Eseguire ricerche sulle mutazioni dei tumori infantili, per ottenere un quadro completo del fenomeno e aprire la strada a un database all’avanguardia a disposizione dei ricercatori di tutto il mondo. E’ questo l’obiettivo del progetto assegnato a Sparkle con una sovvenzione di circa 500mila euro nell’ambito della gara europea Open Clouds for Research, che vedrà il centro olandese di oncologia pediatrica Princess Maxima avvalersi della tecnologia di Google Cloud.
Sparkle, integratore di Google Cloud, implementerà la piattaforma nei prossimi due anni in stretta collaborazione con Omnigen, partner di Google Cloud per il settore delle scienze della vita e della salute.
Grazie alle tecnologie e alle competenze messe in campo con questo progetto, si legge in una nota di Sparkle, i ricercatori coinvolti si porranno l’obiettivo di rilevare mutazioni complesse e interpretarne l’impatto sullo sviluppo del tumore, mappare le mutazioni nel Dna non codificante e il loro impatto sul Dna codificante vicino, e fornire una fonte sicura di dati genomici sul cancro infantile, potenzialmente riutilizzabili da altri ricercatori.
“Siamo molto orgogliosi di partecipare con i nostri partner a questo progetto che mette le tecnologie digitali al servizio della ricerca scientifica – sottolinea Maria Teresa Ferrigno, Evp Enterprise di Sparkle – Con questo progetto confermiamo il nostro impegno, attraverso l’accordo quadro per il cloud Ocre, a offrire le migliori soluzioni cloud al settore europeo dell’istruzione e della ricerca, riducendo i costi e la complessità della transizione al cloud”.
“Con il cloud possiamo eseguire analisi su larga scala con un maggior numero di dati genomici e a una velocità superiore. Mentre un’analisi su un cluster di calcolo locale potrebbe richiedere circa sei mesi, utilizzando il cloud potremmo eseguirla in poche settimane – spiega Patrick Kemmeren, alla guida del gruppo di ricerca – Si potrà anche stimolare la collaborazione tra i ricercatori: avendo a disposizione molti dati standardizzati nel cloud, potremmo dare più facilmente accesso ai collaboratori in modo sicuro e controllato affinché possano eseguire le loro analisi. Poiché i tumori infantili sono rari, avere accesso a questo tipo di dati è essenziale per accelerare la ricerca e sviluppare terapie mirate”.
“Con questo progetto ci proponiamo di gettare le basi per un ambiente Google Cloud progettato per la ricerca nel centro Princess Máxima e che si sposa perfettamente con la sovvenzione Ocre – aggiunge Paul van Dijk, Tech Lead Research IT del Princess Máxima Center – facilitare l’adozione del Cloud sia a livello di singolo ricercatore sia a livello istituzionale”.
“Con questo progetto abbiamo l’opportunità di dimostrare in modo approfondito e su larga scala il valore sociale del cloud computing per la ricerca scientifica – argomenta Berry Kriesels, ceo e fondatore di Omnigen – e il sostegno che può fornire nella comprensione di sfide difficili da risolvere come l’oncologia pediatrica”.
“Siamo orgogliosi che la tecnologia, le best practice e la professionalità di Google Cloud contribuiscano all’adozione e all’efficacia dei servizi cloud nella ricerca. Sostenendo il Princess Máxima Center – conclude Erwin Angelier, responsabile del settore pubblico per Google Cloud Paesi Bassi – svolgeremo un ruolo nella creazione di…
Guido Bertinetti, dallo scorso aprile Direttore Network & Operations di Open Fiber, è stato nominato amministratore delegato di Open Fiber Network Solutions (Ofns), il consorzio messo in campo con Amplia Infrastructures e Ciel per dare una risposta concreta al problema della carenza di manodopera.
1.000 risorse a regime, avanti tutta sulle assunzioni
Il consorzio sta assumendo e formando squadre di tecnici per il completamento della rete in fibra ottica. “Ofns è già attivo e all’opera in 27 cantieri. Abbiamo assunto finora 250 persone e l’obiettivo è arrivare a 1000 a regime”, annuncia l’Ad a CorCom. A oggi, Open Fiber impiega circa 8.000 persone tra indotto e dipendenti diretti, ma il numero in prospettiva dovrà crescere fino quasi a raddoppiare.
Il manager fa inoltre il punto con CorCom sui risultati conseguiti nel corso dell’anno: “Nel mese di settembre abbiamo realizzato nelle aree bianche altri 2.000 km di fibra ottica, una produzione in linea con la media che ci siamo prefissati e coerente con il piano presentato a Infratel, Mise e Regioni. Questa performance conferma l’efficacia delle azioni messe in campo per accelerare la copertura delle aree bianche”. Nel mese di settembre la wholesale company ha incrementato il numero delle unità immobiliari vendibili nelle aree bianche di 116mila unità.
4 milioni di unità Ftth entro fine 2022, cambio di passo sulle aree bianche
“Chiuderemo il 2022 con circa 3 milioni di unità immobiliari Ftth in vendibilità nelle aree in concessione, cui va aggiunto oltre 1 milione di unità già completamente realizzate ma che non hanno ancora ricevuto il collaudo per un totale di oltre 4 milioni di unità Ftth sul complessivo di 6,4 milioni”, prosegue Bertinetti annunciando che a fine anno saranno stesi 20mila chilometri di fibra incrementali rispetto al 2021. “In pratica, nel corso del 2022 abbiamo realizzato circa il 50% di quanto fatto complessivamente nei quattro anni precedenti. Una testimonianza tangibile del cambio di passo impresso da Open Fiber nonostante le difficoltà del contesto in cui operiamo, segnato dalla carenza di forza lavoro e dall’aumento dei costi dei materiali e dell’energia elettrica. Per questo voglio ringraziare sia tutti i colleghi di Open Fiber, sia le nostre aziende partner, impegnati in uno sforzo straordinario, che proseguirà fino al completamento del progetto”, conclude il manager.
La spesa in tecnologie di collaboration on premise e in cloud è cresciuta dell’8% rispetto al 2021 e ora si avvicina ai 15 miliardi di dollari al trimestre. Lo affermano i dati del secondo trimestre di Synergy Research Group, i quali mostrano peraltro che la quota di mercato on premise continua a diminuire costantemente e ora rappresenta solo il 20% del totale, in calo rispetto al 30% di due anni fa. Sebbene la spesa per i servizi in hosting e cloud continui a crescere, è un piccolo gruppo di servizi ad alta crescita a guidare ora il mercato. Questi servizi ad alta crescita includono UCaaS, CCaaS e CPaaS, incrementati collettivamente del 17% rispetto allo scorso anno, che ora rappresentano ben oltre i 7 miliardi di dollari di spesa trimestrale.
Cisco secondo fornitore al mondo, pressato da Zoom
Sulla base dei ricavi mondiali del secondo trimestre, Microsoft è il leader assoluto nella collaborazione totale e continua a detenere una quota di mercato costante, grazie a un ampio portafoglio di prodotti e servizi di collaborazione. Cisco è il secondo fornitore in classifica generale, ma vede la sua quota di mercato sotto pressione da parte di Microsoft e delle aziende spinte dalla pandemia di Covid. Il più grande sfidante è Zoom, che ora è il terzo fornitore in classifica guidato da tassi di crescita straordinari negli ultimi quattro anni. Twilio è il quarto fornitore più grande e ora ha un tasso di crescita di gran lunga superiore agli altri tre, poiché domina il mercato CPaaS in rapida espansione. Il tasso di esecuzione delle entrate CPaaS di Twilio ha ora raggiunto $ 2,5 miliardi all’anno. Altri importanti fornitori con tassi di crescita particolarmente elevati includono RingCentral, Nice, Five9 e Sinch.
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Risorse Umane/Organizzazione
Nuova straordinaria opportunità di mercato
“L’impatto della pandemia ha aperto una nuova straordinaria opportunità di mercato all’interno della collaborazione, in particolare nei servizi e nei dispositivi di videoconferenza, guidando rapidamente cambiamenti che altrimenti avrebbero richiesto un decennio per essere raggiunti”, ha affermato Jeremy Duke, fondatore e analista capo di Synergy Research Group. “Il mercato della collaborazione continua a evolversi rapidamente, man mano che emergono nuove tecnologie e servizi che aumentano sia le capacità di gestione che la produttività dei lavoratori in ufficio, remoti e ibridi”.
La tecnologia resta un investimento critico e una fonte strategica per sostenere la produttività e la competitività delle imprese: il 77% delle aziende primarie a livello globale prevede di mantenere invariato o aumentare il proprio budget tecnologico nel 2023. Lo rileva il terzo Tech Report annuale di Bain & Company (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO) sulla tecnologia globale.
Il contesto è complesso e il dato è in calo rispetto alla previsione per l’anno in corso (quando il 90% delle grandi imprese si diceva pronta a mantenere o ad aumentare i budget tecnologici), ma in lieve crescita rispetto al 2021 (75%). Nonostante le difficoltà, spiega Mauro Colopi, Partner di Bain & Company, “i manager delle aziende continuano ad aumentare l’allocazione di risorse economiche e manageriali nella tecnologia” in quanto “investimento chiave ed imprescindibile per aumentare la produttività, la velocità e la competitività nei mercati, anche in contesti di bilancio difficili”.
Quattro gli elementi di complessità esplorati nel nuovo report di Bain e di cui i piani di evoluzione tecnologica delle imprese devono tenere conto: il perdurare della tech war Usa-Cina e della crisi dei chip, l’arrivo del web3 e del metaverso e l’ingresso sul mercato di aziende del software innovative che faranno concorrenza alle aziende più “tradizionali”.
Il disaccoppiamento Usa-Cina e la tech war
La separazione tra le due maggiori economie mondiali sta crescendo più velocemente e con una magnitudine maggiore del previsto, afferma Bain. Gli Stati Uniti intensificano il controllo normativo sulle aziende cinesi e Pechino risponde con un piano di investimento di 1.400 miliardi di dollari in cinque anni per costruire in casa tecnologie strategiche e infrastrutture digitali.
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In questo quadro di restrizioni commerciali tra Stati Uniti e Cina, negli Usa è entrato in vigore il Chips for America Act, che prevede investimenti e incentivi per sostenere ricerca e sviluppo e la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti. Tutto questo si traduce su una complessità addizionale nelle strategie di approvvigionamento tecnologico delle aziende.
Crisi dei chip, finestra temporale incerta
Siamo passati dalle 10 settimane di attesa per un chip semiconduttore a settembre 2020 alle circa 30 settimane attuali. La maggior parte dei manager di aziende attive nel settore tecnologico continua a chiedersi quando vedrà la fine della crisi dei chip. Secondo l’analisi di Bain, alcune aziende inizieranno a vedere i primi segnali di miglioramento già quest’anno, altre potrebbero dover aspettare fino al 2024 o oltre prima di iniziare a riprendersi.
“Nonostante i recenti investimenti e i segnali di miglioramento, il periodo di ripresa dovrebbe essere turbolento e dipendere da diversi fattori esogeni, tra cui: la contrazione della domanda di chip, la carenza di apparecchiature specialistiche di produzione e le tensioni geopolitiche. A causa di queste limitazioni, incoraggiamo le aziende tecnologiche a rafforzare la valutazione dei rischi lungo la supply chain e la pianificazione di azioni mitiganti già dalle prime fasi dello sviluppo del prodotto”, prosegue Colopi.
Web3 e metaverso: la sfida dell’identità digitale
La tecnologia e le architetture di telecomunicazione continuano a evolversi mentre acceleriamo…
Nexi e Global Blue hanno stretto una partnership strategica, con l’obiettivo di integrare le soluzioni di pagamento della prima – paytech leader in Europa – con le piattaforme Mps (Property Management System) e i Point of Sale di Oracle. L’accordo tra Nexi e la società leader nei settori shopping tax-free e pagamenti a valore aggiunto consolida la collaborazione a lungo termine tra i due attori e fa seguito a quello relativo al servizio Dcc (Dynamic Currency Conversion) che, grazie allo status di Global Blue di Payment System Integrator Gold-level certificato da Oracle – permette agli esercenti dei 25 paesi in cui opera Nexi di accettare pagamenti attraverso la suite di prodotti Oracle.
I vantaggi di questa integrazione per merchant e consumatori
La citata integrazione offre vantaggi significativi ai retailers che usano le piattaforme Oracle Opera Cloud Property Management, Simphony Point of Sale and Oracle Retail Xstore Point-of-service, grazie alla semplificazione dei processi operativi e alla riduzione del carico di lavoro del personale addetto a Front Desk e Back Office. I merchant possono infatti usufruire di una esperienza omnicanale fluida, traendo benefici dal connubio tra la scala europea e la profonda competenza a livello locale di Nexi, laddove per i consumatori l’esperienza di acquisto diverrebbe più semplice, veloce e sicura, nel rispetto dei più elevati standard di sicurezza e della tokenizzazione end-to-end per l’archiviazione sicura dei dati delle carte.
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Catanzaro: “Focus specifico sui verticali dell’hotellerie e dell’ospitalità”
“La partnership strategica con Global Blue rafforza ulteriormente le nostre capacità di offrire a commercianti e aziende la migliore combinazione di scala europea e vicinanza al cliente”, ha affermato Roberto Catanzaro, Group Chief Strategy & Transformation Officer di Nexi. “Estenderemo le nostre soluzioni di accettazione omnicanale e continueremo a fornire proposte che consentano nuove esperienze utente per i consumatori e nuove opportunità di business per i commercianti, con un focus specifico sui verticali dell’hotellerie, dell’ospitalità e del retail”, ha aggiunto Catanzaro.
Cecchi: “Continuiamo a essere punto di riferimento per i nostri partner”
“Attraverso questa collaborazione, Global Blue si conferma partner leader nel settore tecnologico e dei pagamenti e consente a chi opera nell’ambito dell’hospitality, della ristorazione e del commercio al dettaglio di disporre di uno strumento gestionale integrato e omnicanale per un’esperienza di acquisto ancora più fluida” – ha detto invece Damian Cecchi, Svp Added Value Payment Solutions. “In qualità di fornitore di questa soluzione innovativa, possiamo e intendiamo continuare ad essere il punto di riferimento di tutti i nostri acquirer e partner che vedono le nostre competenze come necessarie per poter migliorare le proprie performance sul mercato”, ha concluso.
Viasat punta forte sulla transizione eco-digital, attraverso la sottoscrizione di una partnership con Tutela+, gruppo attivo nei servizi di consulenza per i settori trasporto & logistica, assicurativo, degli Enti e delle Istituzioni, dei Professionisti e dei Privati. Nello specifico, si legge in una nota stampa pubblicata dal gruppo, Viasat Fleet, business unit di Viasat che sostiene le aziende con flotte nell’automazione dei processi in ottica di risparmio, gestione e protezione degli asset e delle merci grazie a nuove tecnologie, ha firmato questa intesa con Tutela+ con l’obiettivo di accompagnare le aziende di autotrasporto merci nella trasformazione digitale dei processi aziendali, beneficiando dei crediti d’imposta previsti dal Piano di Transizione 4.0 e dal Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Una collaborazione che si propone di mettere a fattor comune le reciproche esperienze per supportare le imprese di trasporto e logistica a 360° nel processo di trasformazione digitale, puntando sulla sostenibilità.
Diverse le soluzioni offerte, dal tracciamento alla gestione da remoto della logistica
Non solo localizzazione e monitoraggio dei mezzi e delle attività, quindi, ma anche un ampio ventaglio di soluzioni e servizi che soddisfano i criteri richiesti dalla normativa: dal tracciamento di camion, furgoni, macchine operatrici e veicoli in genere, alla gestione da remoto della logistica; dalla pianificazione delle attività di manutenzione, alla verifica della localizzazione e degli spostamenti dell’asset, fino al monitoraggio dei consumi.
I trend che stanno trasformando strumenti e processi nel Monitoring
Digitalizzazione dei processi aziendali in una visione greentech
I sistemi Viasat garantiscono una vasta gamma di soluzioni che digitalizzano i processi aziendali, permettendo di migliorare l’efficienza e la produttività della flotta. Tutto questo all’interno di una visione ‘greentech’, condivisa con Tutela+, per supportare le imprese nella transizione verde, come previsto dagli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, con tecnologie e servizi in grado di promuovere l’innovazione e la trasformazione tra le aziende che operano nel mercato del trasporto merci.
La corsa verso la trasformazione digitale sta dando prova della sua trasversalità, e dell’importanza di applicarla in ogni ambito. Si tratta di una sfida da cogliere non solo per essere più competitivi sul mercato, ma anche per poter agire in ottica innovativa e ambientale. Questo vale, anche e soprattutto, per la logistica e l’autotrasporto. “A tal proposito Viasat Fleet – ha commentato Gianni Barzaghi, Amministratore Delegato della Bu Fleet di Viasat S.p.A. – è al servizio di tutte le aziende del settore per semplificare la gestione del trasporto, attraverso lo sviluppo di nuove tecnologie che consentano di efficientare e proteggere il proprio business, garantendo risparmi apprezzabili, nel rispetto delle normative comunitarie”.
La transizione digitale passa dal buon uso dei fondi Pnrr
La transizione in senso digitale e sostenibile è appena iniziata, e per consolidarla è necessario fare buon uso dei fondi del Pnrr, sfruttando al meglio le potenzialità offerte dalla Logistica 4.0. “Noi di Tutela+ – ha spiegato Giuseppe Altamura, suo Presidente e fondatore – abbiamo a cuore l’Agenda 2030, l’abbiamo fatta nostra, crediamo nello sviluppo sostenibile come unica strada per lasciare ai nostri figli un mondo migliore di quello attuale. Tutti i nostri servizi sono orientati in…
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