Ieri e domani: l’agenda 2022 del Corriere della Sera

Ieri e domani: l’agenda 2022 del Corriere della Sera

di Luciano Fontana

Il racconto di quello che siamo e siamo stati, affidato alle firme più importanti del quotidiano e alle pagine che hanno fatto storia. Perché «Il tempo siamo noi»

L’agenda è un oggetto che ognuno di noi costruisce a sua somiglianza. Con l’ordine preciso di chi programma tutti i suoi prossimi passi. O con i punti appena accennati di chi preferisce un disordine minimamente organizzato. Le pagine bianche possono essere riempite con il flusso quotidiano di un diario o semplicemente con appunti che ci aiutano a non dimenticare. Anche quest’anno vogliamo accompagnarvi con un’agenda del Corriere della Sera che vuole essere qualcosa di più che il semplice scorrere dei giorni del 2022. Ogni mese ha il suo autore, ogni giorno il suo ricordo. Il futuro prossimo si riempie del racconto del passato affidato alle firme più importanti e alle prime pagine che hanno fatto la storia.

Ci aspettiamo che il 2022 sia l’anno della svolta, quello in cui ci riprendiamo completamente le nostre vite e il nostro lavoro. Abbiamo sofferto per il virus, abbiamo pianto e ci siamo confortati a vicenda. Abbiamo adottato, in larghissima maggioranza, misure e accettato sacrifici che potrebbero riportaci alla piena libertà. La speranza è che ora tutti i frutti possano essere colti. Quelli della ripartenza ma anche quelli derivanti dalle lezioni che abbiamo imparato nel mondo pandemico. Quanto siano importanti scienza e competenza, come le disuguaglianze sociali siano un macigno per le società moderne, quanto sia rilevante per la salute un’attenzione profonda all’ambiente e alle risorse naturali.

Queste pagine scandiranno le nostre giornate e ci accompagneranno ora dopo ora non facendoci dimenticare il passato. Gli articoli, i commenti, gli approfondimenti che un giornale offre ai suoi lettori sono una bussola indispensabile per muoversi nel presente. Ricordare quello che è accaduto, un ottimo esercizio di libertà e di spirito critico per uomini e donne che non si abbandonano alle mode dell’istante.

13 dicembre 2021 (modifica il 13 dicembre 2021 | 23:51)

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Financier Visa: 40 milioni gli investimenti esteri attirati in Italia

Financier Visa: 40 milioni gli investimenti esteri attirati in Italia

Lunedì, 10 Gennaio 2022 Giorgetti,”accelerare attrazione nuovi investitori” È di circa 40 milioni di euro l’ammontare degli investimenti esteri in aree strategiche per lo sviluppo e la competitività attirati nel nostro Paese dal programma Investor Visa for Italy, curato dal Ministero dello Sviluppo Economico, che ha registrato un specialty incremento di operazioni attivate nel 2021.

È quanto emerge dal primo rapporto di monitoraggio pubblicato dal Mise, con i dati aggiornati allo scorso 31 dicembre.

“Questi risultati confermano quanto sia importante creare le giuste condizioni e attivare un quadro di strumenti chiari e semplici per far preferire il nostro Paese agli investitori esteri”, dichiara il ministro Giancarlo Giorgetti.
“Il Mise – prosegue il ministro – ha avviato una nuova strategia che ha l’obiettivo di accelerare l’attrazione degli investimenti nel nostro sistema produttivo e trovare investitori solidi e affidabili per sostenere sia progetti di ripresa e crescita dell’economia, anche collegati al PNRR, sia in grado di rilanciare imprese che si trovano in momentanea difficoltà”.

Financier Visa è un programma avviato nel 2017 dal Ministero che prevede una procedura di concessione di un visto veloce, semplificata e digitale a beneficio dei cittadini non UE che intendono effettuare un importante investimento o una donazione filantropica in Italia, secondo i seguenti parametri:

  • 2 milioni di euro di investimento in titoli di Stato italiani;
  • 500 mila euro di investimento in una società di capitali italiana;
  • 250 mila euro di investimento in una startup innovativa;
  • 1 milione di euro di donazione in attività di carattere filantropico.

Al 31 dicembre 2021 si registrano 64 candidature, provenienti da 20 paesi, con un tasso di approvazione del 78,1%. La maggior parte dei candidati hanno optato per operazioni di investimento in società di capitali italiane (43 ), seguite da investimenti in start-up innovative (9 ), in titoli di Stato (10) e donazioni filantropiche (2 ). Da segnalare il rilevante incremento di candidature nel 2021, in cui sono pervenute 40 nuove domande, rispetto alla media registrata dall’inizio del programma.

In particolare, considerando solo le 50 candidature che hanno avuto esito positivo il totale degli investimenti mobilitati è di 18 milioni di euro, mentre gli investimenti attesi da candidature per cui è stato emesso il nulla osta ammontano a ulteriori 22,1 milioni di euro, per un totale di risorse in ingresso sul territorio italiano pari a 40,1 milioni di euro.I richiedenti l’Investor Visa for Italy provengono da 20 paesi diversi. I primi per numero di candidati al visto sono gli Stati Uniti (14) e Russia (14 ), che rappresentano il 21,9% del totale, mentre in seconda posizione risulta il Regno Unito a quota 7 (10,9%).

I 64 investitori hanno comunicato l’intenzione di stabilirsi sul territorio italiano in 19 province e 10 regioni varied. Milano risulta la prima città, con 21 candidati (il 32,8% del totale). A seguire Roma, con 13 candidature corrispondenti al 20,3%, poi Firenze e Sassari rispettivamente con 4 candidature.Le candidature sono valutate da un Comitato di esperti, presieduto dal Ministero dello Sviluppo economico, di cui fanno parte i rappresentanti del Ministero degli Esteri, Ministero dell’ Interno, Banca d’Italia, Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate e Agenzia Ice, al quale si aggiungono anche i rappresentanti del Ministero dei beni e delle attività culturali e del MUR.

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Idiota, chi si occupa solo di sé stesso e spesso

Idiota, chi si occupa solo di sé stesso e spesso

È successo a tutti. Prima ancora di utilizzarla in termini di offesa o di insulto l’abbiamo riservata a noi stessi, tutte le volte che ci sembrava impossibile essere caduti in un errore così facile da evitare oppure aver fallito un obiettivo che sembrava tranquillamente alla nostra portata: «sono proprio un idiota», quante volte ce lo siamo detto.

La dinamica. È interessante notare come nel definire «idiota» un insulto, quest’ultima parola stessa, contenga l’azione del «saltare addosso» alla persona che si vuole ferire, appunto insultandola. Ma l’arco dei colori e delle sfumature in questi campi è così vasto che spesso è più doloroso un insulto che non ha bisogno di parole offensive, o non ha bisogno affatto di parole, rispetto alla parola offensiva che scappa via durante una discussione.

Per saperne di più. Idiota, nel senso etimologico della parola greca «idiotes», era colui che poneva al di sopra di tutto i suoi interessi particolari, da «idios» proprio. Idiótes di per sé, stava a significare in modo specifico l’«uomo privato», in contrapposizione all’uomo pubblico, il quale rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace ed esperto.Quindi, già in greco idiótes accomunava i due significati che valevano sia come persona che pensava solo a se stesso, sia come uomo inesperto, non competente.

Riflessione storica. Insomma i greci erano decisi a definire idiote le persone che non avevano interesse per il bene comune ed implicitamente consideravano «non idioti» chi aveva una visione e interessi più ampi, che coincideva anche con l’essere uomo politico. Ne consegue quindi che sarebbe da idioti affidare a un idiota l’interesse pubblico e dovremmo diffidare al massimo dai politici idioti, troppo concentrati su se stessi. D’altronde basta un idiota per distruggere quello che possono costruire cento saggi, anche perché l’idiota è implicitamente un irresponsabile. Sicuramente – come non manca di farci notare la cronaca politica quotidiana – non è un vincolo «non essere idiota» al giorno d’oggi per diventare uomo pubblico, anzi, sembra che il concetto sia quasi ribaltato.

Un ragionamento colto. Più di dieci anni fa l’Istituto Treccani ha voluto pubblicare un approfondimento sulla parola idiota, affidandolo a Stella Domino. «In italiano – afferma quella riflessione – la parola idiota entra nel XIV secolo, riprendendo di peso per via colta il latino idiota. In latino, idiota significava “incompetente, inesperto, incolto” e proveniva a sua volta dal greco idiótes. Idiótes voleva dire “uomo privato”, in contrapposizione all’uomo pubblico, il quale ultimo rivestiva cariche politiche e dunque era colto, capace, esperto; quindi già in greco idiótes valeva “uomo inesperto, non competente”».

Torniamo alla lingua italiana del Trecento. Quando la parola entra nella nostra lingua, idiota significa (e di lì in poi significherà fino ai giorni nostri) «chi è stupido, privo di senno, incapace di ben ragionare». Come per altri vocaboli di significato simile (stupido, scemo, imbecille ecc.) è possibile fare di idiota un uso, aggressivo, adoperandolo come epiteto spregiativo o colloquialmente scherzoso. L’idiozia come grave malattia dello sviluppo mentale ha cessato da tempo di costituire una fattispecie valida nella medicina. Insomma, oggi idiota e idiozia restano nel dominio esclusivo della lingua comune.

Celebri riferimenti letterari. Non si può citare questa parola senza rendere omaggio all’idiota per eccellenza L’idiota del grande narratore Fëdor Dostoèvskij. Il protagonista del romanzo, il principe Myškin, è però un idiota molto particolare, segnato da una forte valenza simbolica: un candido, un buono integrale, un angelo che cerca di farsi uomo e, in quanto tale, riguardato dagli altri esseri umani – di animo molto meno nobile – come una sorta di socialmente disadattato, di mentecatto, di malato di idiozia (nel senso tecnico del termine, allora in voga): un idiota, appunto. D’altronde se non siamo proni al pensiero dominante, non inseguiamo il profitto a ogni costo, non pensiamo che spregiudicatezza, guadagno e proprietà siano le uniche leggi da rispettare, quante volte ci capita di sentirci idioti?

Una citazione idiota. Forse la citazione più famosa che contiene la parola idiota, e ripetuta più a sproposito, è questa: «Mai discutere mai con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza». La frase ha il suo effetto e un contenuto condivisibile, il problema è che molti la attribuiscono a Oscar Wilde, che ha fatto moltissime battute argute, ma non questa. Anche altre attribuzioni a Mark Twain e al comico statunitense George Carlin non hanno riferimenti certi. In compenso la Bibbia nel Libro dei proverbi ne cita uno molto simile: «Non rispondere allo stolto secondo la sua follia, che tu non gli abbia a somigliare». Il problema è che pochi passi dopo l’Antico Testamento ne propone un altro, uguale e contrario: «Rispondi allo stolto secondo la sua follia, perché non abbia a credersi savio». La Bibbia vuole invitarci a calibrare con saggezza le nostre risposte in base all’interlocutore che abbiamo davanti. E magari – ma questa è un’aggiunta tutta nostra – a non fidarci delle citazioni.

Gli idiótes oggi. Nel 2020 il quotidiano online «lentepubblica.it» in un articolo si è posto il problema di chi siano gli idiotes oggi. «Forse perché la società si è evoluta e mentre una volta gli idioti erano solo degli idioti qualunque, adesso vogliono strafare, tanto da non farci capire se sono idioti di loro o se hanno fatto qualche master per scalare di un livello, secondo le classificazioni fatte dal Prof. Carlo Maria Cipolla, («Allegro ma non troppo, Le leggi fondamentali della stupidità umana», edito da Il Mulino) ossia degli idioti che hanno fatto carriera e preso il titolo di emeriti stupidi. Difatti, assumono i connotati da leader, favoriti dal fatto che i saggi cercano erroneamente di ascoltare anche gli idioti, mentre gli idioti ascoltano solo se stessi, pertanto quest’ultimi hanno maggiore libertà di parola. L’aggravante è che avendo potere, hanno sempre tutti gli schiavi del mainstream che li sollecitano a rilasciare interviste, senza avere l’accortezza di capire che se un idiota tace, è sempre meglio non interromperlo.

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AAA, laureati in fisica cercansi per studiare il volo degli

AAA, laureati in fisica cercansi per studiare il volo degli

di Leonardo Parisi*

Appello di Leonardo Parisi: «Grazie ai fondi europei possiamo perfezionare le ricerche del Nobel per la Fisica sul comportamento collettivo di questi uccelli come risultato dell’interazione fra singoli individui»

Uno stormo di storni, migliaia di uccelli coordinano il loro movimento in una danza affascinante e incantevole per sfuggire agli attacchi dei predatori. Ma come riescono così tanti uccelli a coordinarsi per sembrare un unico grande organismo? La risposta a questa domanda non è banale, soprattutto se si pensa che in questi stormi non c’è un capobranco che decide come muoversi e dirigere il gruppo, ma sono i singoli uccelli ad auto-organizzarsi in una sorta di democrazia in cui non c’è un leader, ma tutti possono essere leader.

A partire dal 2005 con il progetto pionieristico STARFLAG, diretto dal premio Nobel per Fisica Giorgio Parisi , e successivamente con vari progetti europei diretti da Andrea Cavagna (CNR – Istituto dei Sistemi Complessi) e Irene Giardina (Università di Roma Sapienza – Dipartimento di Fisica), il gruppo CoBBS (Collective Behaviour in Biological Systems – www.cobbs.it) ha focalizzato la propria ricerca sul comportamento collettivo animale. Per carpire l’ingrediente segreto alla base del comportamento collettivo, il team sperimentale del gruppo CoBBS si è appostato sui tetti di Roma e ha registrato video 3D di stormi di storni, osservando i complicati volteggi che compiono ogni sera prima di scendere a dormire sugli alberi. Questi sono dati unici al mondo e di un valore inestimabile dal punto di vista scientifico, perché permettono di ricostruire le traiettorie tridimensionali di ogni singolo uccello nello stormo e quindi, ad esempio, di individuare chi sta dando il via alla manovra e come l’informazione viaggia all’interno di gruppi così grandi.

La ricerca del gruppo CoBBS è andata oltre gli stormi di uccelli e si è diretta anche allo studio degli sciami di moscerini, gruppi di animali meno affascinanti degli stormi di uccelli ma di un grande interesse nell’ambito del comportamento collettivo animale. Questi sono sistemi disordinati in cui il movimento dei singoli moscerini sembra essere casuale, ma che invece è frutto di un’interazione tra individui diversi. Il confronto tra stormi e sciami rivela che il comportamento collettivo è un fenomeno emergente, in cui un’interazione locale, tra ogni individuo e pochi altri individui nelle sue vicinanze, produce una risposta di gruppo che rende il sistema in grado di rispondere collettivamente agli stimoli esterni.

Gli interrogativi aperti sono ancora moltissimi e il gruppo CoBBS è ora alla ricerca di candidati, con laurea magistrale o con dottorato di ricerca, per costituire un nuovo gruppo sperimentale nell’ambito del progetto europeo ERC – Advanced Grant RG.BIO (Principal Investigator Andrea Cavagna). Se siete interessati potete mandare una mail a cobbslab@gmail.com e per avere più informazioni potete visitare i siti www.cobbs.it e www.erc-rgbio.eu.

*Ricercatore dell’Istituto di Sistemi Complessi del CNR

10 dicembre 2021 (modifica il 10 dicembre 2021 | 16:16)

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2022, l’auto che verrà

2022, l’auto che verrà

La crisi dell’auto nei grandi mercati europei, Italia compresa, dovuta prima alla pandemia e successivamente alla mancanza dei semiconduttori, ha svuotato i piazzali di stock dei costruttori e rallentato il debutto dei nuovi modelli nel biennio 2020-2021. Ma il 2022 sarà un anno pieno di speranze anche per l’industria automobilistica, fiduciosa in un ritorno a una produzione regolare e non intermittente. Un anno, dunque, di esordi importanti. Le architetture dominanti saranno, come comanda il mercato, Suv e crossover di tutte le dimensioni possibili, ma ci sarà posto anche per citycar, sportive, berline di rappresentanza, station wagon e van. Il denominatore comune? L’elettrificazione, imposta dalle normative europee in materia di emissioni di CO2.

13 dicembre 2021 | 10:23

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