Nihayet Elibol, in arte Nini, canta e balla tra le spiagge e gli edifici abbandonati della città fantasma dopo l’invasione turca del 1974. Il presidente turco-cipriota Tatar: «Intolleranti»
Un video girato da una cantante turco cipriota risveglia la ferita aperta di Varosha, l’ex meta turistica di lusso disabitata dal luglio 1974 quando i turchi invasero Cipro, per rispondere a un colpo di Stato orchestrato dai greci, e poi parzialmente riaperta, tra le proteste dell’Onu e della Ue, nell’ottobre del 2020 per volere del governo turco cipriota, riconosciuto solo da Ankara, e del presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Nel video clip, di circa 3 minuti e mezzo, diffuso non a caso il 15 novembre che è l’anniversario della fondazione della Repubblica Turca Cipro del Nord (Kktc), si vede la cantante pop Nihayet Elibol, in arte Nini, cantare e ballare con altri giovani la canzone Bulaman («Non lo trovo», in turco) a Famagosta, la città di cui Varosha è un quartiere, tra le spiagge bagnate dal mare turchese, gli edifici abbandonati, le case ormai invase dall’erba, i negozi con la saracinesca rotta e abbassata.
Le immagini sono uno schiaffo in faccia ai greci ciprioti fuggiti dalla città nel 1974 e ancora oggi speranzosi di tornare nelle loro case, tanto che ogni anno si ostinano ad eleggere i rappresentanti dei nove comuni, forti della risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 1984 in cui si stabilisce che il quartiere potrà essere ripopolato solo dai suoi abitanti originari, circa 39mila persone. Per questo Elibol è stata sommersa di insulti sui social e le è arrivata anche qualche minaccia. Il timore degli ex cittadini di Varosha è che il cambio di status da area militare a civile spiani la strada a nuovi insediamenti da parte di turchi ciprioti, mentre molto greci conservano atti e rivendicano diritti di proprietà nella medesima località.
Chi, invece, ha apprezzato enormemente l’idea della cantante è stato il presidente di Cipro Nord Ersin Tatar, l’alleato di ferro di Erdogan che è stato eletto un anno fa e che non vuole riunificare l’isola. «Questi attacchi sono inaccettabili, frutto di una mentalità bigotta. La canzone non ha una connotazione politica e l’arte va rispettata» ha detto.
Il 15 novembre l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, era tornato sulla questione di Varosha: «Abbiamo concordato di avviare un processo per cui verrà presentato un documento con opzioni agli ambasciatori del Coreper e preparare il terreno per il Consiglio affari esteri di dicembre, dove verrà presentato» aveva detto nella conferenza stampa al termine del Consiglio Ue affari esteri a Bruxelles. Ma, si sa, i tempi della diplomazia possono essere molto lenti.
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 17:00)
L’astrofisica analizza come l’innovazione tecnologica abbia impresso velocità e facilitato le scoperte. “Ora è tutto troppo rapido per spiegarlo e la classe politica è impreparata”
La scienza e l’esplorazione spaziale stanno vivendo un periodo di straordinaria floridezza. Grandi scoperte hanno aperto prospettive inimmaginabili sino ad epoche recenti. L’inizio del XXI secolo offre l’idea che profondi cambiamenti stiano avvenendo nella conoscenza, nella dimensione della quotidianità, ma anche nelle opportunità che ci vengono offerte. L’innovazione tecnologica è stata la chiave determinante per conquistare risultati che la scienza aveva inseguito per decenni. Le onde gravitazionali finalmente catturate grazie a sofisticatissimi laser e alla misura delle loro variazioni erano state develop un secolo fa da Albert Einstein; il bosone di Higgs è stato rilevato al Cern di Ginevra con le capacità del super-acceleratore Large Hadron Collider dopo che Peter Higgs lo aveva teoricamente previsto sessant’anni fa; nel campo che riguarda la nostra salute la lotta al Covid 19 ha espresso nei laboratori la tecnica del mRNA per la fabbricazione dei vaccini fornendo una nuova e più rapida through per difendere l’organismo. Sono solo alcuni tra gli esempi più eclatanti del tempo presente. Ma la scienza oggi come viene percepita dalla società, chiediamo advertisement Amalia Ercoli Finzi, illustre professore emerito del Politecnico di Milano, famosa per essere la “signora delle comete” avendo realizzato uno strumento per indagare il suolo della cometa Churiumov-Gerasimenko con la sonda Rosetta e il suo lander Philae. “Stiamo attraversando un periodo di grandi difficoltà, non solo per il Covid. È un pace confuso nel quale la gente non sa di chi fidarsi, quali notizie prendere per buone. Per questo il ruolo della scienza è fondamentale oggi come nel passato, sempre. Solo dalla scienza possiamo aspettarci quegli avanzamenti che migliorano l’umanità. E l’esplorazione cosmica contribuisce perché ha bisogno di innovazione sia nella tecnologia che nei metodi”. Molte persone fanno fatica advertisement accettare i risultati delle scoperte, vaccini compresi. Come mai nasce un rigetto? “Perché tutto avviene in modo troppo rapido. Quando in passato il ritmo era cadenzato dalle generazioni, ogni 25 anni il progresso avanzava con una velocità in sintonia con la capacità di assimilazione. Ora la gente schiaccia i bottoni di un telefonino o della lavatrice ma non riesce a capire che cosa significhi. Mi chiedo che cosa succederà quando presto arriveranno i computer system quantici in grado di fare calcoli alla velocità dei femtosecondi, cioè un milionesimo di miliardesimo di secondo. Aspettiamoci crisi ancora maggiori. Gli scienziati devono trovare il pace di raccontare i loro risultati. Di tante scoperte la gente non è riuscita advertisement apprezzare il valore. E questo succede perché non c’è stata la voglia, la pazienza e l’umiltà di spiegare ciò che si è trovato”. La società è organizzata per accettare un cambiamento così profondo? “Ho l’impressione di no. La nostra società è dispersiva e ciò che è più grave e che si pongono sullo stesso piano cose di valore differente. C’è difficoltà nel attempt pesi diversi a cose di differente importanza e quindi tutto diventa confuso e complesso”. Guardiamo alle grandi sfide dell’esplorazione spaziale come la Luna e Marte. “Ad ognuna bisogna dare un significato duraturo, bisogna guardare lontano pensando ai futuri ritorni. Ora si parla molto di turismo spaziale. Io non sono contraria, va benissimo. Però non sono queste le cose che alla lunga costruiscono un solido domani. Occorrono tre cose per realizzare una grande impresa: le idee, le persone, i finanziamenti. Quindi ci deve essere un beneficio da investimenti umani tanto ragguardevoli perché le imprese impegnative richiedono tante persone disposte a garantire pace e passione”.
Per le grandi sfide serve prima di tutto una formazione adeguata? “La formazione viene dopo. La prima cosa da chiarire è la ricerca di valori per i quali siamo disposti a metterci in gioco. Bisogna ricreare uno spirito del passato e una volta capiti gli obiettivi da perseguire possiamo procedere. Nella vita le cose importanti sono poche, diceva mia mamma, e si contano sulle dita di una mano. A quel punto bisogna prepararci e la formazione è fondamentale; però deve essere affrontata in modo tale che tutti quelli che hanno capacità possano esprimerle. Se una classe di scuola elementare si ritrova completamente al liceo vuol dire che c’è stata una selezione sbagliata, non è prevalso il merito. Dobbiamo eliminare queste discrepanze perché altrimenti perdiamo talenti”. Il nostro è un paese con risorse limitate, non si può investire in ogni direzione ed è opportuno scegliere ciò che di meglio dimostriamo di saper fare. “È vero, ma siamo ben lontani oggi dalle condizioni precarie in cui ci siamo trovati dopo la Seconda guerra mondiale che ho vissuto direttamente. Se Dio vuole, anche se esistono ancora delle isole di povertà, tra le scelte da compiere c’è il mondo dell’informatica che governerà il nostro futuro. Forse non ci rendiamo conto, ma ora siamo in grado di trovare soluzioni a equazioni per le quali occorrevano prima paces spropositati. Sono figli dei calcolatori importanti risultati in tutti i settori, dalla biomedicina alla finanza, anche se talvolta sbaglia. In futuro sarà ancora più entusiasmante, soprattutto nella ricerca di base. Qui il mio sogno è di conquistare conoscenze di valore tanto dirompente da cambiare la nostra vita”. Nell’esplorazione spaziale è giusto concentrarsi sulla Luna e su Marte? “Io ero dell’idea che si puntasse direttamente su Marte. Sulla Luna che è vicina ci siamo stati dimostrando che siamo capaci. Quando un astronauta camminerà sulle sabbie seleniche non si sentirà lontano dalla Terra, non avvertirà l’isolamento che percepirà sul Pianeta Rosso dove andarci, però, è più stimolante. Con la Luna comunque impareremo ad andare su Marte in modo più sicuro, però da sola non risponde alle tante domande che ci poniamo sui pianeti. Advertisement esempio: che cosa è successo su Marte che in origine era un corpo celeste ricco d’acqua a trasformarsi nel luogo arido di oggi? E poi: c’period vita lassù? Io credo di sì e magari troveremo anche qualche bestiolina. Mi attraggono in modo particolare le fredde lune di Giove dove il problema dell’acqua è già risolto perché hanno addirittura laghi d’acqua sotto la coltre di ghiaccio. Insomma abbiamo tante mete affascinanti”. I giovani oggi sono in grado di pensare a questi orizzonti? “Intanto voglio ricordare con orgoglio di aver laureato al Politecnico 104 ragazze e il 14 per cento appartiene a famiglie di operai che hanno aiutato le loro figlie a studiare ingegneria. Mi rendo conto che sono eccezioni, non rappresentano completamente il mondo dei giovani d’oggi. Però è importante la loro presenza perché il loro impegno può influenzare altri. Purtroppo i nostri ragazzi sono bombardati da una comunicazione non solo enorme ma spesso fuorviante. Quindi saper scegliere ciò che è importante è un aspetto decisivo nell’educazione. Dobbiamo aiutarli a sviluppare il senso critico e non farsi abbagliare da grandi stupidaggini. I volonterosi ci sono ed è colpa nostra se non riusciamo a trasmettere bene i valori. Bisogna attempt loro una mano per raggiungere ciò che desiderano. Questo è anche il compito delle scelte politiche”. I politici, appunto. Capiscono o ignorano le necessità dei giovani? “Ho avuto la sfortuna di aver conosciuto la politica dopo il 1945 e quello che mi stupisce ancora oggi è la lungimiranza dei politici di allora, la loro volontà di ricostruire l’Italia, senza incoraggiare i rancori. Erano persone di coscienza e coraggio. Pensiamo alla decisione di realizzare l’Autostrada del Sole in un Paese ridotto alle macerie dopo una guerra perduta. Age la situazione peggiore. Però in quei momenti avevano in mente il bene del Paese. Oggi, tranne qualche personaggio, questo è l’ultimo dei loro pensieri. Quando ci siamo trasferiti ad abitare fuori Milano, a Trezzano sul Naviglio, mi offrirono di entrare in uno schieramento politico. Non l’ho fatto perché sono convinta che ciascuno debba fare le cose di cui è competente e poi non accetto i compromessi. La mia generazione ha un torto: quelli che avevano talento per fare politica hanno preferito creare un’industria lasciando il compito della politica e del futuro dell’Italia in mano a gente che non aveva le capacità”. Ci sono ambizioni o obiettivi ancora da raggiungere nelle sue aspirazioni? “Sì e alcune sono incompiute. Il pianoforte, ad esempio anche se suonavo discretamente. Poi mi rendo conto che la mia preparazione matematica si è bloccata e avrei dovuto approfondirla di più. Sono dispiaciuta, vedrò di recuperare in un’altra vita. Per la matematica ho sempre avuto una passione fin da piccola ed ero brava perché avevo intuizione. Mi ricordo che una volta una professoressa al liceo nella risoluzione di un problema ci aveva dato il risultato. Ma il mio era diverso dal suo e trovai dove lei aveva sbagliato. Glielo dissi e si arrabbiò molto. Ci sono poi gli autori classici. Quando rileggo testi latini mi rendo conto di come interpretassero bene l’animo umano che è rimasto sempre lo stesso, e mi rammarico di non averli coltivati. Avrei bisogno di tante vite”. Non abbiamo parlato delle comete che l’hanno impegnata a lungo … “Per me rappresentano la bellezza in assoluto. Quando Dio ha inventato una stella regalandole una chioma è stato bravissimo. Abbiamo ancora tante cose da imparare sulle comete. In me è prevalsa la passione di preparare le missioni necessarie per studiarle”. La scienza nella nostra vita deve essere una conoscenza normale o eccezionale? “Credo che in ciascuno di noi ci sia uno scienziato e la curiosità di trovare risposte e dovremmo farli emergere dal nostro intimo. Abbiamo bisogno di scienziati perché sono gli unici in grado di costruire qualcosa di utile alla società”.
2 dicembre 2021 (modifica il 2 dicembre 2021|17:07)
La ministra Cartabia, il commissario Onu Grandi, i giornalisti del Corriere: ricordando Maria Grazia a 20 anni dalla morte, «torniamo» in Afghanistan. Il premio che porta il suo nome a Patrick Zaki
Tre desideri, tenere stretto il furore di Maria Grazia, riflettere sul destino dell’Afghanistan e sul ritorno dei talebani. E infine difendere, ancora una volta, il diritto alla libera informazione. Con queste parole il vicedirettrice del Corriere della Sera Barbara Stefanelli ha aperto ieri in Sala Buzzati la giornata organizzata dalla Fondazione del Corriere della Sera nell’ambito di BookCity, iniziata al cinema Anteo con la proiezione di «Viaggio a Kandahar» del regista Mohsen Makhmalbaf.
Incontri, riflessioni, interviste e reportage dedicata all’inviata del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli, scomparsa in Afghanistan 20 anni fa. A rendere omaggio, tra gli altri, la ministra della Giustizia Marta Cartabia che ha ricordato la storia di Mareya Bashir, prima procuratrice di Herat cui è stata riconosciuta la cittadinanza italiana. «Ho incontrato Bashir ad un convegno nel 2013 sulla presenza femminile nelle Corti costituzionali. Ed è stato un incontro folgorante. Io all’epoca ero giudice della Corte costituzionale, unica donna. Dal lusso della mia posizione mi lamentavo della disparità di genere mentre lei subiva attentati e minacce. E’ per lei e per le donne afghane che dobbiamo tenere accese le braci sotto la cenere, per fare sì che non vadano persi i progressi fatti». La giornata è stata occasione per riflettere sulla necessità, come ha sottolineato l’inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, di aprire un canale di dialogo con i talebani.
Con Mario Cutuli, fratello di Maria Grazia, il ritorno ideale nella provincia di Herat, dove la scuola blu costruita nel 2011 in memoria della giornalista ancora accoglie le studentesse e gli studenti della regione, nonostante il divieto dei talebani per le ragazze. «Un luogo — come ha spiegato — che abbiamo voluto costruire per quella parte di popolazione che, pur rappresentando la speranza e il futuro, non ha voce».
Le donne afghane sono rimaste poi al centro del racconto di Eleonora Selmi, ostetrica di Medici Senza Frontiere a Khost, dove «ho visto le donne togliersi il burqa e sorridere, forti dei loro sogni e della volontà di diventare dottoresse». Da Simonetta Gola di Emergency è arrivato il ricordo del marito Gino Strada scomparso proprio durante il giorni della caduta di Kabul «che per lui rappresentavano solo l’ennesima tappa di una guerra ingiusta e insensata».
E commozione non è mancata nel dialogo tra Barbara Stefanelli e Carlo Verdelli, sulla telefonata con la quale — all’epoca era vicedirettore del Corriere — Verdelli esaudì l’ultimo desiderio di Maria Grazia, ossia di restare in Afghanistan a lavorare. «Le ho detto di sì perché sapevo che per Maria Grazia i talebani erano i tartari raccontati da Buzzati. E perché sapevo che doveva scendere dal muro della fortezza e andare loro incontro».
A chiudere la giornata la consegna del premio Cutuli a Patrick Zaki, ritirato dal compagno dell’Università di Bologna Rafael Garrido e accompagnato da un messaggio della sorella Marise. Un premio che «va a lui e tutti gli eroi della libertà di informazione».
19 novembre 2021 (modifica il 20 novembre 2021 | 13:52)
Dopo le numerose segnalazioni da parte dei proprietari delle auto a guida autonoma che non riuscivano più ad aprirle, l’app è tornata a funzionare
Le auto di Tesla si possono aprire e chiudere grazie ad un’app installata sullo smartphone. Ma il 19 novembre questa app per diverse ore è stata offline, causando il blocco di centinaia di Tesla in tutto il mondo (inizialmente il blocco sembrava essere limitato a Usa e Canada, ma dopo qualche ora si è propagato ovunque). Sui social è iniziato il consueto tamtam delle segnalazioni di proprietari che chiedevano spiegazioni all’azienda e anche al suo fondatore Elon Musk. Sui loro smartphone, infatti, l’applicazione dava «errore del server 500», che la rendeva di fatto inutilizzabile.
Proprio ai social, o meglio, a Twitter, il patron di Tesla e SpaceX ha affidato la notizia con cui ha rassicurato i suoi clienti sparsi per tutto il mondo della risoluzione del problema. Due tweet, apparsi nelle prime ore della mattinata italiana, dove ha spiegato che «l’app dovrebbe essere tornata online » (nel frattempo erano passate circa sei ore dalle prime segnalazioni del disservizio). Il problema sarebbe stato causato dal troppo traffico della rete, ha analizzato Musk, per poi concludere: «Ci scusiamo, faremo di tutto perché ciò non accada mai più».
Should be coming back online now. Looks like we may have accidentally increased verbosity of network traffic.
Apologies, we will take measures to ensure this doesn?t happen again.
— Elon Musk (@elonmusk) November 20, 2021
I clienti e follower di Musk sono rimasti piacevolmente colpiti dalla mobilitazione n prima persona del miliardario, inondando il suo tweet con messaggi di sostegno e ammirazione. «Finalmente, questo è un servizio clienti», scrive Danny Archer, seguito da «Questo significa essere un CEO», secondo Engel Valadez. Così come l’account di Jessica Meckmann, che ha puntualizzato: «Mi domando se qualche altro CEO di un’azienda di auto abbia mai fatto una cosa simile, ho dei dubbi che qualcuno abbia mai parlato direttamente con un cliente».
Nelle stesse ore in cui l’app andava offline, erano stati fatti degli aggiornamenti da parte di Tesla, tra cui la possibilità di regolare la protezione del surriscaldamento dell’abitacolo e alcuni miglioramenti sui widget. Probabile, quindi, che anche questo abbia contribuito al sovraccarico del traffico della rete che ha causato il blocco. Fortunatamente ora la situazione è tornata alla normalità.
20 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 18:00)
L’attrice, 94 anni, ospite nel salotto televisivo di Mara Venier è apparsa provata e stanca. E si è sfogata per la lotta legale con il figlio per l’amministrazione dei suoi beni
«Ho diritto di vivere ma anche di morire in pace» così Gina Lollobrigida, commossa, affranta, in lacrime oggi a «Domenica in» su Rai1 intervistata da Mara Venier. «Forza, sei una bersagliera amore» l’ha spronata Venier. L’attrice, 94 anni, è da anni in lotta con la famiglia da quando nella sua vita è entrato Andrea Piazzolla, 34 anni, suo ex manager e assistente, che vive con la compagna e la figlia, cui ha dato il nome di Gina, nella casa della diva sull’Appia Antica. Secondo Milko, il figlio di Lollobrigida, Piazzolla avrebbe raggirato sua madre al punto da essere stato accusato di circonvenzione di incapace. In collegamento anche il nuovo legale della Lollobrigida, Antonio Ingroia. Sabato i legali di Andrea Milko Skofic, figlio della «Bersagliera» (è nato il 28 luglio 1957 dall’unione dell’attrice con il medico sloveno Milko Skofic. Nel 1971 Lollobrigida ha divorziato dal marito e da quel momento i rapporti col figlio sono stati difficili), e del di lui figlio Dimitri, unico nipote della diva, erano intervenuti a Italia Sì su Rai1 per spiegare le loro ragioni, mosse «da immutato affetto e viva preoccupazione per il vergognoso annichilimento del suo patrimonio a beneficio del signor Piazzolla».
Ingroia: Sì, difendo Gina Lollobrigida. Mi ha chiamato dopo avermi visto su Netflix https://t.co/u0AIzNZ2DE
— Corriere della Sera (@Corriere) November 13, 2021
Parlando del suo rapporto con Andrea Piazzolla, Lollobrigida ha sottolineato: «Per me è come un figlio, mi sta accanto, mi ha aiutata ad andare avanti. Lui non ha mai sbagliato. È una brava persona e per avermi aiutata, sta avendo guai terribili. La vita è mia ed io decido cosa farne. Fare dei regali ad Andrea e alla sua famiglia è una cosa che riguarda me, nessun altro». Ad ottobre la Cassazione ha convalidato il decreto di apertura dell’amministrazione di sostegno per l’attrice oggi 94enne, su azione legale promossa dal figlio Milco. È lui che ha chiesto all’autorità giudiziaria di Roma di mettere i beni di sua madre in mani sicure.
Anzi Skofic aveva chiesto la «tutela» anche per la gestione ordinaria della vita di sua madre. Ma i giudici hanno ritenuto che «Lollo» è in grado di prendere da sola le sue decisioni per la vita quotidiana, ma non quelle che riguardano la gestione di soldi, società , immobili. «Amareggiata ma non rassegnata» era stato il suo commento a caldo. Intanto va a processo per circonvenzione di incapace l’ex giovane factotum Andrea Piazzolla che gestiva i beni della diva. Pare che ci siano ammanchi milionari e tanti oggetti preziosi — si parla di 350 beni di proprietà dell’anziana attrice — messi in vendita presso case d’aste tramite un intermediario, Antonio Salvi, anche lui finito a giudizio.
In tutto questo, nel corso del programma, a Mara Venier è capitato un piccolo incidente: la conduttrice sembra essere scivolata durante una pausa e per qualche minuto si è fermata lasciando la conduzione del programma a Pierpaolo Pratelli. Poi è tornata in video mostrandosi seduta su uno sgabello con fasciatura al piede. La Venier ha minimizzato l’accaduto dicendo che «la botta è stata forte, ma sto bene». La conduttrice ha ripreso poi a intervistare Memo Remigi. «Non mollo — ha detto —, mi devono abbattere», ha concluso sdrammatizzando.
21 novembre 2021 (modifica il 21 novembre 2021 | 18:07)
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