Idiota, chi si occupa solo di sé stesso e spesso

Idiota, chi si occupa solo di sé stesso e spesso

È successo a tutti. Prima ancora di utilizzarla in termini di offesa o di insulto l’abbiamo riservata a noi stessi, tutte le volte che ci sembrava impossibile essere caduti in un errore così facile da evitare oppure aver fallito un obiettivo che sembrava tranquillamente alla nostra portata: «sono proprio un idiota», quante volte ce lo siamo detto.

La dinamica. È interessante notare come nel definire «idiota» un insulto, quest’ultima parola stessa, contenga l’azione del «saltare addosso» alla persona che si vuole ferire, appunto insultandola. Ma l’arco dei colori e delle sfumature in questi campi è così vasto che spesso è più doloroso un insulto che non ha bisogno di parole offensive, o non ha bisogno affatto di parole, rispetto alla parola offensiva che scappa via durante una discussione.

Per saperne di più. Idiota, nel senso etimologico della parola greca «idiotes», era colui che poneva al di sopra di tutto i suoi interessi particolari, da «idios» proprio. Idiótes di per sé, stava a significare in modo specifico l’«uomo privato», in contrapposizione all’uomo pubblico, il quale rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace ed esperto.Quindi, già in greco idiótes accomunava i due significati che valevano sia come persona che pensava solo a se stesso, sia come uomo inesperto, non competente.

Riflessione storica. Insomma i greci erano decisi a definire idiote le persone che non avevano interesse per il bene comune ed implicitamente consideravano «non idioti» chi aveva una visione e interessi più ampi, che coincideva anche con l’essere uomo politico. Ne consegue quindi che sarebbe da idioti affidare a un idiota l’interesse pubblico e dovremmo diffidare al massimo dai politici idioti, troppo concentrati su se stessi. D’altronde basta un idiota per distruggere quello che possono costruire cento saggi, anche perché l’idiota è implicitamente un irresponsabile. Sicuramente – come non manca di farci notare la cronaca politica quotidiana – non è un vincolo «non essere idiota» al giorno d’oggi per diventare uomo pubblico, anzi, sembra che il concetto sia quasi ribaltato.

Un ragionamento colto. Più di dieci anni fa l’Istituto Treccani ha voluto pubblicare un approfondimento sulla parola idiota, affidandolo a Stella Domino. «In italiano – afferma quella riflessione – la parola idiota entra nel XIV secolo, riprendendo di peso per via colta il latino idiota. In latino, idiota significava “incompetente, inesperto, incolto” e proveniva a sua volta dal greco idiótes. Idiótes voleva dire “uomo privato”, in contrapposizione all’uomo pubblico, il quale ultimo rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace, esperto; quindi già in greco idiótes valeva “uomo inesperto, non competente”».

Torniamo alla lingua italiana del Trecento. Quando la parola entra nella nostra lingua, idiota significa (e di lì in poi significherà fino ai giorni nostri) «chi è stupido, privo di senno, incapace di ben ragionare». Come per altri vocaboli di significato simile (stupido, scemo, imbecille ecc.) è possibile fare di idiota un uso, aggressivo, adoperandolo come epiteto spregiativo o colloquialmente scherzoso. L’idiozia come grave malattia dello sviluppo mentale ha cessato da tempo di costituire una fattispecie valida nella medicina. Insomma, oggi idiota e idiozia restano nel dominio esclusivo della lingua comune.

Celebri riferimenti letterari. Non si può citare questa parola senza rendere omaggio all’idiota per eccellenza L’idiota del grande narratore Fëdor Dostoèvskij. Il protagonista del romanzo, il principe Myškin, è però un idiota molto particolare, segnato da una forte valenza simbolica: un candido, un buono integrale, un angelo che cerca di farsi uomo e, in quanto tale, riguardato dagli altri esseri umani – di animo molto meno nobile – come una sorta di socialmente disadattato, di mentecatto, di malato di idiozia (nel senso tecnico del termine, allora in voga): un idiota, appunto. D’altronde se non siamo proni al pensiero dominante, non inseguiamo il profitto a ogni costo, non pensiamo che spregiudicatezza, guadagno e proprietà siano le uniche leggi da rispettare, quante volte ci capita di sentirci idioti?

Una citazione idiota. Forse la citazione più famosa che contiene la parola idiota, e ripetuta più a sproposito, è questa: «Mai discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza». La frase ha il suo effetto e un contenuto condivisibile, il problema è che molti la attribuiscono a Oscar Wilde, che ha fatto moltissime battute argute, ma non questa. Anche altre attribuzioni a Mark Twain e al comico statunitense George Carlin non hanno riferimenti certi. In compenso la Bibbia nel Libro dei proverbi ne cita uno molto simile: «Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare». Il problema è che pochi passi dopo l’Antico Testamento ne propone un altro, uguale e contrario: «Rispondi allo stolto secondo la sua follia, perché non abbia a credersi savio». La Bibbia vuole invitarci a calibrare con saggezza le nostre risposte in base all’interlocutore che abbiamo davanti. E magari – ma questa è un’aggiunta tutta nostra – a non fidarci delle citazioni.

Gli idiótes oggi. Nel 2020 il quotidiano online «lentepubblica.it» in un articolo si è posto il problema di chi siano gli idiotes oggi. «Forse perché la società si è evoluta e mentre una volta gli idioti erano solo degli idioti qualunque, adesso vogliono strafare, tanto da non farci capire se sono idioti di loro o se hanno fatto qualche master per scalare di un livello, secondo le classificazioni fatte dal Prof. Carlo Maria Cipolla, («Allegro ma non troppo, Le leggi fondamentali della stupidità umana», edito da Il Mulino) ossia degli idioti che hanno fatto carriera e preso il titolo di emeriti stupidi. Difatti, assumono i connotati da leader, favoriti dal fatto che i saggi cercano erroneamente di ascoltare anche gli idioti, mentre gli idioti ascoltano solo se stessi, pertanto quest’ultimi hanno maggiore libertà di parola. L’aggravante è che avendo potere, hanno sempre tutti gli schiavi del mainstream che li sollecitano a rilasciare interviste, senza avere l’accortezza di capire che se un idiota tace, è sempre meglio non interromperlo.

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AAA, laureati in fisica cercansi per studiare il volo degli

AAA, laureati in fisica cercansi per studiare il volo degli

di Leonardo Parisi*

Appello di Leonardo Parisi: «Grazie ai fondi europei possiamo perfezionare le ricerche del Nobel per la Fisica sul comportamento collettivo di questi uccelli come risultato dell’interazione fra singoli individui»

Uno stormo di storni, migliaia di uccelli coordinano il loro movimento in una danza affascinante e incantevole per sfuggire agli attacchi dei predatori. Ma come riescono così tanti uccelli a coordinarsi per sembrare un unico grande organismo? La risposta a questa domanda non è banale, soprattutto se si pensa che in questi stormi non c’è un capobranco che decide come muoversi e dirigere il gruppo, ma sono i singoli uccelli ad auto-organizzarsi in una sorta di democrazia in cui non c’è un leader, ma tutti possono essere leader.

A partire dal 2005 con il progetto pionieristico STARFLAG, diretto dal premio Nobel per Fisica Giorgio Parisi , e successivamente con vari progetti europei diretti da Andrea Cavagna (CNR – Istituto dei Sistemi Complessi) e Irene Giardina (Università di Roma Sapienza – Dipartimento di Fisica), il gruppo CoBBS (Collective Behaviour in Biological Systems – www.cobbs.it) ha focalizzato la propria ricerca sul comportamento collettivo animale. Per carpire l’ingrediente segreto alla base del comportamento collettivo, il team sperimentale del gruppo CoBBS si è appostato sui tetti di Roma e ha registrato video 3D di stormi di storni, osservando i complicati volteggi che compiono ogni sera prima di scendere a dormire sugli alberi. Questi sono dati unici al mondo e di un valore inestimabile dal punto di vista scientifico, perché permettono di ricostruire le traiettorie tridimensionali di ogni singolo uccello nello stormo e quindi, ad esempio, di individuare chi sta dando il via alla manovra e come l’informazione viaggia all’interno di gruppi così grandi.

La ricerca del gruppo CoBBS è andata oltre gli stormi di uccelli e si è diretta anche allo studio degli sciami di moscerini, gruppi di animali meno affascinanti degli stormi di uccelli ma di un grande interesse nell’ambito del comportamento collettivo animale. Questi sono sistemi disordinati in cui il movimento dei singoli moscerini sembra essere casuale, ma che invece è frutto di un’interazione tra individui diversi. Il confronto tra stormi e sciami rivela che il comportamento collettivo è un fenomeno emergente, in cui un’interazione locale, tra ogni individuo e pochi altri individui nelle sue vicinanze, produce una risposta di gruppo che rende il sistema in grado di rispondere collettivamente agli stimoli esterni.

Gli interrogativi aperti sono ancora moltissimi e il gruppo CoBBS è ora alla ricerca di candidati, con laurea magistrale o con dottorato di ricerca, per costituire un nuovo gruppo sperimentale nell’ambito del progetto europeo ERC – Advanced Grant RG.BIO (Principal Investigator Andrea Cavagna). Se siete interessati potete mandare una mail a [email protected] e per avere più informazioni potete visitare i siti www.cobbs.it e www.erc-rgbio.eu.

*Ricercatore dell’Istituto di Sistemi Complessi del CNR

10 dicembre 2021 (modifica il 10 dicembre 2021 | 16:16)

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2022, l’auto che verrà

2022, l’auto che verrà

La crisi dell’auto nei grandi mercati europei, Italia compresa, dovuta prima alla pandemia e successivamente alla mancanza dei semiconduttori, ha svuotato i piazzali di stock dei costruttori e rallentato il debutto dei nuovi modelli nel biennio 2020-2021. Ma il 2022 sarà un anno pieno di speranze anche per l’industria automobilistica, fiduciosa in un ritorno a una produzione regolare e non intermittente. Un anno, dunque, di esordi importanti. Le architetture dominanti saranno, come comanda il mercato, Suv e crossover di tutte le dimensioni possibili, ma ci sarà posto anche per citycar, sportive, berline di rappresentanza, station wagon e van. Il denominatore comune? L’elettrificazione, imposta dalle normative europee in materia di emissioni di CO2.

13 dicembre 2021 | 10:23

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Dai farmaci agli alimentari, è italiana la prima Blockchain per prodotti fisici

Dai farmaci agli alimentari, è italiana la prima Blockchain per prodotti fisici

di Massimiliano Del Barba

Medicinali, cosmetici o generi alimentari, la tecnologia è la stessa ed è scalabile: un mix di Intelligenza artificiale, image recognitione huge information per dare ai consumatori informazioni inviolabili sull’intero ciclo di vita di un oggetto

La loro dimensione è il phygital. Solo che, mentre c’è qualcuno – Meta in testa – che sta investendo per potare online gli oggetti del mondo reale, qualcun altro invece è al lavoro per applicare le regole del digitale alle logiche operazionali della manifattura. Fra l’Italia e gli Stati Uniti – per l’esattezza fra Brescia e Reno, Nevada – un’azienda che ha il nome della stella più luminosa della costellazione dello Scorpione sta infatti realizzando la prima blockchain per prodotti fisici. Che siano medicinali, cosmetici o, meglio ancora, generi alimentari, la tecnologia è la stessa ed è scalabile: un mix di Intelligenza artificiale, image acknowledgment e big information potranno infatti assicurare ai consumatori informazioni chiare – e soprattutto inviolabili – sull’intero ciclo di vita di un oggetto, dall’origine delle materie prime utilizzate per realizzarlo alle modalità industriali di produzione fino alla sua movimentazione logistica e, fattore non secondario, il suo great vita, dal corretto smaltimento al coefficiente di circolarità generato dal riciclo delle sue parti. A questo risultato, il gruppo Antares Vision di Travagliato, in provincia di Brescia, c’è arrivato per gradi. La sua storia, in un certo senso, è uno dei più avvincenti Bildungsroman del genere industriale italiano.Le origini dell’azienda risalgono infatti al 1998, quando i due proprietari, Emidio Zorzella e Massimo Bonardi, crearono SemTec, spin-off dell’Università di Brescia. Da lì, nel 2007, la nascita di Antares che nel 2012 ha beneficiato di una prima iniezione di capitale da parte del Fondo italiano d’Investimento. L’anno seguente l’ingresso nel programma Elite predisposto da Borsa Italiana che ha come finalità proprio quella di insegnare alle imprese come crescere internazionalmente (oggi la società conta filiali in U.S.A., Germania, Francia, Brasile, Usa e Corea del Sud), come fare della trasparenza dei propri conti un valore aggiunto per attirare investitori (sono entrati nel capitale sociale Guido Barilla e l’H14 della famiglia Berlusconi) e, in ultima istanza, come avere tutte le carte in regola per fare il salto verso la quotazione. La ricerca di base che si fa applicata attraverso la brevettazione di un’concept innovativa, lo scienziato che si trasforma in imprenditore perché capisce che l’innovazione avrà un time to market sostenibile, lo startupper appoggiato da un veicolo di equity capital, i primi fatturati, la crescita dimensionale che si accompagna all’espansione geografica del mercato, l’allargamento della compagine societaria; infine l’apertura al capitale da vera public business, con la quotazione prima all’Goal e, dalla scorsa primavera, all’Mta.

Uno sviluppo organizzativo che ha fatto il paio con una crescita per linee esterne – l’ultimo colpo, datato febbraio 2021, sono stati appunto i software intelligenti della rfXcel di Reno, in Nevada– la quale a sua volta ha aperto advertisement Antares nuove occasioni di mercato: “Propio l’unione fra i nostri sistemi di visione artificiale con la capacità computazionale in grado di estrarre informazioni dai big data di rfXcel ci ha permesso di sviluppare il concetto di phygital blockchain” riassume lo stesso Zorzella. Le prime sperimentazioni kid girate attorno al Pharma. Antares ha infatti creato lo scorso giugno una blockchain dei farmaci per il Regno del Bahrain, nel golfo Persico, fornendo a Manama il primo sistema GS1-compliant atto a tracciare l’intera filiera distributiva farmaceutica. “L’hub di tracciabilità end-to-end offre una visibilità completa su ogni punto nodale della catena di approvvigionamento del Bahrain, dal produttore iniziale, importatori, grossisti e distributori a farmacie, cliniche e ospedali, fino ai singoli pazienti” continua Zorzella.

Sfruttando la convergenza delle tecnologie digitali e la loro scalabilità, dai farmaci al ben più ampio mercato dell’alimentare, il passo è stato breve. Antares fornisce ad esempio a Baikalsea, uno dei maggiori produttori di acqua minerale in Russia, un sistema di tracciabilità che assicura ai consumatori sicurezza e purezza del prodotto, mantenendo tuttavia al contempo integrità del style e dell’estetica della bottiglia di acqua. Ma è solo l’inizio. L’intero progetto ruota attorno alla valorizzazione dei dati. Intere catene binarie prodotte dai sensori posizionati nei campi come dai dispositivi di tracciatura e visione artificiale connessi ai macchinari 4.0 che vanno ordinate, analizzate e manipolate per estrarre un valore finora solo ipotizzato. “I nostri deep clever product, tecnologie intelligenti in grado di veicolare informazioni reali, sono oggi maturi per trasformare il rumore bianco dei big information in indicazioni fondamentali per controllare la qualità dei prodotti in tutte le fasi di lavorazione, nonché l’impronta ecologica di queste ultime. È un servizio che facciamo ai clienti, ma è anche un benchmark a cui tutte le migliori aziende dovranno adeguarsi se vorranno rimanere sul mercato”. Pharma, food e, all’orizzonte, le scienze della vita: portare questo nuovo approccio tecnoanalitico advertisement esempio in un ospedale azzererebbe il waste time liberando pace per attività a maggior valore aggiunto.

6 gennaio 2022 (modifica il 6 gennaio 2022|15:25)

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Arriva Fortissime, il podcast che racconta un altro genere di

Arriva Fortissime, il podcast che racconta un altro genere di

I pannelli grigi fonoassorbenti attaccati alle pareti con lo scotch. Un tavolo, due sedie e due microfoni. «Siediti», dicevamo. «Vogliamo conoscere il percorso che ti ha portato a essere forte». «Fortissime» è nato così. Il podcast di Barbara Stefanelli, vicedirettrice vicario del Corriere della Sera, e di Greta Privitera, che esce oggi sul sito del Corriere della Sera (su Amazon Music, Spotify, Apple Podcast, Spreaker, Google Podcasts) con la prima puntata dedicata alle origini della forza (qui il calendario delle prossime puntate), è un viaggio ideale dell’eroe – anzi, dell’eroine – che abbiamo vissuto accanto alle ospiti del Tempo delle Donne.

Era settembre, alla Triennale di Milano. Sul palco discutevamo di un altro genere di forza, diverso da quello della tradizione e che appartiene a donne e uomini, insieme. Dietro le quinte del teatro, nel nostro studio di registrazione improvvisato, abbiamo chiesto alle nostre ospiti di raccontarci il loro percorso verso la forza: da dove sono partite? Quali «draghi» hanno combattuto? Che cos’è la forza oggi? Abbiamo immaginato un viaggio ideale in cinque tappe, dove ogni passaggio è diviso in due puntate: una di gruppo, con tante voci e storie che si intrecciano, e una dedicata interamente a una donna, simbolo di ogni fase.

La prima puntata parte da una domanda : «Che cos’era la forza quando eri piccola?». «La forza era mio padre», hanno risposto in molte. «Le braccia che stringono», «i muscoli», a volte la sua autorità e il suo giudizio. «Pensavo che le donne fossero il sesso debole e io non volevo esserlo», ci ha detto la scrittrice Rosella Postorino. Per generazioni, è nel nome dei padri che abbiamo cercato ispirazione per sentirci forti, indipendenti. Oggi, le cose sono cambiate, ma ancora sentiamo l’eco di quei modelli che per secoli hanno plasmato non solo le famiglie, ma ogni aspetto della società. Ariete, Rosella Postorino, Ema Stokholma, Amalia Ercoli-Finzi, Michela Giraud, Mara Navarria, Francesca Rigotti, Giovanni Caccamo sono i protagonisti della prima tappa che inaugurano il nostro cammino alla scoperta di un altro genere di forza. Nelle prossime puntate incontrerete anche le voci e le storie di Maria Fossati, Andrea Delogu, Lea Melandri, Cathy La Torre, Irene Tinagli, Cristina Cassar Scalia, Bobo Vieri, Elvina Finzi, Carmen Leccardi, Diletta Leotta, Donatella Di Pietrantonio, Antonia Rinaldi, Clara Munarini, Eva Riccobono.

15 dicembre 2021 (modifica il 15 dicembre 2021 | 23:54)

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