Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 1° dicembre inibisce la viabilità forestale al traffico ordinario. E tra una manciata di giorni potrebbe diventare legge. Restano però tanti dubbi interpretativi
Gli italiani amano il fuoristrada, praticato in moto, auto o mountain bike. Tuttavia, a seguito di un decreto pubblicato in Gazzetta ufficiale, questa attività tra poco più di due settimane potrebbe essere del tutto vietata. Entro i 15 giorni scade infatti la «vacatio legis», ossia quel periodo nel quale un decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (qui il testo) diventa a tutti gli effetti legge, rendendo così effettivo il divieto.
Cosa dice il decreto
Il decreto del 28 ottobre, pubblicato in Gazzetta il 1° dicembre 2021, definisce quelle che sono le «Disposizioni per la definizione dei criteri minimi nazionali inerenti agli scopi, le tipologie e le caratteristiche tecnico-costruttive della viabilità forestale e silvo-pastorale, delle opere connesse alla gestione dei boschi e alla sistemazione idraulico-forestale». Anche se non viene fatto espresso riferimento a moto e fuoristrada, la nota cruciale del decreto è quella di non considerare più le vie forestali soggette al codice della strada poiché la viabilità viene concessa solo e esclusivamente ai mezzi preposti alla manutenzione dei tratti di strada di collegamento. Nella sostanza, la viabilità forestale viene inibita al traffico ordinario, senza che però venga fatto espresso riferimento al motore (indirettamente però il decreto comprende anche le bici). Bisogna tuttavia precisare che questi tratti stradali rientrano all’interno di un «vuoto legislativo» poiché di fatto, anche in precedenza, non erano riconosciuti dal codice «standard».
Cosa succede adesso?
Se dovessero rimanere così le cose, la percorrenza di questi tratti stradali sarebbe concessa solo ai mezzi di soccorso e/o a quelli preposti alla manutenzione e in caso di permessi speciali concessi da comuni o regioni. Insomma, si entrerebbe all’interno di un coacervo mal gestibile dove per ottenere le licenze potrebbe essere necessario soddisfare dei requisiti non disciplinati a livello nazionale. Diverse associazioni di categoria sarebbero comunque a lavoro per trovare una «quadra». Ma ad oggi, qualora le cose dovessero rimanere così, andare fuoristrada con le moto è vietato.
15 dicembre 2021 (modifica il 18 dicembre 2021 | 11:14)
Vendite di semiconduttori in crescita di un altro 9%, sino a superare per la prima volta i 600 miliardi di dollari. E’ quanto gli analisti di Euler Hermes, compagnia di assicurazione del credito del gruppo Allianz, prevedono per il 2022 in un report che fa il punto sulla carenza globale di semiconduttori e sulle prospettive del settore, cresciuto del 26% a 553 miliardi di dollari nel 2021.
L’analisi fa presente che la carenza di chip, che ha imperversato durante la pandemia, ha avuto un impatto su una vasta gamma di settori, dalle automobili alle console di gioco, poiché i produttori di chip hanno lottato per tenere il passo con una domanda senza precedenti mentre l’attività economica globale era chiamata a riprendersi dalla crisi.
E sebbene i principali produttori di chip, come Tsmc, abbiano già annunciato piani per aumentare la capacità, il report fa comunque presente che “di solito occorrono anni prima che queste strutture vengano messe in funzione”. Le azioni quotate a Taiwan di Tsmc sono aumentate di oltre l’80% in circa due anni.
Uno scenario denso di rischi
Guardando al nuovo anno, Aurelien Duthoit, consulente di settore per la tecnologia e la vendita al dettaglio di Euler Hermes, fa notare che saranno almeno quattro i fattori che determineranno l’andamento del comparto, rappresentando anche un potenziale rischio per i protagonisti del settore.
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Oltre alla normalizzazione della domanda in aree come computer e server, Duthoit identifica fattori chiave come “gli eventi imprevedibili e casuali” che danneggiano i principali siti di produzione di semiconduttori, quali Taiwan e Corea del Sud. Il pensiero è in particolare rivolto alla “frequenza crescente di eventi climatici insolitamente avversi”, considerata una sfida importante per il settore dei semiconduttori, che per definizione si basa sull’utilizzo ottimale delle proprie capacità per la sua redditività.
Infine, fra i rischi che corre il comparto compaiono anche i nuovi sviluppi nella “guerra fredda” tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che potrebbero impedire agli specialisti della tecnologia dei semiconduttori di vendere alle società cinesi.
di Massimiano Bucchi Esiste uno scontro tra due modi radicalmente diversi di intendere l’innovazione: da un lato la volontà di industrializzarla, dall’altra il prototipo dell’inventore solitario sempre in bilico tra concept rivoluzionaria e sogno utopico. Oggi a quale soluzione dovremmo affidarci?
“Mettiamo che volete costruire un tavolo. Allora iniziereste dal piano, ma poi Edison direbbe: Proviamo a costruirlo con due gambe! E una personality di buon senso risponderebbe: Ma un tavolo deve per forza avere quattro gambe. Costruiamolo così. Ed Edison direbbe: Ma dobbiamo sperimentare. Ogni possibilità, ogni variazione, ogni inutile e inefficace e dispersiva modifica che riusciva a escogitare. Il laboratorio della Edison General Electric non è progettato per incentivare l’invenzione. È progettato per incentivare la noia”.
Così, nel recente e avvincente romanzo Gli ultimi giorni della notte di Graham Moore (Neri Pozza) è descritto lo scontro tra due modi radicalmente diversi di intendere l’innovazione. Da un lato quello di Thomas Edison, fondato su continui tentativi e variazioni fino a trovare quella più efficiente (celebre la sua frase “non ho fallito. Ho solo trovato diecimila soluzioni che non funzionano”). Dall’altro quello di Nikola Tesla, fondato sulla visione e l’intuizione.
Tra gli oltre mille brevetti e le tante invenzioni per cui è passato alla storia nel campo dell’elettricità, delle comunicazioni, della riproduzione di suoni e di immagini in movimento, quella più importante di Edison è forse l’industrializzazione della stessa innovazione, dove una squadra di collaboratori lavora instancabilmente su possibili soluzioni di uno stesso problema.
Tesla è invece il prototipo dell’innovatore solitario sempre in bilico tra invenzione rivoluzionaria e sogno utopico.
Moore racconta il feroce scontro giudiziario tra Edison e Westinghouse per il brevetto della lampadina dal punto di vista del giovane avvocato di Westinghouse. Edison emerge dal romanzo come una figura spietata e senza scrupoli, che non esita a utilizzare ogni mezzo per screditare i rivali, inclusi crudeli esperimenti con animali e con la sedia elettrica per dimostrare pubblicamente la pericolosità della corrente alternata. Tesla vi è invece rappresentato come un visionario più interessato alle proprie idee che ai ricavi economici. In comune, solo l’abitudine a dormire poche ore a notte.
L’autore attinge a– e contribuisce egli stesso advertisement arricchire– una ormai diffusa mitologia che vede in Tesla un genio poco compreso e valorizzato dal proprio pace, un idealista ingenuo contrapposto alla fredda determinazione manageriale di Edison. È a Tesla, non a Edison, che si ispirano ufficialmente imprenditori contemporanei del settore tecnologico come Elon Musk.
Quest’ultimo ha scelto di imprimere il nome dell’inventore di origine serba sulle proprie vehicle elettriche e pare abbia in cantiere perfino il lancio di una catena di ristorazione con lo stesso marchio. Ed è sempre la figura di Tesla che spopola in centinaia di prodotti della cultura popolare, dal bellissimo romanzo di Echenoz, Lampi (Adelphi, 2012), fino a fumetti e graphic unique, canzoni pop e rock bands.
Lo si può trovare impegnato a indagare accanto a Sherlock Holmes o come espediente narrativo quando si tratta di fornire un congegno tecnologico per il numero di un prestigiatore ambizioso (in The Status del regista Cristopher Nolan, del 2006, con Tesla interpretato nientemeno che da David Bowie).
In realtà i colossi del Huge Tech contemporaneo devono moltissimo ad Edison, a partire dalla creazione del primo laboratorio del mondo dedicato esplicitamente all’innovazione tecnologica a Menlo Park, nel New Jersey, nel 1876. Un progetto davvero ambizioso e visionario per l’epoca, che nel giro di dieci anni si period già sviluppato su due isolati e dove nacquero invenzioni come il fonografo. Edison divenne allora noto come “il mago di Menlo Park”.
Come racconta anche il libro di Moore, Tesla rinunciò generosamente alle royalties pattuite con Westinghouse che lo avrebbero reso milionario, salvando così l’imprenditore dalla bancarotta. Agli inizi del Novecento immaginò “uno strumento poco costoso, non più grande di un orologio, che permetta al suo possessore di ascoltare da qualunque località, in mare o a terra, musica e canzoni, il discorso di un leader politico, di un eminente scienziato, il sermone di un prete eloquente, fatto da qualunque altro luogo, per quanto distante. Nello stesso modo qualunque immagine, carattere, disegno o stampa può essere trasferito da un luogo all’altro”. Letto oggi potrebbe assomigliare allo smartphone, ma per realizzarlo oltre alla tecnologia sarebbe servita una economia e una società che ancora non c’age. Sempre più prigioniero delle sue numerose ossessioni (dall’igiene al cibo, all’avversione per i gioielli, fino alla compagnia degli amati piccioni), di lì a poco Tesla si ritirò sempre più dall’attività vivendo in una verse d’albergo.
Edison morì nel 1931. In quello stesso anno, in occasione del settantacinquesimo compleanno di Tesla, un amico giornalista organizzò in suo onore una festa celebrativa. In quell’occasione la rivista americana Time gli dedicò la copertina con il titolo “Il mondo intero è la sua centrale elettrica”. Il mito di Tesla age a quel punto già sviluppato, e lui stesso contribuì ad alimentarlo con continue dichiarazioni e annunci di invenzioni mirabolanti, tra cui un misterioso “raggio della morte” che non riuscì a catturare l’interesse degli investitori né dei vertici politici occidentali, raccogliendo solo 25.000 dollari dall’Unione Sovietica.
L’ultima citazione del libro di Moore è una frase di Steve Jobs. “Il mio modello di company sono i Beatles. Erano quattro ragazzi che tenevano sotto controllo le reciproche tendenze negative. Si bilanciavano a vicenda, e il risultato age maggiore della somma delle parti”. Analogamente, il mito fondativo dell’innovazione contemporanea è una sorta di Giano bifronte che ha bisogno di Edison tanto quanto di Tesla: pratica la concretezza spavalda e orientata al organization del “mago di Menlo Park” e predica la visionarietà utopica dell’inventore solitario e interessato solo alle proprie idee, trasformandone l’icona in marchio commerciale.
Uno studio di Hong Kong evidenzia che la doppia dose di CoronaVac non produce anticorpi sufficienti. Dati forniti dalla casa farmaceutica Sinovac sostengono che il booster migliora la protezione. Risultati deludenti anche da Sinopharm
Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Università di Hong Kong ha scoperto che le persone che hanno ricevuto due dosi di un vaccino contro il Covid-19 prodotto dall’azienda farmaceutica cinese Sinovac (vaccino CoronaVac a virus inattivato) non sono state in grado di neutralizzare la nuova variante altamente infettiva Omicron.
I dati degli studi clinici che hanno portato all’utilizzo del preparato in vari paesi segnalavano un’efficacia del 50% nello studio svolto in Brasile e dell’83% in quello svolto in Turchia e indagini successive hanno evidenziato come gli anticorpi decadano già dopo sei mesi dalla fine del ciclo vaccinale. Ora la ricerca in laboratorio di Hong Kong ha indagato in modo specifico la variante Omicron.
L’indagine è stata condotta su 25 individui vaccinati: gli scienziati hanno scoperto che nessuno dei sieri dei partecipanti allo studio è stato in grado di combattere la variante Omicron, altamente contagiosa. Molto probabilmente saranno necessari booster per migliorare la protezione.
Le dichiarazioni di Sinovac
Non è del tutto chiaro se una terza dose del vaccino cinese potrebbe effettivamente migliorare la situazione : l’azienda farmaceutica Sinovac, pur ammettendo che due dosi sono poco efficaci contro Omicron, ha dichiarato che tre dosi potrebbero prevenire l’infezione e ha reso noti i test svolti in azienda. Dai dati emergerebbe che 7 persone su 20, il 35%, che hanno ricevuto doppia dose di Sinovac hanno mostrato anticorpi sufficienti per neutralizzare Omicron. Il quadro è leggermente migliorato con tre dosi: i risultati di laboratorio mostrano che 45 persone su 48 che hanno ricevuto il booster hanno sviluppato anticorpi sufficienti per neutralizzare Omicron. I dettagli dello studio svolto dalla società farmaceutica non sono però stati resi noti e non sono pubblicati.
L’immunità mediata
Gli studi sono preliminari e i livelli di anticorpi non forniscono un quadro completo della risposta immunitaria di una persona perché nel mondo reale entra in gioco anche l’immunità cellulare mediata, che nella maggior parte dei test di laboratorio non viene studiata perché sono necessarie apparecchiature molto sofisticate.
La diffusione nel mondo di Coronavac
Tuttavia l’assenza di anticorpi neutralizzanti contro Omicron tra chi è stato vaccinato con Coronavac può rappresentare un grosso problema per la Cina e per gli altri Paesi in cui il farmaco è stato molto utilizzato tra cui Brasile, Messico, Cile, moltissimi paesi asiatici e Sudafrica( proprio da dove si è sviluppata la nuova variante Omicron) : 2,3 miliardi di persone. Altri studi hanno riscontrato risultati deludenti anche con Sinopharm, (utilizzato anche negli Emirati Arabi) l’altro importante vaccino diffuso in Cina che non mostrerebbe alcuna attività anticorpale nella maggior parte dei soggetti analizzati. Se i risultati delle ricerche dovessero essere confermati la Cina dovrebbe affrontare un grosso problema con la nuova variante. Finora il Paese ha protetto la popolazione con imponenti lockdown e chiusure delle frontiere, oltre ad aver vaccinato 1,4 miliardi di persone, quasi tutte con Coronavac.
L’immunità naturale
Tra gli altri paesi, come ad esempio Brasile e Indonesia, che utilizzano Coronavac, le precedenti ondate di infezione avrebbero conferito una certa immunità naturale che contribuirà a far si che Omicron non abbia «alcun impatto importante» ha affermato Benjamin Cowling, professore di epidemiologia presso l’Università di Hong Kong intervistato da Bloomberg. Ma le popolazioni della Cina continentale e di Hong Kong che non hanno mai subito infezioni su larga scala sono di fatto vulnerabili. Finora la Cina ha intercettato due casi di Omicron tra i viaggiatori rientrati nel Paese, uno dei quali è stato scoperto oltre due settimane dopo il suo ingresso in Cina e potrebbe dunque aver diffuso il virus, molto contagioso, a numerose altre persone.
16 dicembre 2021 (modifica il 16 dicembre 2021 | 18:57)
Martedì, 04 Gennaio 2022 Giorgetti: “Sostegno doveroso per attività tra le
più colpite dal Covid ” Contributi a fondo perduto di 60 milioni di euro per le imprese del settore eventi-wedding event, intrattenimento e Ho.Re.Ca(hotellerie-restaurant-catering )-duramente colpite dall ‘em ergenza Covid. È quanto prevede il decreto del ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti che rende operativa la misura introdotta dal decreto Sostegni bis.
In particolare, si tratta di una misura destinata per:
40 milioni al settore del wedding event;
10 milioni al settore – diverso dal wedding event – dell’intrattenimento, dell’organizzazione di feste e cerimonie;
10 milioni al settore dell’hotellerie-restaurant-catering (Ho.Re.Ca.).
Potranno richiedere il contributo le imprese che nell’anno 2020 hanno subito una riduzione del fatturato non inferiore al 30% rispetto a quello del 2019.
“Si tratta di un doveroso provvedimento di sostegno per tutte quelle imprese che svolgono attività, dalle cerimonie agli eventi, che sono state tra le più penalizzate durante l’emergenza Covid”, dichiara il ministro Giorgetti. “È giusto – aggiunge – che il Mise supporti con contributi a fondo perduto questi settori che negli anni hanno visto crescere nuove professionalità, in prevalenza tra le donne e i giovani, con un strength impatto sull’economia del territorio”.
Il decreto, firmato anche dal ministro dell’Economia e delle finanze, è stato inviato alla Corte dei Conti per la registrazione.
Le imprese interessate potranno presentare domanda direttamente all’Agenzia delle entrate, con le modalità e nei termini che saranno stabiliti da un suo prossimo provvedimento.
I contributi verranno accreditati direttamente sul conto corrente indicato dal richiedente.
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