Dal Trentino alla Sicilia, i 18 migliori mieli d’Italia da

Dal Trentino alla Sicilia, i 18 migliori mieli d’Italia da

L’Italia vanta un patrimonio di oltre 40 mieli uniflorali e una miriade di millefiori. Secondo l’Osservatorio Nazionale, la nostra eccellenza, però, viene da stagioni apistiche da dimenticare. Dopo le grandi crisi del 2016 e 2017, la situazione sembrava in miglioramento. Poi le condizioni meteorologiche avverse hanno inflitto di nuovo un duro colpo alla filiera nel biennio 2019-2020. Fino ad arrivare al 2021: quest’anno, le gelate tardive primaverili prima e la siccità estiva poi, hanno determinato un altro calo significativo. In Sicilia, ad esempio, le altissime temperature hanno causato la sparizione di intere famiglie di api nelle province di Catania e Siracusa. Ma nonostante il quadro negativo, sono stati oltre 400 gli apicoltori che hanno inviato il loro prodotto al concorso «Tre Gocce d’Oro- Grandi Mieli d’Italia», in cui da quaranta anni si analizzano e valutano i mieli del nostro Paese.

La Guida e i parametri

In questa competizione, organizzata proprio dall’Osservatorio, sono stati esaminati 1.067 campioni: analisi in laboratorio per verificare parametri obiettivi (conservabilità, stato di conservazione, colore, presenza di contaminanti etc.), poi la valutazione sensoriale a cura di 84 assaggiatori. Il risultato è stata una scrematura con 373 mieli inseriti nella guida «Tre gocce d’oro 2021», disponibile anche come app per iOS e Android.

Le Tre Gocce d’oro

Nel 2021, 18 di questi prodotti sono stati premiati con le «Tre Gocce d’oro», massimo riconoscimento previsto nella guida e nel concorso. E assegnato al miele che nella propria categoria ha ottenuto il punteggio migliore, ma solo a patto di aver raggiunto un minimo di 85,6 punti e con gruppo composto da almeno 8 prodotti in gara. Ecco chi sono i premiati.

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4 ottobre 2021 | 07:27(©) RIPRODUZIONE RISERVATA

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Stanley Tucci: «Le cure per il cancro mi hanno fatto

Stanley Tucci: «Le cure per il cancro mi hanno fatto

Le cure a cui si è sottoposto per debellare il cancro alla base della lingua che gli è stato diagnosticato tre anni fa (e di cui ha parlato per la prima volta il mese scorso) hanno condizionato non poco la vita di Stanley Tucci, facendogli passare persino l’appetito. «Dopo tre sedute di radiazioni, tutto quello che mangiavo sapeva di cartone bagnato e spalmato con l’escremento di qualcuno – ha raccontato in maniera piuttosto colorita il 60enne attore in un’intervista alNew York Times, ripresa da altri organi di stampa – . È stato un periodo difficile, perché potevo assaggiare tutto, ma non riuscivo a ingoiare». Un episodio in particolare gli è rimasto impresso nella memoria: quando ha provato a mangiare una bistecca alla fiorentina. «Ho dovuto masticare la carne per dieci minuti per riuscire a farmela passare nella gola…a volte non potevo fare altro che liberarmi semplicemente del cibo».

Stanley Tucci e le gioie del cibo

Durante i trattamenti e la convivenza con la malattia, la preoccupazione principale di Tucci non era però la morte, bensì la possibilità di perdere per sempre il senso del gusto. «Se non puoi mangiare e goderti le gioie del cibo, come puoi goderti qualcos’altro?», ha spiegato non a caso la star de «Il diavolo veste Prada», che è già focalizzata sulla nuova stagione della docuserie della CNN «Stanley Tucci: Searching for Italy», trasmessa anche in Italia dal 20 giugno e con la quale ha vinto gli Emmy. «Volevo raccontare da tanto tempo la storia dell’Italia e delle diverse cucine delle sue regioni ed era fuori discussione che non ce la facessi», ha detto ancora Tucci, che in questi giorni è impegnato anche nella promozione del suo nuovo libro (in uscita il 5 ottobre) – «Taste: My Life Through Food» – che viene descritto come «una biografia non convenzionale, dove racconta molte cose, dai ricordi della cucina della madre agli aneddoti sui pasti terribili fatti sui set».

4 ottobre 2021 (modifica il 5 ottobre 2021 | 07:59)

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Apre a Milano la pasticceria di Frau Knam: davanti a

Apre a Milano la pasticceria di Frau Knam: davanti a

Bignè alla crema o allo zabaione. Ma, anche, con salmone o prosciutto. E, poi, cioccolatini creativi e croccanti cannoncini. Ha aperto sabato al pubblico «Frau Knam», la prima pasticceria di Alessandra Mion: ideata con il marito, il celebre pastry chef Ernst Knam. Questa piccola boutique di design — due vetrine in via Anfossi 19 — si trova proprio di fronte alla pasticceria storica del «re del cioccolato». «L’abbiamo immaginata insieme — racconta lei —, ho sempre trovato interessante quello che fa Ernst e il lockdown mi ha dato il tempo di provare a mettere le mani in pasta». Così si è resa conto che la sua vocazione ai numeri e al marketing — coltivata fino a quel momento — aveva nascosto per anni una passione segreta per la pasticceria. «Ho cercato di semplificare le ricette dei dolci — spiega —, ma anche a studiare insieme a lui delle proposte dedicate a chi stava a casa e non aveva strumenti specifici». I follower hanno apprezzato e sui social network il successo è stato enorme. Ne è scaturito un libro a quattro mani con il celebre marito: Knam&Knam. Con noi tutti possono diventare pasticceri, edito da Solferino.

Chi è Frau Knam

Veneziana d’origine, arrivata a Milano da piccola con la famiglia, Alessandra Mion, in arte Frau Knam, ha conosciuto Ernst a una cena organizzata da un’amica comune che voleva farli incontrare. Si sono innamorati davanti alla celebre mousse mango e frutto della passione di lui. E, un anno dopo, nel 2010, si sono sposati. Dopo aver studiato alla facoltà di Giurisprudenza e lavorato nell’ufficio iconografico di Skira, nota casa editrice italiana specializzata in libri d’arte, Frau Knam è arrivata nel 2014 in via Anfossi 10. Nell’azienda di famiglia ha ricoperto il ruolo di direttore commerciale, implementando l’organizzazione di eventi (dando vita, ad esempio, al brand «A Wedding Story», dedicato ai matrimoni) e progettando format che capaci di dare ancora più forza al brand. Adesso Alessandra Mion ha deciso di dare forma alla sua creatività in pasticceria inaugurando questa boutique — progettata dal designer Matteo Bruschi— dedicata a pasticcini e torte. «Io però non sono una pasticcera —chiarisce —, quindi racconto le mie idee a Ernst e lui le rende concrete». Il laboratorio è a vista, direttamente sul locale: grazie alla grande finestra sul retrobanco dà la possibilità di sbirciare l’intera filiera di produzione.

La prima boutique dolce «Frau Knam»

La boutique di Frau Knam non è un doppione del locale del «re del cioccolato». Ma un tempio della piccola pasticceria. Vi sono 24 tipi di bigné, dolci e salati, seguono la stagionalità delle materie prime. Qualche esempio? Dai classici vaniglia e zabaione, agli inediti prosciutto di Praga con senape, gorgonzola con mela, salmone con sedano. Tutti facilmente distinguibili l’uno dall’altro grazie a un iconico piccolo «bottoncino» colorato sul top. Poi, vi sono cioccolatini a semisfera (in ben 25 varianti), piccoli cannoncini riempiti al momento. Spazio anche alle torte, anzi, alla torta: ve ne è una sola, diversa ogni settimana e in unico formato, la classica quattro porzioni. Niente tavolini, ma si può bere il caffè. E acquistare biscotti sablé, tavolette di cioccolato, dolci al cucchiaio e altri prodotti a marchio Frau Knam: come i confetti con la mandorla d’Avola e il ricercato cioccolato fondente Frau Knam Señorita 72, dedicato a lei proprio dal marito. Oltre a una selezione di mieli, nocciole, riso, tisane, infusi, caramelle dai sapori antichi e diversi oggetti per la cucina: tra cui degli utilissimi e geniali legnetti per stendere la frolla. «La sfoglia è molto complessa come preparazione, curare le pieghe. i tempi di riposo, il modo in cui si inserisce il burro. Per questo — racconta Frau Knam — ho studiato un modo per renderla più facile, aiutandosi con dei bastoncini di legno». Un esempio di piccoli attrezzi che sarà possibile trovare in boutique, capaci di semplificare la vita a chi vuole cimentarsi con la pasticceria casalinga.

A Natale la prossima apertura di Ernst e Frau Knam

Quella di via Anfossi 19, però, è solo la prima delle insegne di Frau Knam a Milano: entro Natale, aprirà un secondo negozio interamente pensato per dolci dedicati a chi ha intolleranze, con un laboratorio in cui sarà bandito il glutine. E, non è l’unica altra novità della coppia. Presto si potrà vederli anche in televisione. Debutteranno, infatti, sul piccolo schermo il 16 ottobre in Dolce Quiz, su Raidue, con Alessandro Greco, in cui a sfidarsi saranno due squadre formate da volti noti della rete.

4 ottobre 2021 (modifica il 5 ottobre 2021 | 08:07)

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Sudore, lacrime e sangue degli astronauti usati per costruire basi  su Marte e Luna

Sudore, lacrime e sangue degli astronauti usati per costruire basi su Marte e Luna

di Alessia Cruciani

Scienziati britannici hanno rivelato che le “risorse” interne agli uomini danno vita a un composto più resistente del cemento, l’AstroCreta, con cui costruire colonie spaziali

Sangue, sudore e lacrime. Tre parole che rimandano a Winston Churchill e alla resistenza britannica contro i nazisti. Ma se ci aggiungiamo un po’ (un bel po’) di polvere di stelle, la situazione si capovolge. La straordinaria scoperta è stata messa a punto dagli scienziati del Regno Unito, che sono giunti a una conclusione: costruire basi per essere umani sulla Luna o su Marte è troppo costoso, per portare un solo mattone sul Pianeta Rosso servono almeno due milioni di dollari, ma la vera risorsa, oltre a quelle che si trovano sul luogo, potrebbero essere proprio gli astronauti stessi. Nello studio appena pubblicato sulla rivista Materials Today Bio, l’equipe di scienziati ha rivelato di aver prodotto un materiale estremamente resistente, simile al cemento, realizzato con polvere extraterrestre mischiata a sangue, sudore e lacrime degli astronauti.

Oltre a utilizzare risorse che si trovano sul pianeta stesso, come roccia sciolta e regolite marziana e alcuni depositi d’acqua, lo studio sottolinea le difficoltà per i futuri astronauti diretti su Marte di portare materie prima per realizzare delle basi, o addirittura delle colonie. Per questo hanno lavorato sulle “risorse” interne agli astronauti stessi scoprendo che l’albumina sierica umana, una proteina comune del plasma sanguigno, può “coagularsi” per tenere insieme la regolite, producendo un materiale simile al cemento. E che è stato prontamente battezzato “AstroCreta”. E non è tutto. Aggiungendo l’urea, un composto che si trova sia nelle urine che nel sudore e nelle lacrime, la forza di AstroCreta è aumentata di oltre il 300%. In base ai calcoli degli scienziati, pare che sei astronauti sarebbero in grado di produrre circa 500 kg di AstroCreta ad alta resistenza durante una missione su Marte della durata di due anni.

Se questo composto, di un sospetto color marrone, fosse usato come malta per i sacchi di sabbia, ogni membro dell’equipaggio potrebbe produrne abbastanza per rendere l’habitat in grado di ospitare un altro membro dell’equipaggio. Quindi, a ogni missione, crescerebbe lo spazio nella colonia marziana. «Gli scienziati hanno cercato di sviluppare tecnologie praticabili per produrre materiali simili al cemento sulla superficie di Marte, ma non c’eravamo mai fermati a pensare che la risposta potesse essere dentro di noi per tutto il tempo – ha spiegato a Forbes il dottor Aled Roberts dell’Università di Manchester -. È entusiasmante che una grande sfida dell’era spaziale possa aver trovato la sua soluzione basandosi su una tecnologia di ispirazione medievale».

16 settembre 2021 (modifica il 16 settembre 2021 | 16:48)

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Casa, quanto costa un trilocale? Le dieci città più costose

Casa, quanto costa un trilocale? Le dieci città più costose

A Milano un costo medio di 442 mila euro

Il trilocale è la tipologia di casa più cercata dalle persone per l’acquisto, ma quali sono le città più costose d’Italia per comprarne uno e quanto costa un trilocale mediamente nelle varie città italiane? Casa.it ha analizzato i prezzi di vendita medi degli appartamenti con tre locali nei capoluoghi di provincia italiani pubblicati su Casa.it nei primi 8 mesi del 2021 e ha stilato la classifica delle dieci città più costose d’Italia. La città più costosa per acquistare un trilocale è Milano, dove, per comprare un appartamento di tre locali il costo medio è di 442.000 euro con un prezzo medio al metro quadro di 4.477 euro.

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Colbrelli e la Roubaix vinta: i sospetti dei francesi che

Colbrelli e la Roubaix vinta: i sospetti dei francesi che

di Marco Bonarrigo

I giornali francesi scrivono che la vittoria di Colbrelli è «incredibile» e «getta una nuova pietra in un mare di sospetti». Ma il bresciano ha svoltato con dieta, mental coach, nuovi allenamenti e nuova postura in bici

Non tutti l’hanno presa bene. Non tutti domenica hanno esultato per la storica vittoria di Sonny Colbrelli nella 118ª Parigi-Roubaix che, in particolare, è rimasta sullo stomaco ai nostri cugini francesi.

Le Dauphiné Libéré, antico quotidiano regionale transalpino, ci è andato giù pesantissimo scrivendo che il successo del bresciano «getta una nuova pietra in un mare di sospetti e si porta dietro l’odore nauseabondo del dubbio. Certo, Colbrelli non è mai stato trovato positivo all’antidoping e all’ultimo Tour de France la perquisizione nell’albergo della sua squadra, la Bahrain-Merida, non sembra aver dato risultati, ma la vittoria di un debuttante alla Roubaix non si vedeva dal 1955».

Per un altro quotidiano, Le Sud-Ouest, è «incredibile che l’italiano, un velocista puro, riesca a volare anche sul pavé» mentre l’ex campione del mondo (e penultimo vincitore della classicissima del nord) Philippe Gilbert, spiega che «Colbrelli da quando ha vinto il campionato italiano in giugno non è mai andato oltre il secondo posto. Beh, è incredibile». Le Parisien, per concludere, classifica Sonny come «un ex sprinter che si è trasformato in scalatore, che non finisce più di sorprendere e la cui squadra è nel mirino dell’autorità giudiziaria».

Una bufera, per noi italiani, molto simile a quella che due mesi fa ha investito (in quel caso a sparare a zero fu la stampa inglese) un altro bresciano, Marcell Jacobs, dopo la clamorosa doppietta nei 100 metri e nella 4×100 ai Giochi di Tokyo. In quel caso il veleno si ritorse contro i britannici (un loro staffettista, Chijindu Ujah, fu trovato positivo all’antidoping, la medaglia d’argento verrà revocata e riassegnata) e il legame tra il campione olimpico e un preparatore sotto inchiesta si rivelò del tutto indiretto come senza alcun fondamento sono i sospetti sull’azzurro del ciclismo.

Che il Sonny Cobrelli del 2021 sia diverso da quello delle precedenti nove stagioni da professionista, è evidente: Sonny ha perso oltre otto chili con l’aiuto della dietologa Laura Martinelli («Con enormi sacrifici» spiega), si fa aiutare dalla mental coach Paola Pagani («Grazie a lei ho scoperto che i limiti nella testa me li ero imposti da solo e sono riuscito a sbloccarmi»), ha cambiato radicalmente posizione in bici, passando da un telaio di taglia M a uno S per diventare più scattante («Adesso mi sento un pezzo unico con la bicicletta»), e modificato l’allenamento, lavorando tantissimo in palestra per sviluppare la forza. Risultato: Colbrelli ha ceduto forse un pizzico di velocità di punta ma è in grado di non mollare la ruota di gente come Evenepoel e Van Der Poel in tratti ripidi o sconnessi, dove la quasi totalità degli sprinter si staccherebbe. E in pochi mesi la sequenza infinita di frustrazioni, secondi, terzi e quarti posti (segno indubbio di grande talento) che Sonny aveva collezionato in passato si è trasformata nelle vittorie ai campionati italiani, agli Europei, al Giro del Benelux e infine alla Roubaix.

Nella svolta da buon corridore a campione hanno contato molto la moglie Adelina e i due figli, Vittoria e Tomaso, nati nel 2018 e 2020: «Quando sto insieme a loro — ha spiega — le mie paure scompaiono e divento più sereno, più lucido e più leggero». La leggerezza, infatti, è stata la vera chiave della vittoria: «Sono arrivato alla partenza — ha detto domenica Colbrelli dopo essersi ripulito dal fango — divertito, senza pressioni e con la pura e semplice voglia di far bene. Non ho mai avuto paura di cadere o perdere la ruota dei primi, incubo di tutti sul pavé: sono rimasto concentrato con facilità fino alla linea del traguardo anche quando, dopo aver lanciato lo sprint in piedi sui pedali, mi sono accorto che sarei stato più veloce in sella. Mi sono seduto e ha funzionato».

5 ottobre 2021 (modifica il 5 ottobre 2021 | 07:15)

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