L’appello di Ilaria Capua: “Vulnerabili come anni fa, adesso pensiamo al pianeta”

L’appello di Ilaria Capua: “Vulnerabili come anni fa, adesso pensiamo al pianeta”

di Massimo Sideri La meraviglia e la trasformazione. Verso una salute circolare è il nuovo libro della direttrice del Centro One Health dell’Università della Florida, che sogna i “vaccini termostabili”

Due parole fanno da titolo al nuovo libro di Ilaria Capua: meraviglia e trasformazione. Apparentemente positive. In realtà difficili. Come pandemia, che viene dal greco pan, tutto, e démos, popolo. Dove pan è anche la radice di panico. La meraviglia è difatti quella dello spavento, del thauma greco, ciò che proviamo “di fronte a una voragine che si apre di colpo”. La trasformazione quella del coraggio di cambiare. A patto di capire quello che prima facevamo finta di non vedere: “Ricordarci che eravamo uomini, non dei, non age semplicissimo. Infatti ce lo siamo dimenticato”, scrive subito la scienziata. Non è una semplice frase a effetto, piuttosto una ricetta: il infection Sars-CoV-2 ha smantellato le nostre illusioni di poter trovare soluzioni semplicistiche a equazioni con decine di incognite: finanza, lavoro, viaggi, ambiente, salute, famiglia, convivenza, tecnologia, progresso, inquinamento. La teoria dello sgocciolamento, secondo cui basterebbe far piovere soldi dall’alto per poi far sgocciolare i benefici su tutto e tutti, è una fantasia pericolosa. Per questo il titolo completo del libro edito da Mondadori e appena uscito in libreria è “La meraviglia e la trasformazione. Verso una salute circolare”, dove circolare va inteso nella sua componente dinamica. Come amava alarming Albert Einstein: la vita è come una bicicletta, per mantenerla in equilibrio devi pedalare. La salute della Terra anche.

Ilaria Capua questa volta sceglie una narrazione avvolgente in cui ci prende per mano come Virgilio: leggendo sembra di ritrovarsi nello stupore iniziale che ha colpito tutti coloro che non pensavano sul serio che una gocciolina piena di infection potesse fare non solo il salto di specie, ma metterci in ginocchio come umanità (“Nel 2004– ricorda in una nota autobiografica– ero così convinta che a breve sarebbe scoppiata una pandemia, se non di influenza aviaria, di una malattia causata da qualche altro virus, che ho comprato tre pacchi di mascherine”). Poi ci si ritrova in quello che chiama “solco”, la chiusura della società, il fondo del barile. Ed è qui che viene la parte construens, anche se condizionata. Perché non si tratta di spingere un bottone, scrivere un tweet, fare una manifestazione no mask sperando che come per magia tutto scompaia. O, ancora, attempt giudizi (“La natura non ci è né madre né matrigna: alla natura di noi non importa nulla, ci considera animali come gli altri” ci ricorda la direttrice del Centro di Eccellenza One Health dell’Università della Florida). Si tratta di capire che le pandemie sono grandi effetti trasformazionali e che “lo abbiamo già fatto”. Homo sapiens si è già trovato nel solco e ne è uscito. Per molti versi si ritrovano nel libro le riflessioni delle riunioni che i grandi della Terra hanno tenuto per la Cop26: si tratta di mettere in discussione il nostro modello di sviluppo, ponendo al centro non finanza e tecnologia, che sono mezzi, ma il pianeta. Dobbiamo passare dall’ego all’eco: la nostra salute conta come quella del pangolino, ci ricorda l’autrice: “La pandemia ci ha insegnato che anche nel terzo millennio siamo vulnerabili, proprio come lo eravamo secoli fa”. Nella scrittura di Ilaria Capua torna spesso la forma mentis, oltre che della virologa, anche del medico veterinario di formazione, che non ci vede come Homo Deus. Tutt’altro: semmai ci vede esattamente come specie animale. Senza offesa. Non a caso il libro dedica interi capitoli alle api di New york city e ai cinghiali romani. Forse proprio questa prospettiva diventa il convitato di pietra di Glasgow dove tutto si è concentrato sui numeri: riduzione delle emissioni di CO2. La società umana ha bisogno di numeri, la politica e gli impegni anche. Eppure rimangono anche i “sogni” da inseguire, con cui la scienziata decide di chiudere il libro. Una proposta per tutte? Quella dei vaccini termostabili, che non dividerebbero più il mondo tra Paesi ricchi e poveri. È il momento “di volare alto” scrive Capua ricordando il messaggio di Steve Jobs (stay starving, remain foolish). “Oppure di aspettare la prossima pandemia”.

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021|09:40)

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«Gomorra» e l’assenza di una prospettiva di redenzione

«Gomorra» e l’assenza di una prospettiva di redenzione

di Aldo Grasso

Arriva al suo epilogo la fiction italiana più significativa dell’ultimo decennio (Sky Atlantic). E lo fa rimettendo al centro i due protagonisti assoluti: Genny Savastano (Salvatore Esposito) e Ciro Di Marzio (Marco D’Amore)

Genny e Ciro di nuovo faccia a faccia, di nuovo complici e nemici. «Gomorra – La serie» arriva al suo epilogo e lo fa rimettendo al centro i due protagonisti assoluti di una lunga saga, di quella che resta la fiction italiana più significativa dell’ultimo decennio (Sky Atlantic). Genny Savastano (Salvatore Esposito) e Ciro Di Marzio (Marco D’Amore, che dirige anche sei episodi di questo atto finale, gli altri quattro sono firmati da Claudio Cupellini) sono i pilastri di un arco narrativo che dal 2014 a oggi ha visto nascere e disfarsi alleanze, cadere uno dopo l’altro boss di rango, piccoli e medi aspiranti tali, manovalanza varia reclutata per le più violente e spietate attività criminali. Ciro è vivo (ce lo ha detto il film «midquel» L’immortale), è sopravvissuto al colpo sparato da Genny nel finale della terza stagione ed è riparato a Riga, in Lettonia, a gestire i contatti con i russi per conto di un boss napoletano (uno dei tanti che abbiamo visto susseguirsi). Genny è un leone in gabbia, costretto in «un rifugio che è una prigione» con mai sopiti desideri di vendetta e supportato ora da o’Maestrale, nuovo personaggio evocato sul finire della quarta stagione.

Già nei primi episodi, la scrittura di Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli bada al sodo, non eccede nei ricami, va al cuore del messaggio più potente di «Gomorra»: la sconfitta come retroterra e approdo di vite fatte di disperazione, accecate da un potere fragile, minate da una sostanziale assenza di una qualsivoglia prospettiva di redenzione. Si chiude un ciclo che ha segnato profondamente il rilancio della serialità nazionale, un’operazione (nata dal best-seller di Roberto Saviano) di crudo realismo che nelle simbologie di un universo maledetto, nella minuzia della filiera del crimine, nello skyline ruvido e disumano di una Napoli sommersa ha segnato una cesura nella nostra produzione audiovisiva.

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 19:53)

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John Malkovich va a teatro: «Sono un critico inflessibile »

John Malkovich va a teatro: «Sono un critico inflessibile »

di Laura Zangarini

Il 3 dicembre al Teatro degli Arcimboldi lo show del divo sulle stroncature ai grandi della classica

Beethoven? È «bizzarro e barocco», Schumann «si crede un compositore», Claude Debussy «è semplicemente brutto». Di critici che hanno frainteso la musica del loro tempo è piena la storia. Ne racconta qualche esempio «The Music Critic », spettacolo che raccoglie le più feroci critiche musicali scritte negli ultimi secoli su alcune immortali composizioni. E chi meglio di John Malkovich poteva interpretare l’Anton Ego dei critici musicali? Il divo, perturbante visconte di Valmont ne «Le Relazioni pericolose» di Milos Forman, primo dei molti villain incarnati da Malkovich nella sua carriera, è protagonista dello spettacolo musicale in scena il 3 dicembre al Teatro degli Arcimboldi di Milano.

« “The Music Critic” — spiega l’attore — è nato da un’idea di Aleksey Igudesman, violinista e compositore. È un pot-pourri frivolo di “insulti” scritti da critici che hanno giudicato la musica di compositori come Brahms, Chopin, Prokofiev, Ravel e altri, frusta e triste. In scena interpreto le recensioni più spietate, accompagnato da una partitura sonora eseguita da un gruppo di musicisti classici davvero molto dotati». Qualche esempio? Eduard Hanslick, critico musicale e musicologo austriaco, sentenziò che «Dvorák si abbandona con strana passione a una brutta musica innaturale e orribile»; per alcune recensioni le composizioni di Debussy «hanno l’attrattiva di una graziosa fanciulla con la tubercolosi»; di Beethoven la rivista musicale «Tablettes de Polymnie» scrisse «è spesso bizzarro e barocco (…). Sembra ospitare insieme sia colombe che coccodrilli».

Stroncature senza appello. «Ma anche divertenti — considera Malkovich —, scritte per la maggior parte in modo intelligente, da persone che conoscono e apprezzano la bella musica. Ce ne sono un paio piuttosto buffe, forse dal “Guardian” dell’epoca, di “Broken Chant “, bellissimo concerto per violino e oboe del compositore georgiano Kancheli. Esilarante la recensione su Chopin, principalmente una critica della sua vita personale, così come quella su Debussy lo è del suo aspetto».

Prossimamente il divo impersonerà anche un altro grande compositore. «È così — conferma ridendo Malkovich —, sarò Sergiu Celibidache, grande visionario della musica classica del secolo scorso, nel film “The Yellow Tie”. Non ho ancora la data di avvio del progetto, spero sia a breve». La musica ha sempre avuto, riflette Malkovich, «una enorme influenza su di me: Bob Dylan, Joni Mitchell, Jacques Brel, Leonard Cohen, Tom Waits; Mozart e Schumann; maestri come Morricone o Alberto Iglesias, col quale ho lavorato». Dopo Milano, il viaggio di «The Music Critic» si concluderà a Zagabria.

Malkovich potrà così dedicarsi ai suoi nuovi progetti. «In primavera sarò in Lussemburgo sul set di un film francese, “Complément cramé!”, di Gilles Legardier, con Fanny Ardant; avrò poi una piccola parte in “Ripley “, serie tv di Steve Zaillian basata sui romanzi bestseller di Patricia Highsmith: le riprese inizieranno in gennaio, a Venezia; a Riga, a maggio, comincio le prove a teatro di “Nella solitudine dei campi di cotone” di Koltès. Infine sarò Karl Lagerfeld nel film che Rupert Everett ha scritto e dirigerà, e in cui interpreta Yves Saint Laurent. Sto valutando poi altre proposte, vedremo quale si concretizzerà».

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 20:29)

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I fratelli Child, Scurati e Aramburu

I fratelli Child, Scurati e Aramburu

di Redazione Cultura

Nell’inserto in edicola e digitale anche i fratelli Child, la conversazione tra Antonio Scurati e Fernando Aramburu, Mauro Covacich. Extra nell’App: il metodo di lavoro di Carlo Ginzburg

La conversazione tra i fratelli Lee e Andrew Child, a cura di Marco Bruna, nella quale il creatore di Jack Reacher spiega perché ha deciso di affidarlo al fratello, apre il nuovo numero de «la Lettura», il #521, nell’App (scaricabile da App Store e Google Play) e in edicola con il «Corriere». Una conversazione che avviene mentre è appena arrivato in italiano il primo libro a quattro mani dei fratelli Child: L’ultima sentinella (Longanesi). E un caso, quello dei due scrittori, che ispira nel nuovo numero quattro focus su altre famiglie della musica, della letteratura, dell’arte.

L’App de «la Lettura» offre il nuovo numero (in anteprima già al sabato) ma anche tutto l’archivio delle uscite dal 2011 a oggi. Il prezzo dell’abbonamento all’App è di 3,99 euro al mese o 39,99 l’anno, con una settimana gratuita. Per chi si abbona tutti i contenuti dell’App sono raggiungibili anche da desktop, a partire da qui. Inoltre, l’abbonamento si può regalare da questa pagina o acquistando una Gift Card delle Librerie.coop.

Oltre al nuovo numero e all’archivio, l’App offre anche il Tema del Giorno dell’App, l’extra quotidiano solo digitale. Quello di giovedì 25 novembre, firmato da Michaela Valente, è una rassegna di «piccole storie» rimaste nascoste per secoli prima che Carlo Ginzburg ne scovasse le tracce negli archivi o negli atti di processi dimenticati, storie come quelle dei «benandanti»friulani, il «lupo mannaro al servizio di Dio», il mugnaio Menocchio. Su «la Lettura»#521, in edicola e nella stessa App, Paolo Di Stefano intervista lo storico di cui Adelphi ha pubblicato il nuovo saggio, La lettera uccide (pp. 252, euro 30).

Tra gli altri Temi disponibili nell’App, quello a cura di Cecilia Bressanelli dedicato ai film di Natale, classici per ogni epoca e ogni età come La vita è meravigliosa o Miracolo sulla 34ª strada ma anche opere recenti, tra cui Mamma, ho perso l’aereo e Io sono Babbo Natale, con protagonista Gigi Proietti, appena uscito nelle sale. Su «la Lettura» l’intervista di Cecilia Bressanelli allo scrittore inglese Matt Haig autore del romanzo Un bambino chiamato Natale (Salani), che racconta di Nikolas, un ragazzino di undici anni che da grande diventerà Babbo Natale. Dal libro è tratto un film che il 24 novembre arriva su Netflix. Helmut Failoni si concentra sull’eredità lasciata da uno tra i più grandi direttori d’orchestra di sempre, Claudio Abbado (1933-2014), che si è impegnato durante tutta la vita per la diffusione della musica classica con il coinvolgimento dei giovani: il maestro ha fondato varie importanti formazioni come l’Orchestra Mozart (2004), la Mahler Jugendorchester (1986) e molte altre realtà dedicate anche ai ragazzi. Su «la Lettura», un’intervista di Failoni a Daniele Gatti — nuovo direttore della Mozart —, e ad alcuni componenti storici della compagine, in occasione del loro prossimo concerto, in programma a Roma il 4 dicembre per il bicentenario dell’Accademia Filarmonica Romana. Poi l’approfnondimento firmato da Ida Bozzi, che fa il punto su asteroidi e altri oggetti celesti che orbitano vicino alla Terra: quali e quanti di loro potrebbero cadere sul nostro pianeta? Nel supplemento, invece, Giovanni Caprara racconta l’operazione Dart in partenza il 24 novembre: si tratta della prima prova sul campo per evitare che oggetti celesti colpiscano la Terra.

Il focus di Giulia Ziino è dedicato invece alle varie e diverse incarnazioni di Alice nel paese delle meraviglie al di fuori del romanzo originale di Lewis Carroll: dal cinema alla moda, dalla fotografia all’arte. Nel nuovo numero dell’inserto, in edicola e App, invece, Pierdomenico Baccalario intervista l’illustratore britannico Chris Riddell sulla sua versione de «Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie» che esce in questi giorni in Italia (traduzione di Beatrice Masini, il Castoro). Il Tema di Maurizio Porro, ricollegandosi all’apertura del numero sui fratelli Child e sulle altre famiglie artistiche, racconta alcune dinastie, cinematografiche e teatrali italiane.

Tornando al supplemento, «la Lettura» #521, all’insegna del dialogo, ospita anche altri confronti. Tra questi, quelli tra Antonio Scurati e Fernando Aramburu; Marco Tullio Giordana e Abraham Yehoshua; Paolo Cognetti e Chandra Candiani (a cura di Cristina Taglietti). E poi l’intervista di Paolo Di Stefano a Carlo Ginzburg; i racconti di Mauro Covacich e Michel Faber; un testo di Hashim Sarkis, curatore della Biennale d’Architettura che fa un bilancio sulla rassegna.

19 novembre 2021 (modifica il 24 novembre 2021 | 21:07)

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Zverev batte Medvedev e vince le Atp Finals: per il

Zverev batte Medvedev e vince le Atp Finals: per il

di Gaia Piccardi, inviata a Torino

Il tedesco, numero 3 del mondo, ha battuto 6-4, 6-4 il russo, che era campione uscente del Master

Né Djokovic né Medvedev. Il maestro delle prime Finals made in Italy è il dio Odino capace di commuoversi («Tutta la mia famiglia è qui, tranne mio papà Aleksandr: spero di poter presto alzare un trofeo insieme a lui»), il n.3 del mondo capace di approfittare degli svarioni altrui. Deve ancora rompere il ghiaccio con lo Slam, Sasha Zverev, però quest’anno non si è fatto mancare niente: l’oro olimpico a Tokyo regalando una cocente delusione al Djoker (nulla, a confronto di quella che lo aspettava all’Open Usa), i Master 1000 di Madrid e Cincinnati, le Finals torinesi che inaugurano l’albo d’oro con il tedesco dal cognome russo, giovane uomo dalle relazioni tormentate. Si porta dietro accuse di maltrattamenti all’ex fidanzata Olga, ha una figlia di pochi mesi con l’ex compagna Brenda, è accompagnato dalla nuova ragazza, Sophia.

Piace, Sasha, alle donne e agli dei del tennis, che tra semifinale e finale consegnano al braccio destro del campione di Amburgo percentuali al servizio da sogno. L’83% di punti vinti sulla prima palla rende Zverev pressoché ingiocabile anche per le geometrie da scacchista di quel geniaccio di Daniil Medvedev, che al pala Alpitour era sceso in campo da favorito e campione in carica. E invece Odino, pur reduce dalle due ore e mezza di battaglia con Djokovic sabato sera, ha risolto il primo set con un break al terzo game e, per inerzia, ha chiuso 6-4, 6-4 con la complicità di un Medvedev scarico, molto poco incline alla sofferenza.

Il grande tennis resta in Europa, Torino è la nuova capitale: agli occhi dei maestri, entusiasti della nuova sede delle Atp Finals, supera l’esame a pieni voti (i problemi, vedi pagelle, sono altrove). Città piccola e accogliente rispetto al gigantismo di Londra (dove i giocatori, per evitare il traffico, venivano spostati via Tamigi), per non parlare di Shanghai, cibo squisito, bottiglie personalizzate di Moscato d’Asti per singolaristi e doppisti (il titolo è andato alla coppia francese Mahut-Herbert), uno stadio inondato di luce azzurrina, a misura di Master. «Cresceremo» promette il presidente della Fit Angelo Binaghi augurandosi un futuro senza pandemia e a piena capienza (il pala Alpitour ne tiene 12.800), all’indotto di quest’anno è mancato l’estero (le Finals, a partire dai giapponesi del main sponsor Nitto, sono in grado di spostare le masse) e un maggiore coinvolgimento della città, che ha cambiato giunta strada facendo.

Si può solo migliorare, insomma, le Finals hanno quattro anni (almeno) per affermarsi come il piccolo Slam italiano, il passaggio di consegne con la Coppa Davis riporterà in campo Jannik Sinner (purtroppo non Matteo Berrettini), il ragazzo magico che da queste parti sperano di incoronare maestro prima che il torneo cambi di nuovo indirizzo. Zverev, nel frattempo, è il vincitore più nobile tolti il numero uno e due del mondo: «Partita perfetta, vado in vacanza felice». I 2.316.000 dollari del campione imbattuto restano in cassa. Sasha si accontenta di 1.094.000, più che sufficienti per una pensioncina vista mare.

21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 19:39)

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Il nuovo numero venerdì in edicola e l’evento “Innovatori 2022” in streaming

Il nuovo numero venerdì in edicola e l’evento “Innovatori 2022” in streaming

di Giulia Cimpanelli Domani e venerdì torna l’evento del “Corriere Innovazione” sul sito e sui social di corriere.it. Tra gli ospiti Ilaria Capua, Carlo Ratti, Filippo Tortu, Valentina Sumini e Ornella Barra

Perché è sempre più importante leggere ed essere informati su scienza, innovazione, tecnologia? Uno degli “esiti positivi” della pandemia è la presa di coscienza di quanto la divulgazione scientifica e la sua diffusione siano fondamentali. È questo il tema con cui si aprirà “Innovatori 2022”, il Festival del Corriere Innovazione in streaming sull’home page di corriere.it e social network del Corriere della Sera domani e venerdì dalle 15 in poi. A rispondere alla domanda saranno il Nobel per la fisica 2021 Giorgio Parisi, la biologa Barbara Mazzolai, la fisica e presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza, il filosofo Luciano Floridi e il sociologo e scrittore Massimiano Bucchi. Ne parlerà poi in un dialogo con il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana la Chief operation officer international di Walgreens Boots Alliance Ornella Barra. A dimostrare la centralità della scienza saranno anche i dialoghi di Massimo Sideri, editorialista e responsabile del Corriere Innovazione con Pierluigi Paracchi, creator di Genenta, prima biotech italiana al Nasdaq e con il fisico Alberto Diaspro, a capo del Dipartimento di Nanofisica dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova che insieme al fotografo Stefano Guindani ci porterà in una mostra dinamica tra scienza e realtà degli obiettivi dell’Onu. La centralità dei dati è il secondo fil rouge della due giorni che ha tra gli sponsor Sorgenia, Leonardo e Ferrovie dello Stato Italiane: se ne discuterà con Ilaria Capua in un talk intitolato “Liberiamo huge e little information”, con Giorgia Lupi, information designer Partner di Pentagram e con il campione olimpico Filippo Tortu.

Ad aprire la seconda giornata alle 11, è il classico appuntamento delle colazioni digitali del Corriere Innovazione: ospite sarà l’architetto Carlo Ratti, che parlerà di huge information della sostenibilità. Gli altri ospiti delle due giornate, la prima registrata nella Sala Buzzati del Corriere della Sera e la seconda al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, saranno Riccardo Zacconi, fondatore di King e Andrea Prencipe, rettore dell’Università Luiss, il fotografo Stefano Guindani, l’ex expert di Obama Alec Ross, l’astrofisica Amalia Ercole Finzi che sarà intervistata dal giornalista del Corriere della Sera Giovanni Caprara, il cosmonauta Walter Villadei e l’architetto dello spazio Valentina Sumini, Paola Severino, presidente della Sna e vicepresidente della Luiss Guido Carli e Presidente del Comitato scientifico del Pnrr istituito presso il Miur e il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti Franco Gabrielli, intervistati dalla giornalista del Corriere Innovazione Alessia Cruciani.

I neologismi sono talvolta il sintomo di confusione e furbizia. Ma in una società della conoscenza alcuni nuovi termini fool “inforg” (crasi tra informazione e cyborg) diventano necessari per non confondere i canguri con i conigli. Con il suo “dizionario” di quelli utilizzati dai nuovi filosofi Luciano Floridi è protagonista anche nelle pagine del nuovo numero del Corriere Innovazione, venerdì gratis in edicola e in digital edition con il Corriere della Sera. Advertisement aprire il numero è un’intervista di Massimo Sideri a Pierre Joliot, biologo e nipote di Pierre e Marie Curie. Anche i dati tornano protagonisti nelle pagine del mensile: Carlo Ratti e Robert Muggah (presidente del SecDev group) descrivono come i huge data siano un valido strumento per arrivare al net absolutely no nelle metropoli entro il 2050. Il nuovo numero racconta in anteprima Covid4Lombardy, il progetto dell’Alta scuola Politecnica che delinea tutti i punti in comune tra le aree maggiormente colpite dalla pandemia liberando e studiando grandi quantità di dati. Andrea C. Ferrari e Marco Romagnoli spigano come i servizi digitali saranno sempre più interattivi grazie all’AI.

La sicurezza informatica è al centro della storia di Eyal Bruner, enfant prodige israeliano, co-fondatore di Cynet, specializzata in cybersecurity per le pmi, intervistato da Alessia Cruciani. Elena Papa continua a indagare le nuove frontiere dell’architettura con la descrizione del nuovo terminal di Porto Corsini, a Ravenna, dello studio di architettura Alfonso Femia. Lo sport con le take legal action against rivoluzioni innovative resta al centro del mensile di cultura dell’innovazione del Corriere della Sera. Tra qualche mese il campione di ciclismo Filippo Ganna tenterà di battere il primato del belga Campenaerts dei 55 km in un’ora. Marco Bonarrigo racconta come si sta preparando e come affronterà la sfida. Alla vigilia della riapertura delle piste da sci in tutta Italia, Enrico Maria Corno anticipa come tecnologia e innovazione concorreranno a renderle più sicure e a mitigare gli assembramenti. In un’intervista Paola Egonu, la pallavolista più forte al mondo, spiega come sensori e nuove tecnologie siano entrate nel suo allenamento quotidiano.

Infine la sostenibilità è sempre al centro dell’innovazione. Sara Moraca spiega come per contenere l’innalzamento delle temperature, durante la Police 26 di Glasgow, cento Paesi hanno sottoscritto una dichiarazione sulle foreste, ma per gli studiosi fare affidamento solo sulla capacità degli alberi di assorbire le emissioni è molto rischioso perché l’efficacia è positiva ma troppo limitata. Parla di sostenibilità anche l’articolo sul progetto di Cnr e Università di Napoli Federico II che, attraverso una progettazione digitale e materiali innovativi, hanno messo a punto un modello abitativo “green” e “sartoriale”.

23 novembre 2021 (modifica il 23 novembre 2021|19:21)

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