La crisi globale dei semiconduttori sta definendo nuovi equilibri. Perché sembra ormai evidente che chi riuscirà per primo a saltar fuori da questo stagno, accumulerà un vantaggio notevole sui competitor. E allora fa molto rumore la notizia di un nuovo chip progettato e prodotto da Alibaba, il colosso cinese dell’eCommerce. Perché è un segnale eloquente di quanto la Cina stia correndo spedita verso l’obiettivo dell’autonomia nel settore dei microprocessori. Un valore per niente banale, di questi tempi.
Il nuovo chip progettato da Alibaba si chiama Yitian 710, e sarà il cuore pulsante di nuovi server chiamati Panjiu. È il terzo semiconduttore introdotto dal gigante dell’eCommerce dal 2019, dopo un chip di intelligenza artificiale e uno utilizzato per i dispositivi dell’Internet delle cose. Yitian 710 non sarà un prodotto consumer, né il colosso cinese lo venderà ad altre aziende. Sarà piuttosto l’arma sulla quale Alibaba punterà con decisione nella corsa al cloud globale, mercato in cui i competitor più importanti si chiamano Amazon, Google e Microsoft.
«La personalizzazione dei chip dei nostri server fa parte delle nostre azioni mirate a potenziare le nostre capacità di elaborazione, con prestazioni migliori e una migliore efficienza energetica», ha detto Jeff Zhang, presidente di Alibaba Cloud Intelligence. «Abbiamo in programma di utilizzare i chip per supportare le attività attuali e future in tutto l’ecosistema del Gruppo Alibaba».
Del resto, con la pandemia che alimenta una domanda crescente di servizi in cloud, i giganti della tecnologia in tutto il mondo sono alla ricerca di semiconduttori sempre più potenti ed efficienti dal punto di vista energetico. Lo Yitian 710 progettato da Alibaba è uno dei più avanzati mai prodotti da un’azienda cinese, è basato su tecnologia a 5 nm, e segue la rotta indicata dai rivali come Amazon e Google nel sostituire gradualmente il silicio dei produttori di chip tradizionali come Intel e AMD con prodotti progettati su misura per i loro data center.
Ma al di là della componente tecnologica, questa mossa di Alibaba è un segnale di come lo sforzo della Cina di costruire un’industria dei semiconduttori nazionale stia dando i suoi frutti. Il governo di Xi Jinping sta facendo dell’autosufficienza tecnologica una delle priorità nazionali. In questa storia, però, c’è un particolare che rimane da chiarire. Attualmente la Cina dispone di capacità di produzione interna di semiconduttori abbastanza limitate. Ed è per questo che, probabilmente, Alibaba dovrà esternalizzare parte della produzione di Yitian 710. E sebbene la società non abbia fornito dettagli su eventuali partner, oggi solo il gigante taiwanese “Taiwan Semiconductor Manufacturing Co.” e Samsung Electronics sono in grado di produrre in serie chip a 5 nm.
Lo ha già fatto Google, che da qualche tempo si chiama Alphabet. E adesso potrebbe toccare anche a Facebook. Secondo quanto riporta il sito TheVerge, infatti, il colosso di Menlo Park starebbe pensando di cambiare nome a partire dalla prossima settimana. Attenzione, chiariamo subito un equivoco: non sarebbe il social network Facebook a cambiare nome, ma l’azienda Facebook Inc., che detiene molti altri servizi e piattaforme a partire da WhatsApp e Instagram.
Cambio di strategia
Il prossimo cambio di nome, che Mark Zuckerberg potrebbe svelare durante “Connect”, la conferenza annuale in programma il prossimo 28 ottobre, sembra avere uno scopo ben preciso e ambizioso. Per Facebook è arrivato il momento di essere conosciuto per qualcosa di più dei social media (e di tutti i mali che ciò comporta). È indubbio che con il rebrand, l’app blu di Facebook diventerebbe uno dei prodotti della società come WhatsApp, Instagram, Oculus e altri. E Zuckerberg proverebbe così a svincolare l’intera azienda dal social network che nell’ultimo periodo è un mix molto aleatorio di gioie e dolori.
E forse tutto questo servirebbe anche per procedere in modo spedito verso l’obiettivo ormai dichiarato: il metaverso. Facebook ha già più di 10.000 dipendenti che costruiscono hardware di consumo come gli occhiali AR che Zuckerberg ritiene che alla fine saranno onnipresenti come gli smartphone. Qualche mese fa, il ceo ha detto che nei prossimi anni, «passeremo effettivamente da persone che ci vedono principalmente come una società di social media a una società del metaverso».
L’esempio di Google
Come detto in apertura, Facebook non sarebbe la prima grande azienda tecnologica a cambiare il nome della società. Nel 2015, Google si è riorganizzata interamente sotto una holding chiamata Alphabet, in parte per segnalare che non era più solo un motore di ricerca, ma un conglomerato tentacolare con aziende che producono auto senza conducente, smartphone, tecnologia ad uso sanitario e molto altro. Anche Snapchat è stato rinominato in Snap Inc. nel 2016. La prossima dovrebbe essere Facebook. Sulle ipotesi del nuovo nome, però, non traspare nessun indizio. Almeno per ora.
Da un lato c’è il mondo tech che sembra aver compreso che il futuro apparterrà sempre di più alle super app: applicazioni che riassumono in sé più funzioni. Dall’altro c’è il music business che ha ben chiaro che la diversificazione in chiave di marketing è decisiva nell’epoca della musica liquida, ancora di più dopo il Covid. Può essere interpretata così la notizia della partnership tra Spotify e Shopify, la piattaforma dello streaming musicale leader nel mondo e quella di e-commerce. Un accordo a seguito del quale Spotify ha un suo marketplace, su cui gli artisti potranno mettere in vendita il proprio merchandising.
Il collegamento degli account
Nel dettaglio, collegando l’account Spotify for Artists al proprio store online su Shopify, i creator potranno sincronizzare i cataloghi e mettere in evidenza i prodotti di punta sui propri profili Spotify e rendere quindi più facile la navigazione e l’acquisto da parte dei fan. Il canale Shopify è disponibile per gli artisti in tutti i Paesi dove è presente Spotify, tra cui la stessa Italia, e al momento permette loro di raggiungere ascoltatori in Canada, Stati Uniti, Regno Unito, Australia e Nuova Zelanda. In questo modo i creator avranno accesso a una piattaforma di commercio all-in-one per gestire i propri brand attraverso più punti di contatto che non includono solo i canali social e di intrattenimento oppure i marketplace, ma anche il popolare servizio di streaming.
Il rapporto con le fanbase
«Migliaia di artisti nel mondo utilizzano Shopify per vendere il proprio merchandising. Da oggi, grazie al lancio del canale Spotify, li stiamo avvicinando ancora di più ai loro fan», commenta Paolo Picazio, responsabile dello sviluppo in Italia di Shopify. «I musicisti oggi sono anche imprenditori e costruiscono brand e attività molto vari. Per loro, sarà da ora ancora più semplice interagire con i propri fan laddove questi si trovano. Portando l’ecommerce in Spotify, diamo agli artisti la libertà di pensare al proprio business al di là del tradizionale merchandising e mettiamo a loro disposizione nuovi modi per monetizzare».
Nuove opportunità di monetizzazione su Spotify
Le fa eco Camille Hearst, Head of Spotify for Artists: «Per molti fan, Spotify è il modo principale per interagire con la musica di un artista e siamo entusiasti di offrire ai musicisti un nuovo mezzo per sfruttare quel momento. Vogliamo fornire agli artisti quante più risorse possibili per trasformare gli ascoltatori in fan, i fan in superfan e, in definitiva, aiutarli a guadagnare di più. L’integrazione del potente backend di Shopify per potenziare il commercio rappresenta un significativo passo avanti nei nostri sforzi per aiutare gli artisti a massimizzare ulteriori flussi di entrate e dare loro maggior potere sulle proprie carriere».
Se è “non fungibile” vuol dire che sono rappresentazioni univoche di un singolo bene, per esempio un’opera d’arte, un file musicale, un’immagine.
In questo modo l’Nft diventa la certificazione sicura e non modificabile che testimonia l’autenticità del bene e la proprietà. Per questo i token non fungibili stanno raccogliendo sempre più l’interesse delle aziende interessate, per esempio, a coinvolgere e fidelizzare i propri clienti o i propri fan, come avviene nel mondo del calcio.
Ma la certificazione di autenticità può essere sfruttata dalle case di moda per contrastare la contraffazione. Mentre in ambito finanziario come strumento agile a disposizione del venture capital per il finanziamento delle imprese. Avere un rapporto univoco tra chi emette l’Nft e chi lo possiede permette infatti di riservare ai possessori contenuti esclusivi e possibilità di accedere a servizi riservati.
Rapporto personalizzato
Ne è un esempio la nuova iniziativa di How to Spend it del Sole 24 Ore, giornale nato per offrire esperienze rare, speciali, provate in anteprima per i suoi lettori. Oggetti, servizi, informazioni esclusive saranno visibili solo tramite un Qr code e un codice d’accesso sulla nuova app per smartphone.
La tecnologia apre alla possibilità di un rapporto personalizzato, di un dialogo uno a uno, trasformandosi in un modo per portare il giornale e i suoi contenuti più speciali direttamente “a domicilio”, dentro lo smartphone. Sarà così possibile entrare dietro le quinte degli shooting fotografici, collezionare le copertine (anche quelle che non hanno mai visto la luce), interagire, acquisire punti, ottenere pezzi d’arte digitale…
Martedì, 12 Ottobre 2021 Avviato progetto sull’educazione
al consumo digitale< img src =" https://www.mise.gov.it/images/stories/immagini/sapere-consumare-169.jpg "alt="Immagine decorativa"/ > È stato presentato il progetto Saper(e) consumare, promosso dal Ministero dello sviluppo economico e realizzato in collaborazione con il Ministero dell’istruzione e con il supporto operativo di Invitalia, per favorire la cittadinanza digitale, educando e sensibilizzando giovani e adulti al consumo consapevole e sostenibile nell’ambito dell’insegnamento dell’educazione civica nelle scuole secondarie di I e II grado.
L’obiettivo è offrire ai docenti, sulla piattaforma online www.sapereconsumare.it, un percorso di informazione e formazione su quattro aree tematiche: educazione digitale, diritti dei consumatori, consumo sostenibile e educazione finanziaria.
Per la realizzazione del progetto sono stati coinvolti numerosi partner istituzionali (AGCM, AGCOM, Banca d’Italia, Dipartimento trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio, ENEA e ISPRA) al fine di trattare temi di grande attualità che possano contribuire all’arricchimento di contenuti e competenze degli studenti.
Nell’ambito dell’iniziativa sono disponibili risorse e materiali didattici per consentire a docenti di orientarsi in autonomia, ma anche 20 webinar per confrontarsi con esperti, nonché strumenti pronti advertisement essere utilizzati per lavorare in classe con le studentesse e gli studenti attraverso un approccio multidisciplinare.
Il primo webinar è in programma il 13 ottobre, alle ore 15, e sarà dedicato al tema dell’Educazione Digitale.
Le migliori idee e progetti verranno premiati con contributi che potranno essere utilizzati dalle scuole per potenziare tecnologie e promuovere competenze digitali.
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