Sprint al made in Italy digitale, Alibaba lancia Netpreneur Masterclass

Sprint al made in Italy digitale, Alibaba lancia Netpreneur Masterclass

Rivolto ad aziende, Pmi e startup italiane il progetto firmato dalla Business School del gruppo cinese in collaborazione con Netcomm. Via a corsi e workshop per business model a prova di futuro.

Nuovi strumenti e competenze per navigare nei nuovi scenari dell’economia digitale e globale. Questo l’obiettivo della Alibaba Netpreneur Masterclass, un progetto firmato da Alibaba Business School in collaborazione con Netcomm, che debutta il 6 maggio in Italia e Spagna. L’obiettivo è quello di sostenere e fornire ad aziende e imprenditori una serie di strumenti e conoscenze per navigare, si legge in una nota, “nei nuovi scenari dell’economia digitale e globale, e affrontare trasformazioni che subiranno una forte accelerazione in un anno senza precedenti come il 2020”.A chi è rivolto il corso
La struttura e i contenuti del corso, tenuto in inglese, sono rivolti in particolare a fondatori, amministratori delegati e titolari di piccole e medie imprese, che sono tra le più colpite dagli effetti della pandemia, nonché le più penalizzate dal digital divide, ma anche un asset strategico del tessuto economico italiano.

Un recente studio di Netcomm, realizzato da The European House-Ambrosetti, mostra che più della metà del fatturato generato dalla rete a valore dell’e-commerce e del digital retail in Italia è attribuibile alle piccole e medie imprese. Si tratta di una rete che nel 2020 ha generato un fatturato complessivo di circa 58,6 miliardi di euro, riunisce 678mila imprese e coinvolge oltre 290mila lavoratori.

In questo contesto, non sono solo i rivenditori a brillare (il loro fatturato è cresciuto in media del 7% negli ultimi cinque anni – una percentuale in linea con la crescita delle imprese della grande distribuzione). Infatti, anche le PMI che offrono servizi di supporto all’interno di questo macro-settore sono una componente fondamentale: più del 65% del fatturato della catena logistica e più dell’83% del fatturato della rete di riciclaggio sono generati da PMI e micro-imprese.

Il progetto dell’Alibaba Netpreneur Masterclass Italy arriva non a caso in un momento delicato per le imprese del Paese e vuole essere una spinta a considerare la via digitale come un driver delle strategie di business e un volano per la ripresa – afferma Rodrigo Cipriani Foresio, General Manager Southern Europe del Gruppo Alibaba -. Per gli imprenditori – o meglio, i “netpreneur” – di oggi e di domani, la parola d’ordine è adattamento a un mondo in cui il digitale sta sconvolgendo i modelli di produzione, organizzazione e consumo; con questa masterclass, vogliamo supportare gli imprenditori italiani in questa transizione, e in definitiva contribuire all’affermazione di un Made in Italy digitale e globale”.

Come è strutturata la Netpreneur Masterclass
Le lezioni e i workshop, tenuti da docenti ed esperti internazionali, esploreranno le best practice e gli approfondimenti dell’economia digitale e delle piattaforme in Cina, uno dei mercati più avanzati e innovativi dal punto di vista dello sviluppo digitale e dell’e-commerce; l’uso strategico delle tecnologie digitali per accelerare la crescita delle aziende e casi concreti di aziende tradizionali che hanno sfruttato la leva dell’innovazione per trasformare il proprio business; modelli e strategie di business per ampliare capacità e competenze in azienda e migliorare risultati e performance; leadership & management, e come integrare con successo mission, vision e valori all’interno del progetto aziendale.

La formazione è una risorsa cruciale per le aziende
“La velocità con cui cambiano i mercati e le continue innovazioni tecnologiche richiedono alle aziende competenze specifiche e un costante aggiornamento – afferma Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. La formazione è un asset prioritario per le aziende, ma anche per lo sviluppo sostenibile dell’economia e della società italiana. Per questo siamo orgogliosi di contribuire al progetto Alibaba Business School, che per la prima volta porterà in Italia un programma di formazione di alto livello fuori dall’Asia. Pensando alla profonda crisi generata dalla pandemia, non c’è dubbio che lo sviluppo delle competenze digitali sia un tema estremamente importante per sostenere la mobilità e la professionalità dei lavoratori di oggi, e allo stesso tempo permettere alle aziende e alla Pubblica Amministrazione di gestire al meglio la transizione digitale di cui il nostro Paese ha tanto bisogno.

Alibaba ha giocato un ruolo chiave nella costruzione dell’economia digitale in Cina negli ultimi due decenni, aiutandoci a raccogliere preziose lezioni e best practice”, ha dichiarato Zhang Yu, Partner e VP, Alibaba Group. La pandemia ha evidenziato ancora di più l’importanza dell’evoluzione digitale, per questo abbiamo adattato il nostro programma di formazione per renderlo disponibile a un maggior numero di imprenditori e aziende, con l’obiettivo di condividere la nostra esperienza e facilitare la trasformazione digitale delle aziende italiane e del Sud Europa”. 

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Brunetta: “Voglio una PA nativa digitale”. Focus su skill e smart working

Brunetta: “Voglio una PA nativa digitale”. Focus su skill e smart working

Il ministro punta a spingere sulla trasformazione della burocrazia anche grazie a una forte collaborazione con il ministro Colao: “Prioritario investire sulle competenze del personale e programmare la gestione del lavoro agile”. Domani la firma del “patto” con i sindacati.

Una PA nativa digitale. Secondo il ministro Renato Brunetta, questo è uno dei driver per la ripresa dell’Italia, messa a dura prova dagli effetti economici e sociali della pandemia. La strategia è contenuta nelle linee guida delineate dallo stesso ministro durante l’audizione davanti alle commissioni Lavoro e Affari costituzionali del Senato.

Una PA nativa digitale – ha spiegato Brunetta – non può essere solo una dichiarazione di principio ripetuta nei documenti programmatici. Deve diventare anche una realtà per garantire, attraverso un uso intelligente e diffuso della tecnologia, l’accesso ai servizi a tutti i cittadini, superando le disuguaglianze sociali e territoriali e non lasciando indietro nessuno”.

In questo senso, è necessario un ripensamento innovativo, che però non è una semplice traduzione di pratiche e metodi analogici ma – ha sottolineato – “una reingegnerizzazione dei processi e delle procedure amministrative”. La collaborazione con il Ministero della Transizione Digitale è quindi fondamentale per raggiungere l’obiettivo di creare una PA nativa digitale.

Quattro le direzioni in cui incanalare il percorso di innovazione del settore pubblico: la domanda pubblica, la selezione delle persone, la definizione delle competenze (con un ruolo più forte della Scuola Nazionale della Pubblica Amministrazione), l’interazione con cittadini e imprese.

L’obiettivo è garantire una riduzione dei tempi di servizio, l’eliminazione degli oneri sui dati già a disposizione della PA, la calibrazione sulle esigenze specifiche di imprese e cittadini, la rilevazione della soddisfazione degli utenti attraverso standard condivisi.

L’idea di Brunetta è quella di passare, grazie a un uso consapevole e massiccio della tecnologia, da una PA di compliance a una PA di problem solving.

Un’intenzione che però rischia di rimanere sulla carta, a meno di un impegno ad hoc per la formazione del personale, che dal 2008 al 2018 ha visto tagliare le risorse da 262 milioni a 154 milioni.

Tuttavia, il ministro ha avvertito: “Intendiamo invertire questa tendenza e investire significativamente in upskilling e reskilling”.

“I profondi cambiamenti nel lavoro, i processi di innovazione e la sempre maggiore interdipendenza tra i paesi richiedono agilità culturale, capacità di adattarsi e sostenere i cambiamenti e una continua riqualificazione delle persone”.

Uno dei focus della strategia del ministro è lo smart working. “Il lavoro a distanza praticato durante la fase di emergenza è stato, da diversi punti di vista, un importante fattore di accelerazione, in termini di sviluppo delle competenze individuali dei dipendenti pubblici, di digitalizzazione, ecc.”, ha ricordato. “Superata la fase di emergenza, sarà necessario pianificare e gestire in modo efficace e sostenibile questa modalità di organizzazione del lavoro, che può produrre impatti significativi, anche per il perseguimento di altre politiche pubbliche“.

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