Ilaria Capua: «L’ho fatta e sono contenta

Ilaria Capua: «L’ho fatta e sono contenta

di Redazione Online

Vaccino Covid, la direttrice dell’UF One Health Center dell’università della Florida, a Di Martedì ha parlato della sua esperienza dopo aver fatto la dose booster

«Ho fatto la terza dose, sono contenta di averla fatta». La professoressa Ilaria Capua, direttrice dell’UF One Health Center dell’università della Florida, a DiMartedì accenna alla propria esperienza da vaccinata con la dose booster contro il Covid. Iniezione appena fatta. «Ieri ho fatto la cosiddetta “terza dose”— ha spiegato martedì 26 ottobre ai microfoni di Giovanni Floris —. Insomma, diciamo che si sente, ecco. Quindi è una stimolazione aggiuntiva che avviene per moltissimi tipi di vaccini… però insomma alle persone che adesso si vaccineranno sappiate che si sente: ve lo dico in modo tale che poi dopo non vengano fuori chissà quali storie».

L’invito

La scienziata, commentando l’andamento dell’epidemia, ha sottolineato che comunque l’unica strada per uscire dall’incubo del virus è il vaccino. «Sappiamo che cosa dobbiamo fare, adesso che c’è il vaccino dobbiamo vaccinarci». Anche se la situazione in Italia è migliore rispetto a quella di altri Paesi, come aveva affermato pure sabato scorso al festival L’eredità delle donne, a Firenze, anticipando che avrebbe fatto la terza dose lunedì 25 ottobre. La pandemia «l’abbiamo messa in un recinto, questo mi sembra chiaro — aveva detto al festival — è chiaro anche che bisognerà iniziare a fare le dosi di richiamo, perché pochissimi vaccini durano tutta la vita, quindi molti programmi di vaccinazione prevedono tre interventi, alcuni prevedono un intervento l’anno. Io mi sono già vaccinata contro l’influenza, e vi invito a fare altrettanto». Aggiungendo: «Vediamo che in alcuni casi il virus riesce a bucare l’immunità e io non voglio neanche stare male, perché ho i miei studenti e ho le mie attività che devo continuare a seguire».

Niente social

Mentre per la prima dose Capua aveva pubblicato sui social la foto durante l’inoculazione del vaccino, per mostrare a tutti il momento, per la terza dose non ha voluto fare la stessa cosa: niente foto social al centro vaccinale.

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 16:54)

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Juventus-Sassuolo: Chiesa e Dybala le certezze di Allegri

Juventus-Sassuolo: Chiesa e Dybala le certezze di Allegri

di Massimiliano Nerozzi

L’obiettivo bianconero è cambiare marcia alla rincorsa a Napoli e Milan

Formazioni ufficiali

JUVENTUS (4-4-2): Perin; Danilo, Bonucci, De Ligt, De Sciglio; Chiesa, McKennie, Locatelli, Rabiot; Dybala, Morata. Allenatore: Allegri.
SASSUOLO (4-2-3-1): Consigli; Muldur, Ayhan, Ferrari, Rogerio; Maxime Lopez, Frattesi; Berardi, Raspadori, Traore; Defrel. Allenatore: Dionisi.
ARBITRO: Sacchi di Macerata.
Tv: ore 18.30, Dazn

La vigilia di Massimiliano Allegri diventa un’aforisma alla Yoda, maestro Jedi di Guerre Stellari: «Ci sono partite che bisogna giocare, come quella contro l’Inter, altre che bisogna vincere, come quella di domani». Cioè mercoledì alle sei e mezza della sera, all’Allianz stadium, con il Sassuolo: «Inizia un trittico di gare che ci porterà alla sosta — spiega il tecnico della Juve — con in mezzo la sfida allo Zenit, fondamentale per il passaggio del turno in Champions». Un po’ filosofo, un po’ attore, con battuta pronta e buon umore: «Oggi vi faccio contenti: giocano Dybala e Chiesa. Voi scrivete e io vi accontento. È un bel divertimento», sorride in conferenza stampa. Poi però c’è anche la tattica, e la pressione da sistemare sulle spalle degli avversari, che i bianconeri stanno inseguendo: «L’Inter è la favorita per lo scudetto, da qui non si scappa, anche se Inzaghi dice di no».

Piccola avvertenza, sottolinea Allegri: «I punti lasciati all’inizio non ci consentono di avere grandi margini di errore, per questo non siamo nelle condizioni di poter sbagliare». Morale: «In questi dieci giorni ci giochiamo molto». Come detto, la Juve deve solo vincere: «Il pari con l’Inter è un buon risultato solo se vinciamo con il Sassuolo». Del come, invece, si può dir tutto e il suo contrario, suggerisce: «Con l’Inter abbiamo giocato meglio che contro lo Zenit, ma tutto è opinabile, è il bello del calcio. Ma dopo, non prima. Dopo». Altri frammenti di formazione: «Gioca Perin e rientra De Ligt. Indisponibili Bernardeschi e Kean». Fa i complimenti a Kaio Jorge («conosce il calcio e sa come giocare») e lancia Arthur («può stare anche con Locatelli, da mezz’ala di regia, come faceva al Barcellona»), ma non si fida del calendario: «Giochiamo a un orario strano, una partita difficile da preparare. Farlo a San Siro, davanti a 60 mila spettatori, è stato più facile».

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 17:45)

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Parla il padre dell’Web delle cose: “È nato tutto da un rossetto introvabile”

Parla il padre dell’Web delle cose: “È nato tutto da un rossetto introvabile”

di Massimo Sideri Kevin Ashton che nel 1999 comprese” che era un problema di informazioni. Web stava nascendo. Allora scrissi IoT su una slide per i miei supervisor”

Kevin Ashton non ci tiene a passare per chi non è: “Non sono il padre dell’Internet delle Cose”. Perché a voler essere rigorosi– Ashton ha successivamente lavorato per il Mit di Boston dove ha diretto il gruppo Auto-ID Center che ha sviluppato lo basic sull’Rfid (Radio frequency identification) e, dunque, conserva il rigore dell’accademico– le tecnologie che oggi concorrono a questa definizione sono tante, fuse ormai insieme, e, come se non bastasse, molte sono state pensate, sviluppate e produce anche dopo la sua intuizione. Ma ciò che Kevin Ashton ha fatto è stato per molti versi più importante: intuire in anticipo il paradigma che stava collegando il mondo fisico agli oggetti e alle catene di produzione e distribuzione attraverso i sensori. E dargli un nome: IoT, appunto, Internet of Things, che poi ha racchiuso e inglobato venti anni di trasformazioni. Lo possiamo considerare il padre della semantica stessa dell’IoT. Era il 1999, in piena slide-economy.
Difatti tutto accadde in una slide …
“Intorno al 1997-1998, stavo lavorando per l’azienda Procter & Gamble nel Regno Unito. Ero il supervisor junior e il mio lavoro age lanciare un nuovo marchio di cosmetici colorati, il make up. Il problema period che il colore di rossetto più popolare non sembrava mai disponibile in nessuno dei negozi. Questo mi stava facendo impazzire: avevo iniziato a cercare in tanti negozi e non c’era mai. All’inizio i colleghi mi dicevano che period solo una coincidenza. Ma io pensavo: impossibile”.
Dunque Web non c’entrava affatto. Period un problema di approvvigionamento …
“Molto peggio. A quel punto avevamo organizzato un team di donne che erano andate nei negozi di tutto il Regno Unito per controllare e per elencare i prodotti sugli scaffali, non solo per il rossetto, ma per vedere quali altri prodotti importanti mancavano. E nel pace ho iniziato a vedere uno schema ed era davvero interessante: in sostanza qualunque cosa stavamo pubblicizzando in Television period molto probabile che non fosse di fatto disponibile. Il che è abbastanza ovvio: avevano successo. Ma il costo del problema age enorme perché spendevamo soldi in televisione per pubblicizzare prodotti che le persone non potevano acquistare”.

Non sarebbe bastato produrre di più?
“Non era così semplice: avevamo iniziato a produrre prodotti extra perché li avevamo pubblicizzati in televisione. Ma erano fermi in qualche magazzino o centro di distribuzione. Tutto stava andando storto. Fu allora che mi divenne chiaro che il problema non erano i prodotti ma erano le loro informazioni. Una conclusione inaspettata verso la great degli anni Novanta, perché Internet age una cosa nuova”.
Ma anche prima del web esistevano dei sistemi di scambio di dati …
“Tutti i negozi avevano lettori di codici a barre. E tutti pensavano che il problema fosse risolto così. Ma non lo era: tutti quei sistemi di informazione non avevano modo di sapere realmente cosa stesse succedendo nel mondo. Più ci pensavo, più questo mi sembrava il problema fondamentale: eravamo diventati dipendenti da sistemi di informazione che dipendevano da noi stessi per inserire a loro volta informazioni. C’erano troppi dettagli e troppi errori”.
Un cane che si morde la coda …
“Era un problema molto piccolo, ma il problema molto piccolo period ovunque. Ed period un sintomo di un problema molto grande: la tecnologia dell’informazione che avevamo sviluppato in quel momento dipendeva interamente dagli esseri umani per inserire i dati”.
Il problema period l’uomo … ecco l’Internet delle cose …
“Capii che il problema era come sviluppare i sistemi informatici per renderli in grado di comprendere il mondo da soli. Avevamo le macchine nelle fabbriche che avevano dei sensori, per esempio, ma i sensori non facevano altro che parlare con la singola macchina. Oggi sembra banale, ma non è stato immediatamente ovvio iniziare a connettere i sensori an Internet in modo che, invece di essere molto locali, le informazioni potessero essere condivise. E questo è diventato eccitante molto rapidamente perché in realtà tutti i sistemi sensoriali biologici funzionano già in rete: il sistema nervoso umano è una rete. Dopo centinaia e centinaia di milioni di anni di evoluzione, la rete risulta essere davvero l’unico modo per far funzionare il rilevamento. Vuoi sentire dappertutto e magari avere qualche elaborazione centrale. E idealmente vuoi sentire molte cose diverse in modo da poterle confrontare”.
Come si arriva alla slide con la scritta Web of Things nel ’99?
“Capite tutte queste cose la sfida a quel punto era come spiegarlo ai dirigenti senior della Procter & Gamble Company, perché avevo bisogno dei loro soldi per far crescere il progetto. E queste erano persone che non usavano nemmeno la posta elettronica. Advertisement alcuni di loro inviavi un ‘em ail. E poi nella posta fisica interna ricevevi una stampa della tua email dove loro scrivevano una risposta, period pazzesco. Loro non sapevano che Web period qualcosa di cui avrebbero dovuto sapere. Certo, age diventato molto di moda. Tutti lo avevano sentito nominare. Ma non capivano perché o cosa ne avrebbero fatto. Così questa frase, l’Internet delle Cose, divenne il titolo della presentazione PowerPoint che feci a Cincinnati, Ohio, al Board Space di Procter & Gamble, con il Ceo e l’Innovation Management Team. L’ho chiamato l’Internet delle cose, perché sapevo che se avessi usato la parola Internet avrebbe attirato un po’ di attenzione e questo period già un buon punto di partenza. Avevo solo dieci minuti”.
Si sarebbe mai aspettato quel successo onestamente?
“Successo per le mie parole, no. Per la tecnologia sì. Voglio alarming che ricordo che non sapevo come fare il titolo e farmi ascoltare. Per i supervisor ero il tipo junior che seguiva il lancio del rossetto! Allora ho pensato: questa è la cosa su cui dovrei passare il mio tempo. Il grande tentativo di risolvere la scala dell’opportunità period ovvio all’inizio, ma il dettaglio non era affatto chiaro. Chiunque, incluso me, age un visionario a metà degli anni Novanta. E io ero uno dei pazzi. Il mio errore è stato non esserlo stato abbastanza. Ero il ragazzo più pazzo nella verse, ma stavo ancora sottovalutando quello che sarebbe successo. Questa è la grande storia”.
Convinse i suoi supervisor che non dovevano più scrivere a penna sulle e-mail?
“Andai al Massachusetts Institute of Technology dove avviammo in collaborazione con oltre 100 aziende il laboratorio di cui ero il responsabile, l’Auto-ID Center (che poi avrebbe sviluppato anche il GS1 e il Qr-code che abbiamo usato contro il coronavirus, ndr). Abbiamo iniziato a provare a costruire la tecnologia di base per l’IoT per la prima volta e a capire quali fossero i problemi. E così sono qui, 22 anni dopo a Roma per l’evento Elettronica. E indovina come si chiama la presentazione? Si chiama ancora Web delle cose. È stata un’concept molto duratura, ma quelle parole hanno iniziato a prendere una vita propria all’inizio del Duemila, forse intorno al 2004-2005”.

La cosa incredibile è che lo avete visto prima degli mobile phone: oggi tutti abbiamo dei sensori in tasca che dialogano con altri sensori. Siamo immersi nell’IoT senza rendercene conto.
“Con Twitter è arrivato l’hashtag #IOT. Non lo avevamo mai usato. Voglio alarming: period già abbastanza difficile spiegare l’Internet delle cose. Quindi sì. Ad un certo punto l’intuizione si è tolta la vita da sola. C’era una nuova generazione di ingegneri e dottori di ricerca che sono stati davvero i primi figli di Internet. E quindi questa concept di collegare i sensori a Web period per loro completamente intuitiva. Quella che avevo intravisto io era solo la vecchia forma fisica: la mia generazione ha dovuto impiegare un po’ di tempo per capire”.
Secondo lei oggi qual è la migliore applicazione del suo paradigma?
“Una delle cose è che molte delle applicazioni davvero interessanti stanno accadendo non nelle economie avanzate, ma nelle economie in through di sviluppo. Nei posti come l’Africa o il Sud-Est asiatico che sono passati dal non avere nemmeno una rete telefonica fissa all’avere improvvisamente Web. Tutti hanno uno smartphone e questi sono posti dove la maggioranza delle persone age analfabeta 50 anni fa. Posso darti un esempio del tipo di applicazioni che mi entusiasmano, come l’assistenza sanitaria. Le maggiori cause di morte in molti di questi Paesi sono le malattie polmonari spesso causate dal fumo, a volte dall’inquinamento. Si chiama malattia polmonare cronica. Ed è piuttosto costosa da diagnosticare. Normalmente devi andare in un ospedale speciale con una macchina speciale. Quindi, se vivevi nell’India rurale, per esempio, e fumavi da tutta la vita, probabilmente avevi una malattia polmonare, ma period molto difficile ottenere una diagnosi o una cura perché non eri neanche lontanamente vicino a una di queste macchine. Ora soffi sul microfono del tuo smartphone. E l’onda sonora viene caricata nel cloud dove l’intelligenza artificiale la analizza e sostanzialmente diagnostica, indipendentemente dal fatto che tu abbia un problema o meno, ed è gratuita. Quindi non hai bisogno dello specialista. Hai bisogno di treatment. Prima age completamente impossibile”.
È il socialtech, l’innovazione sociale.
“È salvare vite. E stiamo solo iniziando a grattare la superficie di quello che puoi fare con lo smartphone”.
Esistono anche dei rischi. C’è un enorme dibattito sul potenziale rischio di automatizzazione in termini di tassi di disoccupazione. Pensa che abbiamo bisogno di nuove regolamentazioni?
“Sì. Si tratta di un nuovo problema. Da quando è iniziata l’automazione alla fine del 17 ° secolo la produzione tessile è diventata automatizzata, hai avuto il telaio automatizzato e automatizzato le abilità delle persone semi-qualificate. Le loro competenze sono diventate obsolete molto rapidamente, il che in realtà non ha portato alla disoccupazione a lungo termine perché le macchine hanno creato nuovi posti di lavoro. Ma hanno creato posti di lavoro per i figli di quelle persone. Quindi sai, la mia opinione su questo è che– e immagino che questo sia un po’ radicale– devi attempt a tutti un reddito universale di base. Quello che sta capitando nel capitalismo tecnologico è immorale, non pratico. In realtà questa non è una buona economia. Quello che dovresti volere è una forza lavoro sana, vivace e motivata che abbia grandi idee su nuove cose che possono fare. E non persone che si debbano preoccupare di cose del tipo: posso attempt da mangiare ai miei figli? Quello che succede è che se il lavoro che sei addestrato a fare diventa meno necessario a causa dell’automazione, in realtà non è un vero disastro. Con un reddito di base potresti avere un po’ di pace per pensare a qualcos’altro. Forse puoi diventare un giardiniere. Forse un pittore. Forse impari nuove abilità. E poi anche i tuoi figli ne beneficiano perché dopo il cambio i lavori disponibili sono lavori migliori. Molti dei lavori che vengono automatizzati non sono grandi lavori, giusto? Quando stavo facendo la cosa del rossetto, il lavoro delle persone nelle fabbriche period chiudere il coperchio sui trucchi. Molte delle cose che vengono effettivamente automatizzate, sono cose che non vuoi che le persone facciano comunque.E poi indovina cosa? Hai questa vibrante economia tecnologica che è libera di fare tutto ciò che deve fare. E tutti possono vivere una vita migliore. E a proposito, possiamo permetterci di farlo. Perché ogni volta che automatizzi aumenti la produttività. E nessuno ha bisogno di un miliardo di dollari. Certamente nessuno ha bisogno di cento miliardi. Se pensi di aver bisogno di cento miliardi di dollari e stai ancora cercando di capire come non pagare le tasse, sei pazzo. Hai la follia dell’avidità. Nessuno ha bisogno di più di un milione di dollari per gridare forte. Con il resto potremmo pagare dei redditi per la transizione tecnologica”.
Utopia o soluzione?

29 ottobre 2021 (modifica il 29 ottobre 2021|17:46)

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C’è il cambiamento climatico dietro l’uragano che ha colpito la

C’è il cambiamento climatico dietro l’uragano che ha colpito la

di Giovanni Caprara

Antonio Navarra, presidente del Centro Euro-Mediterraneo dei cambiamenti climatici: «Tutta l’area è una “macchia calda” con un inglobamento nell’area subtropicale»

La Sicilia colpita dalle raffiche infernali del Medicane , l’uragano mediterraneo che soffia alla velocità di 119 chilometri orari, piogge torrenziali hanno allagato Catania trasformando le strade in fiumi. E nell’estate appena chiusa il termometro era salito a 48,8 gradi centigradi segnando la temperatura più elevata di sempre raggiunta nell’isola superando persino il precedente record di Atene del 1977. Il Mare Nostrum e la più grande isola italiana sono già entrati nel nuovo mondo stravolto dal riscaldamento climatico?

Lo chiediamo ad Antonio Navarra, presidente del centro Euro-mediterraneo dei cambiamenti climatici (Cmcc) e professore di meteorologia e oceanografia all’Università di Bologna. «La Sicilia — risponde lo scienziato — mostra già segni evidenti di una realtà significativamente mutata. Studiamo con attenzione i medicane, gli uragani locali che nascono nello Ionio occidentale e anche se sono quattro volte più piccoli nel loro vortice ciclonico rispetto a quelli tropicali e con aspetti diversi, sono molto intensi e portano precipitazioni violente sulle coste dell’isola e della Calabria. Per questo abbiamo sviluppato dei modelli teorici con i quali i fenomeni sono diventati abbastanza prevedibili con buona approssimazione».

Il cambiamento climatico ha dunque già innescato trasformazioni rilevanti nel Mediterraneo e in Sicilia ?
«Tutta l’area è già un hot spot, una macchia calda della geografia. Ora stiamo cercando di capire se con il cambiamento climatico questi fenomeni diventeranno ancora più intensi, se cambierà il loro carattere diventando più frequenti. Non disponiamo ancora di risultati definitivi ma siamo impegnati a decifrare gli elementi più critici. Certo, la Sicilia per la sua posizione subisce già importanti effetti negativi».

Quali sono gli aspetti negativi misurati con certezza?
«L’effetto principale è l’aumento della temperatura e dei conseguenti fenomeni estremi ben evidenti nelle statistiche. Altrettanto evidente è la concentrazione delle precipitazioni in un numero inferiore di giorni. L’isola è una delle regioni più sensibili; anche se nella realtà questa alterazione riguarda tutto il Mediterraneo, si trova in una condizione di frontiera».

Le conseguenze misurate che cosa evidenziano?
«Il Mediterraneo si è riscaldato nella media del riscaldamento globale; anzi un po’ di più. Quindi il cambiamento climatico ha già provocato uno spostamento verso Nord delle condizioni prima esistenti più a Sud con un vero inglobamento nell’area subtropicale. L’estate e la stagione secca sono sempre più lunghe con effetti sulle coltivazioni agricole dalla Sicilia alle regioni più settentrionali».

Le cause su cui intervenire sono altrettanto evidenti in maniera precisa?
«L’incertezza maggiore dipende da quanti gas serra noi immettiamo nell’atmosfera. I modelli ci dicono che i cambiamenti sono proporzionali alla quantità di gas serra che generiamo. L’aumento della temperatura e l’evaporazione incidono sulle riserve idriche costringendo a considerare il mutamento dei tipi di coltivazioni più sostenibili».

Sono adeguati i modelli che adoperate per l’area mediterranea?
«Non lo sono mai e per questo è necessario migliorarli di continuo. Ora ne stiamo sviluppando di nuovi per aumentare la precisione nelle previsioni passando da griglie di valutazione con un lato di 20 chilometri a una griglia più globale con celle più piccole di 5 chilometri. Sulla Penisola ne sperimentiamo anche una con 2 chilometri».

In conclusione il Mediterraneo ha cambiato il suo volto?
«Certamente: i cambiamenti climatici sono già visibili e misurabili con effetti moltiplicatori sociali nei territori colpiti. E la Sicilia è al centro di questi mutamenti».

27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 19:29)

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Perché il ddl Zan è naufragato con il voto segreto

Perché il ddl Zan è naufragato con il voto segreto

Approvata la «tagliola» di Lega e Fratelli d’Italia sulla legge sull’omotransfobia, che adesso non potrà più essere messa in calendario per sei mesi. Ecco dove sarebbero i senatori «infedeli»: sono mancati infatti 16 voti decisivi

Per la legge, con l’approvazione della «tagliola» che ha impedito di passare all’analisi dei singoli articoli del ddl, di fatto suona uno stop definitivo, almeno in questa legislatura. Perché a questo punto, sono i tempi a renderne impossibile l’approvazione. Grazie ai 154 voti favorevoli, dopo mesi di scontri serrati tra centrodestra e centrosinistra, il ddl non potrà essere più messo in calendario per sei mesi nei lavori di Palazzo Madama. E contando i tempi necessari per l’approvazione della legge di Bilancio e quelli per altre questioni che diventeranno contingibili e urgenti, a meno di clamorosi colpi di scena il Senato non avrà i tempi minimi necessari per tornare a occuparsi della legge contro l’omotransfobia. Anche perché, qualora la legislatura arrivasse a scadenza naturale nel 2023, a ruota si entrerà poi di fatto in campagna elettorale.

Sull’esito del voto ha giocato un fattore decisivo il voto segreto, a cui la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ha dato parere positivo , confortato secondo le sue parole, in quanto aderente al regolamento dell’Aula e a precedenti simili.

Ma dove si sono annidati gli «infedeli» che alla vigilia avevano dato parere contrario alla «tagliola»? I 262 voti di fiducia ottenuti dal governo Draghi per il suo insediamento sono la base da cui partire. Nel pallottoliere tenuto dai senatori più esperti del Pd non si puntava di certo a una soglia così alta. Ma davanti al risultato di oggi mancano, sempre secondo i calcoli dem, un minimo di 16 voti. E per gli uomini dei numeri del Nazareno «gli “infedeli” vanno cercati tra i gruppi di Italia viva, dei Cinque Stelle e del Misto, che grazie al voto segreto hanno fatto il contrario di quanto affermato in pubblico».

27 ottobre 2021 (modifica il 28 ottobre 2021 | 08:39)

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In Senato i franchi tiratori affossano il ddl Zan

In Senato i franchi tiratori affossano il ddl Zan

di Alessandra Arachi, Carlotta De Leo

Approvata con 154 voti a favore la richiesta di non esaminare la legge articolo per articolo e procedere a scrutinio segreto. Il testo tornerà in commissione non prima di sei mesi. Pd, M5S e Leu contestano in Aula la decisione di Casellati

Il ddl Zan cade alla prova dell’Aula. Ha funzionato la «tagliola» con voto segreto voluta da Lega e Fratelli d’Italia. Il Senato l’ha approvata con 154 voti a favore, 131 contrari e 2 astenuti. Affossata, quindi, la legge che prevedeva le misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per sesso, genere o disabilità: la discussione su questi temi potrà ripartire in commissione non prima di sei mesi, ma necessariamente si dovrà iniziare da un nuovo testo.

Salvini: sconfitta l’arroganza

«Sconfitta l’arroganza di Letta e dei 5Stelle che hanno detto no a tutte le proposte di mediazione, comprese quelle formulate dal Santo Padre» dice il leader della Lega Matteo Salvini. «Cala il sipario su una pessima proposta di legge. Non abbiamo mai cambiato idea: in Senato siamo stati l’unico gruppo interamente presente e unito» rivendica la leader di FdI, Giorgia Meloni . «Quel testo non andava bene: serviva il dialogo e un positivo confronto che qualcuno ha inspiegabilmente rigettato» accusa Mariastella Gelmini, ministro per gli Affari regionali. «Hanno voluto fermare il futuro e riportare l’Italia indietro. Sì, oggi hanno vinto loro e i loro inguacchi, al Senato. Ma il Paese è da un’altra parte. E presto si vedrà» replica il segretario Pd, Enrico Letta. Anche Simona Malpezzi, presidente senatori Pd commenta il voto : «In questo Paese non esiste una destra moderna e liberale ma una destra che si schiera, tutta, con Orban e i suoi amici. Cosa racconterete ai vostri figli dicendo che avete votato contro una legge che andava a tutelare persone oggetto di crimini d’odio?».«Il ddl Zan è stato spazzato via, nel segreto dell’urna. Vergognoso» commenta il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Zan: colpa di chi ha tradito per seguire i sovranisti

«Non potevamo fare niente contro la tagliola, se non rinviarla per poco. Una forza politica si è sfilata dalla maggioranza solo per un gioco legato alla partita del Quirinale. Chi si è nascosto dietro al voto segreto si assumerà le sue responsabilità davanti allo specchio di casa». Commenta così la decisione del Senato Alessandro Zan deputato del Pd e primo firmatario della legge. E poi aggiunge: «Responsabile di questo voto è chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare». Zan – sostenuto dalle associazioni per i diritti dei gay, primo tra tutti il Movimento arcobaleno – aveva chiesto a Casellati di non concedere il voto segreto che «avrebbe potuto uccidere la legge» E così è stato, nel segreto del voto.

Renzi: «Responsabilità di Pd e M5S»

Matteo Renzi, assente alla votazione, respinge l’accusa che a far cadere il ddl Zan siano stati senatori di Italia Via: «Per mesi ho chiesto di trovare un accordo per evitare di far fallire il ddl Zan. Hanno voluto lo scontro e queste sono le conseguenze. Chi polemizza sulle assenze dovrebbe fare i conti con i 40 franchi tiratori. La responsabilità di oggi è chiara: e dire che per Pd e Cinque Stelle stavolta era facile, più facile dei tempi di `O Conte o morte´. Non importava conoscere la politica, bastava conoscere l’artitmetica» ha detto ai suoi.

La caccia ai voti mancanti

Dopo lo scrutinio segreto è partita la caccia ai voti mancanti: sulla carta, il centrosinistra avrebbe dovuto avere la meglio, mentre alla fine ha perso per 23 voti di scarto. «Avevamo 149 voti, contati e controllati – fa sapere Loredana De Petris di Leu – Quindi c’è stata una defezione di 18 voti, 16 sono andati al centro destra, 2 astenuti. Le assenze non sono state rilevanti. Il problema è di chi dice una cosa e poi ne fa un’altra». Ammette le defezioni anche Monica Cirinnà del Pd: «Avevamo fatto dei calcoli che si sono rivelati sbagliati. Guardate il pallottoliere e valutate voi». E aggiunge che il testo del ddl Zan «è morto»: «Il regolamento dice che tra sei mesi se ne può presentare un altro diverso sullo stesso tema. Tutto lavoro buttato». «Bisogna chiedere le dimissioni a chi ha gestito questa vicenda – accusa la senatrice dem Valeria Fedeli- Sono sconvolta. Non credo che fosse previsto questo andare a un voto al buio. Mi si diceva sempre che i numeri c’erano, lo ha fatto anche il segretario Letta…».

Casellati dice sì alla tagliola

L’esame del provvedimento – già approvato dalla Camera nel novembre scorso – era stato interrotto il 20 luglio per la pausa estiva. Ma in Senato è finito su un binario morto. Dopo la discussione generale in Aula, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati ha dato il via libera alle due richieste di non passaggio all’esame degli articoli del ddl Zan (la cosiddetta «tagliola») e, ha definito «ammissibile» in base ai regolamenti e ai precedenti il voto segreto chiesto dai senatori Calderoli (Lega) e La Russa (FdI). La scelta di Casellati è stata contestata in Aula da Pd, M5S e Leu. A prendere la parola sono stati i senatori Luigi Zanda (Pd), Loredana De Petris (Leu), e Gianluca Perilli (M5S). Casellati ha richiamato i senatori Cinque Stelle Ettore Licheri e Maurizio Santangelo che protestavano. «La mia decisione sul voto ha solide fondamenta di carattere giuridico» ribatte la presidente del Senato.

Calderoli: «Non è una bocciatura»

A chiedere la «tagliola», come detto, sono stati Lega e FdI. «Piuttosto di fare una porcata, e io me ne intendo, preferisco fermarci qui» ha detto il senatore leghista Roberto Calderoli, illustrando la richiesta di andare direttamente al voto finale — evitando l’esame degli emendamenti per ogni singolo articolo — a scrutinio segreto . «Ciascuno possa esprimersi liberamente nel segreto dell’urna – ha aggiunto -. Fermiamoci oggi. Non è una bocciatura di una legge, si può ripartire immediatamente ad esaminare un testo vero, meglio uno stop oggi che un ahimé domani».

Bernini (Forza Italia): il testo tornerà in commissione tra sei mesi

Nelle dichiarazioni di voto sulla «tagliola», la capogruppo Annamaria Bernini ha annunciato il voto di Forza Italia contro il ddl Zan: «Non possiamo firmare cambiali in bianco. Il testo tornerà in commissione tra sei mesi». Per protesta, dopo le parola di Bernini, il deputato di Forza Italia Elio Vito si è dimesso dall’incarico di responsabile Difesa del partito. Ha votato a favore del ddl Zan la senatrice di Forza ItaliaBarbara Masini: «Non sono non sono delusa dal mio partito, mi hanno dato la possibilità di votare in dissenso dal gruppo. I franchi tiratori non sono certo dalla nostra parte, il centro sinistra si deve interrogare».

Faraone (Italia viva): sosterremo la legge fino in fondo

Il presidente dei senatori di Italia viva, Davide Faraone, ha annunciato il voto favorevole del partito al ddl Zan: «Faremo il nostro dovere fino in fondo anche se siamo contrari al muro contro muro – dice in Aula – Auspichiamo che con il nostro voto la legge rimanga dentro il binario». Il senatore Gaetano Quagliariello annuncia il voto contrario al ddl Zan da parte dei sette senatori di «Cambiamo» dentro il gruppo misto.

27 ottobre 2021 (modifica il 28 ottobre 2021 | 08:41)

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