di Leonard Berberi Nelle cappelliere non c’è spazio per le borse di ogni passeggero, e se alcuni vettori aumentano i posti a sedere e fanno pagare un additional, Boeing e Airplane si “allargano”
La pandemia– con le take legal action against restrizioni e il calo del traffico– aveva risolto il problema dello spazio nella cappelliera per il proprio bagaglio a mano. Ma ora che sempre più persone tornano a volare la questione si riaffaccia, come confermano anche recenti cronache, pure nostrane. Perché quello che spesso molti viaggiatori ignorano è che a bordo non c’è posto per tutti i trolley. E negli anni è persino diminuito perché le aviolinee hanno messo a bordo più sedili (per ridurre i costi operativi e incrementare i ricavi). Per dire: qualche vettore ha aumentato del 16% i posti a sedere– passando advertisement esempio da 148 sedili a 172– ma senza intervenire per diverso tempo su quello che c’è sopra a quegli stessi sedili e spingendo le persone a ingaggiare una gara. Le low cost hanno “risolto” queste frizioni chiedendo un extra ai clienti che intendono portarsi l’effetto personale in cabina (altrimenti si può salire soltanto con uno zaino o una borsetta da depositare sotto al sedile di fronte).
Ma i vettori “tradizionali”– almeno per ora– sui voli brevi e medi non chiedono una spesa aggiuntiva, diversi assistenti di volo tendono a chiudere un occhio persino sulle dimensioni della valigia e il risultato è scontato: liti a bordo, passeggeri che reclamano spazio nelle cappelliere– che non c’è più– per il proprio trolley, minuti persi a spiegare e a calmare, magari volo decollato in ritardo. Prendiamo, per esempio, un Plane A320 o un Boeing 737 con 186-189 sedili: nelle cappelliere “classiche” c’è posto per 120-125 bagagli a mano. Vuol dire che mediamente, in un volo pieno, se ciascuno si portasse un trolley in cabina un terzo dei passeggeri non avrebbe materialmente spazio. Su varied tratte può diventare un problema serio– in Italia soprattutto quelle dal Sud al Centro-Nord spiegano a Corriere Innovazione hostess e steward– perché in media i clienti tendono a portarsi più cose. Per risolvere, almeno in parte, la questione i principali costruttori degli aerei hanno lavorato su cappelliere più spaziose. Boeing mette ora a disposizione “Area Bins” per i suoi 737 che possono contenere fino al 50% in più dei bagagli a mano. Airplane rilancia con “Airspace XL” che incrementa del 60% la capienza delle cappelliere rispetto ai modelli classici. Sperando sia sufficiente.
3 dicembre 2021 (modifica il 3 dicembre 2021|15:44)
Per la prima volta in video le testimonianze di giovani sieropositivi in Italia. Coraggio e commozione a viso aperto. La presentazione il 24 novembre in anteprima a Milano e in streaming nazionale. Le parole di Oliviero Toscani, Jonathan Bazzi, Loredana Bertè
Sono passati 40 anni da quando per la prima volta il virus dell’Hiv è stato individuato. Molta acqua è passata sotto i ponti, tantissime le vittime a livello mondiale, 38 i milioni di persone che sul pianeta vivono con l’infezione da Hiv (dati Unaids) mentre le cure progrediscono in maniera incredibile e nel 2020 in Italia le nuove infezioni da Hiv si sono dimezzate rispetto all’anno precedente. Stando ai dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità infatti sono state segnalate nel 2020 1.303 nuove diagnosi di infezione, un numero che conferma il trend già in progressiva diminuzione osservato negli ultimi dieci anni. Quello che meno si sa è che con l’Hiv si convive, al punto da poter vivere bene, essere sani, concepire figli non sieropositivi ed al punto di ridurre la carica virale ad essere così bassa da far sì che l’Hiv sia non trasmissibile anche in rapporti non protetti. Per combattere lo stigma e la paura che affliggono ancora tanti sieropositivi italiani è stato realizzato un documentario di grande importanza civile, Positivɘ, che sarà proiettato in anteprima il 24 Novembre alle 19 al cinema Anteo di Milano e in streaming su Nexo+ (nexoplus.it ) mercoledì 1 dicembre, giornata mondiale contro l’Aids.
Storie vere
«Positivɘ è un documentario che entra nelle vite di 4 giovani hiv-positivi, per la prima volta a volto scoperto, che non vogliono più nascondersi e in cui si ricostruisce la storia di questi 40 anni di virus», spiega Francesco Maddaloni, autore e produttore del documentario. «Il film, che dura 90 minuti, racconta di un viaggio in macchina verso il mare tra quattro sconosciuti, tutti under 40, tutti Hiv+, per scoprire le loro vite e raccontare a volto e cuore scoperti cosa significhi avere l’Hiv oggi, in un’epoca che vede possibile convivere con il virus e condurre vite normali ma che vede ancora le persone infette vittime di un enorme stigma sociale. È un documentario indipendente che, in chiave pop, accende i riflettori su una nuova generazione di persone Hiv+ che non vuole più nascondersi».
Una produzione indipendente
Il lungometraggio, realizzato con la regia del giovane talento Alessandro Redaelli, racconta Maddaloni, «si immerge, per la prima volta in Italia senza censure, su volti e voci, nelle vite di una mamma milanese e di un papà pistoiese, entrambi eterosessuali, di una ragazza transgender e di un ragazzo omosessuale per far emergere, con linguaggi freschi e leggeri, il gap di comunicazione che si è generato negli ultimi decenni, portando un’intera generazione di giovani a conoscere poco o nulla di un virus che oggi colpisce oltre 130.000 italiani. Così come delle moderne terapie in grado di azzerarne gli effetti e impedirne il contagio». Positivɘ, realizzato dalle case di produzione Peekaboo e UAU e scritto da Elena Comoglio, Francesco Maddaloni e Ruggero Melis, conserva nel suo immaginario il ricordo della narrazione sul virus negli anni ’90 come appannaggio di omosessuali e tossicodipendenti, ma si rivolge anche ad un pubblico di giovanissimi, che dell’Hiv non ha alcuna memoria.
La tripla dimensione narrativa
Ad intervallare l’osservazione della quotidianità dei protagonisti e i loro scambi durante il viaggio, compaiono materiali inediti tratti dagli archivi delle associazioni che hanno combattuto il diffondersi dell’iv tra gli anni ’80 e ’90 in prima linea, come Anlaids e Asa, e le testimonianze di personaggi e attivisti che hanno fatto la storia di questa malattia, quali Oliviero Toscani, Jo Squillo e Loredana Berté, oltre al finalista del Premio Strega Jonathan Bazzi, dichiaratamente Hiv+, Rosaria Iardino, la ragazza baciata sulla bocca dall’immunologo Fernando Aiuti in una storica fotografia del ‘91 che ha cambiato la percezione dell’Aids, e l’infettivologo Massimo Cernuschi del San Raffaele di Milano, impegnato nello studio della malattia fin dai primi anni di diffusione sul territorio nazionale. «Tutti hanno affrontato paure, pregiudizi e si mostrano senza vergogna. Altri, invece — ancora troppi — non possono farlo, perché oppressi da uno stigma che ancora tormenta chi è in questa condizione»
Testimonianze commoventi
Uno dei testimoni del lungometraggio, Gabriele Vannucchi, 31 anni, eterosessuale, sposato e papà di un bellissimo bimbo 2 anni, accetta — rivelando la propria identità — di raccontare al Corriere la sua storia, così bella e toccante e positiva da commuovere profondamente: «Attorno alla fine del 2014 ho notato un notevole calo delle mie prestazione sportive, ero molto stanco. Dagli esami sono risultato sieropositivo. All’inizio per un anno ho faticato ad accettare questa cosa, poi mi sono messo in cura e dopo i primi sei mesi di terapia, con 3 pillole al giorno, ho azzerato la viremia, ovvero la carica virale. Dal gennaio 2016 ho preso e prendo una sola pasticca al giorno dopo pranzo, ovviamente faccio 3-4 esami l’anno, per tenere sotto controllo la situazione; ma sto bene e non sono contagioso». La cosa più dura per Gabriele è stata vincere lo stigma, dirlo a parenti e amici. «Qualcuno si è allontanato, molti altri no. Tanti per la paura di perdere il lavoro o i rapporti sociali non lo dicono. Io ho avuto la fortuna di incontrare una ragazza meravigliosa alla quale ho detto la mia condizione: lei la ha accettata e siamo stati dal medico che — essendo la mia viremia azzerata — ha detto potevamo avere rapporti non protetti e fare figli. Dopo un mese ci siamo sposati e ora abbiamo un bellissimo bambino, nato sanissimo e non sieropositivo. Voglio dire a tutti che con l’essere sieropositivi si può convivere, stare bene, amare e avere figli. Lo Stato italiano purtroppo non investe in educazione sessuale e in prevenzione. E non fa nemmeno sapere che esiste una pillola (PrEP, una profilassi di pre-sposizione al virus, nda) e che costa 60-70 euro al mese e che protegge dall’ingresso del virus chi ha rapporti non protetti, mentre la mia terapia costa allo Stato circa 1.000 euro al mese».
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 19:24)
«Ho lasciato in Svezia la mia ex moglie e tre figli piccoli. Ho incontrato un’altra, che però…». Scrivete a [email protected]
Questa è la rubrica della posta del cuore curata per 7 da Massimo Gramellini. Il 7 di Cuori è la carta che indica la seconda possibilità, l’occasione che si ripresenta, l’opportunità di portare a termine qualcosa rimasto incompiuto. Per noi è l’invito a ricominciare, a partire alla riscossa, accettando e assecondando il cambiamento. In quale direzione? Vogliamo aiutarvi a sceglierla: scrivete a [email protected]
Caro sig. Massimo, ho 67 anni e sono in pensione, ma a detta di molti sono un «pensionato giovane» per l’aspetto e per lo spirito. Ho due divorzi alle spalle, l’ultimo è abbastanza fresco per cui la cicatrice non si è ancora rimarginata, soprattutto perché ho dovuto lasciare la Svezia e tre figli piccoli (12, 9 e 6 anni) specialmente a causa di una società come quella svedese, individualista, fredda, distante, che non ti accoglie come una comunità, se non in modo formale (questo per sfatare certi luoghi comuni sulla Svezia come Paese quasi perfetto). Dopo la separazione, tutti i familiari di lei e gli amici comuni mi hanno letteralmente chiuso la porta in faccia come se fossi un appestato. Pertanto, ho deciso a malincuore di tornare in Italia e ora mi trovo ad andare in quel Paese ogni 2-3 mesi per stare con i miei figli. I rapporti fra me e la mia ex-moglie (di 20 anni più giovane) sono migliorati per il bene dei bambini, e non le nascondo che in fondo al mio cuore una speranza di “ritrovarci” esiste ancora, ma so che non accadrà mai, anche per il fatto che sono in posizione di inferiorità per essere stato lasciato, o perché lei ha trovato un altro. Tuttavia, non voglio rimanere solo per il resto della mia vita, desidero ancora gioire, entusiasmarmi delle cose e delle persone intorno a me, offrire il mio corpo e il mio cuore a una donna che mi faccia vibrare come prima.
«MI SENTO COME UN GIOVANE ALLE PRIME ARMI CHE NON SA COME COMPORTARSI, FRAGILE E SENSIBILE DI FRONTE ALLE EMOZIONI»
Di recente ho conosciuto tramite un sito di incontri una donna, anche stavolta straniera (sarà il mio karma?), con cui ci siamo visti una volta, parlando per diverse ore. È di 10 anni più giovane, di un buon livello intellettuale e vive in Italia per stare vicino alla figlia. Spesso parliamo al telefono, ma quasi sempre sono io a chiederle di parlare e francamente non sento spontaneità da parte sua. Per il suo carattere, per la sua cultura o perché pretendo già troppo e devo avere più pazienza? Oppure sarà il caso di lasciar perdere? Mi sento come un giovane alle prime armi che non sa come comportarsi, fragile e sensibile di fronte alle emozioni: delusioni, ricordi, speranze, sogni, sensi di colpa, autolesionismo e altro. Per le mie esperienze passate, ho imparato che purtroppo nulla dura per sempre, ma continuo a essere un imperdonabile sognatore che crede nel vero amore che lega due persone fino alla fine. Tavolone67
TAVOLONE MIO, è consolante vedere come il cuore abbia sempre vent’anni e anche meno. Tralascio la parte svedese della lettera per mancanza di esperienze in materia (la fidanzata più a nord della mia vita era di Gelsenkirchen) e mi concentro sulla stringente attualità. Dalle poche informazioni che ci fornisci, la signora di dieci anni più giovane non parrebbe interessatissima a intrecciare una relazione a distanza ravvicinata con te. Converrai che chi si iscrive a un sito d’incontri non lo fa solo per parlare. Se quindi la signora in questione ha tirato subito il freno, una ragione ci sarà. Avete trovato una buona affinità intellettuale, ma mi sembra che la cosa si stia arenando lì. E in amore non c’è nulla di peggio che lo stagno. Bisogna che l’energia ricominci a scorrere, ma per farlo c’è un solo modo, che ti riassumerò con una parola inglese di gran moda: disruption. Interruzione.
DEVI STACCARE IL FILO CHE VI LEGA: CONTINUANDO A SENTIRLA NON AVRESTI LEI, MA SOLO L’ILLUSIONE DI POTERLA AVERE
Devi staccare il filo che ti lega a quella donna, perché solo allora capirai non tanto quello che tu provi per lei, ma quello che lei prova per te. Smetti di chiamarla e stai a vedere che succede. Se di solito non lo si fa mai, è proprio perché si ha paura che non succeda niente. Invece bisogna avere il coraggio di rischiare. Tanto che cosa cambia? Continuando a sentirla non avresti lei, ma solo l’illusione di poterla avere. Rinuncia all’illusione e vai a scoprire le carte. Così, nell’eventualità ahimè assai probabile di un “due di picche”, potrai smaltire la delusione in qualche settimana per poi rimetterti alla ricerca di qualcuna che ti corrisponda davvero. Hai soltanto 67 anni, lo so, ma non è una buona ragione per continuare a perdere tempo.
Salve Gram , in 56 anni di vita non l’ho mai fatto “strano”, però da qualche tempo sogno di andare a letto con mia moglie insieme con la sua migliore amica, sposata a un uomo che la tradisce in tutti i luoghi e in tutti i laghi, come diceva la canzone. Mentre io sono fedelissimo alla mia compagna, al punto che, come detto, vorrei coinvolgerla persino nel tradimento. Che consiglio mi dà? Frankie
FRANKIE FANTASIA, ne parli con loro, no? Prima di tutto con sua moglie, direi.
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 16:22)
L’ormonoterapia viene spesso prescritta alle donne in menopausa e anche a quelle giovani: utile per far calare il rischio di recidive, ma fa salire quello di fratture. Fare attività fisica aiuta a mantenere anche lo scheletro in salute
Con 55mila nuovi casi diagnosticati nel 2020 e 37mila italiane che convivono con una neoplasia metastatica, il tumore al seno è il più diffuso fra le donne italiane. Grazie ai molti progressi fatti con la prevenzione e la diagnosi precoce ben l’87% delle pazienti è vivo a 5 anni dalla diagnosi e l’arrivo di numerose nuove terapie permette oggi di convivere per diversi anni anche con una malattia che arriva alle fasi più avanzate. Per garantire alle pazienti non solo una sopravvivenza a lungo termine, ma anche una buona qualità di vita, che consenta loro di condurre una vita normale», è importante anche non sottovalutare la salute delle ossa, spesso colpite da metastasi.
Rischio osteoporosi e fratture
«Una paziente su quattro subisce una frattura da fragilità collegata alle terapie ormonali adiuvanti, farmaci salva-vita che causano però l’iper-riassorbimento osseo e la conseguente fragilità dello scheletro, con l’aumento del rischio di fratture», spiega Maria Luisa Brandi, presidente della Fondazione Italiana Ricerca sulle Malattie dell’Osso (F.I.R.M.O. Onlus), specialista in Endocrinologia. Circa l’80% dei tumori al seno appartiene al tipo positivo ai recettori ormonali e può beneficiare di una terapia endocrina, ovvero ormonale. L’obiettivo della terapia ormonale, prescritta anche alle donne giovani e sulla cui durata gli esperti discutono da anni (recentemente uno studio ha indicato di vantaggi di allungarla da 5 a 8 anni) è diminuire il rischio di una recidiva e quindi quello di mortalità. «Gli inibitori dell’aromatasi sono la terapia endocrina più frequentemente utilizzata in donne in postmenopausa con tumore al seno in fase iniziale – aggiunge Brandi – e sono associati a diversi effetti collaterali, e in particolare all’osteoporosi e alle fratture. La fragilità ossea è un problema che riguarda anche le pazienti giovani perché la terapia e l’improvvisa deprivazione degli estrogeni è causa di menopausa precoce, che può indebolire lo scheletro. È necessario quindi un intervento tempestivo che, con terapie anti-riassorbitive mirate, possa ridurre fino al 50% il rischio di fratture».
L’iniziativa «Ora pOSSO»
Nasce da questi presupposti l’iniziativa Ora pOSSO, promossa a partire dal 2018 dall’azienda farmaceutica Amgen, in collaborazione con Europa Donna Italia, F.I.R.M.O. Onlus, per informare e sensibilizzare le donne sul rischio di fragilità ossea e per aiutarle a prendere coscienza su come sia possibile intervenire efficacemente. Il progetto oggi conta anche l’adesione della Società Italiana dell’Osteoporosi e del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro (SIOMMMS), con il patrocino della Società Italiana di Endocrinologia, Fondazione Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica), Women for Oncology e del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). Sul sito www.ossafragili.it/oraposso, che ora ospita nuovi servizi dedicati all’attività fisica e al dialogo con i medici, è disponibile una vasta gamma di contenuti utili, da quelli di carattere direttamente informativo sulla fragilità ossea, le sue cause, il rischio di fratture, i trattamenti, ai consigli per una efficace prevenzione, alimentazione ed esercizio fisico compresi, fino a una sezione di domande frequenti affidata agli specialisti e alle testimonianze delle pazienti stesse. Diverse ricerche hanno dimostrato che fare sport contribuisce a migliorare l’elasticità e la qualità del tessuto osseo, allena la coordinazione e l’equilibrio, diventando così un fattore di prevenzione anche per le cadute, oltre a contribuire al benessere psicofisico. È sulla base di queste evidenze che «Ora pOSSO» ha dedicato all’esercizio fisico la campagna 2021 con un programma di allenamento indoor e outdoor dedicato alle pazienti e disponibili sul sito, a cura del partner tecnico Progress Lab che ha messo a disposizione chinesiologi e trainer specializzati nell’esercizio fisico specifico per le donne con tumore al seno.
Muoversi per mantenere le ossa in salute
«In aggiunta alle terapie farmacologiche mirate previste dagli specialisti, e su consiglio del medico, è bene che le pazienti considerino una regolare attività fisica quotidiana, anche moderata, che contribuisce a stimolare il metabolismo osseo, prevenendo le cadute causa frequente di fratture – dice Vito Alfarano, presidente di Progress Lab -. Il programma di attività fisica Ora pOSSO, realizzato da trainer specializzati e chinesiologi, ha già aiutato le donne anche durante il lockdown a restare in forma da casa, attenuando ansia e stress, per poi proseguire con esercizi all’aria aperta». Affrontare il tema della fragilità ossea significa anche confrontarsi in modo efficace con il medico (oncologo, chirurgo o radioterapista) e per agevolare il dialogo sul sito è stata aggiunta una serie di suggerimenti utili per affrontare in modo efficace le diverse fasi del percorso di cura. La guida, scaricabile dal sito ossafragili.it/oraposso e dalla pagina Facebook di Europa Donna Italia, è stata realizzata grazie alla collaborazione di Europa Donna Italia con Attivecomeprima Onlus: otto capitoli per avere tutte le risposte delle diverse fasi della malattia: diagnosi, intervento chirurgico, esami clinici, medici, terapie, effetti collaterali, alimentazione e qualità della vita. «Iniziare il percorso di cura è come affrontare un viaggio in cui molte sono le problematiche da esaminare insieme all’oncologo e al team di medici impegnati a salvaguardare la vita e il benessere della donna – conclude Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia -. Un percorso spesso accompagnato da ansia e smarrimento perché la portata della malattia, anche a livello emotivo e psicologico, scatena mille domande e incertezze a cui si vorrebbero avere tutte le risposte per essere informate, rassicurate, capite. La guida è pensata per agevolare le pazienti a contestualizzare e ricordare tutte le domande che si vorrebbero fare. Saper chiedere è importante per prendere le decisioni giuste per la propria salute insieme al proprio medico».
21 novembre 2021 (modifica il 22 novembre 2021 | 20:21)
di Silvio Garattini, Presidente e fondatore Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs
Prevenzione e appropriatezza terapeutica, con particolare attenzione alle loro ripercussioni sul Servizio Sanitario Nazionale, sono le basi su cui si deve realizzare la formazione dei medici di famiglia
Il medico di medicina generale, o di famiglia, che agisce da solo sul territorio non è più credibile in considerazione della crescente complessità delle conoscenze mediche e delle maggiori esigenze dei cittadini. Il medico di famiglia dovrebbe operare all’interno di strutture che riuniscano più medici con una segreteria informatica, la presenza di infermieri, psicologi, operatori sociali, pediatri di famiglia. Nella struttura deve essere possibile eseguire le analisi di routine, avere a disposizione la telemedicina per comunicare con i pazienti e con gli specialisti ospedalieri. Con questi ultimi è importante ristabilire relazioni di reciproca fiducia, oggi ridotte al minimo.
Tutti i componenti del Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) devono essere dipendenti, membri della stessa organizzazione e con la stesse finalità in cui il paziente deve essere al centro I cambiamenti organizzativi della medicina del territorio necessitano però di una importante rivoluzione culturale. Il Ssn ha perso nel percorso di oltre 40 anni una parte importante della sua missione. Ciò ha determinato una significativa riduzione della durata di vita «sana». I maschi e le femmine hanno rispettivamente 6 e 8 anni di cattiva qualità di vita per non aver osservato appunto le regole della prevenzione. Almeno il 50 percento delle malattie croniche (diabete, insufficienza cardiaca, respiratoria e renale) sono evitabili; il 30 percento delle demenze senili e perfino il 70 percento dei tumori dipendono dai nostri stili di vita. Tutti li conosciamo, ma non li osserviamo con le conseguenti malattie di cui poi ci lamentiamo. Fumo, alcol e droghe illecite, obesità e sedentarietà sono nocivi alla salute, mentre vanno privilegiati l’esercizio fisico ed intellettuale, una dieta varia ma moderata e un’adeguata durata del sonno. I medici devono essere giudicati anche per la loro capacità di diminuire il numero di fumatori, di alcolizzati, di obesi e devono svolgere questa missione anche con l’esempio.
Troppi medici fumano, influenzando così i comportamenti dei pazienti. Un secondo compito nella formazione dei medici del territorio deve sviluppare il concetto dell’appropriatezza delle terapie. Non è confacente alle conoscenze scientifiche osservare persone anziane che devono ingerire ogni giorno 15-20 farmaci. Chi ha mai dimostrato che 20 farmaci sono meglio di 15 oppure che 15 sono meglio di 10? Quali sono le intersecate interazioni fra tutti questi composti chimici? Perché non conosciamo le differenze di genere nella efficacia e nella tossicità dei farmaci? Qual è la probabilità che un farmaco possa agire su di un singolo paziente? Sono domande prive spesso di risposta perché l’informazione ai medici è ormai completamente un monopolio dell’industria farmaceutica. È necessario realizzare una significativa informazione indipendente che permetta al medico di avere una visione oggettiva della letteratura scientifica. Infine una terza area di formazione riguarda la conoscenza del Servizio Sanitario Nazionale come esempio di bene comune. Prevenzione ed appropriatezza terapeutica con particolare attenzione alle loro ripercussioni sul Ssn sono le basi su cui si deve realizzare la formazione dei nuovi medici del territorio.
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 20:13)
L’Organizzazione mondiale della sanità ha stilato le linee guida sull’Intelligenza artificiale per la salute. La definizione: «L’Intelligenza artificiale (Ia) si riferisce alla capacità degli algoritmi codificati nella tecnologia di apprendere dai dati in modo che si possano eseguire attività automatizzate senza che in nessun passaggio il processo debba essere programmato esplicitamente da un essere umano».
Le sei sfide
L’Oms riconosce che l’Ia è molto promettente per la sanità pubblica e la medicina. Riconosce anche, d’altro canto che per raccogliere pienamente i suoi frutti bisogna superare molte sfide etiche. Le principali sono sei. 1) Difendere l’autonomia dell’uomo: gli umani dovrebbero mantenere il controllo dei sistemi sanitari e delle decisioni mediche; 2) promuovere il benessere e la sicurezza delle persone e l’interesse pubblico: le tecnologie Ia non dovrebbero poter nuocere alle persone; 3) garantire trasparenza, esplicabilità e intelligibilità dei risultati e dei processi per sviluppatori, professionisti medici, pazienti, utenti e enti regolatori; 4) promuovere responsabilità e accountability, chiarezza e trasparenza; 5) garantire inclusività e equità; 6) promuovere una Ia reattiva e sostenibile, dove designer, sviluppatori e utenti in modo continuo, sistematico e trasparente valutano le applicazioni Ia durante l’uso pratico. Come non pensare alle leggi della robotica descritte da Isaac Asimov nel 1942?
*Coordinatore trasformazione digitale Asl Frosinone, regione Lazio
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 20:17)
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci consentirà di elaborare dati quali il comportamento di navigazione o gli ID univoci su questo sito. Il mancato consenso o la revoca del consenso possono influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari per il fine legittimo di consentire l'utilizzo di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
The technical storage or access that is used exclusively for statistical purposes.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
La memorizzazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per l'invio di pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su più siti web per scopi di marketing simili.
Commenti recenti