Nuovo Digitale terrestre, cambio di frequenze al Nord Italia da

Nuovo Digitale terrestre, cambio di frequenze al Nord Italia da

Otto regioni del Nord saranno interessate dal «refarming», un massiccio spostamento di frequenze. Ecco tutte le date

Il nuovo digitale terrestre è ai blocchi di partenza. Dopo il passaggio all’Hd di alcuni canali Rai e Mediaset (qui le istruzioni per continuare a vederli) adesso si entra nel vivo dello switch-off con il refarmingdel Nord Italia, lo spostamento di alcune emittenti su altre frequenze che forse richiederà un piccolo intervento da parte nostra.

Il passaggio avverrà gradualmente in tutta Italia e date diverse. In Sardegna è già avvenuto dal 15 novembre al 2 dicembre 2021 e ora tocca a otto regioni del Nord Italia, ovvero Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna (il Centro-tirrenico vedrà il passaggio nel primo trimestre 2022, il Centro-adriatico più il Sud nel secondo trimestre 2022).

Dal 3 gennaio 2022 al 15 marzo in queste regioni verranno spente le frequenze in 700 MHz (Che saranno destinate al 5G), alcuni canali verranno spostati e altri, soprattutto locali, spariranno per sempre. Il calendario però varia a seconda delle singole provincie e talvolta anche all’interno di esse. Queste le date precise:

3-7 gennaio — Valle d’Aosta
10-18 gennaio — Piemonte occidentale (Torino, Cuneo e relative province, Langhe e Roero – parte provincia di AT)
19 gennaio — Versante piemontese Appennino ligure (Parte della provincia di AL), Val Tidone (parte della provincia di PC)
20 gennaio – 9 febbraio — Alpi Biellesi, Valsesia, Verbano Cusio Ossola, Vergante (parte delle province di: VB, VC, BI, NO): Sondrio e provincia, Alpi e Prealpi lombarde (Parte delle province di: VA, CO, BG, LC, BS), Sponda veneta Lago di Garda (Parte della provincia di VR)
10-14 febbraio — Bolzano e provincia
15-23 febbraio — Trento e provincia
24-28 febbraio — Belluno e provincia e Prealpi Vicentine (parte della provincia di VI) e Prealpi trevigiane (parte della provincia di TV)
1 marzo — Montagna pordenonese, Carnia, Canal del Ferro – Valcanale (Parte della provincia di: UD e PN)
2-4 marzo — Alto Appennino Emiliano-Romagnolo e Medio Appennino Forlivese Cesenate (parte delle province di: PR, RE, MO, BO, RA, FC)
7-11 marzo — Monferrato (parte delle province di: AT, AL) Pianura Padano Veneta e Friulana (parte delle province di: TO, BI, VC, NO, AL, PV, MI, VA, CR, MB, CO, BG, LC, BS, LO, MN, PC, PR, VR, RE, MO, BO, FE, FC, RA, RO, PD, VI, TV, VE, PN, UD, GO, TS)
14 marzo — Alto Appennino Forlivese e Cesenate (parte della provincia di FC), Rimini e provincia

Che cosa fare? La maggior parte di noi non dovrà fare nulla. Non dovremo cambiare decoder, Tv o antenna. Se prima del refarming vedevamo la Tv significa che continueremo a vederla anche dopo lo spostamento delle frequenze (Ricordiamoci però che alcuni canali non saranno più visibili).

Quasi tutte le TV poi hanno ormai la risintonizzazione automatica che cercherà i nuovi canali non appena verranno «spostati». Se invece il televisore non l’avesse, basta seguire questa breve guida e risintonizzare i canali a mano.

15 dicembre 2021 (modifica il 15 dicembre 2021 | 16:01)

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Cashback, ecco il superpremio

Cashback, ecco il superpremio

Il Cashback di Stato ha chiuso definitivamente i battenti. O almeno lo ha fatto per il 2022, dato che la legge di Bilancio non ha trovato i soldi per rifinanziare la discussa misura per la lotta all’evasione che, numeri alla mano, non era poi così dispiaciuta agli italiani. Al Cashback voluto dal governo Conte bis a trazione M5s-Pd ha aderito un italiano su 6. Per l’esattezza, 9.357.748 persone che nei 7 mesi di vita della misura (inaugurata l’8 dicembre 2020 con tre settimane sperimentali e conclusasi il 30 giugno scorso) si sono viste restituire oltre un miliardo di euro (1.123.383.093,04 euro). Pochi giorni fa, l’ultimo capitolo: la consegna del Super Cashback, il maxi premio da 1.500 euro rivolto ai primi 100 mila che avevano totalizzato il maggior numero di pagamenti elettronici entro il 30 giugno 2021. In questo caso, sono stati elargiti 149.944.500 euro a 99.963 fortunati, mentre ai 37 restanti non è andato nulla non avendo comunicato il loro Iban, come spiega la Consap.

Le perplessità di Draghi

Come detto, avviato in via sperimentale durante le festività natalizie dello scorso anno ed entrato a regime all’inizio del 2021, il programma – che era parte del Piano Italia Cashless – metteva nel mirino l’uso del contante nelle transazioni quotidiane. L’obiettivo era quello di creare le condizioni per far emergere il nero, una delle piaghe del Bel Paese. Promettendo il rimborso del 10% sull’importo degli acquisti con le carte, aveva macinato consensi di mese in mese tra gli italiani, ma fin da subito aveva trovato davanti a sé le barricate di Fratelli d’Italia. Anche Draghi però aveva manifestato perplessità. In occasione del primo stop, il premier he aveva parlato come di una misura che «ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori», come aree urbane e al Nord, rischiando di accentuare le sperequazioni economiche». E, in effetti, ad aderire al Cashback erano stati soprattutto cittadini del Centro-Nord, ovvero quelli con più disponibilità economica e in possesso di carta di credito.

Il nuovo tetto ai contanti

Messa una pietra sopra, almeno per il 2022, al Cashback di Stato, il nuovo anno si aprirà comunque con una novità relativa alla lotta al contante. Se da una parte la commissione bilancio della Camera ha approvato una modifica al decreto Recovery che prevede una multa di trenta euro più il 4% del valore del bene o del prodotto acquistato per il negoziante o il professionista che non accettano bancomat o carta di credito, dall’altra il governo Draghi ha deciso di non intervenire sul nuovo tetto ai pagamenti in contanti in vigore dal prossimo anno. Il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020, varata dal governo Conte bis, aveva infatti stabilito che a partire dal 1° gennaio 2022 non sarà possibile effettuare pagamenti in contanti per un importo superiore a mille euro (il limite era già sceso a luglio 2020, dai precedenti 3 mila ai 2 mila). In soldoni, dal prossimo anno se un genitore vuole regalare al figlio più di mille euro, dovrà fargli un bonifico. Stessa cosa vale per chi si reca in negozio a comprare, per esempio, un televisore molto costoso. Chi viola le nuove regole (con la digitalizzazione dei conti correnti, i controlli del Fisco sulle irregolarità compiute sono ora più facili) rischia una multa di mille euro, ma se il pagamento in contanti riguarda un professionista, la sanzione è di 3 mila euro.

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Sette attrici sullo stesso set, divise da 64 anni d’età

Sette attrici sullo stesso set, divise da 64 anni d’età

di Enrico Caiano

Le protagoniste italiane del film di Natale «7 donne e un mistero» sono divise da oltre sei decenni tra la più anziana e la più giovane. Intervista sul femminismo, il sesso, come (e con chi) invecchiare, il cinema: una conversazione, questa sì, senza misteri

Questa intervista a più voci è il servizio di copertina del numero di «7» in edicola venerdì 17 dicembre. Lo anticipiamo per i lettori di Corriere.it. Buona lettura

Come sono riuscite 7 attrici a reggere fino alla fine del film senza sbranarsi? Qualcuno potrebbe malignare che sia questo il vero mistero di «7 donne e un mistero», il film di Natale al femminile di Alessandro Genovesi sulla scia di 8 donne e un mistero di François Ozon 20 anni più tardi (là erano 8 perché le cameriere erano 2 e qui solo una). Loro farebbero spallucce tirando dritto, senza ascoltare stupidi pettegolezzi. Anzi, fanno propio così, a domanda precisa. E loro sono, in ordine di età decrescente, Ornella Vanoni, Margherita Buy, Sabrina Impacciatore, Luisa Ranieri, Micaela Ramazzotti, Diana Del Bufalo e Benedetta Porcaroli. Dal 1934 al 1998. Nella chiacchierata collettiva che segue parleranno tutte. Ciascuna indicata dal nome di battesimo in grassetto.

Una chiacchierata trans-generazionale. In ordine di età decrescente, con Ornella Vanoni, Margherita Buy, Sabrina Impacciatore, Luisa Ranieri, Micaela Ramazzotti, Diana Del Bufalo e Benedetta Porcaroli. Dal ‘34 al ‘98

Sabrina non si nasconde: «Certo che abbiamo avuto conflitti, non è stata una cosa da Mulino Bianco. Ci sono stati momenti in cui ci siamo fraintese, male interpretate e magari non abbiamo avuto attenzione l’una per l’altra. Ma è per questo che mi viene di usare la parola trionfo: perché alla fine con il confronto abbiamo davvero superato tutto». Micaela gioca su un’immagine choc: «Io ci ho sempre viste come un mostro a 7 teste in una casa isolata e innevata. Ci siamo un po’ annusate come i gatti. Finché… abbiamo cominciato a fidarci».
«Mica sono idiote le donne», incalza Margherita. «Sapevamo di doverci “accordare” come in un concerto con tante che suonano. Per riuscirci ci voleva un minimo di tempo e ce lo siamo preso. Ma questo è normale, sarebbe successo anche con degli animali…». «Miracolooo!», gorgheggia ironica Ornella, «andavamo sempre d’accordo! Ma poi è mica vero che sia un miracolo. Di solito va così se non capita una spitinfia come dicono a Milano, che poi sarebbe una stronzetta. Ma nessuna di loro lo è stata».

Una casa di campagna negli Anni 30

Nel film, invece, lo sono un po’ tutte. Tra loro e con quell’uomo misterioso chiuso nella stanza della grande casa isolata di campagna in una zona non meglio identificata dell’Italia Anni 30. Quell’uomo che non si sveglia per la prima colazione e forse è morto. Rispetto a lui sono mogli, suocere, nipoti, cognate, amanti e traditrici. Forse assassine. Proprio come nella pièce teatrale del francese Robert Thomas su cui si sono modellati sia il film di Ozon che questo di Genovesi.
«Io l’avevo dato per scontato che ci saremmo subito accolte l’una con l’altra» dice Luisa «ma io non faccio testo perché sono un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie». Una cosa l’hanno pensata tutte e sette ma la spara a bruciapelo Diana: «Che sette attori maschi sarebbero stati molto più primedonne di noi, con tutto il loro ego». Anzi, «che se ci fossero stati sette uomini il film non sarebbe arrivato in fondo », chiude i giochi Micaela. La più giovane, Benedetta, è la più schietta: «Abbiamo vissuto momenti di terrore, che però duravano pochi secondi: d’altra parte le donne sono esseri complessi e su sette tu capisci che se una non ha il ciclo ce l’ha quell’altra… Ma è stata un’esperienza catartica che ha abbattuto alcuni cliché».

DIANA DEL BUFALO: «ORA ABBIAMO ANCHE UN CHAT E CI VEDIAMO FUORI A CENA» – ORNELLA VANONI: «A CENA SI VEDONO LORO, STANNO TUTTE A ROMA, IO SOLA A MILANO»

Diana dà la notizia: «Ora abbiamo il nostro gruppo WhatsApp creato appena concluso il film: è pieno di sciocchezze. E poi ci vediamo fuori a cena… che bello!». Anche la “veterana” Ornella smanetta sulla chat del cellulare? Lei glissa ma attacca: «A cena si vedono loro: io purtroppo sto a Milano e loro tutte a Roma…». Eppure tutte la vorrebbero rivedere “nonna” Ornella: «Stare tutto il tempo del set con il mito Vanoni è uno dei motivi per cui ho accettato di fare il film», confessa Luisa: «Ora la amo più di prima». Mai come la “nipotina” Benedetta: «Ornella per me è unica, è stato meraviglioso poter lavorare con lei e diventarle amica. Ha uno spirito… È un’artista a 360 gradi, ti regala cose speciali». E lei, Ornella, cosa pensa delle altre?: «Io adoro Margherita Buy. Come è nella vita, intendo: è buffa, mi fa ridere, mi mette molta allegria. Poi è così carina… Inoltre ho avuto un bel legame con Micaela Ramazzotti, un’anima molto sensibile. Maria, la cameriera, cioè Luisa Ranieri, era invece la più elegante di noi. Ha visto come era ben vestita? Eppure era la cameriera! ».

MICAELA RAMAZZOTTI: «SIAMO PIÙ FORTI, ANCHE FISICAMENTE, UNA FORZA CHE NON È POTENZA» – LUISA RANIERI: «BELLO INVECCHIARE TRA AMICHE, MA IO HO MIO MARITO…»
Bottigliata in testa: «Credevo di aver ucciso la Vanoni»

Adora Buy eppure proprio Margherita ha rischiato di farle molto male con una finta ma mica tanto bottigliata in testa: «Che male alla capoccia mi ha fattoma non è stata colpa sua, non voleva neanche fare la scena». Era una bottiglia di scena di whisky e Buy ha colpito di spigolo: «Io mi sono attenuta a quello che mi avevano detto quelli degli effetti speciali. Eppure… Credevo di aver ucciso la Vanoni, un mio punto di riferimento amatissimo come cantante e donna. Certo era una notizia per la promozione del film…». Ma il panico per tutte e 7 è stato davvero grande.
Aparte il finto cinismo di Margherita, le donne si a riconoscono empatia e complicità nei rapporti tra loro.

Per Margherita «l’empatia tra donne è il primo sentimento che si sviluppa. Io con le donne cerco di capire se l’altra mi somiglia, perché tutti cerchiamo un po’ di noi stessi negli altri. Così abbiamo meno paura, se gli altri ci somigliano ci sentiamo rassicurati. Questo film è stato un’occasione abbastanza unica per capire che il mio primo giudizio fondato su una simpatia o un’antipatia a pelle non sempre era fondato». Micaela continua a fare il paragone con gli uomini: «Siamo più forti psicologicamente e anche fisicamente di loro. Una forza che non è potenza ma resistenza. Siamo rocce. Vedo quelle donne che a Roma guidano gli autobus portando di prima mattina una città intera al lavoro. Poi riattraversano la città per tornare a casa e magari fanno 4 ore da baby sitter. Oppure vanno all’università e finito con i bambini si mettono pure a studiare».

Discriminazioni e lavoro precario

Sono le stesse donne che spesso si trovano a vivere situazioni di discriminazione in una condizione di lavoro già precaria: «Noi attrici e registe italiane grazie al MeToo negli ultimi due anni abbiamo migliorato la nostra situazione rispetto agli uomini: siamo più sicure e con più opportunità. Ma in certi ambienti sociali il movimento non è proprio arrivato», osserva Micaela. Ambienti dove le difficoltà professionali sono frequentemente accompagnate da sopraffazioni in casa da parte di uomini violenti: «Oggi le donne le ammazzano come mosche e questa è una roba tremenda. Non si sa più cosa fare e non si sa più cosa dire», sbotta Ornella. Segno che di questi temi hanno parlato molto al margine del set. «Che in passato gli uomini picchiassero le donne e i bambini in famiglia lo si è sempre saputo, anche se non lo si scriveva sui giornali. Invece questo fatto degli ammazzamenti, degli stalker, degli uomini che non accettano che una donna possa dire no è un fenomeno degli ultimi anni», conclude ancora Ornella. Ragionando sull’uomo irresoluto, debole tratteggiato nel film, non provate a dire a Benedetta che forse oggi il maschio è così anche nella realtà: «Fin quando apro il giornale e leggo che continuano a morire donne ammazzate francamente mi viene difficoltoso sostenere una supposta debolezza dell’uomo di oggi: la condizione della donna oggi non è comparabile a quella di un uomo».

Divise (a volte) dai discorsi sul femminismo

Eppure i discorsi sul femminismo sono quelli che più hanno diviso le 7 protagoniste del film. Sabrina dice ad esempio di non sentirsi femminista: «Ringrazio le femministe perché sono riuscite ad aprire un varco però non mi sento femminista ma femmina. Non voglio ci siano divisioni con i maschi ma un’idea di collaborazione, di complementarità, di complicità e condivisione. Gli uomini dovrebbero aiutare le donne e così facendo sarebbero più liberi e non schiavi del loro ruolo di macho-man di cui sono stati vittime». Diana invece si definisce femminista «ovviamente. Ma il movimento femminista estremo mi trova a volte in disaccordo».

MARGHERITA BUY: «IL FEMMINISMO DOVREBBE ESISTERE SEMPRE, NON È CONTRO L’UOMO» – SABRINA IMPACCIATORE: «RINGRAZIO LE FEMMINISTE, MA IO MI SENTO FEMMINA, NON FEMMINISTA»

Benedetta invoca un nuovo femminismo: «Ultimamente leggo sempre le stesse cose. Invece ci vuole un nostro movimento intellettuale che faccia fare un passo avanti a tutti, uomini e donne. Purtroppo la forbice si allarga sempre più con distinzioni forzate che lasciano il tempo che trovano». La fascia di età mediana, quella di Margherita e Luisa sta appunto in mezzo: «Il femminismo dovrebbe esistere sempre e non è una cosa contro l’uomo. Credo debba sempre essere presente in noi un germe di autocritica per relazionarsi con gli uomini, con noi stesse e il mondo», dice la prima. Per Luisa «bisogna trovare un equilibrio, non credo nelle forme drastiche. Le nostre nonne e mamme l’hanno cercato attraverso il femminismo, noi dobbiamo educare i nostri figli, lavorare sull’uomo che verrà. Non credo negli slogan ma nel lavoro quotidiano nelle case, nell’educazione sentimentale e in quella civica. Tutte noi donne, poi, forse dovremmo rispondere a un’esigenza attuale, che è quella della sorellanza».

«Sorella di tutte? Non mi interessa»

Apriti cielo. Non c’è tema su cui le 7 attrici si sentano più divise. È ancora la giovane Benedetta a fare la voce grossa: «Non me ne frega niente di essere sorella di tutte, mi piacerebbe di più vivere in un mondo di persone che si rispettano e non si fanno del male. Se poi un giorno saremo tutti fratelli sarà anche meglio». «Io alla sorellanza credo ciecamente», butta lì Sabrina. «Per alcune sarà una moda, per me è una realtà. Ne ho parlato alle mie colleghe: dobbiamo metterla in atto. Creare rapporti di sostegno liberi dalla gelosia, dall’invidia, dalla competizione con la voglia di farsi del bene a vicenda. Ho amiche che si rivelano sorelle nelle piccole e grandi cose e sono la gioia più grande della mia vita. Più di qualsiasi altro rapporto. Oltre la famiglia per me c’è la sorellanza». Magari non la chiamano cosi Luisa e Margherita ma entrambe si vedrebbero a trascorrere la vecchiaia in una comunità di donne: «Ritrovarsi con le mie amiche storiche tutte insieme in una casa non mi dispiacerebbe, ne parliamo spesso», dice Margherita. «È una dimensione bella. Ognuna con i suoi spazi, certo. Ma invecchiando si tende ad isolarsi e questo non va bene». Ornella, 87 anni, non lo fa di certo e anche a lei piacerebbe la comunità al femminile.

Quando capita di soffrire un uomo in casa

Luisa, nota come connecting people, è favorevole ma fa notare con napoletanità tutta pratica che questa però «mica è l’avanguardia. Nelle città di provincia le donne già lo fanno: quante sorelle o cognate che rimangono vedove vivono poi tutte assieme». Lei comunque si augura «di invecchiare accanto a mio marito Luca (Zingaretti; ndr) e averlo per tutta la vita accanto a me». Innamoratissima da anni, Luisa. A differenza di Diana che è single e mette le cose in chiaro: «Sono un essere molto indipendente, sola da tanto, e mi è capitato pure di soffrire un uomo in casa. Spero un domani di trovare un uomo che abbia una casa sua e voglia vivere separato da me. Bello condividere il letto, dormire insieme… però poi dopo un po’ di tempo passato così anche basta». Pure sulla maternità («responsabilità gigantesca») non si sente pronta ora a 31 anni. L’opposto di Benedetta che ha «il senso materno» e vuole «una famiglia».

BENEDETTA PORCAROLI: «HO IL SENSO MATERNO E VOGLIO UNA FAMIGLIA. INNAMORARMI DI UNA DONNA? SE È AFFASCINANTE, PER ME E’ MEGLIO DI UN UOMO AFFASCINANTE»

A sorpresa su un tema sono tutte d’accordo: l’amore e il sesso tra donne. «Fichissimo!», esulta Micaela. Al sapiente silenzio-assenso di Ornella fa riscontro il nervosismo di Margherita: «Non andiamo in questi ambiti strani, non sono preparata». Poi però: «Finché c’è amore va tutto bene e io sono pro, tra i giovani c’è una fluidità che va benissimo. Per quanto mi riguarda per il momento no, poi vediamo: c’è sempre tempo». Diana: «Sono aperta anche se non mi è capitata la situazione. Non ho conoscenti sensuali che anche loro abbiano voglia ma lo sento possibile». Benedetta è sicura che «in linea generale potrei innamorami di una donna: se molto affascinante mi piace di più di un uomo molto affascinante. Certo tutte le volte che penso al sesso con una donna mi dico che non ce la farei». Sabrina non esclude «proprio niente. Mi piace esplorare ed essere viva. Però mi innamoro degli uomini ». Come Luisa: «Non importa il sesso che ami, l’amore è un sentimento universale, l’importante è incontrarlo. Quanto a me chi può dirlo? Sono molto etero e mi sono sposata proprio l’emblema dell’etero. Però Massimo Troisi diceva che le vie del Signore sono infinite…».

17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 07:40)

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Lavoro: arriva il “bonus offer patente” per salire sui giganti della strada

Lavoro: arriva il “bonus offer patente” per salire sui giganti della strada

di Gianpaolo Cherchi Un contributo incentiva i giovani under 35 e i disoccupati, che percepiscono il RdC e altri ammortizzatori sociali, a intraprendere la carriera di autotrasportatore

Strano, ma vero: in un mercato del lavoro alquanto schizofrenico, fra le figure professionali più ricercate, l’autotrasportatore, allo stato attuale, si classifica fra i primi posti. Così, per incentivare i giovani di età non superiore ai 35 anni, ma non solo, a salire in cabina di pilotaggio dei giganti della strada, giunge da stimolo il “bonus offer” del decreto Infrastrutture. Lo Stato riconosce fino a un massimo di 1.000 euro a chi consegue la patente e/o l’abilitazione CQC per lavorare nel trasporto delle merci. Un premio, nella forma di rimborso spese non unicamente destinato agli under 35, ma anche a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza o ammortizzatori sociali. Un piano per favorire un rientro di parte delle spese sostenute per conseguire la patente di guida per i veicoli destinati all’autotrasporto delle merci, o per le altre relative abilitazioni professionali richieste. Il contributo, che non può comunque superare il 50% delle spese sostenute e documentate, verrà concesso fino al 30 giugno 2022.

Incrementare l’inserimento di giovani nel mercato del lavoro in un settore che soffre di oggettiva carenza strutturale di autisti è l’obiettivo focale dell’intervento. Ma come poter riuscire a percepire questo aiuto finanziario? Occorre, innanzitutto, che i richiedenti producano la documentazione attestante la stipula, entro e non oltre 3 mesi dal conseguimento della patente, di un contratto di lavoro in qualità di conducente nel settore dell’autotrasporto per un periodo di almeno 6 mesi. E non sembra un’impresa difficile, stando alle recenti statistiche delle dinamiche occupazionali, considerando che, oggi, chi riesce a ottenere questa tipologia di patente, trova lavoro, anche se inizialmente a tempo determinato, nel giro di appena un mese. Il provvedimento prevede anche le semplificazioni in materia di trasporti eccezionali e particolari agevolazioni per i veicoli in dotazione alla protezione civile e agli enti del terzo settore, ai quali è consentito l’uso di un rimorchio per il trasporto di cose che, rispettando i limiti massimi consentiti dalla legge, può avere larghezza superiore a quella del veicolo trainante.

Con un occhio di riguardo per le conseguenze negative, derivanti dall ‘em ergenza COVID-19, il decreto prevede l’esonero dal versamento di contributo per l’esercizio finanziario 2022 da parte degli operatori economici operanti nel settore del trasporto. Come e quando presentare la domanda del ‘perk patente’? Nei prossimi giorni un decreto del Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile stabilirà i termini e le modalità per inoltrare le richieste. L’operatività della misura prenderà corpo entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Infrastrutture, che diventerà, quindi, esecutivo e sarà rivolto a tutti coloro che sono in possesso dei requisiti contemplati dal DL. Il documento istituzionale, a supporto di tutti coloro che, per uscire dall ‘em passe della disoccupazione, hanno scelto la valida alternativa di intraprendere il percorso professionale al volante di un camion, definirà nei dettagli le modalità in cui la misura verrà erogata.

16 dicembre 2021 (modifica il 16 dicembre 2021|16:31)

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Benedetta e la sua architettura in giro per il mondo

Benedetta e la sua architettura in giro per il mondo

di Pierluigi Panza

Il prestigioso Piranesi Prix de Rome alla carriera della milanese Tagliabue per i suoi capolavori in tutto il Pianeta. Con il marito Enric Miralles fondò lo studio Embt che guida a Shanghai e Barcellona dopo la morte di lui

Progettare insieme la vita e l’arte ricorre in celebri coppie: Frida Kahlo e Diego Rivera, Lina e Pietro Bo Bardi, Robert Venturi e Denise Scott-Brown, Massimiliano e Doriana Fuksas… e, fino a quando il destino non li ha separati, Benedetta Tagliabue e Enric Miralles. Si erano conosciuti in America; lui, spagnolo, le parlava italiano perché, ricorda Benedetta Tagliabue, «negli anni Settanta l’Italia era la meta di tutti gli architetti, dove si faceva un’architettura meravigliosa». Lei, milanese laureata in architettura allo Iuav di Venezia è andata avanti da sola a Barcellona, la città di lui, dopo la scomparsa di Miralles nel 2000. E, di anno in anno ha ottenuto sempre maggiori commesse fino all’assegnazione del progetto di restyling per il mercato di Santa Caterina nel capoluogo catalano, il Padiglione spagnolo all’Expo 2010 e la docenza all’Università politecnica della Catalogna.

Nel marzo di quest’anno ha ricevuto il premio «Woman in architecture» e ora le è stato assegnato a Roma il «Piranesi Prix de Rome» alla carriera, promosso dall’Accademia Adrianea con l’Ordine degli Architetti di Roma, uno dei maggiori riconoscimenti italiani specie per la progettazione all’interno di contesti archeologici. L’Accademia Adrianea lavora alla promozione della qualità della nuova architettura sull’antico ed è giunta alla XI edizione del premio Piranesi.

Crescita

Tagliabue fondò con Miralles lo studio Embt nel 1994 sulla base di una collaborazione avviata nel 1992, poco prima delle Olimpiadi di Barcellona, un periodo di straordinaria vivacità della città. Insieme i due architetti hanno firmato progetti come il Parlamento di Edimburgo, il municipio di Utrecht in Olanda, la sede del Gruppo Gas Naturale sulla costa di Barcellona… Dopo la scomparsa di Miralles, Tagliabue non si è persa d’animo e ha continuato alla guida dello studio. Sono nati così gli attuali progetti della Business School dell’Università Fudan di Shanghai, le torri degli uffici di Xiamen e Taichung, gli spazi pubblici di Hafen City ad Amburgo, la stazione della metropolitana Clichy-Montfermeil a Parigi e la stazione centrale della metropolitana di Napoli. Oggi Embt ha uffici a Barcellona e Shanghai e opera in tutto il mondo, in continua crescita con un ambiente di lavoro multiculturale e pieno di aspiranti architetti che lavorano a contatto con i direttori del progetto.

Benedetta Tagliabue torna spesso in Italia. Era qui per progettare il Padiglione Italia della Biennale d’arte 2011 curata da Vittorio Sgarbi (fu insignita del Leone d’oro) e poi alla Biennale di architettura del 2021 per l’esposizione «Living Market» nei padiglioni dell’Arsenale di Venezia. Della sua città d’origine, Milano, predilige quella dell’avvento del Movimento Moderno, quella anni Venti-Trenta «dove si vede l’eleganza tipica di una città molto orgogliosa, con uno stile speciale, austero», raccontò un giorno. Se le si chiede un negozio dove acquisti oggetti che si trovano solo a Milano risponde la libreria Hoepli, «una libreria storica meravigliosa che per noi è sempre stata una meta, anche quando viveva Enric: lui era un lettore famelico aveva bisogno di cambiare libri e la Hoepli era per noi un luogo di pellegrinaggio». Il bar Bastianello, invece, «è un luogo di grande familiarità e significa per me ritornare in Italia e prendersi un cappuccino buonissimo».

Motivazione

Tagliabue vede l’architettura come una possibilità per creare felicità, benessere, anche allungare la vita delle persone, poiché l’architettura ha un’influenza impressionante sulla società. Nell’attuale forte momento di trasformazione giudica le donne avvantaggiate, poiché «da sempre hanno avuto la capacità di adattarsi». Anche le grandi architette come Lina Bo Bardi, Gae Aulenti, Zaha Hadi. In una intervista ha dichiarato che la pandemia (da lei trascorsa a Barcellona) ci ha fatto scoprire gli spazi personali e abbiamo capito che le nostre case diventano quasi pubbliche e questi rivela il carattere delle persone che ci abitano.

«Il nome e l’opera di Benedetta Tagliabue – si legge nella motivazione dell’Accademia Adrianea presieduta da Pier Federico Caliari, uno dei maggiori studiosi di Villa Adriana – va ad arricchire un albo d’oro del Piranesi Prix de Rome costellato da figure che hanno fatto dell’architettura contemporanea il campo di applicazione privilegiato per una continua ricerca sull’essenza stessa dell’architettura e sui valori permanenti del classico nel complesso divenire e mutamento della realtà, da Rafael Moneo a David Chipperfield, da Peter Eisenman a Bernard Tschumi e Yoshio Taniguchi; da Alberto Campo Baeza a Eduardo Souto de Moura».

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17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 08:15)

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