è stato il tentativo di ripensare una formula a distanza di 150 anni dalle sue origini. «Il circo di oggi è molto diverso da quello del passato — dice Togni, reduce da uno show a lunga tenitura a Mosca — e viene gestito come qualsiasi altra azienda: le regole da rispettare sono ferree, dalle tutele per gli animali a quelle per chi va in scena e ovviamente per chi lavora dietro le quinte». Mentre ci parla Togni osserva le acrobazie dei saltatori ucraini, una squadra di otto atleti fra i 18 e i 25 anni che rappresenta una delle dieci nazionalità presenti nel Circus. Il dietro le quinte comprende fra gli altri gli installatori di una struttura estesa su 20mila metri quadrati e trenta artisti in scena: «Con noi lavorano 120 persone a pieno regime; il circo, quando si muove, è una città viaggiante. Basta immaginarsi che fra le altre incombenze burocratiche dobbiamo noleggiare i binari per un percorso dedicato fra le varie città». Al debutto di pochi giorni fa c’è stato il sold-out con 2.100 presenze, trend che sta proseguendo con il passaparola. «Durante la pandemia il circo e stato fermo nella sua “casa” alla periferia di Verona e i danni economici sono stati rilevanti soprattutto per noi che ci sosteniamo solo sulla biglietteria: questa è la prima data italiana della nuova tournée su cui puntiamo molto». Alle origini della famiglia di circensi negli ultimi decenni dell’800, il marchigiano Aristide, sposato con la cavallerizza Teresa De Bianchi poi via via Enis, Claudio e Daniele fino alla nuova generazione con Adriana e Bruno.

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American Circus, il circo Togni torna a Milano: le foto
La tutela degli animali

Le memorie dell’American Circus — in passato società costituita da famiglie spagnole, italiane, inglesi e americane — sono tante e si legano da quarant’anni al festival internazionale del circo di Montecarlo, agli storici spettacoli sulla Piazza Rossa di Mosca e a premi che ogni anno vengono assegnati nel Principato come Oscar delle arti circensi. Arriva anche San Siro, con il circo davanti allo stadio nel 1985 e nel 1991. Flavio Togni, uomo di schiettezza veneta, affronta il tema degli animalisti anticipando le proteste: «Capita spesso che ci siano dieci o venti persone a protestare all’ingresso; vorrei però ricordare l’esempio più calzante delle nostri policy con gli animali, quello che riguarda le tigri: nascono da quarant’anni all’interno del circo perché mi oppongo all’importazione dall’estero di esemplari adulti; ho dedicato una vita a loro e il rapporto con questi animali è molto diverso da come viene troppo spesso descritto, una realtà che risale a un’altra epoca: invito gli animalisti a visitare il nostro circo». Arriva via mail un inaspettato risvolto della presenza milanese del team Togni. La scrive Saverio, residente in piazzale Cuoco, che ha visto dalle sue finestre le operazioni di allestimento dei tendoni: «Vorrei ringraziare il Circo Americano per lo straordinario lavoro di ripulitura di un’area di Milano altrimenti pressoché dimenticata».

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27 ottobre 2021 | 09:22

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