di Enrico Caiano

Le protagoniste italiane del film di Natale «7 donne e un mistero» sono divise da oltre sei decenni tra la più anziana e la più giovane. Intervista sul femminismo, il sesso, come (e con chi) invecchiare, il cinema: una conversazione, questa sì, senza misteri

Questa intervista a più voci è il servizio di copertina del numero di «7» in edicola venerdì 17 dicembre. Lo anticipiamo per i lettori di Corriere.it. Buona lettura

Come sono riuscite 7 attrici a reggere fino alla fine del film senza sbranarsi? Qualcuno potrebbe malignare che sia questo il vero mistero di «7 donne e un mistero», il film di Natale al femminile di Alessandro Genovesi sulla scia di 8 donne e un mistero di François Ozon 20 anni più tardi (là erano 8 perché le cameriere erano 2 e qui solo una). Loro farebbero spallucce tirando dritto, senza ascoltare stupidi pettegolezzi. Anzi, fanno propio così, a domanda precisa. E loro sono, in ordine di età decrescente, Ornella Vanoni, Margherita Buy, Sabrina Impacciatore, Luisa Ranieri, Micaela Ramazzotti, Diana Del Bufalo e Benedetta Porcaroli. Dal 1934 al 1998. Nella chiacchierata collettiva che segue parleranno tutte. Ciascuna indicata dal nome di battesimo in grassetto.

Una chiacchierata trans-generazionale. In ordine di età decrescente, con Ornella Vanoni, Margherita Buy, Sabrina Impacciatore, Luisa Ranieri, Micaela Ramazzotti, Diana Del Bufalo e Benedetta Porcaroli. Dal ‘34 al ‘98

Sabrina non si nasconde: «Certo che abbiamo avuto conflitti, non è stata una cosa da Mulino Bianco. Ci sono stati momenti in cui ci siamo fraintese, male interpretate e magari non abbiamo avuto attenzione l’una per l’altra. Ma è per questo che mi viene di usare la parola trionfo: perché alla fine con il confronto abbiamo davvero superato tutto». Micaela gioca su un’immagine choc: «Io ci ho sempre viste come un mostro a 7 teste in una casa isolata e innevata. Ci siamo un po’ annusate come i gatti. Finché… abbiamo cominciato a fidarci».
«Mica sono idiote le donne», incalza Margherita. «Sapevamo di doverci “accordare” come in un concerto con tante che suonano. Per riuscirci ci voleva un minimo di tempo e ce lo siamo preso. Ma questo è normale, sarebbe successo anche con degli animali…». «Miracolooo!», gorgheggia ironica Ornella, «andavamo sempre d’accordo! Ma poi è mica vero che sia un miracolo. Di solito va così se non capita una spitinfia come dicono a Milano, che poi sarebbe una stronzetta. Ma nessuna di loro lo è stata».

Una casa di campagna negli Anni 30

Nel film, invece, lo sono un po’ tutte. Tra loro e con quell’uomo misterioso chiuso nella stanza della grande casa isolata di campagna in una zona non meglio identificata dell’Italia Anni 30. Quell’uomo che non si sveglia per la prima colazione e forse è morto. Rispetto a lui sono mogli, suocere, nipoti, cognate, amanti e traditrici. Forse assassine. Proprio come nella pièce teatrale del francese Robert Thomas su cui si sono modellati sia il film di Ozon che questo di Genovesi.
«Io l’avevo dato per scontato che ci saremmo subito accolte l’una con l’altra» dice Luisa «ma io non faccio testo perché sono un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie». Una cosa l’hanno pensata tutte e sette ma la spara a bruciapelo Diana: «Che sette attori maschi sarebbero stati molto più primedonne di noi, con tutto il loro ego». Anzi, «che se ci fossero stati sette uomini il film non sarebbe arrivato in fondo », chiude i giochi Micaela. La più giovane, Benedetta, è la più schietta: «Abbiamo vissuto momenti di terrore, che però duravano pochi secondi: d’altra parte le donne sono esseri complessi e su sette tu capisci che se una non ha il ciclo ce l’ha quell’altra… Ma è stata un’esperienza catartica che ha abbattuto alcuni cliché».

DIANA DEL BUFALO: «ORA ABBIAMO ANCHE UN CHAT E CI VEDIAMO FUORI A CENA» – ORNELLA VANONI: «A CENA SI VEDONO LORO, STANNO TUTTE A ROMA, IO SOLA A MILANO»

Diana dà la notizia: «Ora abbiamo il nostro gruppo WhatsApp creato appena concluso il film: è pieno di sciocchezze. E poi ci vediamo fuori a cena… che bello!». Anche la “veterana” Ornella smanetta sulla chat del cellulare? Lei glissa ma attacca: «A cena si vedono loro: io purtroppo sto a Milano e loro tutte a Roma…». Eppure tutte la vorrebbero rivedere “nonna” Ornella: «Stare tutto il tempo del set con il mito Vanoni è uno dei motivi per cui ho accettato di fare il film», confessa Luisa: «Ora la amo più di prima». Mai come la “nipotina” Benedetta: «Ornella per me è unica, è stato meraviglioso poter lavorare con lei e diventarle amica. Ha uno spirito… È un’artista a 360 gradi, ti regala cose speciali». E lei, Ornella, cosa pensa delle altre?: «Io adoro Margherita Buy. Come è nella vita, intendo: è buffa, mi fa ridere, mi mette molta allegria. Poi è così carina… Inoltre ho avuto un bel legame con Micaela Ramazzotti, un’anima molto sensibile. Maria, la cameriera, cioè Luisa Ranieri, era invece la più elegante di noi. Ha visto come era ben vestita? Eppure era la cameriera! ».

MICAELA RAMAZZOTTI: «SIAMO PIÙ FORTI, ANCHE FISICAMENTE, UNA FORZA CHE NON È POTENZA» – LUISA RANIERI: «BELLO INVECCHIARE TRA AMICHE, MA IO HO MIO MARITO…»
Bottigliata in testa: «Credevo di aver ucciso la Vanoni»

Adora Buy eppure proprio Margherita ha rischiato di farle molto male con una finta ma mica tanto bottigliata in testa: «Che male alla capoccia mi ha fattoma non è stata colpa sua, non voleva neanche fare la scena». Era una bottiglia di scena di whisky e Buy ha colpito di spigolo: «Io mi sono attenuta a quello che mi avevano detto quelli degli effetti speciali. Eppure… Credevo di aver ucciso la Vanoni, un mio punto di riferimento amatissimo come cantante e donna. Certo era una notizia per la promozione del film…». Ma il panico per tutte e 7 è stato davvero grande.
Aparte il finto cinismo di Margherita, le donne si a riconoscono empatia e complicità nei rapporti tra loro.

Per Margherita «l’empatia tra donne è il primo sentimento che si sviluppa. Io con le donne cerco di capire se l’altra mi somiglia, perché tutti cerchiamo un po’ di noi stessi negli altri. Così abbiamo meno paura, se gli altri ci somigliano ci sentiamo rassicurati. Questo film è stato un’occasione abbastanza unica per capire che il mio primo giudizio fondato su una simpatia o un’antipatia a pelle non sempre era fondato». Micaela continua a fare il paragone con gli uomini: «Siamo più forti psicologicamente e anche fisicamente di loro. Una forza che non è potenza ma resistenza. Siamo rocce. Vedo quelle donne che a Roma guidano gli autobus portando di prima mattina una città intera al lavoro. Poi riattraversano la città per tornare a casa e magari fanno 4 ore da baby sitter. Oppure vanno all’università e finito con i bambini si mettono pure a studiare».

Discriminazioni e lavoro precario

Sono le stesse donne che spesso si trovano a vivere situazioni di discriminazione in una condizione di lavoro già precaria: «Noi attrici e registe italiane grazie al MeToo negli ultimi due anni abbiamo migliorato la nostra situazione rispetto agli uomini: siamo più sicure e con più opportunità. Ma in certi ambienti sociali il movimento non è proprio arrivato», osserva Micaela. Ambienti dove le difficoltà professionali sono frequentemente accompagnate da sopraffazioni in casa da parte di uomini violenti: «Oggi le donne le ammazzano come mosche e questa è una roba tremenda. Non si sa più cosa fare e non si sa più cosa dire», sbotta Ornella. Segno che di questi temi hanno parlato molto al margine del set. «Che in passato gli uomini picchiassero le donne e i bambini in famiglia lo si è sempre saputo, anche se non lo si scriveva sui giornali. Invece questo fatto degli ammazzamenti, degli stalker, degli uomini che non accettano che una donna possa dire no è un fenomeno degli ultimi anni», conclude ancora Ornella. Ragionando sull’uomo irresoluto, debole tratteggiato nel film, non provate a dire a Benedetta che forse oggi il maschio è così anche nella realtà: «Fin quando apro il giornale e leggo che continuano a morire donne ammazzate francamente mi viene difficoltoso sostenere una supposta debolezza dell’uomo di oggi: la condizione della donna oggi non è comparabile a quella di un uomo».

Divise (a volte) dai discorsi sul femminismo

Eppure i discorsi sul femminismo sono quelli che più hanno diviso le 7 protagoniste del film. Sabrina dice ad esempio di non sentirsi femminista: «Ringrazio le femministe perché sono riuscite ad aprire un varco però non mi sento femminista ma femmina. Non voglio ci siano divisioni con i maschi ma un’idea di collaborazione, di complementarità, di complicità e condivisione. Gli uomini dovrebbero aiutare le donne e così facendo sarebbero più liberi e non schiavi del loro ruolo di macho-man di cui sono stati vittime». Diana invece si definisce femminista «ovviamente. Ma il movimento femminista estremo mi trova a volte in disaccordo».

MARGHERITA BUY: «IL FEMMINISMO DOVREBBE ESISTERE SEMPRE, NON È CONTRO L’UOMO» – SABRINA IMPACCIATORE: «RINGRAZIO LE FEMMINISTE, MA IO MI SENTO FEMMINA, NON FEMMINISTA»

Benedetta invoca un nuovo femminismo: «Ultimamente leggo sempre le stesse cose. Invece ci vuole un nostro movimento intellettuale che faccia fare un passo avanti a tutti, uomini e donne. Purtroppo la forbice si allarga sempre più con distinzioni forzate che lasciano il tempo che trovano». La fascia di età mediana, quella di Margherita e Luisa sta appunto in mezzo: «Il femminismo dovrebbe esistere sempre e non è una cosa contro l’uomo. Credo debba sempre essere presente in noi un germe di autocritica per relazionarsi con gli uomini, con noi stesse e il mondo», dice la prima. Per Luisa «bisogna trovare un equilibrio, non credo nelle forme drastiche. Le nostre nonne e mamme l’hanno cercato attraverso il femminismo, noi dobbiamo educare i nostri figli, lavorare sull’uomo che verrà. Non credo negli slogan ma nel lavoro quotidiano nelle case, nell’educazione sentimentale e in quella civica. Tutte noi donne, poi, forse dovremmo rispondere a un’esigenza attuale, che è quella della sorellanza».

«Sorella di tutte? Non mi interessa»

Apriti cielo. Non c’è tema su cui le 7 attrici si sentano più divise. È ancora la giovane Benedetta a fare la voce grossa: «Non me ne frega niente di essere sorella di tutte, mi piacerebbe di più vivere in un mondo di persone che si rispettano e non si fanno del male. Se poi un giorno saremo tutti fratelli sarà anche meglio». «Io alla sorellanza credo ciecamente», butta lì Sabrina. «Per alcune sarà una moda, per me è una realtà. Ne ho parlato alle mie colleghe: dobbiamo metterla in atto. Creare rapporti di sostegno liberi dalla gelosia, dall’invidia, dalla competizione con la voglia di farsi del bene a vicenda. Ho amiche che si rivelano sorelle nelle piccole e grandi cose e sono la gioia più grande della mia vita. Più di qualsiasi altro rapporto. Oltre la famiglia per me c’è la sorellanza». Magari non la chiamano cosi Luisa e Margherita ma entrambe si vedrebbero a trascorrere la vecchiaia in una comunità di donne: «Ritrovarsi con le mie amiche storiche tutte insieme in una casa non mi dispiacerebbe, ne parliamo spesso», dice Margherita. «È una dimensione bella. Ognuna con i suoi spazi, certo. Ma invecchiando si tende ad isolarsi e questo non va bene». Ornella, 87 anni, non lo fa di certo e anche a lei piacerebbe la comunità al femminile.

Quando capita di soffrire un uomo in casa

Luisa, nota come connecting people, è favorevole ma fa notare con napoletanità tutta pratica che questa però «mica è l’avanguardia. Nelle città di provincia le donne già lo fanno: quante sorelle o cognate che rimangono vedove vivono poi tutte assieme». Lei comunque si augura «di invecchiare accanto a mio marito Luca (Zingaretti; ndr) e averlo per tutta la vita accanto a me». Innamoratissima da anni, Luisa. A differenza di Diana che è single e mette le cose in chiaro: «Sono un essere molto indipendente, sola da tanto, e mi è capitato pure di soffrire un uomo in casa. Spero un domani di trovare un uomo che abbia una casa sua e voglia vivere separato da me. Bello condividere il letto, dormire insieme… però poi dopo un po’ di tempo passato così anche basta». Pure sulla maternità («responsabilità gigantesca») non si sente pronta ora a 31 anni. L’opposto di Benedetta che ha «il senso materno» e vuole «una famiglia».

BENEDETTA PORCAROLI: «HO IL SENSO MATERNO E VOGLIO UNA FAMIGLIA. INNAMORARMI DI UNA DONNA? SE È AFFASCINANTE, PER ME E’ MEGLIO DI UN UOMO AFFASCINANTE»

A sorpresa su un tema sono tutte d’accordo: l’amore e il sesso tra donne. «Fichissimo!», esulta Micaela. Al sapiente silenzio-assenso di Ornella fa riscontro il nervosismo di Margherita: «Non andiamo in questi ambiti strani, non sono preparata». Poi però: «Finché c’è amore va tutto bene e io sono pro, tra i giovani c’è una fluidità che va benissimo. Per quanto mi riguarda per il momento no, poi vediamo: c’è sempre tempo». Diana: «Sono aperta anche se non mi è capitata la situazione. Non ho conoscenti sensuali che anche loro abbiano voglia ma lo sento possibile». Benedetta è sicura che «in linea generale potrei innamorami di una donna: se molto affascinante mi piace di più di un uomo molto affascinante. Certo tutte le volte che penso al sesso con una donna mi dico che non ce la farei». Sabrina non esclude «proprio niente. Mi piace esplorare ed essere viva. Però mi innamoro degli uomini ». Come Luisa: «Non importa il sesso che ami, l’amore è un sentimento universale, l’importante è incontrarlo. Quanto a me chi può dirlo? Sono molto etero e mi sono sposata proprio l’emblema dell’etero. Però Massimo Troisi diceva che le vie del Signore sono infinite…».

17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 07:40)

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