La stretta europea sulla sicurezza delle catene di fornitura ICT rischia di trasformarsi in un programma di sostituzione accelerata degli apparati di rete, sottraendo risorse alla modernizzazione delle infrastrutture e rendendo più complesso il percorso verso le nuove generazioni mobili. È l’allarme lanciato da Assembly Research in uno studio pubblicato il 9 settembre sugli effetti del Cybersecurity Act 2, la proposta con cui Bruxelles punta a rendere più omogenee nell’Unione le misure nei confronti dei fornitori considerati ad alto rischio.
Secondo l’analisi, l’attuale impostazione potrebbe produrre conseguenze rilevanti in quattro delle sei aree esaminate, con un impatto considerato particolarmente significativo per i consumatori. Il nodo principale riguarda l’obbligo di eliminare dalle reti mobili i componenti provenienti dai fornitori classificati ad alto rischio entro un massimo di 36 mesi, un termine effettivamente previsto dalla proposta della Commissione europea.
Per Assembly, applicare lo stesso calendario in tutta l’Ue senza tenere sufficientemente conto della diversa situazione degli operatori e dei singoli mercati potrebbe creare problemi operativi, rallentare gli aggiornamenti e concentrare una parte consistente degli investimenti sulla sostituzione di apparati ancora funzionanti.
Il nodo dei 36 mesi e il rischio di rallentare gli upgrade
La questione centrale è la scala dell’intervento. Una sostituzione completa degli apparati interessati potrebbe richiedere, secondo Assembly, tra sette e dieci anni per gli operatori maggiormente esposti, molto più dei tre anni indicati dalla proposta europea.
I tempi dipendono infatti da vari fattori. Le autorizzazioni necessarie per intervenire sui siti possono richiedere fino a due anni e l’Europa deve già fare i conti con una disponibilità limitata di tecnici specializzati nelle infrastrutture di telecomunicazione. Accelerare contemporaneamente gli interventi su migliaia di siti potrebbe quindi aumentare la pressione sulle capacità operative delle aziende.
Il rischio evidenziato dallo studio è che gli operatori siano costretti a ridefinire le priorità di spesa. Le risorse destinate alla sostituzione anticipata delle apparecchiature non sarebbero più disponibili per fibra, densificazione delle reti, 5G Standalone e preparazione al 6G.
La stessa valutazione d’impatto della Commissione europea riconosce la dimensione economica dell’operazione. Bruxelles stima che l’eliminazione graduale delle apparecchiature ad alto rischio possa comportare per gli operatori mobili costi compresi tra 3,4 e 4,3 miliardi di euro l’anno per un periodo di tre anni. Gli investimenti nei fornitori considerati affidabili potrebbero inoltre crescere fino a 2 miliardi l’anno.
Supply chain, per Assembly il mercato rischia di restringersi
C’è poi il tema della struttura industriale. Secondo Assembly, l’esclusione generalizzata dei vendor classificati ad alto rischio finirebbe per ridurre di fatto a due il numero dei principali fornitori disponibili per molti operatori mobili europei.
Il risultato, sostiene la società di analisi, potrebbe essere paradossale rispetto agli obiettivi della stessa politica europea: diminuire una dipendenza tecnologica per aumentarne un’altra. Una minore pressione competitiva tra i fornitori potrebbe tradursi in costi più elevati, minore capacità negoziale per gli operatori e una riduzione degli incentivi all’innovazione.
Il tema della diversificazione è peraltro già presente nella politica europea sulla sicurezza del 5G. Il 5G Toolbox invita gli Stati membri a limitare l’esposizione ai fornitori considerati ad alto rischio e, contemporaneamente, a evitare dipendenze strutturali…

