Il Cashback di Stato ha chiuso definitivamente i battenti. O almeno lo ha fatto per il 2022, dato che la legge di Bilancio non ha trovato i soldi per rifinanziare la discussa misura per la lotta all’evasione che, numeri alla mano, non era poi così dispiaciuta agli italiani. Al Cashback voluto dal governo Conte bis a trazione M5s-Pd ha aderito un italiano su 6. Per l’esattezza, 9.357.748 persone che nei 7 mesi di vita della misura (inaugurata l’8 dicembre 2020 con tre settimane sperimentali e conclusasi il 30 giugno scorso) si sono viste restituire oltre un miliardo di euro (1.123.383.093,04 euro). Pochi giorni fa, l’ultimo capitolo: la consegna del Super Cashback, il maxi premio da 1.500 euro rivolto ai primi 100 mila che avevano totalizzato il maggior numero di pagamenti elettronici entro il 30 giugno 2021. In questo caso, sono stati elargiti 149.944.500 euro a 99.963 fortunati, mentre ai 37 restanti non è andato nulla non avendo comunicato il loro Iban, come spiega la Consap.

Le perplessità di Draghi

Come detto, avviato in via sperimentale durante le festività natalizie dello scorso anno ed entrato a regime all’inizio del 2021, il programma – che era parte del Piano Italia Cashless – metteva nel mirino l’uso del contante nelle transazioni quotidiane. L’obiettivo era quello di creare le condizioni per far emergere il nero, una delle piaghe del Bel Paese. Promettendo il rimborso del 10% sull’importo degli acquisti con le carte, aveva macinato consensi di mese in mese tra gli italiani, ma fin da subito aveva trovato davanti a sé le barricate di Fratelli d’Italia. Anche Draghi però aveva manifestato perplessità. In occasione del primo stop, il premier he aveva parlato come di una misura che «ha un carattere regressivo ed è destinato ad indirizzare le risorse verso le categorie e le aree del Paese in condizioni economiche migliori», come aree urbane e al Nord, rischiando di accentuare le sperequazioni economiche». E, in effetti, ad aderire al Cashback erano stati soprattutto cittadini del Centro-Nord, ovvero quelli con più disponibilità economica e in possesso di carta di credito.

Il nuovo tetto ai contanti

Messa una pietra sopra, almeno per il 2022, al Cashback di Stato, il nuovo anno si aprirà comunque con una novità relativa alla lotta al contante. Se da una parte la commissione bilancio della Camera ha approvato una modifica al decreto Recovery che prevede una multa di trenta euro più il 4% del valore del bene o del prodotto acquistato per il negoziante o il professionista che non accettano bancomat o carta di credito, dall’altra il governo Draghi ha deciso di non intervenire sul nuovo tetto ai pagamenti in contanti in vigore dal prossimo anno. Il decreto fiscale collegato alla legge di Bilancio 2020, varata dal governo Conte bis, aveva infatti stabilito che a partire dal 1° gennaio 2022 non sarà possibile effettuare pagamenti in contanti per un importo superiore a mille euro (il limite era già sceso a luglio 2020, dai precedenti 3 mila ai 2 mila). In soldoni, dal prossimo anno se un genitore vuole regalare al figlio più di mille euro, dovrà fargli un bonifico. Stessa cosa vale per chi si reca in negozio a comprare, per esempio, un televisore molto costoso. Chi viola le nuove regole (con la digitalizzazione dei conti correnti, i controlli del Fisco sulle irregolarità compiute sono ora più facili) rischia una multa di mille euro, ma se il pagamento in contanti riguarda un professionista, la sanzione è di 3 mila euro.

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