Digital transformation, oltre il 70% dei leader hi-tech prevede revenue in salita

Digital transformation, oltre il 70% dei leader hi-tech prevede revenue in salita

I leader hi-tech di Stati Uniti, in Canada ed Europa occidentale non considera l’attuale incertezza economica un freno alla crescita: ben il 72% di loro prevede infatti di aumentare le entrate nel 2023. Non solo: quasi la metà di questi leader ritiene di poter “sovraperformare” nel corso dell’anno.

Lo afferma un sondaggio Gartner condotto nella seconda metà del 2022 tra 195 intervistati negli Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia e Germania per capire in che modo la turbolenza economica ponga sfide ai direttori generali, quanto siano fiduciosi nella loro capacità di realizzare i loro piani e quali misure abbiano previsto per affrontare l’incertezza.

Focus sulla riduzione dei costi anziché sulla crescita dei ricavi

“Vincere sul mercato in un momento incerto richiede una capacità superiore alla media di soddisfare le ambizioni di fatturato”, afferma Mark McDonald, vicepresidente e Gartner fellow. “I risultati del sondaggio indicano che quasi la metà delle aziende (46%) non ha una capacità di esecuzione sufficiente per realizzare in modo affidabile i propri obiettivi di fatturato”.

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Digitalizzazione dei documenti

Il sondaggio ha rilevato che molti leader tecnologici sono entrati nel 2023 preparati per una potenziale recessione. Paradossalmente, molte delle azioni intraprese si sono concentrate sulla riduzione dei costi piuttosto che sulla crescita dei ricavi.

Aumentare la rilevanza delle soluzioni tecnologiche

Gartner prevede che la spesa IT complessiva crescerà del 2,4% nel 2023, con una crescita della spesa IT aziendale del 4,1%. Il contesto della spesa IT sta cambiando, in quanto gli acquirenti valutano e investono sempre più nei risultati di business piuttosto che nell’acquisto di soluzioni.

“I cambiamenti di contesto mettono in discussione la rilevanza delle soluzioni tecnologiche. Una minore rilevanza riduce la disponibilità a pagare e a rinnovare le relazioni. Per Gartner la “rilevanza” è il collegamento tra la soluzione di un fornitore e la sua applicabilità alle esigenze attuali dei clienti. Questa connessione esiste a tutti i livelli, dal livello C ai singoli sviluppatori. Senza rilevanza, vediamo che i cicli di vendita si allungano e i rinnovi sono più a rischio“, spiega McDonald.

Il contesto è dinamico e richiede che i leader aumentino la “rilevanza” ragionando su tre prospettive temporali: il presente, ma anche ogni volta che il contesto cambia nel breve termine, con l’obiettivo finale di posizionare le soluzioni a favore della crescita futura, quando le condizioni economiche diventeranno favorevoli. “Spetta al fornitore sapere quando il contesto cambia e ricostruire il contesto attraverso la rifocalizzazione della messaggistica e il riposizionamento per incontrare i clienti dove si trovano”, spiega McDonald.

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5G, come abbattere i consumi energetici delle reti Ran

5G, come abbattere i consumi energetici delle reti Ran

Ridurre il consumo di energia nella Radio access network, o Ran, è la prima preoccupazione per gli operatori di rete ora che i prezzi dell’energia sono alle stelle. E che l’imperativo della sostenibilità è più urgente. Una Ran efficiente nei consumi è fondamentale per rendere le reti wireless più green e  limitare l’esposizione a oscillazioni imprevedibili dei costi e della stessa disponibilità di energia. Come centrare l’obiettivo?

La società di analisi Senza Fili ha pubblicato una guida per aiutare le telco a uscire dall’attuale impasse: nonostante hardware e funzionalità software stiano diventando meno energivori, la crescita del traffico dati supera di gran lunga la diminuzione del consumo energetico per bit. Il risultato netto è che gli operatori si aspettano che il consumo di energia aumenti man mano che passano al 5G pure se si affidano solo a hardware e software efficienti.

No all’overprovisioning. Come salvare la QoE

La soluzione è usare nuovi approcci, oltre a prodotti energy-efficient, per ridurre il consumo energetico delle reti wireless. Finora il consumo di energia non era tra le principali preoccupazioni degli operatori e l’overprovisioning, sia in termini di capacità che di copertura, è stato spesso un modo affidabile, pur se dispendioso, per garantire una qualità dell’esperienza (QoE) affidabile. Oggi le telco possono però intervenire sulle loro reti soprattutto nelle aree dense, come le città, dove il traffico è sempre alto, ma la sua distribuzione non è uniforme nello spazio e nel tempo.

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In questi ambienti densi esistono aree con più celle che vanno a sovrapporsi ed è qui che si apre l’opportunità di ridurre il consumo energetico spegnendo le risorse che non vengono utilizzate e riconfigurando le celle in modo intelligente.

Questo approccio offre un consumo inferiore senza alcun investimento (cioè, non c’è bisogno di nuove attrezzature), ma va implementato con attenzione. La disattivazione delle risorse sottoutilizzate o la modifica della configurazione della cella può influire sulla QoE in modi inaspettati, soprattutto se l’operatore guarda solo il carico di traffico della Ran e ignora la distribuzione degli abbonati e i modelli di traffico.

L’approccio corretto non deve essere incentrato solo sulle celle e sui Kpi del traffico, ma avere granularità in modo da garantire l’efficacia nell’ottimizzazione dei consumi energetici ed evitare di degradare le prestazioni della rete. Occorre un approccio incentrato sull’utente finale.

L’approccio customer-centric

L’approccio incentrato sull’abbonato, che combina informazioni sulla posizione dell’utente e sull’esperienza nell’utilizzo della Ran, può essere molto più efficace nell’aumentare l’efficienza energetica pur mantenendo il controllo sulla QoE.

Di fatto, le telco devono comunque accettare un compromesso: la disattivazione degli elementi nella rete, sia in determinati momenti della giornata che per periodi più lunghi, per limitare il consumo energetico, riduce la capacità della rete e, potenzialmente, la copertura, e ciò può influire negativamente su alcuni utenti.

È inevitabile: maggiore è la capacità e più ampia è la copertura, maggiore è il consumo di energia. Quel che conta, dunque, è che l’operatore abbia tutte le conoscenze necessarie per operare le scelte giuste per raggiungere i suoi obiettivi…

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Apparecchiature Tlc, rallenta la crescita: 5G e banda larga cartine di tornasole

Apparecchiature Tlc, rallenta la crescita: 5G e banda larga cartine di tornasole

Dopo quattro anni consecutivi di modesta crescita, il mercato aggregato delle apparecchiature di telecomunicazione è passato da un aumento dei ricavi dell’8% nel 2021 al 3% su base annua nel 2022. Lo affermano i risultati preliminari del monitoraggio di Dell’Oro group, secondo cui, guardando indietro all’intero anno, il tasso di crescita è stato leggermente inferiore al 4% previsto un anno fa per il 2022.

“Oltre ai confronti più difficili nei mercati avanzati del 5G e alle uscite dei fornitori in Russia, il rafforzamento del dollaro Usa ha pesato sul più ampio mercato delle apparecchiature di telecomunicazione” spiega Dell’Oro. Anche i problemi di approvvigionamento hanno avuto un impatto negativo sul mercato nel primo semestre del 2012, ma si sono attenuati nel secondo semestre.

Forte crescita in Nord America e area Cala

Gli sviluppi regionali sono stati contrastanti, sostenuti dalla forte crescita in Nord America e Cala (Caribbean and Latin America), sufficiente a compensare condizioni più difficili in Emea e Asia Pacifico. Con la Cina in crescita di circa il 4%, dell’Oro stima che i ricavi globali delle apparecchiature di telecomunicazione, esclusa la Cina, aumenteranno di circa il 3% nel 2022.

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Dal punto di vista tecnologico, è in atto un certo spostamento di investimenti tra wireless e wireline. Diversi indicatori suggeriscono che i ricavi del Broadband access sono aumentati nel 2022, ma questa crescita a due cifre è stata compensata da una crescita stabile o a una sola cifra negli altri cinque segmenti (Microwave transport, Mobile core network, Optical transport, Ran, SP router & switch).

Huawei ancora in cima alla classifica

Le dinamiche dei fornitori sono state relativamente stabili tra il 2021 e il 2022, con i primi 7 fornitori che hanno guidato circa l’80% del mercato complessivo. Nonostante gli sforzi in corso da parte del governo degli Stati Uniti per limitare il Tam (Total Addressable Market) di Huawei e l’accesso al silicio più di recente, Dell’Oro valuta che Huawei sia ancora leader nel mercato globale delle apparecchiature di telecomunicazione, in parte perché rimane il fornitore n. 1 in cinque dei sei segmenti di telecomunicazioni tracciati.

Allo stesso tempo, tuttavia, Huawei ha perso terreno al di fuori della Cina. Nokia, Ericsson e Huawei sono stati i primi 3 fornitori al di fuori della Cina nel 2022, rappresentando rispettivamente circa il 20%, 18% e 18% del mercato.

In arrivo un nuovo ano di crescita

Dopo cinque anni positivi, Dell’Oro prevede che il mercato complessivo delle apparecchiature di telecomunicazione aumenterà dell’1% nel 2023 e registrerà il sesto anno consecutivo di crescita. I rischi sono ampiamente bilanciati e gli analisti continueranno a monitorare le implementazioni del 5G in India, i tagli degli investimenti negli Stati Uniti e il rallentamento del 5G in Cina, nonché gli investimenti wireless e sulla banda larga in Europa.

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Digitale contro le perdite idriche, il piano di Acquedotto Lucano

Digitale contro le perdite idriche, il piano di Acquedotto Lucano

“Un innovativo sistema integrato e digitale che affronta tutti gli aspetti e le modalità di contenimento delle perdite idriche. Prevede l’introduzione di tecnologie e sistemi di supporto decisionale per la ricerca, localizzazione e monitoraggio delle dispersioni di acqua, la gestione della pressione, l’osservazione dello stato delle condotte, la gestione delle misure e dei consumi legati all’utenza, la modellazione matematica delle reti e l’asset management”. Così Cosimo Latronico, assessore regionale della Basilicata ad Ambiente  ed Energia, descrive il progetto avviato a novembre da Acquedotto Lucano e presentato oggi a Stigliano, in provincia di Matera, che attingerà ai fondi del React Eu.

Coinvolti 18 Comuni

L’iniziativa di Acquedotto Lucano troverà applicazione in 18 dei Comuni serviti dalla società: Barile, Calvello, Corleto Perticara, Ferradina, Grassano, Marsicovetere, Maschito, Matera, Melfi, Paterno, Pisticci, Pomarico, Potenza, Rionero in Vulture, Stigliano, Tito e Viggiano. Alla presentazione pubblica del progetto, a Stigliano, erano presenti Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata, Alfonso Andretta, amministratore unico di Acquedotto Lucano, e Francesco Micucci, sindaco di Stigliano.

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Un sistema di monitoraggio dei cedimenti del terreno

 “Sarà necessario installare e controllare 15 misuratori di portata con ingresso e uscita serbatoi e per il monitoraggio della distribuzione alle singole frazioni della rete – spiega Andretta – e quattro misuratori di livello dei serbatoi. Per evitare lo sfioro dei serbatoi saranno inoltre montate 5 idrovalvole per il controllo del livello dei serbatoi, fornite di valvola di sfioro automatico per evitare sovrappressione in adduzione. Considerata l’elevata fragilità territoriale, sarebbe opportuno mettere in campo un sistema di monitoraggio dei cedimenti del terreno, onde prevenire eventuali rotture e conseguenziali accertamenti delle cause e dei danni”.

“Miglioriamo il servizio idrico dopo decenni di abbandono”

“Oggi siamo qui per raccontare cosa stiamo facendo per migliorare il servizio idrico in Basilicata, dopo decenni di abbandono – spiega Vito Bardi – La risorsa idrica è la più importante che abbiamo in Basilicata e dobbiamo contrastare le perdite che oggi sono arrivate al 62 per cento. Con il React Eu abbiamo le risorse per poter finalmente invertire la rotta, dopo tanti anni, in modo da poter valorizzare la risorsa, sprecare sempre meno acqua e conseguentemente meno energia e poi poter procedere con un intervento sulle bollette dei lucani. Efficienza del servizio fa rima con beneficio per i cittadini”.

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Google, addio a Glass: flop della realtà aumentata per il business

Google, addio a Glass: flop della realtà aumentata per il business

Addio all’Enterprise edition dei Google Glass, gli occhiali di realtà aumentata di Google. L’azienda ha infatti annunciato che il 15 marzo è terminata la vendita dei dispositivi e che dal prossimo 15 settembre terminerà anche il supporto.

La Enterprise edition era la versione per aziende degli occhialini connessi, aggiornati nel 2019 con una serie di novità hardware di spessore. Nonostante ciò, Google non aveva mai riscosso, per i Glass, quell’interesse che si attendeva, nemmeno da parte di un pubblico di professionisti, in modo particolare in ambito medico e scientifico, due dei settori per i quali il colosso aveva personalizzato il nuovo prodotto.

La Enterprise edition è arrivata a distanza di circa quatto anni dalla prima versione dei Google Glass, la Explorer Edition, che fu resa disponibile a inizio 2013. A gennaio di due anni dopo, Google decise di chiudere definitivamente il progetto per il grande pubblico, puntando solo alle imprese.

Ma l’interesse di Big G per l’augmented reality prosegue

“Grazie per oltre un decennio di innovazione e partnership”, ha scritto Google annunciando la fine del progetto. Nonostante la notizia, comunque, le mire di Big G nel campo della realtà aumentata proseguono. Nel 2022, il colosso americano aveva spiegato di continuare a lavorare su tecnologie di augmented reality, mostrando un possibile scenario in cui un paio di occhiali possono tradurre, in tempo reale, un discorso da una lingua all’altra.

Siete pronti alla vera rivoluzione “Intelligenza Artificiale”? Ne parliamo con Giovanni Miragliotta

Nel frattempo, la concorrenza non sta a guardare. Se si attende entro l’anno la mossa di Apple, Meta avrebbe in cantiere una versione decisamente più tecnologica dei Rayban Stories, prodotti insieme a EssilorLuxottica, con un piccolo display su cui mostrare contenuti in arrivo dalle piattaforme social del gruppo e dal metaverso, ma saranno pronti solo nel 2025.

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Banda ultralarga, Bussone: “Torri 5G strumento prezioso per ridurre il digital divide”

Banda ultralarga, Bussone: “Torri 5G strumento prezioso per ridurre il digital divide”

Il digital divide non è solo una questione di infrastrutturazione ma soprattutto una questione culturale che richiede un nuovo approccio agli investimenti e allo sviluppo di servizi. “Approccio che non riguarda solo la banda larga o ultralarga ma anche la telefonia mobile e la tv”, spiega Marco Bussone, presidente di Uncem, che delinea a CorCom anche le azioni chiave che si possono mettere in atto per contribuire a costruire un Paese più digitale. Per tutti.

Bussone, Uncem ha un osservatorio privilegiato sulle aree montane. Che tipo di problemi riscontriamo in quelle zone?

Il digital divide è una grande emergenza del Paese. Gran parte del territorio montano italiano (il 54%) naviga in internet a velocità non adeguate e in linea con gli altri Paesi Ue, oltre che molto più basse rispetto alle zone urbane. Ma facciamo attenzione: la digitalizzazione non è problema esclusivamente legato all’infrastrutturazione per la banda larga. Uncem denuncia da 15 anni un divide che riguarda tre ambiti: quello delle reti a banda larga, ovviamente, quello della tv e quello della telefonia mobile: solo su questo ultimo fronte, nell’ambito della mappatura avviata dall’associazione nel 2019, abbiamo ricevuto oltre 2700 segnalazioni di cattiva ricezione. Sono molte le aree montane dove, non solo non arriva Internet veloce, ma nemmeno il segnale telefonico e televisivo. Si tratta di situazioni che non possono essere affrontare separatamente ma che devono essere risolte in modo sistemico.  Perché tutte e tre determinano disuguaglianze inaccettabili, economiche e sociali.

E dunque, che fare?

C’è un importante lavoro di pressing che Uncem fa sulle istituzioni per assicurare investimenti pubblici nelle zone a fallimento di mercato. Ma siamo convinti che vada fatta anche un’operazione di moral suasion sugli operatori perché anche loro diano il loro contributo. Investire nelle aree montane è, forse, economicamente poco remunerativo ma fondamentale per realizzare un Paese in grado di crescere ed essere competitivo.

Nel Piano Bul sono previsti investimenti nelle aree bianche, comprese le zone montane…

Il Piano Bul è uno straordinario strumento per accelerare infrastrutturazione e digitalizzazione, ma sconta forti ritardi. E due motivi: il primo e la burocrazia, il secondo sono le deadline.

In che senso?

I tempi di realizzazione delle opere, definiti dal Piano, sono troppo ravvicinati per un Paese orograficamente complesso come l’Italia. E questo vale sia per l’infrastrutturazione a terra sia per le reti wireless. Non a caso abbiamo chiesto ad Infratel di aprire un tavolo di lavoro sul Piano Bul per intervenire su queste criticità, anche alla luce dei fondi messi a disposizione del Pnrr. Pnrr che introduce, tra l’altro un’importante novità.

Che sarebbe?

Le torri di trasmissione, che possono diventare un prezioso strumento anti-digital divide. Si tratta infatti di asset che possono potenziare il segnale 4G, 4,5G e Fwa e, al contempo, fungere da veicolo di servizi quali il telecontrollo oppure le ricarica per le autoelettriche, ad esempio. Come Uncem abbiamo di recente firmato un accordo con Inwit che mira a sviluppare e migliorare la fruizione dei servizi digitali per comuni, unioni e comunità montane, contribuendo a ridurre il digital divide.

Nella pratica, quali azioni sono previste?

In 900…

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