L’imprenditore Chico Paladino: «Sono il nipote di don Vincenzo». Ma l’altro ramo non ci sta: «E lo dice ora?». Avvocati in campo, si parla di riesumazione con verifica del Dna
C’è il rischio di dovere scrivere l’ultimo capitolo della storia dei Florio, il capitolo che manca ai fortunati libri di Stefania Auci, scrutando dal buco della serratura. Ma è colpa di una «guerra dei Florio» scatenata perfino attorno a un (presunto) incesto. Con l’effetto che gli avvocati di due rami della famiglia in singolar tenzone già chiedono l’esame del Dna e ipotizzano la riesumazione della salma di «don» Vincenzo Florio morto del 1959. Padre della famosa Targa Florio. E (forse) padre di un «nipotino» adottato alla nascita, Cecè Paladino, il pioniere delle ricerche subacquee nato nel 1933, morto a 77 anni, all’anagrafe ufficialmente figlio di Giuseppe Paladino. Un intrico che adesso vede due parti contrapposte: il figlio di Cecè Paladino, un imprenditore, Chico, che si dichiara «discendente, nipote diretto, dunque non solo erede». E, dall’altro lato, il giornalista Cesare Gasparri Zezza, figlio di Costanza Afan de Rivera, a sua volta figlia di Giulia Florio nata da Ignazio e Donna Franca.
Una storia non semplice
Non è una storia semplice. Dribblata sia dagli storici dei casati siciliani, sia dagli scrittori e dalle scrittrici da sempre impegnati a raccontare ogni dettaglio dei Florio. Da Salvatore Requirez alla travolgente Auci, in cima alle classifiche con i suoi «Leoni». Il romanzo di una dinastia decaduta, ma evocata come un’epopea di grandi fasti, culmina in uno scontro violento fra eredi. Non c’è di mezzo solo il nome. Ma il brand, l’idea di Chico di costituire «Casa Florio» e di riattivare la «Targa» con una prima edizione di una nuova «Coppa Floriopoli». Un attivismo che ha inquietato Cesare, il giornalista, e l’ottuagenario fratello di sua madre, lo zio Nicola. Entrambi dubbiosi con l’avvocato Gianluca Giacalone sull’ombra forse allungata da Chico su alcune proprietà ambite, a partire dal monumentale complesso che ospita l’Istituto dei ciechi, immobile destinato nel secolo scorso ad attività benefiche, ma che potrebbe tornare in possesso degli eredi.
«L’erede»
Appunto, è su quest’ultima parola che si gioca la partita di Chico, un cinquantenne tornato dopo la morte dei genitori da lunghe peregrinazioni fra i continenti di tutto il mondo con una moglie brasiliana, Ana Paula Mancino. E lei in questa storia complicata un ruolo ce l’ha. Perché, mentre gli avvocati si scambiavano frecciate, già nel settembre dell’anno scorso, nell’anniversario degli 87 anni dalla scomparsa del suocero che non ha conosciuto, lo indicava sui social come «erede prediletto di Vincenzo Florio». E quest’anno, per gli 88 anni, ha aggiunto «figlio naturale e erede universale di Vincenzo Florio».
Figlio naturale
Figlio naturale? Avuto da «don» Vincenzo con chi? Un quesito da pruderie collettiva per una certa borghesia e pezzi sfilacciati di aristocrazia non solo locale. Perché il cugino di Ignazio Florio morì ufficialmente senza avere avuto figli né dalla prima moglie, Annina Alliata di Montereale, morta molto giovane, né dalla seconda, la francese Lucie Henry, che invece aveva già avuto una figlia, Renè Henry, andata in sposa a Giuseppe Paladino. Eccoli, «sulla carta», i genitori di Chico, a denti stretti costretto a rivelare un segreto quasi secolare: «In effetti, mio padre è figlio di don Vincenzo, figlio naturale, frutto di una passione esplosa per la sua figliastra».
«Un’invenzione»
«E lo dice adesso?», tuona Cesare il giornalista, certo che si tratti di una invenzione per mettere le mani non solo sul cognome «del quale si è illegittimamente impossessato». Già, i Paladino si fanno chiamare «Paladino Florio» in virtù di un decreto ministeriale ottenuto via prefettura. Atto contestato dall’avvocato Giacalone: «L’altro ramo della famiglia non fu informato. Avremmo contestato. E protestiamo, opponendoci perché loro sono solo eredi e non discendenti».
Il legame
Non si contesta a Chico la proprietà della Tonnara, all’Arenella, a due passi da Villa Igiea, la dimora dei Quattro Pizzi dove sono custoditi cimeli e migliaia di documenti di Vincenzo Florio. Si contesta il legame di sangue ribadito però dallo stesso Chico: «Non avrei voluto mai parlarne e forse mia moglie non avrebbe dovuto scriverlo. Ma tutti i Florio sanno tutto da sempre. Mia zia Costanza lo ribadì in alcun interviste prima di morire parlando di Cecè cresciuto in casa di Vincenzo Florio: Legga: lo ha cresciuto a sua immagine e somiglianza. Ma se non basta apriamo la tomba e controlliamo il Dna». Prova risibile per il suo avversario diretto, Cesare Gasparri Zezza, che si oppone: «Cominciamo con il Dna dei vivi. Noi pronti agli esami». Con esito atteso in una Palermo dove tanti sperano che non si debba davvero scoperchiare la tomba di Santa Maria del Gesù, peraltro abbandonata da tutti, anche da chi combatte per cognome e consistenti residui di patrimonio.
4 ottobre 2021 (modifica il 4 ottobre 2021 | 21:44)
Caro Aldo, sono rimasto colpito dalla morte di Bernard Tapie. Sembrava dovesse diventare padrone di Francia, invece non se ne parlava più da tanto tempo… Gerardo Braschi, Milano
Un personaggio sopra le righe, ma a suo modo un genio. Mi spiace che si sia macchiato di reati che poteva sicuramente risparmiarsi visto che non ne aveva bisogno, ma forse era vittima della tipica arroganza degli imprenditori di successo. Era capace di far bene tante cose, compreso l’attore cinematografico (come Cantona). E quando penso alla sua marionetta ai «Guignols de l’Info», un sorriso nostalgico è inevitabile. James S.
Cari lettori, Quella di Bernard Tapie è una storia francese, che per alcuni tratti ricorda quella di Silvio Berlusconi. Tapie fu cantante, imprenditore, politico. Soprattutto, incarnò lo spirito degli Anni Ottanta. Comprò una squadra di calcio, l’Olympique Marsiglia, che fu la prima francese a vincere la Coppa dei Campioni (anche se colse i più grandi successi nel ciclismo, conquistando più volte il Tour de France con Bernard Hinault). Come Berlusconi era legato a Bettino Craxi, Tapie fu vicino al capo del socialismo francese, François Mitterrand, che avvertiva il fascino degli uomini che si erano fatti da sé, e lo volle ministro, con la delega alle aree metropolitane. Memorabile fu il suo scontro televisivo con Jean-Marie Le Pen, che nessuno voleva affrontare, perché ne temevano l’aggressività e la fisicità. Tapie lo smontò pezzo a pezzo, arrivando a dirgli: «La smetta di minacciarmi, se no finisce male». La vittoria nel duello tv con il leader dell’estrema destra sembrava dovesse lanciarlo in orbita; invece fu l’inizio della fine. Il sistema politico francese aveva gli anticorpi per neutralizzare l’anomalia Tapie, e li utilizzò. Il pupillo di Mitterrand finì in galera, anche a causa della propria spregiudicatezza; e poi l’Adidas, che aveva comprato, era un boccone troppo grande per lui. In età matura ritrovò l’amore giovanile per lo spettacolo, fu attore per Claude Lelouch, in un film intitolato «Hommes, femmes, mode d’emploie», Uomini e donne, istruzioni per l’uso. In una scena il personaggio Tapie immagina se stesso ischeletrito e senza capelli per una malattia. La stessa che domenica scorsa l’ha ucciso. Jean-Marie Le Pen l’ha salutato così: «Era un combattente. Si è parlato e ancora si parla degli “anni Tapie”: segno del carattere eccezionale della sua personalità. Oggi saluto la sua memoria».
LE ALTRE LETTERE DI OGGI
L’ingiustizia
«Ho un’auto a metano, il costo del gas è raddoppiato»
L’energia è più cara e negli ultimi tempi ci hanno abituati con ripetuti annunci ai rincari che sarebbero arrivati in bolletta. In bolletta, appunto, ma non alla pompa! La mia auto va a metano e, quando finisce, va a benzina, come riserva per arrivare al primo distributore utile. Nel giro di pochi giorni il prezzo alla pompa è più che raddoppiato! Quando cominciarono le prime avvisaglie di rincaro, passò da 1,049 per kg (parlo del distributore dove abitualmente faccio rifornimento, altri erano a 0,99 per kg) a 1,099. Dopo pochi giorni a 1,329. Sabato scorso era a 2,129. Ieri a 2,199. Che cosa sta succedendo? Non ho sentito né letto di questo rincaro alla pompa. Se fosse aumentata la benzina, raddoppiando e oltre? Sono tredici anni che utilizzo auto a metano, consapevole di spendere di più all’acquisto e che quei soldi pagati in più verranno ammortizzati nel corso di alcuni anni, orgoglioso di inquinare meno e contento dei bassi consumi, cosa che non guasta se l’auto è prettamente votata ai viaggi per andare a lavoro. Ma nel giro di pochi giorni è cambiato tutto. L’aspetto economico è andato alle stelle e forse l’aspetto ecologico, di cui andavo fiero, dovrà cedere il passo alle necessità. Dovrò fare una scelta, alla faccia della transizione ecologica: continuare sacrificando le tasche della famiglia o cedere alla tentazione, finendo il pieno di metano per poi andare solamente a benzina? Roberto Benassai
INVIATECI LE VOSTRE LETTERE
Vi proponiamo di mettere in comune esperienze e riflessioni. Condividere uno spazio in cui discutere senza che sia necessario alzare la voce per essere ascoltati. Continuare ad approfondire le grandi questioni del nostro tempo, e contaminarle con la vita. Raccontare come la storia e la cronaca incidano sulla nostra quotidianità. Ditelo al Corriere.
MARTEDI – IL CURRICULUM
Pubblichiamo la lettera con cui un giovane o un lavoratore già formato presenta le proprie competenze: le lingue straniere, l’innovazione tecnologica, il gusto del lavoro ben fatto, i mestieri d’arte; parlare cinese, inventare un’app, possedere una tecnica, suonare o aggiustare il violino
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MERCOLEDI – L’OFFERTA DI LAVORO
Diamo spazio a un’azienda, di qualsiasi campo, che fatica a trovare personale: interpreti, start-upper, saldatori, liutai.
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GIOVEDI – L’INGIUSTIZIA
Chiediamo di raccontare un’ingiustizia subita: un caso di malasanità, un problema in banca; ma anche un ristorante in cui si è mangiato male, o un ufficio pubblico in cui si è stati trattati peggio. Sarà garantito ovviamente il diritto di replica
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VENERDI -L’AMORE
Chiediamo di raccontarci una storia d’amore, o di mandare attraverso il Corriere una lettera alla persona che amate. Non la posta del cuore; una finestra aperta sulla vita.
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SABATO -L’ADDIO
Vi proponiamo di fissare la memoria di una persona che per voi è stata fondamentale. Una figlia potrà raccontare un padre, un marito la moglie, un allievo il maestro. Ogni sabato scegliamo così il profilo di un italiano che ci ha lasciati. Ma li leggiamo tutti, e tutti ci arricchiranno.
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DOMENICA – LA STORIA
Ospitiamo il racconto di un lettore. Una storia vera o di fantasia.
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LA FOTO DEL LETTORE
Ogni giorno scegliamo un’immagine che vi ha fatto arrabbiare o vi ha emozionati. La testimonianza del degrado delle nostre città, o della loro bellezza.
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Rivolto a educatori di centri e cooperative dedicati alla disabilità. Il progetto dell’Associazione Romeo Della Bella con la Fondazione Allianz Umana Mente e Mediafriends onlus
Si può fare cinema con poco. Non occorrono tecnologie sofisticate. Ciò che conta è avere dei buoni maestri. Ed è quello che l’Associazione Romeo Della Bella garantisce con un corso di formazione gratuito pensato ad hoc per educatori di centri e cooperative dedicati alla disabilità, così che possano partecipare alla edizione del 2022 del «Festival Internazionale del Cinema Nuovo», concorso per cortometraggi interpretati da persone con disabilità.
Il corso si articola in otto incontri online, da martedì 5 ottobre a martedì 23 novembre, nella fascia oraria 15.30-16.30. Dalla teoria alla pratica: si parlerà di storia del cinema ma anche di tecniche di ripresa e di montaggio. Gli iscritti potranno apprendere i fondamenti del linguaggio cinematografico e audiovisivo e saranno guidati nella ideazione e nello sviluppo creativo di un cortometraggio. Conosceranno i segreti del set: dall’organizzazione alle fasi produttive. Impareranno a fare le riprese; a montare gli audio; faranno le prove con gli attori. Insomma, avranno gli strumenti base per cimentarsi come videomaker nella realtà in cui lavorano, coinvolgendo le persone disabili come protagoniste. Perché è questo, in sostanza, l’obiettivo di sempre del Festival che ha cadenza biennale.
La pandemia ha congelato l’edizione che si doveva tenere nel 2020. Ma è stato proprio questo tempo sospeso che ha permesso di ideare il corso di formazione, come spiega Luigi Colombo, vicepresidente della associazione. «In undici edizioni, da quando è nato nel 1997, il Festival ha ricevuto più di 800 film da oltre 20 Paesi del mondo, da Sudamerica, Cina, India, Algeria, da quasi tutti i Paesi europei, Belgio, Francia, Germania, Spagna. Ma vogliamo dare la possibilità e gli strumenti per partecipare a tutti, anche a chi dentro di sé vorrebbe ma pensa di non essere capace di realizzare un cortometraggio».
Per capire meglio la filosofia del progetto, è utile fare un passo indietro, a quando cioè il Festival è nato. Ancora Colombo: «Romeo Della Bella, al quale è intitolata l’associazione, era uno psicologo e lavorava con persone con disabilità che ha sempre chiamato, tutti indipendentemente dalla loro età, “i miei ragazzi”. Ha avuto l’intuizione di capire che attraverso il cinema le persone con disabilità potevano trarre grande beneficio in termini di autostima e apertura verso gli altri. E ha portato avanti il Festival per molti anni da volontario».
La manifestazione è cresciuta di continuo: dalla terza edizione Ale e Franz ne sono diventati i testimonial e Pupi Avati è entrato a far parte della giuria. Della Bella è scomparso nel 2016, ma chi l’aveva conosciuto e aiutato ha deciso di andare avanti con il progetto. Ed ecco il nuovo percorso messo a punto per ampliare la platea dei potenziali partecipanti.
«La base operativa sarà la Scuola di cinema di Busto Arsizio – prosegue Colombo – e il corso si terrà via web e nel pomeriggio, per favorire i centri, non interrompere le attività. Si prevede che partecipino anche persone con disabilità. Negli anni la qualità del materiale visionato è cresciuta. Ci rendiamo conto che non saranno attori professionisti ma quello che è importante è che le persone che interpretano questi film si divertano, assumano maggiore consapevolezza e stima di sé e il pubblico capisca che la disabilità non è un limite ma offre possibilità impensabili per alcuni». Il corso è realizzato in collaborazione con l’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio e sostenuto dalla Fondazione Allianz Umana Mente e Mediafriends Onlus. Per info e iscrizioni: www.istitutoantonioni.it/piano-di-studi/uno-sguardo-differente/
4 ottobre 2021 (modifica il 4 ottobre 2021 | 03:49)
La stretta del governo dei talebani in Afghanistan: l’organizzazione Arghosha Faraway Schools vuole continuare l’istruzione nei villaggi poveri
Sin dai primi giorni di governo i talebani hanno implementato una rigidissima divisione tra i sessi nelle scuole mentre le restrizioni diventano, giorno dopo giorno, più rigide e marcate. In questa pesante situazione Arghosha Faraway Schools vuole continuare l’istruzione nei villaggi poveri dell’Afghanistan centrale. Ne parliamo con Maria Rosario Niada del Comitato Arghosha.
Nel 2005 a Milano viene fondata l’organizzazione Arghosha Faraway Schools per promuovere l’educazione femminile in Afghanistan. Filippo Grandi, Paolo Lazzati, Marco e Maria Rosario Niada sono i fondatori. Paolo e Maria Rosario sono i nipoti di Giuseppe Lazzati. In 17 anni il Comitato Arghosha ha finanziato la costruzione di 15 scuole (elementari, medie e liceo). Le scuole sorgono in zone remote e molto povere dell’Afghanistan centrale, nelle province di Bamiyan e Daikundi.
«L’istruzione femminile – dice Maria Rosario Niada- è fondamentale per il progresso di ogni civiltà. Le donne istruite sono una ricchezza sia per la famiglia, sia per la società civile. Noi lo abbiamo sperimentato nel nostro piccolo progetto afghano. Una donna istruita in Afghanistan diviene un’educatrice migliore per i figli, che manda a scuola e segue nel cammino educativo; ha inoltre la possibilità di lavorare, migliorando la condizione economica della famiglia e divenendo parte fondante della comunità e della società cui appartiene. Noi riteniamo che l’istruzione femminile sia così importante per la costruzione di una società più giusta e avanzata, che abbiamo finanziato anche programmi di alfabetizzazione per donne adulte, per offrire loro la possibilità di intraprendere piccole attività economiche, come l’essicazione, la conservazione e la vendita della frutta secca (albicocche e uva), di cui l’Afghanistan è ricco, o anche la produzione e la vendita di formaggi. Se non si sa almeno leggere e far di conto, è difficile uscire da un’economia di pura sussistenza».
Perché avete deciso di rimanere e continuare l’esperienza delle scuole di Arghosha e con quali modalità e strumenti? «Noi vogliamo restare in Afghanistan per continuare a sostenere l’istruzione femminile. Infatti, all’inizio di settembre, abbiamo inaugurato (a distanza, perché è impossibile andarci personalmente, come abbiamo sempre fatto) la 15esima scuola di Arghosha, a Lazir, in un villaggio sperduto nella provincia di Daikundi, alla presenza dei talebani. Al momento però le nostre attività sono sospese, siamo in attesa d’indicazioni più precise dal governo. Le nostre scuole sono aperte fino alle elementari. Attendiamo indicazione per la riapertura delle secondarie. Alcune università sono aperte, con lezioni separate per donne e uomini, ma molte delle nostre ragazze hanno paura di frequentare le lezioni. Il pensionato studentesco per le nostre borsiste all’università di Kabul è chiuso. È troppo pericoloso ospitare 12 ragazze insieme. Le nostre studentesse universitarie o sono tornate a casa o sono rimaste a Kabul ospiti di parenti. È tutto molto incerto. Vediamo cosa accadrà nelle prossime settimane».
Far conoscere la vostra lunga esperienza nelle scuole, nelle università, nel mondo, in Italia, non crede possa essere un passo importante per mantenere viva l’attenzione e la speranza? «Sì, in questo momento il nostro obiettivo è proprio quello di far conoscere il nostro progetto educativo afghano, che ha dato la possibilità a 5.500 bambine e ragazze di accedere all’educazione, a 22 ragazze di frequentare l’università e ad alcune di trovare un buon lavoro. Credo sia importante ricordare che ci può essere un futuro diverso per le donne afghane. Alcune di loro, lentamente ma con forte determinazione, se lo stavano conquistando. Altre, coraggiosamente lo difendono nelle strade e nelle piazze».
Nel mondo si sono rifugiate tante donne afghane che hanno acquisito un capitale umano e imprenditoriale straordinario. Non crede che, nonostante la situazione pesantissima, loro sono il futuro, il potenziale ceto dirigente per un nuovo volto dell’Afghanistan? «Senza dubbio ci sono donne straordinarie afghane nel mondo, e potrebbero tornare e svolgere un ruolo importante nella costruzione del loro paese, quando la situazione lo consentirà. Ma ci sono donne straordinarie anche oggi in Afghanistan, e noi con il nostro piccolo progetto educativo abbiamo contribuito a renderle parte del progresso del loro paese. La società afghana, specie nelle città, si stava visibilmente evolvendo e negli ultimi 10 anni le donne hanno cominciato a occupare posizioni importanti nei media, nelle istituzioni dello stato, nell’arte e nello sport».
Non crede che l’Occidente, tra gli errori commessi, oggi deve sapere “ascoltare”, non solo vedere la situazione delle donne afghane? «La situazione delle donne afghane è la priorità per l’Occidente e noi opereremo perché l’attenzione venga tenuta su di loro».
5 ottobre 2021 (modifica il 5 ottobre 2021 | 07:07)
Partono a novembre il nuovo Mba full time (per neolaureati) e il corso part-time executive (per manager, imprenditori e consulenti) per comprendere sostenibilità e innovazione. E’ ancora possibile iscriversi. Sono previste borse di studio
I master sono due. Pensati sia per chi è appena uscito dall’università, sia per chi ha già responsabilità manageriali. Però, sarebbe scontato dividere in due categorie i destinatari di processi e strategie aziendali tra innovazione e sostenibilità. Diciamo pure che chi ha fame di innovazione (imprenditori, professionisti e consulenti), spesso non si sofferma a guardare la propria carta d’identità. E allora, fanno bene i “Vecchi” ad aver voglia di comprendere che la sostenibilità e l’automazione sono le basi per una buona esperienza manageriale. Iniziamo dunque dai manager, chiamati al Master in “Innovation management & digital transformation”, in programma dal prossimo 19 novembre, in versione part-time (pensato per chi già lavora), in dieci weekend, organizzato da Rcs Academy (la business school del Gruppo, voluta da Alessandro Bombieri, direttore generale News Italy – Rcs MediaGroup, e diretta da Antonella Rossi) in collaborazione con Corriere Innovazione e il contributo scientifico di Bip Consulting.
Non c’è limite d’età. Per il resto, per diventare leader del cambiamento digitale, bastano un diploma, aver voglia di mettersi in gioco e decidere se frequentare in presenza, a Milano – all’Education Center di via Rizzoli, al numero 8, sede di Rcs Academy -, oppure online. Parlando dell’Iit di Genova – dove poter vivere sul campo una indimenticabile esperienza sull’evoluzione della robotica e l’utilizzo dei nanomateriali e delle tecnologie per la vita -, è qui che si presenteranno sia i grandi, sia i giovani (protagonisti dell’altro master: ma ne parliamo tra poco), in occasione degli “Outdoor visit”, il penultimo e fondamentale passo prima dei “Project Work”, proposti dalle aziende partner del master.
Dai vecchi ai giovani il passo è breve, ma nella sostanza cambiano parecchie cose per il master full-time Mba in “Gestione, innovazione e sostenibilità d’impresa” – nato dalla collaborazione tra Rcs Academy, Corriere Innovazione e il Dipartimento di Management dell’Università degli studi di Torino, in partnership con Google, Bcg e Bip -, in programma dal prossimo 22 novembre, e riservato ai neolaureati, con otto mesi in aula e sei di stage (anche qui, formula flessibile). Nel programma ritroviamo sia gli Innovation Lab, sia i Project work con ben sei aziende partner. Ed all’interno delle “Innovation experience”, sono pronti ad aprire le porte nomi come Nexi, Bosch, Iit, ed altri ancora. Con una novità, rappresentata dai business workshop sui mercati internazionali, a cura di Boston Consulting Group, e con la partecipazione dei corrispondenti esteri del Corriere della Sera.
Infine, se le competenze trasversali vi attirano e vi sentite pronti per pensare fuori dagli schemi, è possibile ancora iscriversi ([email protected]) compilando un modulo e sostenendo una selezione d’ingresso. Previste borse di studio a copertura parziale. Entrambi i master rientrano nell’area formativa di cui è responsabile Paola Gambini. Un’offerta formativa che dà i suoi frutti: da Rcs Academy fanno sapere, infatti, che grazie anche ai grossi nomi delle aziende presenti, tutti gli studenti sono al lavoro con una percentuale di rinnovo del periodo di stage di oltre il 95 per cento.
19 settembre 2021 (modifica il 21 settembre 2021 | 16:19)
Google, TechSoup e le associazioni di Euroconsumers hanno unito le loro forze per lanciare un’iniziativa di sensibilizzazione e informazione sui temi della privacy e sicurezza per chi naviga. Webinar gratuiti per il Terzo settore
Il web non ha mai avuto tanto potenziale per migliorare la vita come oggi, ma questo è vero solo finché è sicuro. In ottobre, mese della sicurezza informatica, Google, TechSoup e le associazioni di Euroconsumers in Italia, Spagna, Belgio e Portogallo hanno unito le loro forze per lanciare un’iniziativa di sensibilizzazione e informazione sui temi della privacy e sicurezza online. L’iniziativa vede il lancio di Space Shelter, un gioco web progettato dalla piattaforma Gamindo e ambientato nello spazio che ha la duplice funzione di intrattenere gli utenti e trasmettere l’importanza della navigazione online sicura.
Space Shelter è stato lanciato il 30 settembre in occasione dei BeXt Awards 2021, iniziativa di Euroconsumers per premiare i brand che hanno contribuito a proteggere e promuovere i diritti dei consumatori, e verrà supportato da 12 YouTuber i quali, proprio come veri astronauti, si prepareranno per la missione e dovranno svolgere diverse attività che li metteranno di fronte a tuti i rischi dello spazio (e del Web). Nel loro viaggio intergalattico saranno guidati da un’autorità in questo settore: Paolo Nespoli, ex astronauta, divulgatore scientifico e coach.
«Space Shelter rende l’apprendimento della sicurezza digitale più accessibile e persino divertente – afferma Marco Scialdone, head of Litigation & academic outreach di Euroconsumers -. Aumentando la consapevolezza in questo senso, attraverso iniziative come Space Shelter, le persone si sentiranno in grado di beneficiare maggiormente delle enormi opportunità presentate dalla tecnologia».
L’obiettivo di questa iniziativa è quello di fornire agli individui informazioni, strumenti e competenze specifiche per navigare in sicurezza sul web. Per questo Space Shelter prevede anche una serie di sessioni formative gratuite sulla privacy e sulla sicurezza online a cura di TechSoup, che grazie ai suoi partner locali in Belgio, Italia, Portogallo e Spagna, erogherà tra ottobre e novembre 3 webinar su 3 differenti temi: 28 ottobre, Account Privacy & Security – Quello che non puoi non sapere; 11 novembre, Phishing – Cos’è e come proteggere la tua organizzazione; 25 novembre, Cyber Scams – Contro le frodi mantieni il controllo.
I webinar sono gratuiti e dedicati agli operatori del non profit, ideati con l’obiettivo di fornire conoscenze e competenze che possano migliorare la vita delle organizzazioni, delle comunità e delle persone a livello locale e nazionale. Durante ciascun webinar si avrà la possibilità sia di ampliare le proprie conoscenza sui temi di privacy e sicurezza grazie al contributo di policy makers, istituzioni e opinion leaders, sia di apprendere nozioni tecniche da parte dei trainer di TechSoup. In più, oltre alla partecipazione gratuita, le organizzazioni non profit avranno la possibilità di valutare lo stato di sicurezza informatica della propria organizzazione non profit con un test di autovalutazione fornito da TechSoup.
Una volta compilato e restituito il test, le organizzazioni non profit possono essere selezionate per 2 ore di supporto gratuito da parte del team di TechSoup su privacy e sicurezza online. «È la prima volta che si vede nascere un’iniziativa congiunta a livello europeo rivolta al non profit su questi temi. Un Terzo settore più consapevole e maturo digitalmente – conclude Scialdone – è in grado di generare un impatto positivo su intere comunità e territori: è un potenziale che in certi ambiti è ancora tutto da scoprire. Su temi delicati come la privacy e la sicurezza online occorre costruire know-how e competenze a partire dalle persone che operano nelle singole organizzazioni non profit. Grazie a iniziative come Space Shelter, questo know-how diventa finalmente democratico, inclusivo e a beneficio di tutti».
5 ottobre 2021 (modifica il 8 ottobre 2021 | 05:53)
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