Il Gruppo, leader nel settore dell’alimentazione, ha sostenuto una serie di iniziative con finalità benefiche: dalla Lifc alla Fondazione Veronesi. Un contributo concreto alle comunità in cui opera
«Con menù sosta perfetta». Recita così uno slogan di Autogrill, il gruppo leader nella ristorazione sempre al fianco di chi viaggia. Ma ora il menu è anche solidale. Già, perché Autogrill, ancora una volta, è impegnato in iniziative di sostegno sociale a favore di organizzazioni non profit. Sempre legate a progetti coerenti con il proprio settore, vale a dire l’alimentazione. Ecco allora che – dopo il successo del 2020 – anche quest’anno il Gruppo ha partecipato alla raccolta del Banco Alimentare: per ogni menù speciale acquistato, è stato donato un pasto equivalente.
E se da un lato l’idea è stata d’aiuto a chi ha bisogno (soprattutto nel periodo della pandemia), dall’altro ha permesso anche di evitare sprechi: le chiusure del lockdown infatti hanno prodotto inevitabilmente maggiori quantità di eccedenze alimentari. Quale migliore modo di utilizzare, quindi, il surplus con finalità benefiche? Sono state perciò messe in atto alcune soluzioni: donazioni di cibo in scadenza o in eccedenza ad associazioni di volontariato attive sul territorio; agevolazioni dedicate ai dipendenti per acquistare direttamente nel proprio punto vendita a prezzi convenienti; coinvolgimento dei dipendenti del Gruppo a supporto delle comunità, ad esempio offrendo aiuto agli agricoltori in particolare difficoltà durante la raccolta stagionale. Inoltre ha messo a disposizione i tanti punti vendita per promuovere progetti di beneficenza: come la vendita di magliette, gadget o pasti per la raccolta di contributi.
Insomma una serie di iniziative in perfetta linea con la filosofia che da sempre persegue Autogrill: interventi di responsabilità sociale per supportare le comunità nelle quali opera. E se si pensa che il gruppo è presente in 30 Paesi di quattro continenti – operando in circa 950 location e gestendo 3.800 punti vendita – risulta evidente qual è l’impegno e l’impatto solidale di tale strategia aziendale. Negli ultimi 18 mesi Autogrill è stato impegnato a fianco di Lifc nella sensibilizzazione sulla fibrosi cistica; ha contribuito al progetto di street art nel post pandemia; ha sostenuto la ricerca con la Fondazione Humanitas; ha avviato una collaborazione con Cometa (attiva nell’accoglienza e nell’educazione di ragazzi in situazioni difficili) nel punto vendita di Villoresi Ovest, poi allargata nel 2021 nei locali di Linate. E sempre quest’anno ha finanziato i progetti di ricerca della Fondazione Umberto Veronesi (raccolti 30mila euro più tremila devoluti dalla società); ha collaborato con Carrera per regalare un momento di gioia ai più piccoli nel mondo con i medici volontari di Emergenza Sorrisi. E poi il progetto con il Banco Alimentare.
«Il Gruppo Autogrill – ha dichiarato Andrea Cipolloni, Ceo di Autogrill Europe – si impegna da sempre in iniziative di responsabilità sociale per supportare e sostenere le comunità nelle quali opera. Dalle iniziative benefiche, come quelle con la Lega Italiana Fibrosi Cistica, al supporto ad associazioni giovanili come Cometa che è stata coinvolta in un progetto creativo nell’ambito della ristrutturazione del nostro punto vendita a Villoresi Ovest e che sta progettando un futuro intervento al Motta di Linate, fino ad attività specifiche con l’ospedale Humanitas e borse di studio e di ricerca a beneficio di Fondazione Umberto Veronesi. Anche durante la pandemia abbiamo portato avanti numerosi progetti, in particolare ci siamo concentrati su iniziative che dessero un messaggio di speranza per una nuova ripartenza, come il progetto di street art “Thanks to our heroes” firmato dall’artista Alessio-B. Oltre a questo, per Autogrill restano senza dubbio prioritarie le iniziative solidali nell’ambito alimentare, fulcro della nostra attività: dopo il grande successo del 2020, che ha permesso di raccogliere ben 214.000 pasti, abbiamo deciso di partecipare anche nel 2021 alla raccolta del Banco Alimentare, donando, per ogni menù speciale acquistato, un pasto equivalente».
14 dicembre 2021 (modifica il 15 dicembre 2021 | 08:30)
Una macchina per il teletrasporto nello spazio e nel tempo: non è fantascienza, ma quanto promette la startup francese Voyager by Immertech. Per la verità, Stéphane Brard, che ha fondato Immertech 4 anni fa, a 23 anni, subito dopo la laurea in ingegneria meccanica a Nevers, avrebbe voluto chiamare la sua capsula semplicemente Voyager, ma il nome era «già preso». A vederla sembra una navicella spaziale, tutta bianca, in cui i viaggiatori prendono posto seduti (ma si può restare anche in piedi). La novità è una tecnologia basata su un algoritmo brevettato, che elabora e proietta all’interno le immagini catturate da telecamere a 360 gradi.
Tre milioni di finanziamento dallo Stato
Per costruirla Brard ha ricevuto 3 milioni di euro da Bpi France, la banca pubblica di investimento francese. «La capsula consente di visitare e gestire da remoto luoghi pericolosi, come una piattaforma petrolifera offshore o l’interno di una centrale atomica», spiega Brard. Un robot con una telecamera raccogliere le immagini, che poi vengono proiettate a 360 gradi nella capsula, creando l’illusione di essere in quel luogo senza esserci per davvero. Ma Voyager è «anche un nuovo strumento di marketing», afferma l’imprenditore. «Può essere utilizzato, ad esempio, dai gruppi di costruzione per presentare ai clienti un cantiere, un resort, un edificio di grandi dimensioni».
L’esperienza immersiva del Voyager si presta però anche al mondo dell’entertainment. E’ come se fosse una televisione a 360 gradi, con cui si può trasmettere un concerto o una performance, anche live. Consente di rivivere un evento del passato, come l’atterraggio sulla luna. O, ancora, di visitare la reggia di Versailles e altri capolavori.
Il modello base costa 200 mila euro
Il Voyager presentato all’interno del padiglione francese all’Expo di Dubai 2020 non è un prototipo, ma è già pronto a essere commercializzato. Il modello base, che ha 4 poltroncine all’interno, costa circa 200 mila euro. Ma ogni cliente può personalizzare il prodotto, dal numero di posti ai materiali.
di Giulia Cimpanelli Il mondo virtuale è un ecosistema di contenuti con molte potenzialità. Dall’annuncio di Zuckerberg i concorrenti stanno già investendo. Intanto le iniziative dei brand name della moda, da Gucci a Nike fino a Valentino, si moltiplicano con negozi e prodotti Nft da comprare con criptovalute
Tra pochi anni il mutuo non sarà la nostra unica voce di spesa nell’immobiliare. Dovremo infatti preoccuparci di acquistare una casa anche nel metaverso. A ottobre, Tokens.com, società di tecnologia blockchain focalizzata su NFT e immobili nel metaverso, ha acquisito il 50% di Metaverse Group, una delle prime società immobiliari virtuali al mondo, per circa 1,7 milioni di dollari. Metaverse Group ha sede a Toronto e un quartier generale virtuale in un mondo chiamato Decentraland nella Crypto Valley, la risposta del metaverso alla Silicon Valley. Decentraland ha anche distretti per il gioco d’azzardo, lo shopping, la moda e le arti. Metaverse Group è un fondo di investimento immobiliare e prevede di costruire un portafoglio di proprietà in Decentraland e in altri regni. Web può essere infinito, ma il settore immobiliare virtuale non lo è: Decentraland, per esempio, è costituita da 90.000 appezzamenti di terreno, ora ancora abbordabili ma con prezzi che in futuro sono destinati a salire in base alla richiesta, proprio come nel mercato immobiliare tradizionale. E se sta già entrando nel mercato immobiliare e in quello dell’arte e della musica (Justin Bibier ha inaugurato il suo trip globale con un concerto virtuale) il metaverso è a pieno titolo un nuovo spazio per marketing ed e-commerce, tanto da essere stato coniato il termine Meta-commerce.
“Metaverso non nasce oggi ma decine di anni fa, pensiamo a Second Life– commenta Sergio Amati, general supervisor di Iab Italia–. Oggi però ha la possibilità di diventare maistream grazie alla crescita di tecnologie e strumenti che prima erano alla portata di pochi come visori per Vr e Ar”. Chi pensa che per acquistare oggetti nel metaverso dovremo attendere la maxi piattaforma annunciata da Zuckerberg si dovrà ricredere: “I più grandi concorrenti di Meta sono Fortnight, Roblox, Mindcraft, i ragazzi ci “vivono” e interagiscono con altre persone reali– continua–. Ormai non si tratta più di semplici piattaforme per il gaming ma di veri e propri mondi virtuali, io lo chiamo Entertentech. In passato si compravano oggetti per migliorare le prestazioni all’interno del gioco, oggi, con la base utenti cresciuta a dismisura, l’ambiente è immersivo, si fanno e si acquistano anche altre cose: concerti, corner commerciali, oggetti unici da collezionismo”. Non a caso marchi come Nike vendono già edizioni limitate di sneaker da acquistare per i personaggi di Fornite e il brand name americano ha annunciato di voler creare una linea virtuale per il metaverso. Un fenomeno, quello dell’utilizzo di accessori riservato alle piattaforme di video gaming, che age già stato sperimentato con una collaborazione tra League of Legends e Louis Vuitton: in occasione dei campionati mondiali del 2019, la maison ha creato una linea di abbigliamento (le cosiddette “skins”) da acquistare online e far indossare al proprio eroe/eroina. Per il centesimo anniversario, Gucci ha creato un giardino virtuale all’interno di Roblox, il Gucci Garden Experience. A esso è correlata anche una serie di accessori Gucci, acquistabile a suon di Robux nel negozio virtuale. Uno di questi, la borsa “Queen Bee Dionysus”, è stata venduta a più di 4 mila dollari. Non solo: la blockchain consente già nuove forme di commercio come gli Nft, che possono essere scambiati e venduti come un bene fisico, per esempio su Shopify, che dà la possibilità ai brand clienti di aggiungere Nft alle loro vetrine online.
Il commercio nel metaverso ha anche il great di limitare il potenziale di oggetti infiniti in Internet: “I beni digitali ottengono valore dall’unicità e sono sempre più personalizzati. Prima degli Nft, i jpeg erano inutili perché si potevano replicare all’infinito. Dare a oggetti digitali come immagini, video, musica un timestamp unico e dimostrabile crea nuovi mercati digitali che evolveranno nel metaverso. I beni digitali sono preziosi come “l’edizione limitata” di un vinile, di un cantante o il primo fumetto di Iron Man”, aggiunge Amati. Un principio chiave per il commercio sul metaverso è l’interoperabilità, la capacità di portare prodotti o informazioni da una piattaforma all’altra. Esempio già esistente sono i Crypto Punk, personaggi unici da collezione con prova di proprietà, archiviati sulla blockchain di Ethereum. Avere un Crypto Punk legittimo come avatar di Twitter crea già uno status tra coloro che li conoscono. Proprio come Facebook e gli altri social media network, il metaverso crea un nuovo ambiente per consentire alle persone di acquisire uno status, anche attraverso il possesso. Questo cambierà gli acquirenti di domani– anche se i giovanissimi della Z generation sono già avvezzi alla compravendita di oggetti digitali– ma anche le aziende di tutti i settori: “Se dieci anni fa avessi affermato che ogni società, anche dei settori meno customer, dalle utilities alle biotech, avrebbe avuto un social networks supervisor ci saremmo messi a ridere. Tra cinque anni tutte le aziende avranno un gaming manager, persone che svilupperanno progetti e strategie di gamification e marketing all’interno di queste piattaforme. Immaginiamo, per esempio, una mega centrale dell’Enel nel metaverso dove si faranno concerti e i token saranno legati alla sostenibilità ambientale: un’operazione di branding, proprio come quelle fisiche”, conclude Amati. La realtà mista sarà sempre più accessibile advertisement aziende e consumatori e trasformerà le nostre vite nei prossimi anni. Nel prossimo decennio ci muoveremo attraverso questi mondi ibridi con diverse esperienze in varied dimensioni in un cambio di paradigma reso possibile da uno tsunami di cambiamenti tecnologici. Presto, inoltre, quando compereremo un capo di abbigliamento o un accessorio, ne potremo acquistare anche la sua versione digitale da collezionare o fare indossare al nostro avatar. Che senso avrebbe, del resto, camminare per le vie di Milano con capi elegantissimi e stiletto dell’ultima collezione di Gucci o Valentino e avere un avatar trascurato e trasandato?
Amazon Prime Video ha scelto come inusuale set il minuscolo comune di Golferenzo, situato sulle colline dell’Alta Valversa, nel Pavese. Borgo in pietra, popolato da 180 anime, ora è diventato una meta turistica del Natale (e non solo)
I neon rosa con la scritta «The Ferragnez» che hanno illuminato le colline dell’Alta Valversa non sono passati di certo inosservati. Per promuovere il lancio della serie tv sulla coppia social più famosa d’Italia — Fedez e Chiara Ferragni — Amazon Prime Video ha scelto come inusuale set il minuscolo comune di Golferenzo, situato sulle alture in provincia di Pavia. La promozione del docu-reality prodotto da Banijay Italia per Amazon Studios ha consacrato questo antico borgo in pietra, popolato da 180 anime, come meta turistica del Natale (e non solo). «La produzione era alla ricerca di un piccolo villaggio di montagna non lontano da Milano, dove l’età media degli abitanti fosse alta, e quindi dove trovare persone che della famiglia di influencer non sapessero nulla o quasi. Così, dopo una selezione tra diversi comuni dell’alto Oltrepò Pavese, la scelta è ricaduta su Golferenzo».
Il sindaco di 26 anni
A spiegare come Amazon Prime Video sia arrivato a scegliere questo set rurale dalle atmosfere romantiche è il giovane sindaco Claudio Scabini, 34 anni, già al secondo mandato perché eletto quando di anni ne aveva 26. «Sono circa quattro chilometri quadrati di territorio comunale, ma nel centro storico tutto l’anno ci viviamo in dieci. Pensate lo stupore di veder passare telecamere, regista, tecnici e addetti alla produzione. Ascoltare le interviste ai miei concittadini ultraottantenni è stato esilarante». L’obiettivo era raccogliere recensioni oneste e senza filtri di «The Ferragnez-La Serie» per raccontare la celebre coppia da un punto di vista inedito attraverso le opinioni sincere dei golferenzesi. Nel piccolo borgo oltrepadano si è tenuta dunque una seconda première; quella ufficiale è andata in scena al Cinema Odeon di Milano con Chiara e Federico, le rispettive famiglie Lucia e Ferragni, ed una platea di vip.
Luci neon rosa e azzurre
A Golferenzo, invece, tutto si è svolto nella sala consiliare del municipio tra luci rosa e azzurre, un chilometrico pink carpet per le vie del paese, musica e neon scintillanti. Questa la scenografia che ha accolto il pubblico, ovvero una settantina di abitanti del borgo che hanno assistito alla proiezione delle prime due puntate della docu-serie, tra steward in abito scuro e un’atmosfera da party patinato.
La curiosità dei visitatori
Un ritorno di immagine sostanziale, vista la curiosità scatenata tra gli appassionati e i turisti che hanno scoperto per la prima volta l’esistenza di questo luogo incastonato tra i colli. L’effetto è stato immediato. Durante i fine settimana, quassù, ora arrivano centinaia di persone. Complice il Natale, i mercatini, il buon cibo e le splendide installazioni luminose in puro stile nordico, con renne, slitte e doni monumentali, Golferenzo è diventata meta ricercata come mai prima d’ora. «Stiamo raccogliendo i frutti dell’ottimo lavoro di promozione fatto in questi anni», spiega il sindaco Scabini. «Ora con il traino dei Ferragnez, e soprattutto con la messa in onda del progetto video che ci riguarda, sono certo che le luci dei riflettori sul borgo resteranno accese ancora a lungo. Non ci manca davvero nulla per consolidare il nostro valore paesaggistico e attrattivo. Oltre ai locali già in attività, tra ristoranti ed enoteche, il prossimo anno aprirà anche un albergo diffuso con un meraviglioso centro benessere».
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16 dicembre 2021 (modifica il 19 dicembre 2021 | 13:45)
Il presidente dell’Europarlamento, socialista, spiega la sua scelta di non correre di nuovo per la candidatura: «Cerchiamo di proseguire l’alternanza con il Ppe»
David Sassoli non si ricandiderà alla guida del Parlamento europeo. Il presidente socialista dell’Assemblea di Strasburgo annuncia e spiega la sua decisione in questa intervista esclusiva al Corriere della Sera.
Perché non sarà di nuovo candidato alla presidenza? «Perché non voglio dividere la maggioranza europeista. Il mio mandato scadrà il 18 gennaio. Mi sento invece molto impegnato a rafforzare una coalizione che con popolari, liberali e noi socialisti ha consentito di ottenere risultati straordinari rispetto a una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti. La risposta è stata il Next generation EU, il Green deal, la difesa dello Stato di diritto, un bilancio pluriennale ambizioso. Nella seconda parte della legislatura servirà continuare questo lavoro. Per farlo bisogna unire e non dividere la maggioranza in Parlamento. Prima vengono le istituzioni».
Questo significa che il gruppo socialista intende rispettare i patti e quindi eleggerete un popolare alla presidenza del Parlamento? «Non corriamo troppo. Le conclusioni del negoziato ci diranno se vi sono le condizioni per un accordo fra le tre forze della maggioranza, considerato che i Verdi vogliono avere le mani libere”. Ma c’è già una candidatura del Partito popolare europeo “Si, ma la discussione su contenuti e assetti deve venire prima. E noi vogliamo rivendicare la centralità del gruppo dei Socialisti e Democratici nella risposta alla crisi. E nessuno può negare che oggi socialisti rappresentino il vento nuovo di questa stagione politica».
Se i popolari avranno anche la presidenza del Parlamento, in effetti ai vertici delle istituzioni UE socialista sarà solo l’Alto Rappresentante per la Politica estera, Borrell. «Questo è di certo un problema. Se non c’è rispetto, tuttavia, non c’è alleanza. Nessuno deve sentirsi marginalizzato. Vede, noi socialisti abbiamo la possibilità di vincere le prossime elezioni europee, ma non vogliamo che ciò avvenga a scapito delle altre forze europeiste. Ci aspettiamo da popolari e liberali reciprocità».
La trattativa riguarderà anche la riforma del Patto di Stabilità e Crescita? «Non c’è dubbio, su questo vogliamo parole chiare. Indietro non si torna e la maggioranza deve dire che la stagione del rigore è definitivamente chiusa. Un anno fa avevo invitato tutti a iniziare a lavorare sul debito. Mi attirai tante polemiche. Ma ora tutti sembrano aver capito che questa è la grande partita per non lasciare alle future generazioni il peso di un fallimento e per accompagnare la transizione. Abbiamo fatto debito comune ed è stato un successo. Sono accadute tante cose inedite. E vogliamo che altre si aggiungano, come lo scorporo degli investimenti verdi dal calcolo del deficit. I socialisti lo dicono da molto tempo, oggi si può fare. Questo vale anche per l’aggiornamento dei parametri del Patto di stabilità. Non sarà facile, ma è una battaglia che deve impegnarci tutti se vogliamo che questa crisi non aumenti le disuguaglianze».
Lei ha ricordato il momento favorevole per la sinistra in Europa: Germania, Danimarca, Svezia, Penisola iberica, Italia. Quali sono gli elementi che accomunano i progressisti europei? «Penso che ci sia un grande bisogno di giustizia sociale in Europa. La risposta comune al Covid porta il segno dei progressisti europei e dimostra che abbiamo perso dieci anni intorno a parole come austerità e rigore che non hanno aiutato nessuno e mortificato le persone. In questi due anni abbiamo invece dimostrato che si poteva fare debito comune, stanziare soldi per la crescita, dare dignità ai servizi pubblici, rafforzare il pilastro sociale dell’UE. Questa voglia di giustizia conta ed è uno dei motivi dell’onda progressista che sta modificando il volto politico dell’Europa. Le faccio notare che in questo momento, il Partito popolare va al Consiglio europeo con 8 capi di governo su 27».
Cosa si aspetta dal nuovo governo tedesco? «Molto. Dal programma di coalizione si capisce che l’Europa potrà contare su una Germania pronta ad osare di più. Ce lo aspettiamo sulle politiche economiche, sociali e ambientali. Per fare qualche esempio, se vogliamo ridurre le emissioni servono scelte coraggiose da fare tutti insieme e attente all’impatto sociale. Non avremo successo se non ci prenderemo cura di tutti».
Qual è il bilancio della sua presidenza? «Ho cercato di rafforzare la centralità del Parlamento. Sono stati due anni e mezzo molto difficili ma il protagonismo del Parlamento si è fatto sentire in ogni passaggio. Abbiamo tenuto aperta la Casa della democrazia europea con strumenti nuovi, come la partecipazione e il voto a distanza, permettendo all’Unione di tornare a sintonizzarsi con i cittadini. Abbiamo lanciato la Conferenza sul futuro dell’Europa per far funzionare meglio la democrazia. Adottando il bilancio pluriennale e lo strumento di ripresa ci siamo assicurati che i soldi non finiscano a chi viola i principi dello Stato di diritto. In questi anni ho lavorato molto con i paesi dei Balcani occidentali. Non possiamo deluderli perché il loro destino è entrare nell’Unione».
Un rammarico? «Non siamo riusciti a fare un vero passo in avanti verso una politica comune su immigrazione e asilo. Anche in queste ore si continua a morire di freddo e stenti alle nostre frontiere. L’egoismo di alcuni governi indebolisce l’UE. Le parole di Papa Francesco in Grecia sono state una boccata d’ossigeno. Voglio rassicurarlo però che in Europa non siamo tutti uguali. Se non c’è rispetto della vita non esiste l’Europa. E questo è il momento di passare dall’odio alla solidarietà responsabile».
Ma cosa è necessario in questo momento? «In Europa non dobbiamo fermarci perché non possiamo perdere l’occasione di trasformare il nostro Continente. Nei singoli Stati, i governi devono spendere bene i fondi per la ripresa».
E in Italia? «Il nostro Paese ha di fronte l’occasione per cambiare e modernizzarsi. Per fare questo servono stabilità e risultati. Con l’Italia può ripartire l’Europa e il Paese è chiamato ad alimentare fiducia».
14 dicembre 2021 (modifica il 14 dicembre 2021 | 22:29)
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