di Alessia Cruciani

Scienziati britannici hanno rivelato che le “risorse” interne agli uomini danno vita a un composto più resistente del cemento, l’AstroCreta, con cui costruire colonie spaziali

Sangue, sudore e lacrime. Tre parole che rimandano a Winston Churchill e alla resistenza britannica contro i nazisti. Ma se ci aggiungiamo un po’ (un bel po’) di polvere di stelle, la situazione si capovolge. La straordinaria scoperta è stata messa a punto dagli scienziati del Regno Unito, che sono giunti a una conclusione: costruire basi per essere umani sulla Luna o su Marte è troppo costoso, per portare un solo mattone sul Pianeta Rosso servono almeno due milioni di dollari, ma la vera risorsa, oltre a quelle che si trovano sul luogo, potrebbero essere proprio gli astronauti stessi. Nello studio appena pubblicato sulla rivista Materials Today Bio, l’equipe di scienziati ha rivelato di aver prodotto un materiale estremamente resistente, simile al cemento, realizzato con polvere extraterrestre mischiata a sangue, sudore e lacrime degli astronauti.

Oltre a utilizzare risorse che si trovano sul pianeta stesso, come roccia sciolta e regolite marziana e alcuni depositi d’acqua, lo studio sottolinea le difficoltà per i futuri astronauti diretti su Marte di portare materie prima per realizzare delle basi, o addirittura delle colonie. Per questo hanno lavorato sulle “risorse” interne agli astronauti stessi scoprendo che l’albumina sierica umana, una proteina comune del plasma sanguigno, può “coagularsi” per tenere insieme la regolite, producendo un materiale simile al cemento. E che è stato prontamente battezzato “AstroCreta”. E non è tutto. Aggiungendo l’urea, un composto che si trova sia nelle urine che nel sudore e nelle lacrime, la forza di AstroCreta è aumentata di oltre il 300%. In base ai calcoli degli scienziati, pare che sei astronauti sarebbero in grado di produrre circa 500 kg di AstroCreta ad alta resistenza durante una missione su Marte della durata di due anni.

Se questo composto, di un sospetto color marrone, fosse usato come malta per i sacchi di sabbia, ogni membro dell’equipaggio potrebbe produrne abbastanza per rendere l’habitat in grado di ospitare un altro membro dell’equipaggio. Quindi, a ogni missione, crescerebbe lo spazio nella colonia marziana. «Gli scienziati hanno cercato di sviluppare tecnologie praticabili per produrre materiali simili al cemento sulla superficie di Marte, ma non c’eravamo mai fermati a pensare che la risposta potesse essere dentro di noi per tutto il tempo – ha spiegato a Forbes il dottor Aled Roberts dell’Università di Manchester -. È entusiasmante che una grande sfida dell’era spaziale possa aver trovato la sua soluzione basandosi su una tecnologia di ispirazione medievale».

16 settembre 2021 (modifica il 16 settembre 2021 | 16:48)

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