Il 45% delle imprese europee vuole adottare soluzioni di cloud sovrano nei prossimi 12 mesi, mentre per circa il 40% tali soluzioni sono già in fase di implementazione. Lo afferma una recente indagine condotta da Accenture su oltre 300 imprese di grandi dimensioni a livello paneuropeo, dalla quale emerge anche che per il 38% delle imprese italiane intervistate le nuove normative europee in tema di protezione e gestione dei dati hanno avuto un impatto forte o molto forte sull’intera organizzazione aziendale, mentre per oltre il 50% l’impatto è stato moderato e solo il 10% non ha risentito dei nuovi assetti normativi.
Maggior negoziazione per leve legali più forti
Ed infatti l’impatto normativo si riflette anche sulla scelta dei fornitori di servizi. Il 64% delle imprese italiane intervistate ha dichiarato di negoziare i termini contrattuali con i fornitori di servizi cloud per ottenere leve legali più forti, mentre il 67% prevede di utilizzare in futuro un mix di fornitori di cloud (hyperscaler) sia locali che globali, rispetto al 12% attuale.
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Amministrazione/Finanza/Controllo
Il ricorso al Sovereign cloud accelerato dalla guerra in Ucraina
Impatto normativo Ue, difficoltà interpretative e attuative dei regolamenti in termini di gestione dei dati e crisi bellica in Ucraina rappresentano dunque i principali driver che stanno spingendo le imprese italiane ad adottare sempre più soluzioni di cloud sovrano. L’Europa nel corso degli anni ha guidato l’agenda sui temi relativi alla gestione e protezione dei dati disciplinando responsabilità e scenari di rischio e configurando il vecchio continente quale il centro globale per la sovranità digitale.
Non a caso, dall’indagine emerge anche che gli attuali shock geopolitici internazionali hanno dato nuovo impulso all’adozioni di soluzioni indirizzate verso la sovranità digitale: oltre il 90% dei dirigenti italiani ha affermato che la guerra in Ucraina ha accelerato la loro attenzione su Sovereign cloud.
Cloud nuovo driver per la crescita e l’innovazione
“Le aziende sono oggi costrette ad agire per mantenere il controllo fisico e digitale sulle risorse strategiche in loro possesso, tra cui dati, algoritmi e software – dichiara Valerio Romano, Cloud First Lead di Accenture – Un processo che ovviamente non può rallentare l’organizzazione aziendale e non deve influire sulla capacità ed efficienza del servizio offerto ai loro clienti. Il cloud inizialmente riguardava l’efficienza e la modernizzazione dell’IT. Oggi è il driver per la crescita e l’innovazione del business. Il cloud continuum è il luogo in cui si stanno verificando molte delle scoperte tecnologiche: dall’intelligenza artificiale all‘edge computing al metaverso. Ma per sfruttare la potenza del cloud sovrano, le organizzazioni hanno bisogno di modi per utilizzare e condividere i dati affidabili in modo sicuro e conforme alle normative. Ciò comporta spesso la navigazione in un intricato mosaico di soluzioni tecnologiche allineandosi con le varie normative regionali, locali e di settore, non solo nell’Unione europea, ma in tutto il mondo. I nuovi centri cloud sovrani di Accenture aiuteranno le organizzazioni ad affrontare questa sfida, consentendo l’innovazione in un modo che sia in linea con i…
Via libera del Consiglio Ue alle conclusioni che accolgono con favore la comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante sulla politica dell’Ue in materia di cyberdifesa del novembre 2022, sottolineando l’importanza di investire in modo sostanziale, sia a livello individuale che collaborativo, in una maggiore resilienza e nello sviluppo di sistemi difensivi informatici a spettro completo capacità di difesa. Il documento (SCARICA QUI IL TESTO ORIGINALE) sottolinea anche l’importanza fondamentale del partenariato per affrontare le sfide comuni e invita l’alto rappresentante e la Commissione a esplorare partenariati mirati e reciprocamente vantaggiosi, compreso il rafforzamento delle capacità di cyberdifesa attraverso lo strumento europeo per la pace (Epf).
Agire insieme per una difesa informatica più forte
In linea con la Bussola strategica, le conclusioni invitano gli Stati membri e altri attori pertinenti ad agire insieme per una difesa informatica più forte, rafforzando la cooperazione e il coordinamento all’interno e all’interno dell’Ue, tra comunità informatiche militari e civili e tra ecosistema pubblico e privato affidabile. Il Consiglio accoglie quindi con favore la proposta di un centro di coordinamento della cyberdifesa dell’Ue per migliorare il coordinamento e la conoscenza situazionale, in particolare, dei comandanti delle missioni e delle operazioni dell’Ue e il rafforzamento della più ampia architettura di comando e controllo dell’Ue.
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Tutti uniti per proteggere l’ecosistema
Il Consiglio incoraggia inoltre gli Stati membri a proteggere l’ecosistema di difesa dell’Ue sviluppando ulteriormente le proprie capacità di condurre operazioni di cyberdifesa, “comprese, ove opportuno, misure difensive proattive per proteggere, rilevare, difendere e scoraggiare gli attacchi informatici”. L’Ue e i suoi Stati membri – si legge nel documento – “dovrebbero ridurre le loro dipendenze strategiche attraverso le loro capacità e catene di approvvigionamento, nonché sviluppare e padroneggiare tecnologie di difesa informatica all’avanguardia. Ciò include il rafforzamento della base tecnologica e industriale della difesa europea”.
Più risorse sulle capacità interoperabili di cyberdifesa
Inoltre, il Consiglio esorta gli Stati membri a investire in capacità interoperabili di cyberdifesa, anche mediante lo sviluppo di una serie di impegni volontari per l’ulteriore sviluppo delle capacità nazionali e utilizzando al meglio le opportunità di ricerca collaborativa a livello dell’Ue. Il Consiglio riconosce inoltre il vantaggio diretto dei progetti di collaborazione a livello dell’Ue per sostenere lo sviluppo delle capacità nazionali di ciberdifesa e invita gli Stati membri ad affrontare il significativo divario di competenze in materia di cybersicurezza, sfruttando le sinergie tra iniziative militari, civili e di contrasto.
L’Intelligenza artificiale in Italia: una risorsa strategica per le aziende
Intelligenza artificiale: qual è la via italiana per una diffusione matura ed efficace in termini operativi, normativi, etici e sociali? Quali le sfide che dovrà affrontare il Paese?
7 Giugno 2023 – 12:00
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Si rafforza la presenza di Anitec-Assinform nel mondo del digitale italiano. Debuttano infatti sei nuove aziende nell’associazione che rappresenta in Confindustria le principali imprese dell’Ict e dell’elettronica di consumo. Si tratta di Eht, Infogestweb, Talent Garden Fondazione Agnelli, TeamSystem, UpSystems e Zeta BI.
Più forte la filiera Ict italiana
Le nuove aziende associate consolidano ulteriormente la rappresentanza industriale dell’associazione e dimostrano l’impegno di Anitec-Assinform nel promuovere l’innovazione digitale e accompagnare le imprese italiane nella loro crescita e trasformazione.
Il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay, ha espresso soddisfazione per l’ingresso dei 6 nuovi soci, che si aggiungono alle oltre 200 aziende già presenti in associazione. “I nuovi ingressi – dice Gay – confermano il valore dell’associazione come luogo privilegiato di confronto, generazione di idee e proposte, nonché interlocutore autorevole per le istituzioni sui temi dell’innovazione tecnologica”.
I numeri del settore digitale
Il settore del digitale, con le sue 108.000 aziende e 629.000 occupati (dati Istat 2019), rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’industria italiana. “Grazie al contributo dei nostri associati – commenta ancora Gay -, abbiamo autorevolezza e competenze per impegnarci con ancor più determinazione per rafforzare la filiera Ict in Italia, contribuire al dibattito pubblico sui tanti temi che interessano il settore e l’opinione pubblica a partire dall’intelligenza artificiale e indirizzare le politiche pubbliche verso soluzioni che favoriscano la trasformazione digitale di PA e imprese”.
Le nuove ondate di new entry
Le 6 nuove aziende si aggiungono alle 10 che hanno fatto il loro debutto in Anitec-Assinform a febbraio scorso. In quell’occasione infatti il consiglio direttivo dell’associazione che rappresenta in Confindustria le principali imprese dell’Ict e dell’elettronica di consumo ha infatti dato il via libera per all’ingresso di Engineering Ingegneria informatica, di sette Pmi (Bourelly 4.0, Projectfarm, Reale & Partners, Sinapsys, Talents Venture, Wonderful Education e 24UP, e di due startup: Atomike e Data Masters.
Non basta: nello scorso ottobre sono entrate nell’associazione Intel, Amd, Apkappa, Cyberark Software, Experis, Injenia, Laser, Message e Nodopiano. “La fase di incertezza e la crisi economica ed energetica che stiamo vivendo – aveva ricordato in quell’occasione il presidente Gay – impongono di lavorare ancora con più determinazione a fianco di imprese e PA per accelerare il percorso di trasformazione digitale in corso. Continueremo in questo percorso di rappresentanza, che oggi deve avere al centro con la realizzazione del Pnrr la transizione ecologica e digitale delle nostre imprese e del nostro Paese”.
La manifattura italiana difende i suoi ritmi di crescita grazie all‘Ict e alla digitalizzazione: negli ultimi anni, tutt’altro che facili per l’industria, l’aumento degli acquisti di macchinari avanzati e degli investimenti digitali (Ict e immateriali, che a fine 2022 risultavano a +7,8% superiori al livello pre-Covid, e pari al 19,2% sul totale degli investimenti), testimonia la grande attenzione delle imprese al progresso tecnologico, in chiave digitale, ambientale e di efficienza nell’uso delle risorse. È quanto emerge dalla 103mo rapporto analisi dei Settori industriali realizzato dalla direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo in collaborazione con Prometeia (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO).
“Gli investimenti continueranno a rappresentare il principale volàno della crescita in chiave digitale, ambientale e di efficienza nell’uso delle risorse”, afferma Gregorio De Felice, Chief economist and Head of research di Intesa Sanpaolo. “Negli ultimi anni, si è assistito a una significativa crescita degli acquisti di macchinari avanzati e degli investimenti digitali in misura superiore a quanto registrato in Germania. Altrettanto importanti saranno i progetti nazionali destinati alla riconversione energetica, la decarbonizzazione della produzione di elettricità e la diversificazione delle fonti di energia”.
La resilienza della manifattura italiana
La fase di rallentamento dell’attività produttiva sopraggiunta nella seconda metà dello scorso anno, in concomitanza con la crisi energetica, non ha impedito al manifatturiero italiano di archiviare il 2022 – rileva lo studio – con un aumento del 2,6% dei livelli di attività e del 15,2% del fatturato a prezzi correnti, che ha superato i 1.160 miliardi di euro, sostenuto da una crescita dei prezzi del 12,3% in media d’anno.
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Manifatturiero/Produzione
Il fatturato manifatturiero italiano nel 2023, a prezzi correnti, si dirige verso un nuovo record oltre i 1.170 miliardi di euro, in crescita tendenziale dell’1% e circa 260 miliardi di euro aggiuntivi rispetto al 2019. Il fatturato a prezzi costanti, invece, andrà incontro a una stabilizzazione (+0,4%), che consentirà di consolidare i significativi progressi del biennio precedente (+9,1% la crescita media annua a prezzi costanti nel 2021-22).
La distensione del contesto operativo interno e internazionale, attesa a partire dal 2024, permetterà al manifatturiero italiano – prosegue l’analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia – di riposizionarsi su ritmi di crescita più dinamici di quelli degli ultimi decenni, dell’1,3% medio annuo nel periodo 2024-27 in termini di fatturato a prezzi costanti (2% a prezzi correnti).
Il volano del Pnrr e degli investimenti Ict
Gli investimenti continueranno a rappresentare il principale volano della crescita, sia quelli pubblici attivati dal Pnrr sia quelli privati, indispensabili per proseguire nel processo di rafforzamento competitivo.
Cruciale sarà il contributo dell’export: “Supererà, per la prima volta nella storia economica italiana, la soglia del 50% del fatturato manifatturiero”, afferma De Felice. “Grazie alla buona capacità dell’industria italiana di servire nicchie a elevato valore aggiunto, l’avanzo commerciale continuerà a crescere sino a conseguire un nuovo record, superando i 110 miliardi di euro nel 2027″.
Rilevante, infine, il tema di un “efficace passaggio di competenze: nel 2022 la quota di occupati under 40 nell’industria…
Via libera del governo al decreto maltempo. “Il ministero degli Affari esteri ha previsto contributi a fondo perduto per le imprese esportatrici danneggiate dall’alluvione a valere sul fondo Simest con una copertura di ulteriori 300 milioni di euro“, ha spiegato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in una diretta da Palazzo Chigi al termine del Cdm che ha approvatoil provvedimento. Altra iniziativa della Farnesina è “la creazione di una quota riservata di 400 milioni sul fondo dedicato all’erogazione di finanziamenti a tassi agevolati con quote a fondo perduto del 10%”, ha aggiunto Meloni.
Focus sull’internazionalizzazione
Per l’internazionalizzazione delle imprese delle zone alluvionate la Farnesina ha messo in campo un ventaglio articolato di misure straordinarie a sostegno della loro internazionalizzazione fino a esaurimento di un plafond di spesa di 5 milioni di euro.
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Risorse Umane/Organizzazione
Nello specifico, alle aziende ammesse secondo le consuete modalità di adesione alle iniziative già programmate dall’Agenzia Ice, con sedi nei Comuni riconosciuti “vittima della calamità naturale” – secondo le delibere delle Regioni Emilia-Romagna e Marche, una volta ratificate dalla Presidenza del Consiglio – verrà assicurata per un anno la possibilità di accedere a determinati servizi gratuitamente e secondo specifici criteri tra i quali la gratuità degli spazi espositivi in tutte le manifestazioni organizzate da Ice-Agenzia all’estero come fiere e mostre autonome; la partecipazione a seminari, workshop e incoming; l’uso Ice che valorizzano le aziende attraverso l’uso di piattaforme e-commerce; la possibilità di prendere parte ad un Master per l’internazionalizzazione per formare export manager in ambito orto-frutto e/o agroalimentare; la consulenza di Temporary Export Manager con competenze digitali; il supporto con azioni pubblicitarie speciali attraverso l’impiego di marketplace esteri ma anche iniziative di promozione sui mercati internazionali o nei territori interessati dall’alluvione dedicate a settori ad hoc decisi congiuntamente con le Regioni interessate.
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