Tim, Vivendi al contrattacco: “Non dismettiamo quota”. Ecco come si mette la partita

Tim, Vivendi al contrattacco: “Non dismettiamo quota”. Ecco come si mette la partita

“Vivendi è un investitore di lungo termine in Tim e non intende dismettere la propria la quota”: questa la posizione secca ma chiara dichiarata da un portavoce del gruppo francese, primo azionista di Tim con il 23,75%. Già nei giorni scorsi i francesi avevano dichiarato di voler continuare a “collaborare con le autorità e istituzioni italiane per il successo della società”. E ieri per bocca di un fonti vicine all’azienda, l’offerta di Kkr è stata valutata non in linea con “il reale valore di Tim”. Di sicuro non in linea con l’investimento fatto a suo tempo dai francesi che non riuscirebbero a monetizzarlo in caso di uscita di scena ossia di cessione delle proprie quote al fondo americano.

La posizione di Vivendi ha immediatamente impattato sul titolo Tim: dopo un’apertura a +3% (che fa seguito al record del +30% messo a segno ieri) si è arrivati ad una chiusura a -4,72%, segno che il mercato inizia a temere sul buon fine dell’operazione Kkr. I nodi da sciogliere non sono pochi: Kkr potrebbe non essere in grado di raccattare quel 51% considerato una sorta di “minimo sindacale” – l’Opa è sul 100% delle azioni ordinarie e di risparmio – e trovarsi dunque la spina nel fianco dei francesi. Ancora da capire poi il ruolo di Cassa depositi e prestiti, attualmente alla soglia del 10%. Per non parlare della scure del Golden Power che potrebbe abbattersi sull’operazione e del cancan politico – le forze di maggioranza non sono compatte. E non è compatto neanche il cda dell’azienda. Sull’Ad Luigi Gubitosi pesa lo scontento di 11 Consiglieri che hanno richiesto il cda straordinario in programma venerdì 26 novembre in cui sono all’ordine del giorno la strategia di riorganizzazione, la governance e il deterioramento dei conti in vista della messa a punto del nuovo Piano strategico 2022-2024 la cui presentazione è prevista per il prossimo febbraio.

La questione più importante sul piatto resta quella del dossier rete unica e delle intenzioni degli americani sulla “configurazione” dell’azienda. Lo scorporo della rete per dare vita ad una newco in cui far confluire gli asset di Fibercop (la wholesale company in cui Kkr vanta il 37,5%) con la “nuova” Open Fiber a guida Cdp (60%) -Macquaire (40%) resta l’ipotesi più accreditata anche per una successiva quotazione “modello Terna” che consentirebbe di valorizzare e “monetizzare” l’investimento. Ma separare Tim in due aziende – una delle reti e una dei servizi – significa fare inevitabilmente i conti con la tenuta occupazionale: dei 42mila dipendenti circa 10mila potrebbero essere migrati nella società della rete ed avere dunque un futuro garantito, per gli altri la tenuta è tutta da vedere. Qual è la sostenibilità economico-finanziaria della service company? Di certo 30mila dipendenti non potrebbero restare in sella. Da qui l’allarme lanciato dai sindacati e da alcune forze politiche – hanno cavalcato subito l’onda Matteo Salvini e Giorgia Meloni, il primo contro l’ipotesi di “spezzatino” e la seconda contro “lo straniero” (come se Tim non fosse già sotto il controllo di un’azienda…

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Tim, Giorgetti: “Governo valuterà interesse pubblico, questione complessa”

Tim, Giorgetti: “Governo valuterà interesse pubblico, questione complessa”

“Il governo valuterà giustamente l’interesse pubblico che è sotteso a una rete che ha profili anche strategici, quando l’Opa ci sarà e il piano sarò dettagliato”. Esce allo scoperto il ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, che in occasione dell’inaugurazione di Eicma commenta la proposta degli americani di Kkr. “In questo momento c’è solo una manifestazione di interesse. Il governo valuterà e ha deciso di farlo collegialmente con l’organo che il presidente Draghi ha voluto. L’aspetto ovviamente è di enorme complessità”

Il ministro è intervenuto anche sulla questione occupazionale: “I sindacati sono legittimamente preoccupati, dopodiché vedremo la proposta che viene avanti e vedremo le decisioni che adotterà il consiglio di Tim venerdì”. Vero è però che i sindacati da mesi chiedono un incontro con il ministro per discutere della tenuta del settore delle Tlc, sempre più in crisi. Incontro che è stato richiesto “con urgenza” a seguito dell’Opa di Kkr per discutere approfonditamente del futuro dei 40mila lavoratori dell’azienda. Ma finora nessuna convocazione è stata fatta da parte del ministro.

“Astraendoci dal caso di Tim, perché il Governo non vuol dare alcun tipo di valutazione, siamo in presenza di una società quotata in Borsa, è molto positivo. Anch’io nella mia attività in giro per il mondo cerco di convincere gli investitori a livello internazionale che l’Italia è un posto dove investire”, ha puntualizzato Giorgetti in merito all’interesse del fondo americano su Tim. “Noi speriamo che in Italia venga tanta gente a investire. Naturalmente, a delle condizioni di ragionevolezza sotto ogni profilo”.

Riguardo alle notizie di stampa riguardo alla tenuta dell’attuale management di Tim, Giorgetti ha puntualizzato che “l’ho letto sui giornali, il Governo fa altro e non si esprime sul management“.

Commento anche da parte del presidente della Consob, Paolo Savona: “Leggevo sui giornali che non siamo intervenuti in tempo in varie occasioni, compresa l’ultima che è l’annuncio, che non si è ancora realizzata in offerta ma solamente in un preannuncio” e “noi possiamo intervenire solamente quando riusciamo, e siamo già intervenuti, ad avere l’informazione”, ha detto  nel corso del suo intervento in apertura dell’evento sui primi cinque anni di operatività dell’Arbitro per le controversie finanziarie.

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Da Modena a Boston, Expert.ai apre il nuovo headquarter in Nord America

Da Modena a Boston, Expert.ai apre il nuovo headquarter in Nord America

Rafforza la crescita nei mercati internazionali Expert.ai, azienda di Modena guidata da Walt Mayo, che apre a Boston l’headquarter per il Nord America. Specializzata in piattaforme di intelligenza artificiale per la comprensione del linguaggio, la società farà leva sulla nuova sede per favorire l’inserimento in un’area caratterizzata da un ecosistema tecnologico dinamico, che sempre più si sta affermando come polo strategico per l’innovazione nel campo dell’intelligenza artificiale.

La spinta su tecnologia, finanza e assicurazioni

“Con il nostro nuovo headquarter a Boston, ci posizioniamo per supportare da vicino le organizzazioni nord americane che operano nei servizi finanziari, assicurativi e in ambito tecnologico. Potremo parallelamente attingere dai migliori talenti e professionisti del software aziendale e affermare il brand in un’area caratterizzata da una community sull’intelligenza artificiale in rapida accelerazione – spiega il Ceo Mayo -. Gli uffici di Boston saranno la sede operativa di alcuni membri chiave della leadership e centro propulsore delle nostre strategie di marketing e crescita globale. In questo modo, rafforziamo il presidio di expert.ai già presente nell’area di Washington insieme con la forza vendita e i team di consulenza e assistenza in Nord America”.

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La piattaforma di AI per il natural language

La piattaforma di Intelligenza artificiale creata da Expert.ai consente di implementare la comprensione del linguaggio naturale (o natural language understanding) in qualsiasi applicazione e settore in modo rapido, scalabile e con la massima precisione. Integra un motore linguistico che combina diversi approcci di intelligenza artificiale, basati sull’uso della conoscenza e sul machine learning, con specifici tool per ridurre costi e complessità, accelerare i tempi di implementazione e supportare le aziende dall’uso dei dati fino all’utente aziendale.

Previsioni di crescita

Nei prossimi due anni, l’azienda prevede di raddoppiare la dimensione del team in Nord America e attrarre i migliori talenti grazie al percorso di crescita, all’affermazione della propria leadership nel mercato del natural language understanding e a una cultura aziendale radicata e fortemente improntata all’innovazione.

Alla base della spinta la crescente domanda di servizi basati sull’utilizzo di intelligenza artificiale, in particolare sulla trasformazione di informazioni presenti nei documenti scritti in linguaggio naturale in dati e asset di business subito sfruttabili.

Focus sul mercato nordamericano

“Boston è il luogo ideale per i talenti che stiamo cercando – aggiunge  Mayo -. Oltre a quelli con cui siamo già entrati in contatto, auspichiamo di attrarre altre risorse pronte a impegnarsi per trasformare le promesse dell’intelligenza artificiale in una solida realtà di risultati concreti per i nostri clienti. Stiamo assumendo le risorse più competenti e creando un ambiente che motivi le persone a fare la differenza, contribuire all’innovazione e perseguire risultati importanti per i nostri clienti”.

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Analytics, il mercato italiano oltre i 2 miliardi. Ma resta il gap sulla “cultura dei dati”

Analytics, il mercato italiano oltre i 2 miliardi. Ma resta il gap sulla “cultura dei dati”

Nel 2021 il mercato Analytics italiano raggiungerà un valore stimato superiore ai 2 miliardi di euro, in crescita del 13%, dopo che nel 2020 la pandemia aveva fortemente rallentato gli investimenti in ambito gestione e analisi dei dati. La crescita è trainata soprattutto dalla componente software, che registra un incremento del 17% (con punte di oltre il 30% per le piattaforme di Data governance e Data science & Ai), e dai servizi di consulenza e personalizzazione tecnologica, che crescono in doppia cifra, mentre la spesa in risorse infrastrutturali aumenta meno della media del mercato. La ripresa coinvolge tutti i settori merceologici, con investimenti in Data management & analytics in aumento di oltre il 10%. Assicurazioni, manifatturiero e telco & media sono i comparti che segnano la crescita più marcata. Un quinto degli investimenti in soluzioni di Analytics passa da servizi in Public & hybrid cloud, +21% rispetto al 2020. Quasi otto grandi aziende su dieci lavorano all’integrazione di dati provenienti da diverse fonti interne o esterne e il 54% ha avviato almeno una sperimentazione in ambito Advanced analytics (era il 46% nel 2020).

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics della School of Management del Politecnico di Milano, presentata  durante il convegno La Data Science è ripartita: siete pronti a seguirla?”.

Insieme ai progetti cresce anche il fabbisogno di competenze: complessivamente il numero di Data scientist è aumentato nel 28% delle grandi imprese, ma questa crescita riguarda le aziende che già avevano investito negli scorsi anni. Non aumenta in modo trasversale la diffusione di figure professionali dedicate. Inoltre, nonostante i progressi dell’ultimo anno, soltanto il 27% delle realtà può definirsi un’azienda data science driven, ovvero un’impresa con competenze diffuse e numerose sperimentazioni e progetti a regime in tutta l’organizzazione.

Mercato in ripresa sulla data-driven strategy

“Nonostante la crescita registrata nel 2021, non possiamo ancora considerare colmato quel gap tra aziende già a buon punto nella valorizzazione dei dati e quelle all’inizio del percorso – spiega Carlo Vercellis, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics –. Queste ultime hanno perso ulteriore terreno a causa della pandemia. Inoltre, nonostante una diffusa voglia di sperimentazione, poche aziende italiane oggi possono essere considerate veramente data driven, cioè capaci di portare l’intera organizzazione a una piena valorizzazione dei dati a disposizione. Per far sì che la Data science abbia un impatto concreto, è necessario creare una cultura dei dati che, a diversi livelli, avvicini sempre più lavoratori ad un uso quotidiano di insights e risultati delle analisi”.

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“Il 2021 è un anno di ripresa, non solo in termini di dinamica di mercato – aggiunge Alessandro Piva, Responsabile della ricerca dell’Osservatorio Big Data & Business Analytics -. Si avverte l’urgenza di investire, specialmente in tecnologie di integrazione e governance dei dati, mentre nuove realtà iniziano a sperimentare in ambito Advanced analytics. La prossima sfida per le imprese sarà sviluppare una data-driven strategy basata su competenze e iniziative mature…

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Pnrr, si apre la caccia online agli esperti: via al portale InPA

Pnrr, si apre la caccia online agli esperti: via al portale InPA

Nei prossimi cinque anni nella Pubblica amministrazione ci sarà oltre un milione di nuovi assunti a tempo determinato grazie ai progetti e alle risorse del Pnrr. Lo ha ribadito il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta presentando il nuovo Portale nazionale del reclutamento inPA.gov.

Arriva così il debutto operativo per la piattaforma digitale unica di accesso al lavoro nella Pubblica amministrazione sviluppata dal Dipartimento della Funzione pubblica in collaborazione con Almaviva e che si avvarrà della partnership con Linkedin.

Il portale aggrega l’offerta di lavoro della Pa e le candidature dei professionisti superando le lungaggini della burocrazia: grazie ai concorsi solo digitali la selezione avverrà in meno di 100 giorni.

“I concorsi oggi sono solo digitali e questo fa sì che si concludano, dal bando alla determinazione dei vincitori, in meno di 100 giorni. La media è di 87 giorni”, ha detto Brunetta. “Questo è ancora un anno di emergenza e di ripresa, i prossimi saranno gli anni del boom”, ha proseguito il ministro. “Nei prossimi 5 anni assumeremo 1,3 milioni di professionisti che dovranno aiutare le pubbliche amministrazioni a progettare le risorse del Pnrr. Il nuovo portale InPa servirà a reclutare questo capitale umano”.

Il nuovo portale inPa lavorerà anche per il reclutamento ordinario della Pa. Essendo sbloccato il turnover, dall’anno prossimo il ministro Brunetta prevede “circa 100-120mila nuove assunzioni all’anno nella Pa per via ordinaria, con contratti di lavoro a tempo indeterminato. Nei prossimi 5 anni avremo quindi 500mila-600mila nuove assunzioni nella struttura ordinaria della Pa”.

Il piano di assunzioni in connessione col Pnrr

“I 250 miliardi del Pnrr avranno bisogno di specialisti e professionisti”, ha indicato Brunetta. Lo prevede lo stesso Piani di ripresa e resilienza e le nuove risorse umane saranno pagate all’interno del Pnrr”.

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Manifatturiero/Produzione

Questi nuovi assunti (1-1,3 milioni di persone in cinque anni con contratti 3+2 e a termine) sarà “forza lavoro variamente specializzata”, ha detto Brunetta. Alla fine del quinquennio la legge prevede che il 40% di queste persone possano essere assorbite della pubblica amministrazione in forma ordinaria attraverso una procedura concorsuale.

“Invito tutti i professionisti a mettere i loro curricula nel portale della Pa”, ha aggiunto Brunetta. Quest’anno “‘supereremo la solita burocrazia che ci rallenta”.

Il portale InPA oggi conta già oltre 95.000 iscritti, di cui 47% donne e 53% uomini e un bacino “da cui attingere” di 5,6 milioni professionisti censiti. Il portale è anche collegato con Linkedin, con oltre 15 milioni di professionisti iscritti.

InPA: incontro online tra domanda e offerta di lavoro nella Pa

Il Portale inpa.gov.it ha l’obiettivo di rendere veloce e trasparente il reclutamento nel pubblico impiego e di innalzare la qualità del capitale professionale delle pubbliche amministrazioni. I professionisti possono inserire il proprio curriculum, le proprie esperienze e le proprie competenze; indicare le proprie preferenze; essere informati dei bandi adatti al loro profilo professionale; ricercare nella banca dati unica delle opportunità offerte dalla Pa; e candidarsi per le varie opportunità di lavoro.

Da parte loro le pubbliche amministrazioni possono registrarsi…

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YouTube: per l’Italia ecosistema da 190 milioni, creati 15mila posti di lavoro

YouTube: per l’Italia ecosistema da 190 milioni, creati 15mila posti di lavoro

Circa 190 milioni di euro: a tanto ammonta il contributo per il Pil italiano frutto dell’ecosistema YouTube nel solo 2020. È quanto emerge dal primo studio condotto da Oxford Economics – “Da opportunità a impatto: Valutazione dei benefici economici, sociali e culturali di YouTube in Italia” – da cui emerge che lo scorso anno sono stati creati in Italia 15.000 posti di lavoro collegati al mondo di YouTube. Il sondaggio anonimo ha coinvolto 2.000 persone che vivono in Italia, 2.000 imprese e più di 4.600 creatori di contenuti residenti nell’Ue, di cui 470 in Italia.

“Che si tratti di imprenditori della creatività, media company o etichette discografiche, i creatori di contenuti su YouTube beneficiano di ricavi che vengono generati direttamente tramite la piattaforma video (ad esempio sotto forma di ricavi pubblicitari o diritti di licenza), ma hanno anche effetti di più ampia portata. Per la realizzazione dei video, infatti, vengono acquistati prodotti e servizi presso aziende e rivenditori situati in territorio italiano: pensiamo all’attrezzatura tecnica audio-video, ma anche a tutto il necessario per la realizzazione dei contenuti di ciascun video”, si legge nella sintesi del report.  “In moltissimi casi, inoltre, i creatori di contenuti assumono persone qualificate che supportano la produzione dei video, come specialisti di montaggio, produzione, tecnici del suono e della luce e si servono di professionisti nei diversi campi di interesse. La spesa sostenuta dai creator e dagli altri professionisti coinvolti nell’ecosistema di YouTube all’interno delle proprie catene di fornitura, ha quindi un ulteriore impatto sull’economia e, più in generale, sulla comunità”.

Incremento delle vendite, nuovi clienti e maggiore competizione i risultati per le imprese italiane che creano contenuti specifici sul proprio canale YouTube, utilizzando pubblicità mirate, o condividendo i contenuti su YouTube che poi vengono visualizzati da pubblici specifici. Dallo studio emerge che per il 75% degli imprenditori italiani YouTube ha avuto un impatto positivo sugli obiettivi professionali. Il 75% degli italiani conferma inoltre che YouTube permette di fruire di contenuti a cui non potrebbero accedere diversamente. Il 65% degli imprenditori della creatività afferma che YouTube permette di esportare i propri contenuti a un pubblico internazionale a cui altrimenti non avrebbero accesso. Più della metà dei creativi italiani ritiene che l’accesso a un pubblico al di fuori dell’Italia è essenziale per la sostenibilità del canale.

Durante la pandemia YouTube è inoltre diventata “una risorsa preziosa, fornendo spesso un’ancora di salvezza ai cittadini e alle imprese che hanno vissuto tempi duri di isolamento e disgregazione sociale”. Il 92% degli utenti italiani ha dichiarato di usare YouTube per informarsi e ampliare le proprie conoscenze, il  57% ha ritenuto la piattaforma una fonte affidabile di informazione fin dall’inizio della pandemia.

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