obiettivo sostenere nostre imprese anche all’estero ” Sono 39 le domande presentate, per un ammontare complessivo di 4,3 milioni di euro di contributi agevolativi, per promuovere all’estero, in fiere e saloni internazionali, i marchi collettivi e certificazione del Made in Italy. È quanto emerso allo scadere dei termini del bando per il 2021 pubblicato dal Ministero dello sviluppo economico.
La misura sostiene la partecipazione dei vari organismi associativi e dei consorzi di tutela per la promozione dei marchi a eventi collaterali di manifestazioni fieristiche internazionali; incontri bilaterali trick associazioni estere; seminari in Italia con operatori esteri e all’estero; azioni di comunicazione sul mercato estero, anche attraverso GDO e canali on-line; creazione di comunità virtuali a supporto del marchio.
“L’obiettivo dell’incentivo è sostenere la presenza delle nostre imprese sui mercati esteri, promuovendo e valorizzando ii marchi del Made in Italy in fiere e saloni internazionali“, dichiara il ministro Giancarlo Giorgetti.
Le iniziative di promozione all’estero dovranno essere realizzate entro 10 mesi dalla approvazione della domanda di contributo da parte di Unioncamere, che gestisce la misura per conto del Mise.
Il business del cloud computing di Amazon sarebbe finito nel mirino di un’indagine antitrust della Federal trade commission (Ftc) degli Stati Uniti. Ad affermarlo è un rapporto divulgato da Bloomberg News, secondo cui i funzionari della Ftc, oggi guidati da Lina Khan, avrebbero contattato varie aziende per raccogliere informazioni sui problemi di concorrenza relativi ad Amazon Web Services (Aws).
L’indagine, non confermata dalla stessa Ftc, sarebbe stata intrapresa nell’ambito dell’attività investigativa iniziata durante l’amministrazione Trump sotto l’ex presidente Joe Simons: un’operazione che ha dato il via alle indagini sui quattro giganti della tecnologia, tra cui Facebook di Meta, Google e Apple di Alphabet.
La tutela della concorrenza al centro dell’attività della Khan
Il focus sul business cloud da 16 miliardi di dollari di Amazon, da cui deriva la maggior parte dei profitti del gigante dell’e-commerce, rientra nell’attività di controllo avviata dalla Khan sulla condotta delle più grandi aziende tecnologiche statunitensi. Khan, ex professoressa della Columbia Law School, è salita alla ribalta nei circoli antitrust puntando il dito contro le minacce che aziende come Amazon rappresenterebbero per la concorrenza nell’economia digitale.
[White paper] eCommerce per GDO: il caso Unicoop Tirreno
Un problema che la Ftc potrebbe esaminare è se Amazon abbia un incentivo a discriminare le società di software che vendono i loro prodotti ai clienti di Aws, mentre allo stesso tempo competono con Amazon. Il timore è che Amazon possa punire le aziende che lavorano con altri cloud provider e favorire quelle con cui lavora in esclusiva.
Nessun commento è arrivato dalla Big Tech né dalla Ftc, anche se pare appurato che Amazon abbia fornito informazioni in risposta alle richieste dell’Agenzia.
di Giulia Cimpanelli Negli appuntamenti Future Talk si è messa in luce la rivoluzione dei consumi, volti alla soddisfazione del cittadino digitale, sempre più esigente ed informato
Consumatori più attivi e più informati, nuove generazioni sempre più attante alla sostenibilità e in grado di “educare” le generazioni precedenti e sostenibilità economica, ambientale e sociale. Sono questi gli ingredienti che fanno del cittadino un cittadino digitale. Di come sta cambiando il ruolo del consumatore, che diventa attivo e protagonista, si è parlato nel ciclo di incontro Future Talk di Corriere Innovazione ed Edison. “La salute pubblica è parte del nostro essere cittadini prima ancora che consumatori, qui in Italia abbiamo dovuto fare un triplo salto mortale– commenta il sociologo Francesco Morace -. La pandemia è stato un grande chauffeur sul nostro essere cittadini ed essere una comunità di destino. Il nostro rapporto con il quotidiano e con le realtà del pubblico è molto cambiato”. E aggiunge: “Non c’è greenwashing che tenga, le aziende l’hanno capito che devono rinnovarsi in chiave sostenibile e le componenti sociali che hanno reagito meglio sono state il mondo femminile e i ventenni che hanno metabolizzato questi valori e sono più interessati alla sostenibilità in termini diffusi: ci credono davvero. La sostenibilità è il futuro”.
Per i giovani l’energia non è un servizio ma è un bene comune e sono proprio le nuove generazioni a educare gli adulti. Insomma, anche le commodity devono creare offerte cucite su misura per ogni consumatore: “Non possiamo essere più un’azienda che offre esclusivamente energia, dobbiamo andare incontro al nostro cliente sia con offerte mirate a ogni esigenza che con altri servizi”, aggiunge Massimo Quaglini, amministratore delegato di Edison. Non a caso l’anno scorso, in pieno lockdown, Edison ha lanciato EDISONRisolve, piattaforma che aggrega tutti i servizi per la casa: dalla lavanderia alla riparazione di elettrodomestici e impianti, dalla pulizia di casa alle soluzioni salva spazio fino alla consulenza per la ristrutturazione. L’innovativa offerta di Edison Energia mette a disposizione del cliente una suite di servizi as needed, attivabili grazie a una centrale operativa raggiungibile tutti i giorni 24 ore su 24, festivi inclusi. Tra questi, per esempio, Cloudrobe, che permette di lasciare in deposito i vestiti che non vengono usate mai e occupano spazio in casa. Si tratta in sintesi di un armadio digitale: in qualsiasi momento il proprietario può chiederli indietro.
“Oggi il mercato è alla ricerca della massima personalizzazione– aggiunge Nico Valenti Gatto, Direttore operativo di Bocconi 4 innovation -. Chi propone prodotti e servizi deve essere preparato e conoscere molto bene i bisogni del cliente”. Anche aziende di settori “commodity” come l’energia, insomma, iniziano ad allargare i servizi e offrire soluzioni utili alla vita di ogni giorno: “Cerchiamo di rispondere anche sul mercato dell’energia offrendo delle soluzioni– conclude Quaglini– per esempio abbiamo creato un’offerta per la seconda casa che con la pandemia non si poteva usare dando una soluzione che mitigasse i costi, la richiesta del consumatore è di avere un rapporto continuativo con l’erogatore e quindi abbiamo potenziato pacchetti che si sviluppano nel tempo con elementi aggiuntivi come la protezione della bolletta, risposte mirate alle esigenze e al momento storico”.
17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021|11:49)
Luca Visentini: con i recovery plan posti stabili ed equamente remunerati, o sarà rivolta. «Manca il lavoro di qualità, tutelato e pagato il giusto. E purtroppo questo trend non riguarda solo i Paesi dell’Est»
«Dopo la Grande Crisi 2008-15 non è stata creata una sola ora di lavoro aggiuntiva, solo posti precari e temporanei. Questa volta non deve andare così». Luca Visentini è il segretario generale della Ces, la confederazione europea dei sindacati ed è molto preoccupato per le tendenze in atto nel mercato del lavoro. «Manca il lavoro di qualità, tutelato e pagato il giusto. E purtroppo questo trend non riguarda solo i Paesi dell’Est, nei quali la deregulation viene da lontano, ma anche realtà come la Svezia o la Spagna che hanno ben altre tradizioni. Per non parlare poi dei mini-jobs tedeschi».
Il risultato è un’accentuazione dei divari tra Paesi, tra settori e tra giovani e anziani. E la preoccupazione su quanto sta accadendo, sottolinea Visentini, angustia sia la Ces sia la presidente della Bce, Christine Lagarde, che ha richiamato l’attenzione di tutti sulle perverse dinamiche salariali in atto in Europa. «Per questo diciamo che la Commissione Europea deve imporre una condizionalità sociale nell’utilizzo delle ingenti risorse dei recovery plan, che servano a creare nuovi posti di lavoro stabili ed equamente remunerati. Se non lo facessimo, perderemmo un’opportunità che non si ripeterà per decenni».
Un’altra condizionalità la Ue, secondo Visentini, dovrebbe adottarla nel governare la transizione ecologica e i suoi riflessi sull’occupazione. «Le attività che verranno chiuse nei territori che inquinano di più dovranno essere soppiantate da nuove iniziative che sorgeranno in loco, e non a centinaia di km. di distanza. Se non facciamo questo c’è il rischio che i lavoratori si schierino contro l’ambiente, che la rabbia si contrapponga all’innovazione». Ma tutto ciò alla fine non avvantaggerà la Polonia che ha un’economia a carbone e ci fa concorrenza con il costo del lavoro più basso? «Innanzitutto è un criterio che vale anche per l’industria dell’auto e poi condizionando gli aiuti al potenziamento della contrattazione collettiva anche i salari polacchi cresceranno più velocemente e avremo meno concorrenza sleale dentro i confini della Ue».
17 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 08:33)
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