Apple Tv sbarca nel calcio: esclusiva mondiale di 10 anni per la Mls Usa

Apple Tv sbarca nel calcio: esclusiva mondiale di 10 anni per la Mls Usa

La Major League Soccer non è ancora nel gruppo dei campionati che esprimono il miglior calcio al mondo, né quello che ospita le stelle più brillanti dello sport che negli Stati Uniti si chiama Soccer, e che in termini di popolarità e giro d’affari si attesta ancora dietro al Basket della Nba, al baseball della Mlb, al Football americano della Nfl e all’Hockey della Nhl. Ma quello del calcio negli Stati Uniti è pur sempre un movimento in rapida crescita, che riesce ad aggregare numeri di tutto rispetto e che è in cerca di crescente visibilità, come dimostra il fatto che sia sempre in campo per reclutare i grandi campioni a fine carriera nei campionati più famosi, dalla Serie A italiana alla Premier League inglese. Tra gli ultimi, in ordine di tempo, Giorio Chiellini, che lasciata la Juventus – prima di intraprendere un carriera da dirigente – concluderà la carriera con la maglia dei Los Angeles Fc. Potrà esordire a luglio nel derby contro i Galaxy, la società in cui a suo tempo si accasò nell’ultima fase da professionista David Beckham.

Giorgio Chiellini a Los Angeles

Un altro segnale interessante, che spiega da una parte come il mondo calcistico statunitense voglia conquistare una sempre maggiore visibilità, e dall’altra come possa essere considerato un’opportunità di business anche per i giganti del digitale, è l’accordo appena raggiunto tra Apple e la Major League Soccer: la società di Cupertino si è infatti aggiudicata l’esclusiva mondiale per la trasmissione su Apple Tv dei match del campionato statunitense per i prossimi dieci anni, dall’inizio della prossima stagione fino alla conclusione di quella che inizierà nel 2032. Tutte le partite di Mls e Leagues Cup includeranno una telecronaca in inglese e spagnolo, e quando giocano squadre canadesi sarà disponibile anche in francese.

A spingere Apple nella direzione dello sport in streaming c’è stato probabilmente il fatto che il soccer può essere un importante banco di prova per testare questo genere di attività, oltre ai numeri della Mls: si tratta infatti della lega calcio che in questo momento sta crescendo di più su scala internazionale, grazie a un costante aumento di popolarità di questo sport. Proprio Stati Uniti, Canada e Messico, inoltre, ospiteranno i mondiali del 2026. “Con giocatori da oltre 82 paesi – spiega Apple in una nota – la Mls ha il pool di atleti più internazionale di tutti gli sport e la sua fan base è una delle più giovani e diversificate”.

“Si tratta di una partnership che non ha precedenti nella storia delle leghe sportive professionistiche e consentirà a tifosi e tifose di tutto il mondo di guardare tutte le partite di Major League e Leagues Cup, e alcuni incontri Mls Next Pro e Mls Next in un unico posto, senza oscuramenti locali e senza bisogno di acquistare un pacchetto pay TV tradizionale”, spiega ancora Apple. In concerto la partnership si concretizza con lo sbarco su Apple Tv del servizio di streaming della Mls,…

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Cripto-asset, ecco le raccomandazioni della Banca d’Italia

Cripto-asset, ecco le raccomandazioni della Banca d’Italia

La Banca d’Italia ha pubblicato una comunicazione che punta a richiamare l’attenzione degli intermediari vigilati, dei soggetti sorvegliati e di quelli che operano a vario titolo all’interno degli ecosistemi decentralizzati dedicati a finanza e cripto-attività. Il documento mira a sottolineare i rischi dell’utilizzo di una gamma di strumenti (specialmente le Distributed Ledger Technologies, Dlt) che sta conoscendo una sempre maggiore diffusione sul mercato, evidenziando anche una serie di raccomandazioni per mitigarne i possibili effetti negativi.

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I benefici e i rischi delle cripto-attività

In particolare, nota la Banca d’Italia, la stabilità del sistema finanziario potrebbe essere compromessa “a causa dell’interdipendenza dei soggetti che vi partecipano, regolamentati e non, nonché della mancanza di controlli e strumenti che possono limitare gli effetti di eventi sfavorevoli. Il mondo delle cripto-attività è infatti ancora largamente deregolamentato. Sono in corso a livello internazionale ed europeo i lavori per disegnare un nuovo insieme di regole e di controlli per questi prodotti e per i relativi “ecosistemi” ma la loro entrata a regime richiederà ancora tempo”.

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La Banca d’Italia è dunque “interessata alle cripto-attività nell’esercizio di sue molteplici funzioni: di controllo prudenziale sugli intermediari vigilati; di sorveglianza sul regolare funzionamento del sistema dei pagamenti; di salvaguardia della stabilità monetaria e finanziaria; di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo; di tutela della clientela”.

In linea di principio, “le Dlt possono recare benefici per gli utilizzatori, connessi con miglioramenti dell’efficienza nell’offerta di servizi finanziari, ampliamento degli orari di operatività dei sistemi, riduzione dei costi e dei tempi per le transazioni transfrontaliere, accrescimento della velocità nei trasferimenti di attività finanziarie e avanzamento della frontiera tecnologica, anche grazie a un rafforzamento della concorrenza”, ma affinché ciò avvenga queste soluzioni “devono avere le caratteristiche delle tecnologie più mature”, ovvero essere affidabili nella continuità del servizio e, in generale, resilienti agli attacchi informatici, scalabili, efficienti dal punto di vista economico e ambientale, con infine una governance robusta e identificabile.

Lo scenario normativo e il riferimento del MiCar

Sul piano regolatorio, la Banca d’Italia sottolinea come l’approvazione del regolamento Markets in Crypto-assets Regulation (MiCar) contribuirà a ridurre l’incertezza normativa e favorirà uno sviluppo ordinato del mercato delle cripto-attività, pur non affrontando tutte le diverse componenti degli ecosistemi di cripto-attività e della loro applicazione nella finanza decentralizzata. Per esempio, con riferimento all’ambito oggettivo sono escluse da MiCar, allo stato del negoziato in corso presso le istituzioni Ue, le cripto-attività uniche e non fungibili (Non fungible tokens o Ndt), come le opere della digital art. Dal punto di vista soggettivo, il regolamento introduce poi norme applicabili a entità chiaramente identificabili, che non esauriscono il novero dei soggetti coinvolti nei sistemi di finanza decentralizzata. Non saranno pertanto disciplinati i programmatori (di smart contracts) e i titolari di token di governance delle cosiddette “Decentralised Autonomous Organization” (Dao); resteranno fuori dall’ambito applicativo anche i cosiddetti unhosted wallets, software che abilitano allo scambio peer-to-peer tra indirizzi su Dlt. Titto ciò motiva l’esigenza che le Autorità…

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Digital transformation, per l’Europa potenziale “nascosto” da 2,8 trilioni

Digital transformation, per l’Europa potenziale “nascosto” da 2,8 trilioni

L’Europa deve accelerare sulla digital transformation pena il mancato raggiungimento degli obiettivi al 2030 del “Path to the Digital Decade” – il piano che punta all’80% della popolazione dotata di competenze digitali di base, connettività 5G ovunque e a 1 Gigabit per tutti, il 100% dei servizi pubblici di base online e il 75% delle aziende cloud-based – con uno slittamento di ben 10 anni ossia non prima del 2040.

Non solo: c’è un potenziale “nascosto” che vale 2,8 trilioni di euro aggiuntivi di qui al 2030 ma se non si darà una spinta consistente alla digitalizzazione non sarà possibile beneficiarne. Queste le due allarmanti conclusioni a cui giunge il report “Unlocking Europe’s Digital Potential” commissionato da Aws a Public First.

2,8 trilioni di extra valore

Secondo il rapporto di Public First si potrebbero sbloccare oltre 2,8 trilioni di euro di valore aggiunto lordo (Gva), cifra che equivale a quasi il 21% del valore attuale dell’economia Ue. E lo studio evidenzia che il 55% del Gva stimato dipende dal cloud computing. I potenziali 2,8 trilioni di euro comprendono 1,3 trilioni di euro che l’Ue è già sulla buona strada per raggiungere più altri 1,5 trilioni di euro se si accelerasse sull’execution. Ma se si procederà al ralenti l’Ue raggiungerà solo il 45% del potenziale Gva del decennio digitale e al ritmo attuale il raggiungimento dell’obiettivo della Digital Europe non potrà essere messo a seno prima del 2040, 10 anni in più rispetto alla “deadline” 2030.

22 Giugno 2022 – 16:00

Trasformazione digitale nel manifatturiero: aziende a confronto con testimonianze dirette

Per sbloccare questo valore è necessario che i settori pubblico e privato uniscano le forze per accelerare l’adozione e l’adozione di competenze e tecnologie digitali. “L’UE sta facendo buoni progressi verso alcuni dei suoi obiettivi del decennio digitale. Ad esempio, è sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di raddoppiare il numero di “unicorni”, startup che valgono oltre 1 miliardo di dollari, entro il 2030. L’UE sta anche facendo progressi verso la digitalizzazione del 100% dei servizi pubblici di base ed è probabile che raggiunga l’obiettivo 1 Gigabit per tutti e il full 5G”, si legge nel report.

Accelerare la trasformazione digitale

Nel 2021, l’UE aveva oltre 200 unicorni, il doppio rispetto al 2017, e il numero è sulla buona strada per raddoppiare di nuovo entro il 2030. Tuttavia, molte aziende europee non hanno ancora adottato tecnologie digitali. La digitalizzazione dell’economia in generale aumenterebbe la crescita del 20%, che è 8,5 volte il valore della crescita del settore tecnologico dell’UE. Il rapporto stima inoltre quanto segue:

  • Poche aziende europee hanno adottato tecnologie fondamentali come il cloud (26%), l’intelligenza artificiale (AI) (25%) e i big data (14%).
  • Utilizzando servizi basati sul cloud, ad esempio la gestione delle relazioni con i clienti (Crm), le aziende possono aumentare la produttività aziendale del 10–25%.
  • Se le imprese dell’UE accelerassero del 10% l’adozione di cloud, intelligenza artificiale e big data, aggiungerebbero 370 miliardi di euro di Gva all’economia dell’UE, un importo superiore al settore dei servizi finanziari dell’UE.
  • Molte aziende intervistate non erano…

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Privacy, via libera alle linee guida sul trasferimento dati fuori dall’Ue

Privacy, via libera alle linee guida sul trasferimento dati fuori dall’Ue

Un nuovo tassello del Gdpr può entrare pienamente in funzione a tutela del trasferimento dei dati personali dei cittadini dell’Ue verso paesi esterni allo Spazio economico europeo. Il Garante europeo Edpb ha adottato le linee guida sulla certificazione come strumento per i trasferimenti dei dati personali. Lo scopo principale è fornire ulteriori chiarimenti sull’uso pratico di questo strumento previsto dal regolamento europeo sulla privacy. L’Art. 46(2)(f) del Gdpr introduce, infatti, meccanismi di certificazione approvati come nuovo strumento per trasferire dati personali verso paesi terzi in assenza di un accordo di adeguatezza.

Il vicepresidente dell’Edpb Ventsislav Karadjov ha sottolineato che le linee guida “forniscono indicazioni su come questo strumento può essere utilizzato nella pratica e su come può aiutare a mantenere un elevato livello di protezione dei dati durante il trasferimento di dati personali dallo Spazio economico europeo a paesi terzi“.

Linee guida in quattro punti

Le linee guida sono composte da quattro parti, ciascuna incentrata su aspetti specifici relativi alla certificazione come strumento per i trasferimenti, come lo scopo, l’ambito e i diversi attori coinvolti; attuazione di linee guida sui requisiti di accreditamento per gli organismi di certificazione; criteri di certificazione specifici al fine di dimostrare l’esistenza di adeguate tutele per i trasferimenti; e gli impegni vincolanti ed esecutivi da attuare.

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Le nuove linee guida integrano le linee guida 1/2018 sulla certificazione, che forniscono indicazioni più generali sulla certificazione. Saranno oggetto di consultazione pubblica fino alla fine di settembre.

La decisione sul caso Accor e la privacy degli ospiti degli hotel

Separatamente, l’Edpb ha adottato una decisione di risoluzione delle controversie sulla base dell’art. 65 del Gdpr. La decisione vincolante cerca di ovviare alla mancanza di consenso su alcuni aspetti di un progetto di decisione emesso dalla SA (supervisory authority) francese in qualità di autorità di vigilanza capofila (lead supervisory authority, Lsa) nei confronti di Accor, una società specializzata nel settore dell’ospitalità la cui sede principale si trova in Francia, e la successive obiezioni espresse da una delle autorità di vigilanza interessate (concerned supervisory authorities, Csa).

La Lsa ha emesso il progetto di decisione a seguito di un’indagine basata su un reclamo nei confronti di Accor, in merito alla mancata considerazione del diritto di opposizione alla ricezione di messaggi di marketing per posta e/o alle difficoltà incontrate nell’esercizio del diritto di accesso. Il 30 aprile 2021 la Lsa ha condiviso con le Csa il proprio progetto di decisione; una Csa ha sollevato obiezioni tra l’altro, sull’importo della sanzione; in mancanza di consenso il dossier è stato deferito all’Edpb per la risoluzione della controversia.

L’Edpb ha ora adottato la sua decisione vincolante. La decisione affronta nel merito la parte dell’eccezione ritenuta “rilevante e motivata”.

La decisione sarà ora tradotta d’urgenza. Successivamente le autorità di controllo interessate saranno formalmente informate e l’Lsa dovrà adottare la sua decisione finale, indirizzata al responsabile del trattamento.

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Trasporti intelligenti, l’Europa verso l’interopeabilità dei dati

Trasporti intelligenti, l’Europa verso l’interopeabilità dei dati

Il Consiglio europeo dei Trasporti, ha approvato la sua posizione – ovvero di orientamento generale – sulla proposta della Commissione di revisione della direttiva sulla diffusione di sistemi di trasporto intelligenti. L’orientamento generale adottato consentirà alla Presidenza del Consiglio di avviare negoziati con il Parlamento europeo una volta che quest’ultimo avrà adottato la sua posizione.

I contenuti della proposta di modifica

La proposta di modifica della direttiva del 2010, si legge in una nota, è stata presentata nel dicembre 2021 e mira a tenere conto degli sviluppi tecnologici occorsi nell’ultimo decennio, con particolare riferimento alla mobilità connessa e automatizzata, alle applicazioni di mobilità su richiesta e al trasporto multimodale. L’obiettivo dell’iniziativa è anche quello di “migliorare la disponibilità e l’interoperabilità dei dati digitali che alimentano questi servizi. La proposta fa anche parte della priorità generale della digitalizzazione. Rappresenta quindi un passo importante verso la creazione dello spazio comune europeo dei dati sulla mobilità. Il testo dell’orientamento generale del Consiglio”, commenta Bruxelles, “trova il giusto equilibrio tra l’ambizione di compiere progressi nella diffusione sistematica e armonizzata di sistemi di trasporto intelligenti e la necessità di procedere in modo graduale, tenendo pienamente conto dei benefici e dei costi, e della circostanze e capacità individuali degli Stati membri, garantendo nel contempo la coerenza dei sistemi”.

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La gestione dei dati nel settore dei trasporti

Il testo ha rafforzato la posizione degli Stati membri nel decidere le condizioni di attuazione, in particolare per determinare l’ambito geografico e la programmazione dei dati e dei servizi da fornire. Di conseguenza, il testo del Consiglio distingue tra la decisione politica sui tipi di dati essenziali e sui servizi critici, rispetto ai quali gli Stati membri saranno responsabili di garantire la disponibilità e la diffusione, e l’introduzione graduale e l’introduzione della rete, che accompagneranno questa decisione politica in un atto di esecuzione. Per quanto riguarda la selezione dei tipi di dati, la cui disponibilità per i fornitori di servizi di informazione sarà obbligatoria, la posizione del Consiglio incorpora i nuovi tipi di dati chiave risultanti dalla revisione delle specifiche per i servizi di informazione sul traffico in tempo reale nel febbraio 2022.

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Criptovalute, l’allarme di Savona: “A rischio vantaggi digitalizzazione”

Criptovalute, l’allarme di Savona: “A rischio vantaggi digitalizzazione”

“Se si consente ai privati di stampare moneta, come sta succedendo con i bitcoin negli Stati Uniti, il sistema diventa sempre più complesso, e i vantaggi della digitalizzazione si perdono, per non parlare poi per le difficoltà che vivrebbero gli istituti di vigilanza e gli organi regolatori”. A parlare è Paolo Savona, presidente della Consob, che nel corso di un incontro sulle criptovalute che si è tenuto oggi al festival dell’Economia di Trento ha affrontato il tema a tutto tondo.

Una potenziale bomba atomica finanziaria

Con le criptovalute siamo davanti “a un mondo virtuale che non riusciamo più a controllare” e “la bomba atomica è il rischio di una rottura del mercato monetario e bancario internazionale”. Savona ha quindi proposto una grande conferenza internazionale che come avvenne dopo la Seconda Guerra mondiale con la conferenza di Bretton Woods, fissi le regole per la definizione delle criptoattività. L’inziativa potrebbe prendere il via dall’Ocse, dove l’ex Commissario Consob Carmine Di Noia, citato da Savona, ha preso la guida della direzione degli affari finanziari. Secondo il presidente della Consob bisogna scegliere la soluzione più semplice: “La moneta resti pubblica e in mano alla banca centrale anche perché la moneta privata è un enorme disturbo per la politica monetaria” che deve poter trasmettere i suoi impulsi al sistema economico. La condizione in cui versa il mercato delle criptovalute è quella del suo sostanziale autogoverno delle quantità tramite i prezzi, che impone una sua regolamentazione per garantire la stabilità finanziaria”. Una regolamentazione, ha aggiunto Savona, “si potrà forse raggiungere dopo novembre 2022, quando le 18+8 istituzioni americane coinvolte con l’ordinanza firmata dal Presidente degli Stati Uniti risponderanno ai quesiti da lui posti, dalla nascita e circolazione delle criprovalute e dalla loro ibridazione degli strumenti tradizionali, spingendosi fino a considerare le implicazioni geopolitiche e geostrategiche del loro sviluppo”.

20 Giugno 2022 – 11:00

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La necessità di sviluppare una normativa ad hoc

Il problema, secondo Savona, è che “l’uso delle criptovalute ha investito il funzionamento del mercato monetario e finanziario a livello globale e ha indotto le autorità di molti Paesi a studiare e a proporre un’integrazione della normativa vigente. Ben conosciamo l’abilità del mercato di trovare il modo di aggirare le norme esistenti e, in questo caso, di sfruttare con rapidità i vantaggi dell’assenza di una regolamentazione pubblica”.

D’altra parte, “l’espansione delle quantità e delle diverse forme delle cosiddette cryptocurrency è stata tale che si impone l’integrazione di questa nuova realtà del mercato nella normativa esistente; affinché possa essere fatto su basi razionali, è necessario che l’operatività dell’insieme di questi strumenti virtuali venga collocata nella teoria economica conosciuta. Non si tratta di un vezzo intellettuale, ma di una necessità che, per qualsiasi fenomeno monetario e finanziario, ha storicamente richiesto la messa a punto di una teoria esplicativa di come funziona il relativo mercato”, ha detto Savona.

“L’interesse per ogni forma di cryptocurrency”, ha aggiunto, “è aumentato a seguito della stretta connessione venutasi a creare tra moneta e finanza…

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