Consip lancia la gara per la valorizzazione dei dati della PA: sul piatto 213 milioni

Consip lancia la gara per la valorizzazione dei dati della PA: sul piatto 213 milioni

Consip ha aggiudicato l’accordo quadro “Data management”, che fa parte delle gare strategiche Ict in attuazione del Piano triennale dell’informatica nella Pubblica ammiistrazione, con l’obiettivo di supportare il processo di digitalizzazione delle amministrazioni pubbliche. L’iniziativa, che ha un valore complessivo di 213 milioni di euro e sarà attivata entro il mese di marzo, mette a disposizione servizi applicativi e professionali per la valorizzazione del patrimonio informativo e dei modelli dati di supporto ai processi decisionali.

Con questa iniziativa, come per le precedenti gare strategiche già pubblicate, Consip ha puntato ad incentivare la partecipazione delle piccole e medie imprese, anche mediante lotti di piccole dimensioni e requisiti di partecipazione adatti allo specifico mercato: sono state, infatti, presentate un totale di 45 offerte da parte di 17 concorrenti diversi (per complessivi 76 operatori economici).

Servizi applicativi per quattro aree tematiche

I servizi applicativi si concentrano su quattro aree tematiche: “Data warehouse e business intelligence” – strumenti e soluzioni di analisi dati; “Big data/analytics” – attività, metodologie e strumenti per l’analisi di grandi quantità di dati; “Open data” – produzione dati e documenti di tipo aperto con relativi metadati; “Artificial intelligence/Machine learning” – tecnologie cognitive, analisi predittiva e applicazioni intelligenti.

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Program management

Ai servizi applicativi si aggiungono quelli di program management, per supportare le amministrazioni nel coordinamento e nel monitoraggio dei progetti attivati. Le amministrazioni avranno a disposizione due modalità di adesione all’Accordo quadro: a “ordine”, per stipulare rapidamente contratti esecutivi, selezionando il fornitore fra gli aggiudicatari con l’ausilio di un “comparatore”, che individua l’offerta migliore in relazione alle esigenze, oppure con “rilancio competitivo” fra i fornitori aggiudicatari dell’accordo quadro, per rispondere a particolari esigenze di nuovi sviluppi ed iniziative specifiche a carattere progettuale.

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Spid, alert del Garante Privacy: “Più garanzie per i minori”

Spid, alert del Garante Privacy: “Più garanzie per i minori”

Sì allo Spid per i minorenni, ma a certe condizioni. Il Garante per la protezione dei dati personali ha infatti individuato le garanzie per l’utilizzo dello Spid, il Sistema pubblico di identità digitale da parte dei minori. I ragazzi sopra i quattordici anni potranno dotarsi di un’identità Spid per accedere ai servizi offerti dalla Pubblica amministrazione a loro rivolti. I più piccoli invece potranno utilizzarlo solo per i servizi online forniti dalle scuole: saranno i genitori a richiedere lo Spid per loro. Lo stabilisce l’Autorità nel parere reso sullo schema delle “Linee guida operative per la fruizione dei servizi Spid da parte dei minori”, proposto da Agid.

Protezioni specifiche per i minori

I trattamenti sottesi al rilascio di Spid e al suo utilizzo per l’accesso ai servizi online espongono infatti i minori, spiega il Garante, “a rischi che richiedono una specifica protezione, con l’adozione di adeguate misure per mitigarli, distinguendo tra gli ultraquattordicenni e gli infraquattordicenni in ragione del diverso grado di maturità e consapevolezza”.

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L’Autorità ha chiesto ad Agid di modificare lo schema introducendo garanzie aggiuntive, con particolare riferimento alla procedura di rilascio dell’identità Spid da parte degli identity provider che richiede un’accurata verifica dell’identità del genitore e del minore e l’individuazione delle informazioni da raccogliere e conservare, nel rispetto del principio di minimizzazione. Anche i service provider dovranno impegnarsi a valutare quali siano i servizi da offrire direttamente ai minori e le garanzie da assicurare in ragione delle caratteristiche degli stessi.

Lo Spid per i più piccoli

L’utilizzo di Spid per gli under14, ammissibile unicamente per i servizi online offerti dalle scuole (come, ad esempio, il registro elettronico), dovrà avvenire per un periodo sperimentale, fino al 30 giugno 2023, garantendo comunque l’accesso a tali servizi senza Spid con le modalità eventualmente già in uso. Al termine della sperimentazione, che coinvolgerà anche il ministero dell’istruzione, dovrà essere valutata l’adeguatezza delle misure adottate.

Inoltre, l’informativa rivolta ai minori dovrà avere un linguaggio semplice e chiaro; al compimento della maggiore età, l’interessato dovrà espressamente scegliere se mantenere o revocare la propria identità digitale, anche con modalità diverse da Spid.

L’Agid dovrà trasmettere al Garante Privacy una relazione sull’utilizzo di Spid per i minori, indicando i servizi offerti, il numero di identità rilasciate, le eventuali criticità rilevate e le misure individuate per porvi rimedio.

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Alternative dispute resolution, Conciliaweb fa scuola: accordo Agcom-Art

Alternative dispute resolution, Conciliaweb fa scuola: accordo Agcom-Art

L’esperienza fatta da Agcom con Conciliaweb ha fatto scuola e viene presa come modello per la risoluzione delle controversie tra operatori e utenti anche da altre authority. E’ il caso ad esempio dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (Art), che ha appea stipulato un protocollo di collaborazione con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni per definire insieme procedure alternative di risoluzione delle controversie tra operatori economici che gestiscono reti, infrastrutture e servizi di trasporto e utenti. Alla base di questa partnership, infatti, c’è proprio il modello di “Alternative Dispute Resolution” che Agcom ha messo a punto con  Conciliaweb.

“Art si avvarrà della consolidata esperienza Agcom in materia di procedure di risoluzione delle controversie fra operatori di comunicazioni elettroniche e utenti – Afferma Nicola Zaccheo, presidente di Art – per adeguare il proprio set di strumenti di tutela dei diritti degli utenti alla legislazione nazionale e comunitaria UE che promuove la risoluzione stragiudiziale indipendente, imparziale, trasparente, efficace, rapida ed equa delle controversie tra consumatori e gestori di servizi”.

“Sono lieto che l’esperienza maturata dall’Autorità attraverso il Conciliaweb per la risoluzione delle controversie tra operatori di comunicazioni elettroniche e utenti possa essere utile all’Art – aggiunge Giacomo Lasorella, presidente di Agcom – nell’ambito di uno scambio costante e strutturato di buone pratiche tra Autorità, nell’interesse dei cittadini”.

Il protocollo, spiega Agcom in una nota,  si inserisce “nell’attivazione disposta da Art di un’istruttoria propedeutica alla definizione delle modalità di esperimento di procedure di conciliazione o di arbitrato, anche di tipo telematico, nei settori di propria competenza”. La collaborazione durerà un anno con possibilità di rinnovo, e si articolerà attraverso lo scambio di elementi e di esperienze applicative “utili a definire criteri, condizioni, termini e modalità di esperimento di procedure alternative di risoluzione delle controversie da istituire presso l’Art, individuando le soluzioni tecniche adeguate, ivi compreso, ove possibile, il riuso di piattaforme esistenti“.

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Crisi dei chip, Biden lancia l’allerta all’industria Usa: “Pronti a reagire alle ritorsioni russe”

Crisi dei chip, Biden lancia l’allerta all’industria Usa: “Pronti a reagire alle ritorsioni russe”

La tensione Usa-Russia sull’Ucraina acuisce la crisi dei chip. Washingon, riporta Reuters, chiama a rapporto le industrie dei chip del Paese e le esorta a “diversificare la propria catena di approvvigionamento” nel caso in cui la Russia possa vendicarsi contro la minaccia di limitazione delle esportazioni Usa bloccando l’accesso ai materiali chiave.

La dipendenza Usa da Russia e Ucraina

La possibilità di eventuali ritorsioni sta prendendo forza dopo che Techcet, un gruppo di ricerche di mercato, ha pubblicato un rapporto che evidenzia la dipendenza delle aziende Usa di semiconduttori dai materiali di origine russa e ucraina, in primis neon e palladio.

Supply chain: come gestire l’effetto frusta.

Secondo le stime di Techcet, oltre il 90% delle forniture statunitensi di neon per semiconduttori proviene dall’Ucraina, mentre il 35% del palladio statunitense proviene dalla Russia.

Industria Usa del chip pronta a reagire

All’incontro hanno partecipato Peter Harrell, che siede nel Consiglio di sicurezza nazionale della Casa Bianca, e i membri dell’industria dei chip. I top manager sono stati “esortati” a trovare fonti alternative. Joe Pasetti, vicepresident dell’associazione Semi che raccoglie i fornitori di chip ha inviato un’e-mail ai membri per valutare eventuali danni alla produzione di chip.

Il neon, fondamentale per i laser utilizzati per produrre chip, è un sottoprodotto della produzione siderurgica russa, secondo Techcet. Viene poi purificato in Ucraina. Il palladio è utilizzato nei sensori e nella memoria, tra le altre applicazioni.

Le misure Usa contro la Russia

L’amministrazione Biden ha minacciato di imporre ampi controlli sulle esportazioni contro la Russia se dovesse invadere l’Ucraina. La Russia, che ha schierato oltre 100.000 soldati lungo il confine con l’Ucraina, nega di voler attaccare.

“Anche se ci fosse un conflitto in Ucraina, non si interromperebbe l’offerta. Farebbe salire i prezzi – ha fatto sapere un industriale – e il mercato si restringerebbe. I gas diventerebbero piuttosto scarsi. Ma non fermerebbe la produzione di semiconduttori”.

Secondo una startup di progettazione di chip i disordini in Ucraina hanno causato un aumento dei prezzi del gas raro e potrebbero causare problemi di fornitura. William Moss, portavoce di Intel, ha affermato che non si prevedono impatti sulla fornitura di neon.

Ma il problema rimane all’ordine del giorno perché le forniture globali di chip sono limitate e gli ordini di chip dovrebbero solo aumentare. Techcet stima che la domanda di tutti i materiali aumenterà di oltre il 37% nei prossimi 4 anni. I prezzi dei neon sono aumentati del 600% prima dell’annessione della penisola di Crimea all’Ucraina da parte della Russia nel 2014, poiché le aziende di chip facevano affidamento su alcune società ucraine, secondo la US International Trade Commission.

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Norme europee, cambia tutto: la Ue spinge la svolta digitale

Norme europee, cambia tutto: la Ue spinge la svolta digitale

Norme europee, la Ue scommette sul cambiamento per accelerare la transizione digitale e green. La Commissione presenta oggi una nuova strategia di normazione che delinea l’approccio alle norme all’interno del mercato unico e a livello globale. La strategia è corredata di una proposta di modifica del regolamento sulla normazione, di una relazione sull’attuazione del regolamento e del programma di lavoro annuale dell’Unione per la normazione europea per il 2022. La nuova strategia mira a rafforzare la competitività dell’Ue a livello globale, a promuovere un’economia resiliente, verde e digitale e a integrare i valori democratici nelle applicazioni tecnologiche.

Le norme rappresentano il fondamento implicito del mercato unico e della competitività globale dell’Ue. Consentono ai fabbricanti di garantire l’interoperabilità dei loro prodotti e servizi, di ridurre i costi, migliorare la sicurezza e favorire l’innovazione. Le norme sono una parte invisibile ma essenziale della nostra vita quotidiana, che riguarda i settori più diversi, dalle frequenze Wi-Fi ai giocattoli connessi o agli attacchi da sci, solo per citarne alcuni. Le norme offrono la garanzia che i prodotti e i servizi sono adatti al loro scopo, sicuri e innocui per le persone e l’ambiente. Il rispetto delle norme armonizzate garantisce la conformità dei prodotti al diritto dell’Ue.

Il ritmo sostenuto dell’innovazione, le ambizioni verdi e digitali e le implicazioni delle norme tecnologiche per i valori democratici dell’Ue richiedono – secondo Bruxelles – un approccio sempre più strategico alla normazione.

“Le norme sono necessarie per garantire la protezione dei dati nell’uso dell’intelligenza artificiale, oppure per far sì che i dispositivi mobili siano protetti da atti di pirateria, e devono essere allineate ai valori democratici dell’Ue – spiega Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva per Un’Europa pronta per l’era digitale – Allo stesso modo abbiamo bisogno di norme per la realizzazione di importanti progetti di investimento, ad esempio nei settori dell’idrogeno o delle batterie, e per valorizzare gli investimenti nell’innovazione offrendo alle imprese dell’Ue l’importante vantaggio di cui gode chi compie la prima mossa.”

“Le norme tecniche rivestono un’importanza strategica – sottolinea il commissario al Mercato interno, Thierry Breton – La sovranità tecnologica dell’Ue, la capacità di ridurre le dipendenze e la protezione dei valori dell’Ue dipenderanno dalla nostra capacità di essere un punto di riferimento nel campo della normazione a livello globale. Con la strategia odierna presentiamo con chiarezza le nostre priorità nell’ambito della normazione e creiamo le condizioni per fare delle norme europee un punto di riferimento a livello mondiale. Interveniamo per preservare l’integrità del processo europeo di normazione, incentrandolo sulle Pmi e sugli interessi europei.”

Cinque le linee di intervento

Prevedere, classificare in ordine di priorità e affrontare le esigenze di normazione in settori strategici: la Commissione ha individuato le priorità in materia di normazione per quanto riguarda la produzione di vaccini e medicinali contro la Covid-19, il riciclo delle materie prime critiche, la catena di valore dell’idrogeno pulito, il cemento a basse emissioni di carbonio, la certificazione dei chip e i dati. A partire da quest’anno le priorità nel campo della normazione saranno chiaramente individuate nel programma di lavoro annuale dell’Unione…

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Media & Entertainment, in Italia lo streaming vale l’8,3% dei ricavi. Netflix triplica gli abbonati

Media & Entertainment, in Italia lo streaming vale l’8,3% dei ricavi. Netflix triplica gli abbonati

La crescita esplosiva del video streaming è da tre anni la costante del mercato dei media e dell’intrattenimento italiano e globale: le piattaforme come Netflix e Disney Plus continuano a sottrarre abbonati alla pay Tv. Secondo la nuova edizione del Report Media & Entertainment realizzato dall’Area Studi Mediobanca nei primi nove mesi del 2021 i ricavi dei servizi in streaming sono aumentati del 25,8% e sono arrivati a rappresentare il 18% circa del giro d’affari complessivo, dal 16% del 2020.

Nei primi nove mesi del 2021 le principali aziende internazionali del settore sono cresciute del 13,7% rispetto allo stesso periodo del 2020, salvo la flessione di Sony Picture (-3,6%). In rimbalzo la raccolta pubblicitaria (+19,7%) e gli introiti dei parchi a tema (+47,4%, ma con ancora un limitato apporto ai ricavi aggregati), mentre il recupero della pay Tv tradizionale non è andato oltre il +3,6%, confermando una modalità di accesso ai contenuti media sempre più on-demand e frammentata.

In Italia un 2020 col segno meno. Streaming +42,5%

Per l’intero 2021 Mediobanca stima in Italia una crescita dell’8% dei ricavi complessivi dei principali operatori del settore, grazie alla ripresa della pubblicità e all’ulteriore accelerazione dei servizi streaming che sfrutterà anche il completamento (previsto per gennaio 2023) del passaggio al digitale terrestre di seconda generazione (switch-off). In tale ambito è però necessario che il nostro Paese colmi il gap sulla copertura delle reti broadband ad alta capacità (Vhcn).

Secondo il report, con il possibile raggiungimento della spesa massima disponibile per abbonato, è probabile che gli spettatori inizino a cercare contenuti gratuiti diversificando le fonti media. È quindi possibile prevedere nel prossimo futuro il rallentamento delle sottoscrizioni ai principali player S-Vod e l’incremento dell’importanza delle offerte A-Vod (Advertising video on demand). Ciò andrà a vantaggio degli operatori tradizionali del segmento (come RaiPlay e Mediaset Infinity) e favorirà l’ingresso di nuovi operatori (Pluto Tv è visibile da fine ottobre 2021) e il lancio di nuove offerte che combinano i business model dei servizi S-Vod, A-Vod e T-Vod (Transactional video on demand).

Con la moltiplicazione delle offerte in streaming crescerà l’importanza degli aggregatori di contenuti come SkyQ e TimVision che offrono agli utenti anche un servizio di orientamento alla visione dei contenuti stessi.

Lo scenario internazionale: dominio dei colossi Usa

A livello globale, i dati dei primi nove mesi del 2021 riportati da Mediobanca parlato di una redditività industriale in crscita: l’ebit margin è salito al 16,8% nei primi nove mesi del 2021, in miglioramento di 0,7 punti percentuali sul 2020. Tra gli otto operatori con redditività superiore a quella media di settore, ben sette sono statunitensi, con Univision che si è attestata al 28,3% (in calo però di 4,5 punti percentuali), Fox al 26,5% (-3,8%) e Amo Networks al 26,2% (+1,3%).

Nello stesso periodo l’ebit margin di MediaForEurope è salito dell’8,7%, la migliore performance tra tutti gli operatori internazionali, portandosi al 13,8%, il livello più elevato tra i broadcaster europei.

Le principali società internazionali hanno registrato una consistente crescita del pubblico, soprattutto tra gli abbonati alle piattaforme streaming (+26% a settembre 2021 rispetto…

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