Spazio, nelle mani dell’Esa i fondi italiani del Pnrr: sul piatto 1,3 miliardi di euro

Spazio, nelle mani dell’Esa i fondi italiani del Pnrr: sul piatto 1,3 miliardi di euro

Circa 1,3 miliardi di euro dei fondi previsti dal Pnrr per lo Spazio saranno affidati direttamente all’Agenzia spaziale europea per programmi di Osservazione della Terra e per l’evoluzione del lanciatore Vega. E’ quanto si legge nella nota relativa all’ultima seduta del Comitato interministeriale per le politiche relative allo Spazio e alla ricerca aerospaziale presieduta dal ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale con delega alle politiche spaziali e aerospaziali, Vittorio Colao.

L’ok di tutte le amministrazioni

“Il Comitato – si legge nella nota pubblicata sul sito del ministero dell’innovazione tecnologica e la transizione digitale – è stato informato e ha espresso una valutazione favorevole rispetto al quadro programmatico relativo alle progettualità spaziali previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e all’opportunità di dare attuazione a parte dei progetti Pnrr avvalendosi del supporto tecnico-ammnistrativo dell’Esa, per quanto riguarda i programmi relativi al settore dell’osservazione della terra e dell’accesso allo spazio, per un importo complessivo di circa 1,3 miliardi”.

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In materia, prosegue la nota, “è stata registrata una convergenza di tutte le amministrazioni sulle opportunità che questa misura offre nel posizionare l’Italia al centro delle politiche europee di sviluppo industriale in ambito spaziale e consolidare la leadership italiana nello sviluppo dei lanciatori e nell’osservazione della terra, facendo del Centro Esrin di Frascati un polo di eccellenza e di aggregazione europeo in quest’ultimo settore”.

Quali sono i progetti previsti

La decisione affida una quota rilevante dei fondi Pnrr per lo spazio, 1,3 su un totale di circa 2,4 miliardi, in gestione all’ente europeo. I fondi potrebbero essere destinati principalmente allo sviluppo di un mercato di servizi per l’utilizzo dei dati satellitari, nuovi satelliti “flessibili” per l’osservazione delle Terra e investimenti per l’evoluzione del lanciatore Vega C.

Già a marzo l’Agenzia Spaziale Italiana aveva presentato in Senato una proposta per la gestione dei fondi, il cui nucleo centrale era “il lancio di una costellazione satellitare per il monitoraggio della Terra (ottico e via radar) ad elevata risoluzione con la relativa realizzazione di una infrastruttura di analisi dei dati di Osservazione della Terra”.

Dopo mesi di trattative, il Comint ha ora deciso di destinare buona parte dei fondi a una gestione europea. L’ accordo potrebbe essere ratificato in occasione del prossimo Council dell’Esa previsto il 14 e 15 dicembre in Portogallo.

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Covid-19, l’Ue rilancia sul monitoraggio delle fake news: più forte il codice di condotta

Covid-19, l’Ue rilancia sul monitoraggio delle fake news: più forte il codice di condotta

La Commissione Ue ha annunciato la proroga di sei mesi, fino a giugno 2022, del programma di monitoraggio della disinformazione sulla pandemia da Covid-19 e ha pubblicato le ultime relazioni delle piattaforme online sulle azioni da loro intraprese tra settembre e ottobre.

Le recenti relazioni indicano che YouTube ha ampliato la sua strategia di contrasto alla disinformazione sanitaria, mettendo sotto tiro anche affermazioni sui vaccini che vanno contro la linea comune delle autorità sanitarie locali o l’opinione dell’Oms. TikTok, dal canto suo, ha incrementato il numero di parole chiave/hashtag che portano alla visualizzazione di tag e banner relativi alla Covid-19 e ai vaccini. Twitter ha aggiornato la propria politica in materia di informazioni fuorvianti sui vaccini, mentre Microsoft LinkedIn ha ampliato, in Europa, le collaborazioni con influencer per diffondere messaggi autorevoli sulla vaccinazione. Meta/Facebook ha aggiornato, a livello mondiale, le sue politiche in materia di vaccinazione per i bambini, intervenendo contro contenuti falsi che sostengono, ad esempio, che i vaccini per bambini non esistono o sono poco sicuri e non testati.

Codice delle best practise: a marzo la firma

In questo quadro, di recente 26 nuovi potenziali firmatari hanno aderito al processo di elaborazione per il rafforzamento del codice di buone pratiche sulla disinformazione, previsto entro la fine di marzo 2022. La proroga del termine consentirà ai firmatari di elaborare uno strumento rafforzato con dettagliati impegni adattati anche alla varietà di servizi rappresentata. La Commissione, a tal proposito, ha esortato a procedere rapidamente alla revisione del codice, ai sensi dei suoi orientamenti, ed a intensificare i propri sforzi nel quadro del programma di monitoraggio, tenendo conto delle recenti raccomandazioni del gruppo dei regolatori europei per i servizi di media audiovisivi.

Quali sono le strategie da seguire per difendersi contro gli attacchi di phishing?

“I firmatari attuali e futuri devono collaborare in modo efficiente e varare un codice rafforzato – puntualizza Tierry Breton, commissario per il Mercato interno -. Le aspettative sono alte, data la posta in gioco, mentre il tempo stringe. Garantendo misure tempestive, adeguate ed efficienti per combattere la disinformazione nell’Ue, il codice costituirà un chiaro punto di svolta per adeguare la responsabilità delle piattaforme online. Lo spazio informativo non può essere un Far West digitale che espone i cittadini a un flusso incontrollato di disinformazione.”

 

 

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Gaia-X Hub Italia, nasce il centro per valorizzare l’ecosistema dei dati

Gaia-X Hub Italia, nasce il centro per valorizzare l’ecosistema dei dati

Una nuova associazione che nasce con l’obiettivo di promuovere l’ecosistema dei dati in Italia. È Gaia-X Hub Italia, iniziativa condivisa con i ministeri dello Sviluppo Economico, dell’Innovazione e Transizione Digitale e dell’Università e della Ricerca, che annovera tra i propri soci fondatori Confindustria, Fondazione Bruno Kessler (Fbk) e Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn).

L’hub rappresenterà il punto di riferimento per le imprese e le organizzazioni italiane interessate allo sviluppo di progetti fondati sulla valorizzazione dei dati, seguendo principi come l’interoperabilità, la privacy e il controllo dei dati di proprietà – spiega Confindustria in un comunicato – Il progetto porterà alla creazione di una serie di “data space” divisi per settore, industrie o filiere, in cui le imprese e altre entità pubbliche o private potranno condividere tra loro in autonomia dati, informazioni e servizi.

Tra gli scopi dell’hub c’è anche quello di diventare un punto di raccordo con le controparti nazionali di Gaia-X a livello europeo, per arrivare allo sviluppo di un più ampio ecosistema continentale dei dati federato, sovrano e pienamente operativo.

“L’Europa, pur essendo la seconda regione al mondo per numero di utenti internet, è in forte ritardo sull’utilizzo dei dati rispetto a Cina e Stati Uniti – spiega Carlo Bonomi, presidente di Confindustria – La recente adozione della ‘Strategia europea dei dati’ punta a ridurre questo gap nel nostro continente e con l’adesione al progetto europeo Gaia- X l’Italia contribuirà a dare un impulso forte alla creazione di una data economy europea. La costituzione dell’Hub italiano rappresenta un’iniziativa all’avanguardia che consentirà al nostro Paese di cogliere le opportunità legate all’utilizzo e alla valorizzazione dei dati, che oggi costituiscono un vero asset per accrescere la produttività e la competitività delle imprese”.

“Per la Fondazione Bruno Kessler è motivo di orgoglio essere fra gli attori chiave di questa importante iniziativa di innovazione – aggiunge Francesco Profumo, Presidente di Fbk – Gaia X intende infatti contribuire alla costruzione degli “spazi dati europei”, infrastrutture che permetteranno ad aziende, centri di ricerca e istituzioni pubbliche di condividere dati e servizi in ambiti chiave per lo sviluppo del Paese. Grazie alle proprie competenze scientifiche, in particolare nell’Intelligenza Artificiale, e alla capacità di sviluppare collaborazioni strategiche con importanti aziende e istituzioni pubbliche, Fbk contribuirà alla realizzazione degli scopi di Gaia X Italia in due modi: da un lato promuovendo progettualità concrete che, in stretta sinergia con il ‘Piano nazionale di ripresa e resilienza’, permettano alle aziende italiane di diventare più competitive e dall’altro assicurando la partecipazione e il contributo della ricerca italiana a questo processo”.

“L’Istituto nazionale di fisica nucleare è da sempre attore primario nel mondo della ricerca internazionale per la gestione e l’analisi di grandi moli di dati e delle relative infrastrutture distribuite – conclude Antonio Zoccoli, presidente dell’Infn – e ha un forte programma di trasferimento tecnologico in collaborazione con l’industria. Con questa iniziativa, l’Infn intende coinvolgere il sistema di ricerca nazionale sui temi chiave dell’hub italiano di Gaia-X a beneficio di imprese e cittadini, e mettere a…

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Cybersecurity: via libera del Consiglio Ue alle negoziazioni sulla direttiva Nis2

Cybersecurity: via libera del Consiglio Ue alle negoziazioni sulla direttiva Nis2

Via libera dal Consiglio Ue Telecomunicazioni al mandato negoziale sulla cosiddetta direttiva Nis2, per un elevato livello comune di cybersicurezza nell’Unione. Con questo ok potranno ora partire i negoziati trilaterali (triloghi) con il Parlamento europeo, che ha già approvato il suo mandato negoziale. Una volta adottata, la nuova direttiva, sostituirà l’attuale direttiva sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi (direttiva Nis).

Ai sensi della precedente direttiva Nis la responsabilità di determinare quali soggetti soddisfacessero i criteri per essere considerati operatori di servizi essenziali spettava agli Stati membri, la nuova direttiva Nis 2 introduce la regola della soglia di dimensione. Ciò significa che tutti i soggetti di medie e grandi dimensioni che operano nei settori o forniscono i servizi contemplati dalla direttiva rientreranno nel suo ambito di applicazione. Pur mantenendo questa regola generale, la posizione del Consiglio contiene disposizioni supplementari per garantire la proporzionalità, un livello più elevato di gestione del rischio e criteri di criticità definiti in modo chiaro per determinare i soggetti interessati.

Coinvolta anche la Pubblica amministrazione centrale

Il testo del Consiglio chiarisce inoltre che la direttiva non si applicherà ai soggetti operanti in settori quali la difesa o la sicurezza nazionale, la pubblica sicurezza, l’attività di contrasto e la giustizia. Anche i parlamenti e le banche centrali sono esclusi dall’ambito di applicazione. Poiché anche le pubbliche amministrazioni sono spesso bersaglio di attacchi informatici, la Nis 2 si applicherà agli enti della pubblica amministrazione delle amministrazioni centrali. Inoltre, gli Stati membri possono decidere che si applichi anche a tali enti a livello regionale e locale. Il Consiglio ha allineato il testo alla legislazione settoriale, in particolare al regolamento relativo alla resilienza operativa digitale per il settore finanziario (Dora) e alla direttiva sulla resilienza dei soggetti critici (Cer), per fornire chiarezza giuridica e garantire la coerenza tra tali atti e la Nis 2.

Quali sono le strategie da seguire per difendersi contro gli attacchi di phishing?

Un meccanismo volontario di apprendimento tra pari accrescerà la fiducia reciproca e gli insegnamenti tratti dalle buone pratiche e dalle esperienze, contribuendo in tal modo a conseguire un livello comune elevato di cybersicurezza. Il Consiglio ha inoltre razionalizzato gli obblighi di segnalazione per evitare di causare un eccesso di segnalazioni e di imporre oneri eccessivi ai soggetti interessati. Gli Stati membri, infine, avrebbero due anni di tempo dall’entrata in vigore della direttiva per recepirne le disposizioni nel diritto nazionale.

Breton: “Dannoso non coinvolgere le amministrazioni locali”

“È importante mantenere alto il livello di ambizione. L’esclusione delle amministrazioni regionali contraddice la realtà con la quale ci confrontiamo. L’infrastruttura pubblica svolge un ruolo cruciale e troviamo dannoso che la direttiva Nis non possa applicarsi alle amministrazioni locali”. A dirlo è stato il commissario al Mercato interno Thierry Breton, durante il dibattito al Consiglio Ue Telecomunicazioni. Per Breton, inoltre, è “importante assicurare la coerenza tra il testo della Nis 2 e il testo legislativo per la resilienza delle entità critiche“.

Etno: “Serve garantire la sicurezza della catena di approvvigionamento”

Per Etno, l’associazione che rappresenta i principali operatori di telecomunicazioni europei,  la direttiva rappresenta “un’opportunità per realizzare un quadro coerente per la sicurezza delle reti…

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Open Fiber, al vertice Rossetti e Marinali. Via al piano industriale 2022-2031

Open Fiber, al vertice Rossetti e Marinali. Via al piano industriale 2022-2031

Via al riassetto di Open Fiber (OF). Il passaggio delle azioni da Enel a Cdp e al fondo Macquarie è stato perfezionato: nella wholesale company aumenta il peso di Cassa depositi e prestiti che sale al 60% dal precedente 50%. Al fondo australiano il restante 40%.

A seguito dell’operazione, l’assemblea dei soci si è riunita per eleggere il nuovo cda: Barbara Marinali (Presidente), l’attuale direttore generale Mario Rossetti (Amministratore delegato), Alessandro Tonetti e Roberta Battaglia designati da Cdp Equity e Nathan Luckey e Geoffrey David Shakespeare espressione di Macquarie Asset Management.

Nella sua prima riunione il board ha approvato il nuovo piano industriale 2022-2031.

La cessione delle quote Enel

Enel ha ceduto a Macquarie Asset Management il 40% del capitale di Open Fiber a fronte di un corrispettivo di circa 2.199 milioni di euro, di cui circa 79 milioni di euro a titolo di “ticking fee”, calcolata dal 1° luglio 2021 fino al closing dell’operazione. Tale corrispettivo include il trasferimento dell’80% della porzione Enel dello “shareholders’ loan” concesso ad Open Fiber, comprensivo degli interessi maturati, pari a circa 248 milioni di euro.

13 Dicembre 2021 – 17:00

Mariano Corso su Diversity e Inclusione nelle aziende e nelle PA

Contestualmente a Cdp Equity  è stato ceduto il 10% del capitale di Open Fiber a fronte di un corrispettivo di circa 534 milioni di euro, di cui circa 4 milioni di euro a titolo di “ticking fee”, calcolata dal 1° novembre 2021 fino al 30 novembre 2021. Il corrispettivo include il trasferimento del 20% della porzione Enel dello “shareholders’ loan” concesso ad Open Fiber, comprensivo degli interessi maturati, pari a circa 62 milioni di euro.

Il corrispettivo complessivo incassato da Enel ammonta quindi a circa 2.733 milioni di euro, ed ha comportato la rilevazione di un provento a livello di Gruppo di circa 1.763 milioni di euro e un effetto sull’indebitamento finanziario netto consolidato di circa 2.423 milioni di euro.

“Con la fine dell’anno chiudiamo anche il nostro percorso in Open Fiber, che ci ha permesso di raggiungere risultati straordinari a livello industriale in Italia oltre ad approfondire le nostre conoscenze in merito alla fibra ottica – dice l’Ad di Enel, Francesco Starace – Grazie a Open Fiber, al suo management e ai colleghi tutti abbiamo dotato il Paese di circa 64.000 chilometri di infrastruttura in fibra ottica Ftth ad altissima velocità, un’attività sulla quale, poco più di sei anni fa, in pochi avrebbero scommesso. Facendo leva su una expertise ormai consolidata, continuiamo a guardare con molta attenzione ad opportunità di creazione di valore in altre geografie, anche attraverso il modello di Stewardship, supportando una sempre maggiore interconnessione in un contesto di crescita dinamico, inclusivo e sostenibile.”

Cdp Equity diventa così il maggiore azionista di Open Fiber con una quota complessiva del 60% del capitale. Allo stesso tempo, Macquarie Asset Management ha completato l’acquisizione da Enel del restante 40% di Open Fiber.

Il nuovo piano industriale

Il piano industriale 2022-2031 di OF punta alla copertura dell’intero territorio nazionale, mediante il completamento degli interventi nelle aree nere (cluster A e B) e nelle aree…

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L’Ict italiano in chiaroscuro: +5% fino al 2024, stime al di sotto del potenziale

L’Ict italiano in chiaroscuro: +5% fino al 2024, stime al di sotto del potenziale

Riparte il mercato digitale italiano. Secondo il  rapporto “Il Digitale in Italia 2021” condotto da Anitec-Assinform in collaborazione con NetConsulting, per il comparto è previsto un aumento del 5,5% rispetto al 2020, con segnali positivi per tutti i segmenti tranne i servizi di rete. Ripartono dunque gli investimenti Ict che lo scorso anno avevano fatto registrare una contrazione a causa dell’emergenza pandemica.

Ma l’aumento resta comunque sotto il potenziale che il digitale potrebbe esprimere, tenuto conto delle stime del Pil italiano (+6%) e soprattutto considerata l’accelerazione della digital transformation dovuta alla pandemia.

Entrando nel dettaglio si prevede che il mercato digitale chiuda il 2021 raggiungendo quota 75.410 milioni di euro (+5,5% rispetto al 2020). La crescita maggiore è prevista per il comparto Dispositivi e Sistemi (21.385 milioni di euro, +10,4%), a seguire il settore dei Contenuti e Pubblicità Digitale (13.598 milioni di euro, +8,6%), quello dei Software e Soluzioni ICT (8.116 milioni di euro, +8%) e quello dei Servizi Ict (13.708 milioni di euro, +7,9%). Per i Servizi di Rete è invece previsto un calo (18.604 milioni di euro, -4,1%).

Nel 2022 si prevede un ulteriore apprezzabile aumento del mercato digitale italiano: 79.286 milioni di euro (+5,1% rispetto al 2021). La crescita viene confermata anche per il biennio 2023-2024: +5,5% nel 2023 e +4,9% nel 2024, con un mercato che nel 2024 si prevede intorno agli 87 miliardi di euro.

Si segnala una maggiore dinamicità della componente business (aziende e amministrazioni) rispetto a quella consumer (famiglie). Nell’Industria si prevede una domanda digitale che dovrebbe arrivare a 8.366 milioni di euro nel 2021 (+5,8% rispetto al 2020) e a 10.161 milioni di euro nel 2024. Tra i settori con valori assoluti maggiori, le Banche faranno registrare una domanda digitale pari a 8.478 milioni di euro (+6,1%) che dovrebbe arrivare a quota 9.959 milioni di euro nel 2024. Trasversali tra i vari comparti, i Digital Enabler sono le tecnologie più innovative e quelle caratterizzate da un dinamismo più marcato. Tra quelle che nel periodo 2021-2024 faranno registrare tassi di crescita maggiori si segnalano: Intelligenza Artificiale (crescita media annua del 22%) e Cloud Computing (crescita media annua del 18%).

“Già nei mesi scorsi si era rilevato come la pandemia abbia imposto un’accelerazione della transizione digitale in ogni settore della nostra società: dall’industria alla Pubblica Amministrazione alle interazioni sociali – commenta il presidente di Anitec-Assinform, Marco Gay – Oltre alla consapevolezza del ruolo strategico della tecnologia, ora i dati e le tendenze in corso dimostrano che la crescita del Paese non può che procedere di pari passo ed essere strettamente legata con l’espansione del mercato del digitale”.

Il report rileva inoltre il mercato digitale nel primo semestre del 2021 si è attestato a 36.069 milioni di euro (+5,7% rispetto al primo semestre 2020). In crescita il comparto dei Dispositivi e Sistemi (9.836 milioni di euro, +11,9%), quello dei Software e Soluzioni Ict (3.653 milioni di euro, +8,2%), dei Servizi Ict (6.431 milioni di euro, +8%) e dei Contenuti e Pubblicità Digitale (6.513 milioni di euro, +9,2%). I…

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