A poche ore dalla chiusura della prima finestra dell’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, Equita prende posizione a favore dell’adesione all’offerta. La sim individua dieci ragioni che, secondo gli analisti, renderebbero conveniente per gli azionisti della società di telecomunicazioni consegnare i propri titoli, soprattutto dopo l’aumento di 30 centesimi della componente cash deciso da Poste.

La valutazione di Equita guarda anche oltre l’esito immediato dell’operazione. In uno scenario che preveda la piena integrazione di Tim, il target price assegnato a Poste sale a 31 euro per azione. Le stime, inoltre, non incorporerebbero ancora il potenziale contributo dei progetti annunciati dal gruppo guidato da Matteo Del Fante in occasione dei risultati del secondo trimestre.

Il periodo ordinario di adesione si conclude l’11 settembre alle 17:30, mentre la riapertura dei termini è prevista dal 21 al 25 settembre. Alla chiusura del 10 settembre le adesioni avevano raggiunto 357,7 milioni di azioni, pari al 20,96% dei titoli oggetto dell’offerta, con una forte accelerazione rispetto alla giornata precedente.

Per Equita la valutazione stand-alone di Tim è già piena

Il primo elemento indicato dagli analisti riguarda la valutazione di Tim come società autonoma. Secondo Equita, il prezzo stand-alone avrebbe già raggiunto livelli congrui, mentre l’offerta di Poste riconoscerebbe alle attività domestiche della telco multipli superiori rispetto a quelli delle società europee comparabili.

A questo si aggiunge l’andamento del titolo dalla presentazione dell’Opas. Al netto della performance registrata nella prima seduta dopo l’annuncio, legata al premio incorporato nell’offerta, Tim ha sovraperformato il settore europeo delle telecomunicazioni, nonostante risultati che, secondo la sim, non hanno fornito un sostegno altrettanto marcato alle guidance per l’intero esercizio.

La combinazione tra questi elementi riduce, nella lettura di Equita, lo spazio per un’ulteriore rivalutazione autonoma del titolo e rende più interessante il valore potenzialmente generato dall’integrazione con Poste.

Il rischio di restare azionisti di una Tim meno liquida

Un altro punto riguarda gli effetti che l’esito dell’offerta potrebbe produrre sulla struttura azionaria della società. Dopo la rinuncia da parte di Poste alla soglia minima del 66,67%, il gruppo accetterà qualsiasi quantitativo di azioni Tim validamente conferite.

Per chi decidesse di non partecipare, Equita individua due possibili scenari. In presenza di adesioni elevate, la quota di capitale rimasta sul mercato potrebbe ridursi, con il rischio di una minore liquidità del titolo Tim. Se invece la partecipazione all’Opas risultasse più contenuta, per il gruppo combinato potrebbe diventare più complesso realizzare pienamente le sinergie industriali previste.

Gli analisti osservano inoltre che, in assenza di un delisting, Poste avrebbe comunque la possibilità di aumentare progressivamente la propria partecipazione in Tim negli anni successivi, senza essere necessariamente chiamata a riconoscere nuovamente un premio di controllo.

Il consolidamento delle Tlc italiane tra i possibili catalizzatori

Nella valutazione entra anche il tema del consolidamento del mercato italiano delle telecomunicazioni. Per Equita, eventuali operazioni di aggregazione continuerebbero a rappresentare un possibile catalizzatore di valore per Tim anche in uno scenario stand-alone.

La probabilità di un riassetto del settore, tuttavia, secondo la sim potrebbe aumentare con una Tim inserita nell’orbita di Poste e con lo Stato italiano…

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