Dior partnership con Technogym, il lusso sposa il benessere

Dior partnership con Technogym, il lusso sposa il benessere

Collaborazioni e contaminazioni crescono nel mondo del lusso, i cui orizzonti si allargano dal tech all’entertainment, dall’impegno sociale al benessere. Questa mattina per esempio Technogym di Nerio Alessandri e Christian Dior Couture del gruppo Lvmh hanno annunciato un accordo per la creazione di una edizione limitata di prodotti fitness che «riflette — dice la nota congiunta — il comune impegno di diffondere nel mondo uno stile di vita in grado di combinare esercizio fisico e stile, per motivare le persone a vivere una vita più sana e più felice».

La nuova linea – che sarà prodotta in Italia al Technogym Village – comprende un tapis roulant, una panca multifunzione e una wellness ball. I prodotti saranno disponibili da gennaio 2022 nelle boutique Dior di tutto il mondo. Nerio Alessandri, fondatore di Technogym e Wellness Designer, ha commentato: «Due eccellenze si incontrano per dare vita ad una serie limitata di prodotti innovativi Technogym interpretati con l’allure unica di Dior, con l’obiettivo di ispirare le nuove generazioni al wellness ed offrire alle persone la possibilità di vivere un’esperienza unica ed irresistibile».



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Il Decreto Semplicità della natura: copiare dalla biosfera per “semplificarci” la vita

Il Decreto Semplicità della natura: copiare dalla biosfera per “semplificarci” la vita

di Massimo Sideri Roberto Cingolani:”Il Decreto Semplificazioni è servito esattamente a ridurre quei paces”, i 1.200-1.300 giorni che servono per fare un impianto fotovoltaico o eolico”

Semplificazioni. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Pnrr, il termine compare 97 volte. Nove volte al plurale, 88 al singolare. Semplificare compare altri venti volte. Semplicità non compare mai. Anche il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, lo ha ricordato ieri sul “Corriere” in un’intervista a Daniele Manca: “Il Decreto Semplificazioni è servito esattamente a ridurre quei paces”, i 1.200-1.300 giorni che servono per fare un impianto fotovoltaico o eolico.

Questa almeno è la speranza. Anche la tecnologia avrebbe dovuto semplificare la nostra vita sociale e i nostri rapporti con la Pubblica amministrazione. Eppure fare un documento elettronico richiede addirittura più tempo allo Stato. La catena di blocchi promette semplificazioni, ma la burocrazia non teme la digitalizzazione, evidentemente. E allora forse servirebbe un Decreto Semplicità, perché la semplificazione di affari complessi non sempre è l’unica strada da percorrere per accorciare i tempi. La lezione viene dalla natura che, incredibilmente, nonostante la sua complessità, ha deciso in miliardi di anni di evoluzione di usare l’algoritmo della semplicità. La tavola periodica degli elementi è uno degli esercizi più ardui da superare anche per lo studente volenteroso: imparare tutti i numeri atomici è ben più difficile che apprendere i codicilli del diritto privato.

Ma se si riduce la tavola degli elementi alla biosfera, le cose diventano sorprendenti. Sono in sostanza dieci gli elementi che la natura ha usato per creare piante, animali ed esseri umani. Se ci “accontentiamo” del 99 per cento della materia animata, gli elementi si riducono addirittura a sei: ossigeno, idrogeno, carbonio, fosforo, potassio e calcio. L’evoluzione aveva a disposizione oltre cento elementi, ma ha preferito giocare con questi. Semplificando? Per niente. Anzi. Il carbonio a seconda degli elettroni che occupa può diventare la grafite delle matite, il grafene delle batterie oppure il diamante di un anello da centinaia di migliaia di euro. All’occorrenza, può servire anche, con la tecnica del C-14, per scoprire l’età di un ominide. Insomma, le semplificazioni sono la strada maestra per ridurre gli scogli su cui l’Italia rischia di rallentare ogni giorno. Ma anche un occhio alla semplicità non può farci che bene.

21 settembre 2021 (modifica il 21 settembre 2021|20:28)

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«Brokeback Mountain»: l’amore Ledger-Williams, nasi rotti per un bacio e

«Brokeback Mountain»: l’amore Ledger-Williams, nasi rotti per un bacio e

Debuttò nel 2005 alla Mostra internazionale del cinema di Venezia – dove vinse il Leone d’oro – «I segreti di Brokeback Mountain», film diretto da Ang Lee con Heath Ledger e Jake Gyllenhaal. La pellicola, un’opera di fantasia basata sul racconto «Brokeback Mountain» di Annie Proulx pubblicato per la prima volta sulla rivista statunitense The New Yorker nel 1997, racconta la drammatica storia d’amore tra due cowboy (Ennis Del Mar, interpretato da Ledger e Jack Twist, impersonato da Gyllenhaal) ambientata nelle zone rurali e montuose del Wyoming. Premiato con tre Oscar, quattro Golden Globe e quattro BAFTA «I segreti di Brokeback Mountain» fu un successo al botteghino e dal 2018 è inserito nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. In attesa di vederlo su Sky Cinema Romance alle 21- ecco una raccolta di curiosità da scoprire.

5 ottobre 2021 | 07:10

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Auto a metano e Gpl, prezzi alle stelle: ecco perché

Auto a metano e Gpl, prezzi alle stelle: ecco perché

Sembravano l’alternativa più economica sul mercato. All’improvviso, invece, gli aumenti. Ecco dove il metano costa meno

Conviene ancora comprare le auto a gas? Sembra proprio di no stando ai prezzi attuali. Il Gpl ha avuto un’impennata (0,724 a 0,745 euro/litro. No logo: 0,725)). Ma ancora di pù il metano che in alcuni impianti del centro-nord Italia ha avuto una vera e propria fiammata superando addirittura i 2 euro al kg. Salita più contenuta per i prezzi di benzina e diesel. In base all’elaborazione di Quotidiano Energia dei dati alle 8 di ieri comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Mise, il prezzo medio nazionale praticato della benzina, in modalità self, sale a 1,691 euro/litro (venerdì 1,686) con i diversi marchi compresi tra 1,682 e 1,705 euro/litro (no logo 1,676). Il prezzo medio praticato del diesel, sempre in modalità self, cresce a 1,544 euro/litro (venerdì 1,536) con le compagnie posizionate tra 1,534 e 1,558 euro/litro (no logo 1,526). Leggi qui: ecco dove il metano costa meno.

Prospettive non rosee

Le auto a gas fino a ieri sembravano l’alternativa più economica sul mercato. All’improvviso, invece, ecco gli aumenti. I prezzi saliranno ancora o torneranno a essere accessibili? « Il mercato è impazzito – dice Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – i costi di produzione del metano sono fermi eppure il prezzo finale è cresciuto a dismisura. Siamo a 1 euro al metro cubo di gas: 9 volte la media del 2020. Il fatto è che le forniture dalla Russia sono calate anche perché Cina e Asia hanno fame di energia e assorbono tutte le navi di gas liquefatto, così da noi il panico si è diffuso innescando la corsa dei prezzi. In più le scorte sono sotto del 25% e ognuno risponde come può: per esempio in Germania il consumo di carbone è aumentato del 50%… Per quanto riguarda il metano per autotrazione le prospettive non sono rosee. Non ci sono alle viste interventi statali per contenere i prezzi. Quindi per i prossimi mesi gli aumenti sono quasi certi. Si spera che con la prossima primavera il mercato ritrovi un migliore equilibrio».

4 ottobre 2021 (modifica il 11 ottobre 2021 | 22:05)

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Rebecca Bettarini e le nozze con l’«ultimo zar» Romanov: «Sì,

Rebecca Bettarini e le nozze con l’«ultimo zar» Romanov: «Sì,

Rebecca Bettarini: «Il mio bouquet sulla tomba dei Romanov. Putin? Non è un nuovo zar. Il mio sì con duemila invitati del Gotha? Un’alternativa al mondo delle influencer»

Dottoressa, Altezza imperiale… come dovrei chiamarLa, adesso?
«Sì Altezza imperiale, date le circostanze questo è il titolo ma… bisogna andare al significato profondo delle parole, principessa deriva a princeps, princìpi e sono i valori che condividiamo io e mio marito. Su questo ci siamo incontrati, amati», risponde al Corriere da San Pietroburgo Rebecca Bettarini, nel cuore dei festeggiamenti degni dei fasti imperiali, per le sue nozze con l’erede dell’ultimo zar, il granduca George Mikhailovich Romanov.

Un’italiana che sposa l’erede degli zar: un matrimonio che ha radunato a San Pietroburgo, l’ex capitale imperiale russa, il Gotha europeo (con o senza più corona). Da cent’anni non si celebrava un matrimonio così in Russia. Il mondo ne parla, dalla Bbc al New York Times. Confusa?
«Sorpresa sì, ma quanto agli invitati, il fatto è che l’aristcrazia reale è una grande famiglia che ha secoli di storia condivisa. Sono tutti cugini di primo o secondo grado di mio marito: duemila invitati in chiesa, Sant’Isacco, una della cattedrali più grandi al mondo, e oltre 500 alla cena. Anzi, non fosse stato per il Covid sarebbero stati di più, poi qualche tampone positivo all’ultimo momento…».

Con il sì di poche ore fa, è entrata nella storia. Ha sentito il peso della responsabilità?
«Il mio amore per George è un sentimento che va avanti da molti anni, e abbiamo condiviso tante cose in questo tempo, sono entrata nel ruolo man mano. Poi certo mi fa impressione sapere che la tiara di Chaumet che ho indossato finirà in museo, è patrimonio storico ormai. L’anello di fidanzamento che mi ha regalato era del bisnonno, un gioiello da usare sempre per quel tempo perché i grandi gioielli dei Romanov dopo la rivoluzione sono stati confiscati o distrutti».

Come ha incontrato George, nato a Madrid, cresciuto in Francia come molta nobiltà russa fuggita via, e studi a Oxford? Sapeva che oltre all’amore era anche l’erede degli zar?
«Ci siamo conosciuti adolescenti alle feste di discendenti di varia aristocrazia, tutti un po’ imparentati tra loro… anche nella famiglia di mio padre ci sono legami aristocratici».

Suo padre, l’ambasciatore Roberto Bettarini e mamma Carla Virginia Cacciatore. Emozionati per questo sì sotto i riflettori del mondo?
«Papà era così emozionato che all’ingresso in chiesa è inciampato. Gli ho detto, dai fatti coraggio papà… certo una figlia unica che si sposa è una forte emozione per i miei genitori. Ma anche la Granduchessa (Maria Vladimirovna), era molto, molto emozionata, la conosco da tanti anni ormai e lo capisco subito».

Dopo quegli incontri da ragazzi quando è scoccata la freccia dell’amore?
«Anni dopo ci siamo rivisti a Bruxelles quando lavoravamo entrambi in Belgio, dopo laurea e master in relazioni internazionali io ho lavorato per 12 anni per una grande realtà aerospaziale italiana, lui per un colosso minerario russo, Norilsk Nickel. La scintilla a una serata in Belgio… c’era anche il principe Murat, ricordo. Poi ci siamo rivisti a un ricevimento dell’Ambasciata francese a Bruxelles e abbiamo iniziato a frequentarci. Lui mi ha detto che voleva avviare l’attività della fondazione dedicata alla storia di famiglia e mi sono offerta di aiutarlo. Poi gli amori sono difficili da spiegare, succedono e basta e adesso sogno presto una famiglia, dei figli».

Già, una famiglia. I Romanov, basta pronunciare il nome e si apre il grande libro della Storia. La rivoluzione d’ottobre in Russia nel 1917, l’eccidio della famiglia dell’ultimo zar Nicola II e della zarina Alexandra, a Yekaterinburg nel luglio 1918.
«Persino sull’isola di Pasqua, abbiamo constatato con il mio futuro marito, sanno chi erano i Romanov. Ne sono consapevole, è un nome che vuol dire storia».

Con il granduca suo marito, la granduchessa, parlate di quel massacro, di quei momenti nella storia. Cosa dicono in famiglia?
«Per loro sono parenti, persone di casa, non personaggi nella storia. E ci si sente sempre un po’ in soggezione perché loro ne parlano con i ricordi e le passioni degli esseri umani, non dei nomi sui libri. La mamma di mio marito, nipote del granduca Kirill Vladimirovich (cugino dello zar Nicola II), ricorda spesso suo nonno che parlava dello “zio Nicki”, come suo zio non per il ruolo che aveva. Schegge di vita quotidiana, come il thé con due zollette di zucchero…».

E non c’è rancore, senso di rivincita per quel che accadde con la rivoluzione bolscevica, l’eccidio?
«Il passato è il bagaglio culturale di un popolo. Nel bene o nel male, poco importa. E’ successo. Noi oggi rappresentiamo un casato con oltre tre secoli di storia che ha influenzato tutta l’Europa. E poche ore fa, dopo le nozze come è tradizione sono andata a deporre il mio bouquet nuziale sulla tomba degli ultimi zar, dove anche i nonni di mio marito sono sepolti, alla Fortezza dei Santi Pietro e Paolo».

La famiglia di suo marito l’ha aiutata a entrare nel ruolo? In fondo la storia – anche recente – è piena di contrasti tra suocere e nuore Reali, basta pensare a Meghan Markle.
«Oh sì la madre di mio marito è stata di grande sostegno, per me è come una seconda madre. Mi ha aiutata molto, e io ho studiato, mi sono preparata per la conversione ortodossa. E poi sapevo bene cosa voleva dire la famiglia degli ultimi zar, la granduchessa da trent’anni partecipa a molte attività storiche e culturali legate al passato e alla chiesa ortodossa russa».

Tornati in patria negli anni ‘90, i Romanov sono stati canonizzati dalla Chiesa ortodossa. Suo marito pensa mai al ruolo che potrebbe avere, se la storia non avesse deciso diversamente?
«Non abbiamo ambizioni politiche, proprio no, non ci interessa. Come dice mio marito: abbiamo già guidato il Paese per trecento anni, adesso tocca ad altri».

Al nuovo «zar» Putin?
«Chiamarlo zar è una semplificazione che piace all’estero, ma Putin non è un nuovo zar… semmai un grande presidente, ha fatto un lavoro magnifico e gli auguriamo di continuare a farlo. Mio marito ed io, con il nome dei Romanov, siamo felici di continuare la storia culturale della famiglia, le tradizioni, i valori. E vedendo l’attenzione internazionale che ha destato il nostro sì, mi piace che ci sia un’alternativa alla società delle Influencer. E poi…».

Poi?
«Come Romanov possiamo contribuire al racconto delle radici della Russia fino alla contemporaneità, è un modo per svelare al mondo il Paese moderno di oggi, che ha molti legami con l’Italia: gli italiani sono amati in Russia. In generale gli italiani sono amati nel mondo molto più di quanto accada in patria».

L’ha sperimentato con la vita diplomatica di suo padre ambasciatore?
«Sì e sono nata a Roma, per caso perché mio padre al tempo era in missione a Parigi. E pure lui era nato a Roma per caso, mio nonno era in Marina e prestava servizio nella capitale quando nacque papà. La nostra, diplomazia a parte, è una classica famiglia italiana. La mia infanzia è stata bella, calorosa, un po’ movimentata: tanti luoghi, trasferimenti, lingue da imparare ma alla fine è stata un allenamento per la mia vita di adesso».

Lasciare abiti borghesi per indossare quelli di Altezza reale. Una sfida che ha spezzato il cuore e la serenità di tante commoner. Lei come farà?
«Lo so, ora come Romanov rappresento una famiglia che vuol dire un Paese e infatti ho voluto un vestito da sposa di taglio italiano ma con ricami e strascico che ricordavano la storia imperiale russa. Per fortuna mi è di grande aiuto l’esperienza diplomatica di mio padre. Con papà ambasciatore siamo stati a Parigi come a Bagdad… prima che nascessi, i miei genitori hanno vissuto anche in Iran».

Ha invitato anche l’ex imperatrice Farah Diba, la moglie dell’ultimo Scia. In chiesa c’erano i principi del Liechtenstein, l’ex re Simeone di Bulgaria e molti altri.
«Sì, peccato che per un guaio di salute Farah Diba non abbia potuto unirsi a noi».

C’era invece la famiglia reale italiana, i Savoia, i due rami: Emanuele Filiberto e Aimone di Savoia Aosta. Che nella migliore tradizione dei grandi eventi del Gotha, alle nozze hanno fatto pace, dopo tante ruggini…
«Abbiamo voluto la famiglia Savoia, gli Aosta, una grande festa con tutti i nostri cugini dell’aristocrazia europea».

Pronti adesso per la luna di miele, magari in Italia?
«Ci attende una settimana di grande lavoro qui in Russia, tra San Pietroburgo e Mosca dove viviamo da tre anni. Il viaggio di nozze più avanti. Quanto all’Italia, la verità è che passiamo sempre le vacanze in Italia».

A proposito, della sua passione per i thriller — uno, “AristocraZy” sull’amore tra un giovane principe detronizzato e la figlia di un ambasciatore sembra autobiografico —, cosa sarà adesso? Continuerà a scrivere? Magari un giallo ambientato al tempo della rivoluzione russa?
«Scrivere gialli è la mia passione non rinuncerei per nulla al mondo. Ho due nuovi titoli in preparazione e sulla rivoluzione d’ottobre chissà, mai dire mai. Ora sono una Romanov, ma resto una giallista per passione».

3 ottobre 2021 (modifica il 3 ottobre 2021 | 07:49)

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