E-fattura essenziale per 3 Pmi su 4. E il 46% la utilizza anche senza obblighi

E-fattura essenziale per 3 Pmi su 4. E il 46% la utilizza anche senza obblighi

Quasi il 75% delle aziende fino a 5 addetti considera ormai la fatturazione elettronica essenziale per la digitalizzazione della propria azienda, dato che sale all’83% tra le Pmi che contano tra i 6 e i 20 dipendenti, ossia quelle che assicurano valori maggiori di fatture. Tra queste, infatti, il 46,1% registra mensilmente volumi compresi tra 10 e 100 fatture elettroniche inviate e ricevute, il 39,7% ne rileva tra le 100 e le 1000, mentre soltanto il 4,3% supera le 1000 fatture elettroniche al mese. Differente appare il quadro che riguarda le Pmi fino a 5 addetti, dove il 56,5% del campione registra tra le 10 e le 100 fatture elettroniche, mentre il 20,2% delle piccole aziende ne riporta meno di 10 e solo il 17% ne conta tra 100 e 1000. 

Sono alcuni dei più significativi dati che emergono dalla survey svolta dal cloud provider italiano Aruba in collaborazione con Idc, società di market intelligence e advisory, che hanno voluto così indagare sul livello di adozione della fatturazione elettronica tra le piccole e medie imprese italiane (SCARICA QUI IL REPORT COMPLETO), coinvolgendo un campione di 300 Pmi di comparti industria, commercio, finanza, servizi professionali, servizi alla persona e pubblica amministrazione locale.

Quel che emerge, fra le varie evidenze, è che a far registrare volumi maggiori di fatture elettroniche sono le aziende che appartengono ai settori del commercio e dell’industria, oltre alla pubblica amministrazione. Meno prolifiche risultano, invece, le piccole organizzazioni del comparto bancario e assicurativo con il 50% delle aziende intervistate che dichiara di emettere e ricevere meno di 10 fatture elettroniche al mese.

Oltre l’obbligo di legge

Era il 1° gennaio 2019 quando l’obbligo della fatturazione elettronica veniva esteso, attraverso la Legge di bilancio 2018, a tutti i soggetti in possesso di partita Iva, ad eccezione di quanti operavano in regime dei minimi e forfettario. Oggi manca solo il via libera dell’Europa per la proroga fino al 31 dicembre 2024 della sua obbligatorietà, e per l’inclusione delle partite Iva in regime forfettario tra i soggetti a cui si potrà ora estendere l’adempimento. Davanti a queste prescrizioni, l’indagine rivela un dato interessante: l’utilizzo della fatturazione elettronica vada oltre l’obbligo di legge. È infatti il 46% delle Pmi a farne uso pur senza esserne obbligate, dato che cresce al 58% tra le aziende del settore finanza e al 76% nel settore dei servizi professionali.

Qual è la differenza tra dematerializzazione e digitalizzazione?

Riguardo agli interlocutori principali, dall’indagine Aruba-Idc si scopre che oltre il 71% delle interazioni avviene con altre aziende, il 17% con privati cittadini e quasi il 12% con la pubblica amministrazione. In particolare, i comparti industria e commercio utilizzano la fatturazione elettronica quasi esclusivamente con altre aziende (oltre il 90%). finanza e servizi professionali e alla persona, pur utilizzando la fatturazione elettronica mediamente nel 60% dei casi per interloquire con altre imprese, registrano circa il 30% di interazioni con i privati cittadini, mentre sono soprattutto le amministrazioni locali ad utilizzare lo strumento verso la pubblica amministrazione (47%).

Facilità di condivisione, riduzione dei rischi, eco-sostenibilità

I benefici della…

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Competenze digitali, parte il servizio civile: via a 100 progetti in tutta Italia

Competenze digitali, parte il servizio civile: via a 100 progetti in tutta Italia

Servizio Civile Digitale, si parte. Pubblicata la graduatoria dell’avviso sperimentale varato a maggio da Dipartimento per la trasformazione digitale e Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Sono 45 i programmi selezionati che impegneranno 1.000 giovani volontari in 103 progetti che puntano a offrire offriranno supporto e formazione ai cittadini nell’utilizzo delle tecnologie. Quasi la metà dei ragazzi volontari svolgeranno la loro attività nel Sud e nelle Isole.

Dove si svolgono i corsi

Le attività di educazione digitale si svolgeranno in sedi istituzionali di formazione, università, scuole, centri professionali ma anche nelle biblioteche, nei punti di incontro delle associazioni, centri famiglia, parrocchie, oratori, strutture residenziali e semiresidenziali per anziani o cittadini con patologie, strutture ospedaliere e dipartimenti sanitari delle Asl. Anche i mercati rionali e paesani e gli spazi di prossimità realizzati dalle associazioni del terzo settore saranno luoghi coinvolti nella realizzazione dei progetti.

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Questa varietà, si legge in una nota, “spicca ancor di più nelle attività di facilitazione digitale”, rese disponibili anche presso gli sportelli di erogazione dei servizi comunali, dei servizi sanitari, come gli sportelli Cup e quelli dedicati alle prenotazioni/pagamento dei ticket, oltre che nei Caf.

Sono previsti anche dei punti di facilitazione itineranti, pensati per raggiungere i territori dei piccoli comuni e delle zone più periferiche nonché le categorie di cittadini più fragili come gli anziani.

Focus su anziani e migranti

Molti progetti hanno l’obiettivo di potenziare l’utilizzo dei servizi digitali pubblici, inclusi quelli sanitari per gli utenti dei servizi di telemedicina e il personale addetto all’assistenza medica.

Una parte molto significativa delle iniziative pone particolare attenzione alla popolazione più a rischio di esclusione sociale, come gli anziani, i migranti, i richiedenti asilo, i pazienti con dipendenza patologica, le famiglie e i giovani delle aree disagiate. L’intento generale è anche realizzare una stretta integrazione delle azioni di educazione, alfabetizzazione e facilitazione digitale con gli interventi di contrasto alla povertà educativa.

La formazione per i formatori

Previsti anche corsi destinati ai formatori con attività di aggiornamento per il personale delle associazioni e dei cittadini. In questo senso si prevede lo sviluppo di laboratori che, sulla base di uno scambio intergenerazionale con giovani facilitatori digitali, consentiranno agli over 60 coinvolti di diventare, successivamente, protagonisti attivi nel modello della “educazione tra pari”.

Entro fine anno il prossimo avviso

Per la fine di dicembre è previsto un nuovo avviso pubblico che darà spazio a un numero maggiore di progetti, e gli enti no profit che si adoperano per l’inclusione digitale potranno rispondere direttamente, in co-progettazione o in partnership.

La dotazione sarà di 2.400 giovani volontari, secondo le previsioni del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con un programma di coinvolgimento di ulteriori 7.300 volontari nei prossimi due anni. L’avviso pubblico di dicembre costituirà quindi una tappa importante di questo percorso e un’opportunità rilevante sia per gli enti che hanno partecipato all’avviso sperimentale, per ampliare o rinnovare i programmi e i progetti presentati, che per gli altri enti che potranno candidare i…

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Microsoft-Nuance, anche l’Antitrust Uk accende un faro sul deal

Microsoft-Nuance, anche l’Antitrust Uk accende un faro sul deal

Si allungano i tempi del closing per l’acquisizione di Nuance da parte di Microsoft: anche l’autorità Antitrust britannica (Cma, Competition and markets authority) ha deciso di approfondire il deal da 16 miliardi di dollari per verificare gli impatti sulla concorrenza. Nuance è una specialista dell’intelligenza artificiale e dei software per il riconoscimento vocale.

La scorsa settimana l’operazione era già finita sotto il faro dell’Antitrust dell’Unione europea: la Commissione europea ha deciso di valutare meglio le implicazioni inviando un questionario ai clienti e ai concorrenti di Microsoft e Nuance in cui si chiede di presentare la lista delle possibili obiezioni.

L’Europa e il Regno Unito aprono così le indagini più approfondite finora condotte sull’accordo Microsoft-Nuance da parte di un’autorità antitrust. In Usa e Australia l’acquisizione ha già ottenuto il via libera e non è stato chiesto alcun “rimedio”.

Uk, l’Antitrust teme una restrizione del mercato

Microsoft ha annunciato ad aprile l’accordo per comprare Nuance. Si tratta dell’acquisizione più corposa messa a segno dal colosso di Redmond dopo LinkedIn, comprata nel 2016 per 26,2 miliardi di dollari.

Come raggiungere il successo? Investimenti in tecnologia, resilienza e nuovi processi

La Cma britannica, che ultimamente ha reso più severa la sua azione regolatoria nei confronti delle Big tech, intende verificare che il merger non riduca la concorrenza su uno o più mercati in Gran Bretagna e ha invitato le parti interessate a presentare i loro commenti sul deal entro il 10 gennaio 2022.

Microsoft e Nuance avevano inizialmente detto di aspettarsi di chiudere il deal per fine 2021, ma già lo scorso mese hanno indicato che il closing potrebbe slittare all’inizio del 2022.

I timori dell’Ue: focus sui dati sanitari

Il questionario inviato dalle autorità europee chiede se Microsoft e Nuance sono concorrenti e se un loro legame potrebbe avere impatti su clienti e rivali; per esempio, se c’è l’eventualità che Microsoft favorisca Nuance rispetto a servizi analoghi concorrenti.

L’attività principale di Nuance è la vendita di tecnologie per la trascrizione impiegate soprattutto da medici e call center che vogliono automatizzare il passaggio dalla registrazione vocale al documento testuale. Per gli analisti l’acquisizione di Nuance potenzia enormemente la presenza di Microsoft sul mercato della salute e le porta un volume massiccio di dati medici e vocali che può usare per programmare software di intelligenza artificiale rivolti all’healthcare o alle applicazioni di sicurezza basate sulla biometria.

Nel settore healthcare Nuance collabora con Microsoft dal 2019: le due aziende hanno lavorato insieme su tecnologie per il settore sanitario, per esempio per permettere ai medici di registrare e salvare le conversazioni con i loro pazienti dentro il fascicolo sanitario elettronico.

Steven Weber, esperto della University of California Berkeley, afferma che il regolatore potrebbe essere preoccupato che Microsoft costringa i clienti di Nuance a usare la sua suite Office offrendo i prodotti di Nuance in bundle con i suoi. Il timore, almeno negli Stati Uniti, ha un fondamento nella quota di mercato della società dell’Ai: Nuance serve il 77% degli ospedali Usa.

Ancor di più i regolatori potrebbero concentrarsi sul tema dei dati: in molti contratti di Nuance, afferma Reuters,…

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Spinta alle digital skill, nasce l’Human & Technology Hub

Spinta alle digital skill, nasce l’Human & Technology Hub

Si chiama Human & Technology Hub il nuovo “polo” per la formazione digitale. Si tratta del progetto lanciato dall’agenzia per il lavoro Openjobmetis in partnership con Tim e con Comau, società del gruppo Stellantis specializzata in sviluppo di sistemi e prodotti avanzati per l’automazione industriale. La campagna di iscrizione, con dettagli per le modalità di iscrizione e tempi, partirà l’11 gennaio.

Come si articolano i nuovi corsi

Human & Technology Hub prevede oltre 2.700 ore di formazione articolate in due corsi specialistici che si svolgeranno da gennaio 2022 fino al 31 dicembre 2024 per un totale di 11 edizioni in tutta Italia.

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Risorse Umane/Organizzazione

In linea con gli obiettivi della missione 1 del Pnrr, “modernizzare in chiave digitale le infrastrutture di comunicazione del Paese, così nella PA come nel sistema produttivo”, Human & Technology Hub, si legge in una nota, “risponde con un’azione rapida ed efficace di diffusione delle competenze digitali, fondamentali per favorire gli investimenti e raggiungere gli obiettivi di innovazione”.

Cosa si insegna nei corsi

Il primo corso “Esperto 4.0 di soluzioni Ict”, le cui edizioni sono pianificate tra gennaio 2022 e dicembre 2024, vedranno impegnati professionisti Tim che porteranno in aula la propria esperienza.

Da aprile 2022 al via anche il percorso “Programmatore 4.0 di sistemi automatizzati”, affidato a Comau.

Per entrambi i corsi sono previsti 7 moduli didattici per un totale di 248 ore di formazione, che comprendono anche attività laboratoriali. Per l’iniziativa Tim, Comau e Openjobmetis hanno scelto Beup Information Communication Technology come ente attuatore e formatore. I corsi sono finanziati da Forma.Temp e si rivolgono a persone attualmente disoccupate.

Il nuovo Hub raccoglie le eccellenze dei tre player che l’hanno promosso, dalla capacità di Openjobmetis di recruitment all’esperienza di Tim nel portare il digitale nella quotidianità delle persone, fino alla competenza di Comau nel disegnare e sviluppare le soluzioni tecnologiche più innovative per rispondere alle sfide dell’Industria 4.0.

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Cybersecurity, arriva il bollino europeo di qualità per le aziende

Cybersecurity, arriva il bollino europeo di qualità per le aziende

Arriva l’etichetta di qualità europea che attesta la sicurezza informatica delle imprese dell’Ict che offrono servizi di cybersecurity. Ad erogarla è il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) attraverso l’Istituto di informatica e telematica (Cnr-Iit) del Cnr di Pisa, insieme al Consorzio interuniversitario nazionale per l’informatica (Cini) e il Consorzio nazionale interuniversitario per le telecomunicazioni (Cnit). Il servizio, già attivo, si rivolge alle aziende che hanno la sede legale e il loro mercato principale sul territorio europeo e in Gran Bretagna.

“Cybersecurity Made in Europe Label” è un progetto della European cyber security organisation (Ecso), l’organizzazione non profit che lavora al fianco della Commissione europea per le politiche sulla sicurezza informatica e ha l’obiettivo di “assegnare dare un vero e proprio bollino di qualità alle aziende che forniscono servizi nel settore, per certificare la loro provenienza e aumentarne la visibilità sul mercato europeo e internazionale, inserendole in una lista di fornitori di alta qualità”.

Un sostegno ai player europei del settore

“Nel nostro ruolo di comunità accademica di riferimento per il settore nazionale delle infrastrutture e dei servizi di telecomunicazione, non possiamo che sottolineare l’importanza strategica del marchio Ecso, e del relativo riconoscimento del valore della cybersecurity made-in-Europe – commenta per il Cnit, Nicola Blefari Melazzi -. Nel caso specifico delle infrastrutture 5G, la necessità di un’azione a livello dell’Unione e di una diversificazione dei fornitori tecnologici anche a livello geografico è stata ribadita più volte. La dipendenza di molti servizi critici dalle reti 5G renderebbe particolarmente gravi le conseguenze di un’interruzione sistematica e diffusa; garantire la sovranità europea dovrebbe essere un obiettivo importante, nel pieno rispetto dei valori europei di apertura e tolleranza”.

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Secondo Fabio Martinelli, tra i fondatori di Ecso e dirigente di ricerca del Cnr-Iit, “la pandemia ha reso più difficile la competizione sul mercato della sicurezza informatica per le aziende europee e ha aumentato la necessità di espandere la loro attività commerciale al di fuori dei confini dei Paesi di provenienza: una sfida difficile per aziende che sono molto competitive sul fronte della qualità ma ovviamente più piccole dei colossi americani”. Il bollino di garanzia è un sostegno ai player europei del settore ma anche, osserva Paolo Prinetto, direttore del laboratorio nazionale di cybersecurity, “uno strumento per rafforzare i confini cibernetici europei per offrire alle nostre aziende l’opportunità di riconoscersi, misurarsi e offrire i propri servizi sul mercato comunitario, superando una logica di barriere nazionali e lavorando in sinergia per costruire un ‘sistema Europa’ più robusto ed efficace”.

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Intesa Sanpaolo, servizi digitali mass market per competere con le Big tech

Intesa Sanpaolo, servizi digitali mass market per competere con le Big tech

I servizi digitali mass market sono la leva con cui Intesa Sanpaolo intende competere con le Big tech e i nuovi entranti del settore finance.  Lo ha detto l’amministratore delegato del gruppo bancario, Carlo Messina, intervenendo al 126imo Congresso Nazionale della Fabi e anticipando alcun elementi del piano industriale che verrà presentato a febbraio. Le soluzioni digitali per servire i clienti del mercato di massa sono l’unica via per rispondere alla concorrenza dei nuovi player non bancari che offrono servizi finanziari, ha indicato Messina.

Nell’arco del nuovo piano industriale Intesa Sanpaolo assumerà 4.600 risorse e lavorerà sul de-risking accelerando la dismissione degli Npl “per essere la banca più performante in Europa”, ha sottolineato Messina.

Sempre più digital banking per le famiglie

La trasformazione digitale interverrà fortemente sull’attività di retail banking: “Dove ci sarà un impatto significativo del digitale, che verrà gestito sin da subito, è quello dell’attività mass market sulle famiglie, che oggi vedono un’affluenza di clientela molto bassa: su quel mondo è indispensabile che la banca proponga soluzioni digitali. Il digitale comporterà una forte riduzione degli sportelli retail”, ha spiegato l’Ad di Intesa Sanpaolo.

Come raggiungere il successo? Investimenti in tecnologia, resilienza e nuovi processi

“Ad oggi abbiamo una componente significativa di clienti che non viene più in filiale: dobbiamo essere in grado di proporre soluzioni digitali”, ha affermato Messina. Si tratta anche di “creare nuovi posti di lavoro che diano dignità e soddisfazione alle persone, per coinvolgerle nella generazione di valore per la banca”.

La presenza fisica resta fondamentale

Il digitale non manda dunque in pensione le banche tradizionali ma esige un cambiamento che poggia su un mix di presenza fisica e servizi digitali. Infatti, nella ambito in comparti come il risparmio gestito o l’assicurazione, Messina ha chiarito che la presenza fisica del personale Intesa Sanpaolo e la sua “grande capacità di trasferire fiducia e reputazione” restano fondamentali. Questo settore, anzi, “verrà potenziato anche in termini di presenza fisica sul territorio e non sarà impattato in modo significativo dal digitale”.

“Dal digitale non vedo minacce alle attività delle banche”, ha ribadito Messina. Ma l’Ad ha evidenziato che gli istituti di credito devono acquisire “consapevolezza di come potrebbe evolvere l’atteggiamento dei clienti verso la banca”.

Le banche italiane e la trasformazione fintech

Secondo l’ultimo report di Bankitalia la spesa delle banche attive in Italia  in innovazione per i servizi bancari ammonta a 530 milioni di euro nel 2020-2021 ed è in crescita rispetto al biennio precedente (456 milioni).

La terza indagine conoscitiva  fintech condotta dalla Banca d’Italia nel primo semestre 2021 ha coinvolto l’intero sistema bancario, composto da 59 gruppi bancari e 53 banche non appartenenti a gruppi; sono stati inoltre coinvolti 51 intermediari non bancari, selezionati in base ai volumi di operatività.

I progetti per innovare l’erogazione del credito e i pagamenti digitali (in particolare, quelli per il mobile banking, il digital lending e i servizi connessi con l’open banking) si distinguono per numerosità e risorse assorbite. Sono numerosi anche i progetti per l’innovazione dei processi delle business operations e della governance,…

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