Device sicuri: a Milano si studia la compatibilità elettromagnetica e wireless

Device sicuri: a Milano si studia la compatibilità elettromagnetica e wireless

Il laboratorio in numeri

La struttura occupa una superfice di 800 metri quadrati, dispone di quattro camere semi-anecoiche (di cui una di 5 metri dedicata ai prodotti ingombranti) e di un’area specifica per i test di immunità di forni, frigoriferi, robot industriali un’area e si appoggia a un nuovo sistema di alimentazione da 45mila volt (45 kVA) per eseguire prove di corrente armonica e flicker in modalità trifase fino a 63 ampere.

Nel centro vengono testate le funzionalità dei dispositivi che incorporano le tecnologie di connessione più comuni, dal Bluetooth al 4G passando per il Wi-Fi al 3G, senza ovviamente trascurare i device che veicolano il traffico dati Machine-to-Machine nei settori della mobilità, della domotica e dell’industria (secondo l’Agcom, a fine 2020, le Sim M2M in Italia avevano superato quota 26 milioni di unità).

Fra i plus dichiarati spiccano inoltre il servizio “Notified Body”, per garantire la completezza e l’accuratezza dei documenti di certificazione emessi, e la possibilità di eseguire i test per il rilascio del certificato Cb Scheme dell’International Electrotechnical Commission (Iec) for Electrical Equipment necessario per dispositivi utilizzati in ambito medico e quelli della diagnostica in vitro e delle apparecchiature di laboratorio.

Il fattore “trust”

Il centro di Carugate, spiegano ancora i responsabili di Ul, è parte della rete globale di laboratori per i test di compatibilità elettromagnetica e wireless con sede in Cina, Germania, Corea, Regno Unito e Stati Uniti e come le altre strutture è organizzata per aiutare i produttori ridurre le inefficienze del processo di sviluppo e roll out dei prodotti, velocizzando il time-to-market e riducendo a monte i rischi legati all’affidabilità e alle prestazioni del prodotto durante l’intero suo ciclo di vita.

«Se mettiamo a confronto il panorama italiano con quanto sta accadendo nel resto del mondo – ha sottolineato in proposito Francesco Marenoni, Sales Director, Consumer, Medical and Information Technology di Ul in Italia – ci accorgiamo che emergono alcuni fattori analoghi, quali la domanda di una migliore connettività e la spinta verso un’innovazione digitale più veloce che non deve trascurare la conformità e la sicurezza dei prodotti, due pilastri dell’IoT a cui bisogna aggiungerne un terzo, quello della fiducia dei consumatori».

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TikTok pronto a prendersi la scena: «Nel 2022 sarà il social più utilizzato al mondo»

TikTok pronto a prendersi la scena: «Nel 2022 sarà il social più utilizzato al mondo»

E se il dominio di Facebook fosse ormai agli sgoccioli? Il dubbio è tutt’altro che infondato, a leggere il “Social Media Trends 2022” stilato da Talkwalker. Secondo l’azienda, che ogni anno produce una decina di report relativi ai social network, nel 2022 TikTok prenderà il sopravvento su tutti gli altri social. E diventerà, di fatto, la piattaforma di social network più diffusa al mondo.

Il Social Media Trends di Talkwalker è arrivato quest’anno alla sua settima edizione. È realizzato attraverso l’omonima piattaforma, basata su Intelligenza Artificiale, che ha analizzato tutte le conversazioni su tutti i media inclusi siti web, social, blog. Sino ai singoli commenti degli utenti, nel periodo luglio 2020 – agosto 2021. L’analisi del sentiment, ovvero del tenore dei vari commenti, secondo quanto scrivono dalla stessa azienda, «viene eseguita con una precisione media del 90%, con persino la capacità di rilevare sarcasmo e commenti ironici».

Il balzo di Tik Tok

Come detto, la notizia probabilmente più eclatante dell’ultimo report riguarda TikTok. Il social dei video brevi, sviluppato dalla cinese ByteDance, è indicato in forte crescita, al punto da diventare il social media più seguito e utilizzato al mondo entro il 2022, anche grazie al «cambio di marcia che si è registrato durante il periodo della pandemia», ha spiegato Francesco Turco, marketing executive di Talkwalker. Infatti «sino al 2019 le conversazioni sul social cinese sono cresciute, ma in modo graduale. Mentre durante i vari lockdown abbiamo registrato un’impennata media globale del 61% rispetto alla rilevazione precedente portando l’applicazione a superare, unica insieme a Facebook, i 3 miliardi di download».

Il Social Media Trends Talkwalker prevede anche che nel 2022 i social network diventeranno sempre più canali di vendita, con soluzioni che permetteranno all’utente l’acquisto direttamente dalla app. E in questo saranno determinanti gli influencer, in grado di avere un impatto importante sul comportamento d’acquisto degli utenti. Non è un caso, allora, che l’investimento delle aziende sugli influencer (l’influencer marketing) sia cresciuto. «Il 69% dei responsabili marketing prevede ad esempio di incrementare gli investimenti sugli influencer Instagram», ha spiegato ancora Turco.

Social protagonisti dell’e-commerce

I social stanno diventando così centrali nel quotidiano e decisivi per gli acquisti che una delle tendenze che caratterizzeranno il 2022 sarà il fenomeno per il quale le aziende iniziano a costruire le proprie reti social interne, con forum in-app e funzionalità per crearsi un loro pubblico, cui interagire sino ad una completa fidelizzazione verso il marchio (il cosiddetto fenomeno del Love Brand).

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Al Mise seconda riunione su investimenti esteri

Al Mise seconda riunione su investimenti esteri

Giovedì, 14 Ottobre 2021 Approvata la nuova strategia Si è svolto a Palazzo Piacentini il secondo incontro interministeriale sull’attrazione degli investimenti esteri, presieduto dal ministro Giancarlo Giorgetti, a cui hanno partecipato il ministro degli Affari esteri Luigi Di Maio, la viceministra all’Economia e alle finanze Laura Castelli e il rappresentante del ministro della pubblica amministrazione.

Nel corso della riunione è stata approvata la proposta del ministro Giorgetti con le linee guida per la nuova strategia di attrazione degli investimenti esteri, propedeutici alla ripresa e alla crescita dell’economia italiana.

La strategia individua le modalità per la definizione delle proposte di investimento, anche collegate al PNRR, dei relativi strumenti di accompagnamento e prevede l’acquisizione di professionalità con competenze specifiche per la gestione delle relazioni con gli investitori.

Alle proposte sarà data attuazione anche mediante l’istituzione di un tavolo a livello tecnico tra le amministrazioni coinvolte per accelerare una risposta congiunta del sistema Paese agli investitori.

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I dati della spesa tecnologica in azienda? Per un manager su tre non sono affidabili

I dati della spesa tecnologica in azienda? Per un manager su tre non sono affidabili

Esiste una diretta correlazione tra la visibilità sugli investimenti in tecnologie digitali e lo sviluppo agile dell’impresa? La risposta è affermativa. E nasconde delle insidie. Lo dice una recente indagine commissionata da Apptio (società americana specializzata nel campo delle applicazioni di business management) a Harvard Business Review, che ha coinvolto su scala globale un campione di 338 aziende di tutto il mondo e ha sostanzialmente rivelato come la stragrande maggioranza degli executive (il 92% per la precisione) consideri le informazioni sul valore delle tecnologie per l’azienda un asset strategico prioritario per prendere decisioni relative agli investimenti in digitale. E come, per contro, solo il 62% degli stessi manager abbia piena fiducia nei dati di cui dispone.

Perché le aziende hanno aumentato gli investimenti in tecnologie

L’analisi ha evidenziato anche come la pandemia da Covid-19 abbia contribuito direttamente (nell’82% dei casi monitorati) ad incrementare il livello degli investimenti in tecnologia rispetto a molteplici esigenze. Accelerare il processo di trasformazione digitale e rispondere alla nuova domanda di nuovi prodotti e servizi è stata la vece più ricorrente (riguarda poco meno di due terzi dei manager intervistati), seguita dalla necessità di adeguarsi alle nuove modalità di lavoro smart (vale per il 50% delle aziende); la migrazione al cloud e il consolidamento o la dismissione di sistemi e applicazioni legacy hanno spinto invece a spendere maggiormente in tecnologie il 45% e il 35% delle aziende oggetto di studio, mentre meno sentito è risultato il miglioramento dei costi e e la flessibilità (25%) e il monitoraggio della salute e della sicurezza di dipendenti e clienti (22%).

Un gap (di fiducia) da colmare

L’obiettivo dello studio era quello di verificare il livello di trasparenza dei dati relativi agli investimenti in tecnologia e il loro valore aziendale. Ciò che emerge in modo evidente è il divario tra i dati a disposizione e la fiducia verso gli stessi (quando si tratta di operare investimenti in tecnologie) e di pari passo l’importanza che gli executive attribuiscono alla disponibilità in tempo reale di informazioni strutturate e consolidate che possano aiutarli a prendere tempestivamente decisioni strategiche per adattarsi a un mercato in rapida evoluzione. Il punto focale della questione è strettamente legato ai nuovi modelli di gestione del business: oggi i team aziendali lavorano insieme e adottano nella maggior parte dei casi un approccio agile, spesso e volentieri associato all’adozione sistemica del cloud, per passare da una delivery basata sui progetti a una focalizzata sui prodotti. Tutto questo richiede però strumenti che permettono di sfruttare in maniera intelligente i dati a disposizione e di conseguenza di pianificare in maniera adeguata la spesa It. E senza una completa visibilità sulla spesa e un adeguato controllo sul Roi (return of investment) delle tecnologie, osservano da Apptio, diventa oltremodo complesso per i decisori aziendali destinare e allocare i budget in maniera efficiente.

L’obiettivo: accelerare la distribuzione di valore aziendale

Nel “new normal”, questa la conclusione a cui giunge lo studio, i business manager hanno davanti a loro due straordinarie opportunità: da un lato, costruire infrastrutture…

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Fa il debutto a Indianapolis la gara per automobili senza pilota

Fa il debutto a Indianapolis la gara per automobili senza pilota

La partecipazione alla Indy Autonomous Challenge, la prima gara per vetture a guida autonoma su un circuito, è stata riservata a centri di ricerca universitari specializzati di tutto il mondo, eccellenze mondiali, tra cui il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit).

Tra i venti istituti partecipanti alla futuristica challenge – 5 teams USA e 4 internazionali – ci sono ben due team italiani: il PoliMove Team del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano e l’Università di Modena, figlia della Motor Valley italiana, che si è consorziata nel team Euroracing con le Università di Pisa, Zurigo e Varsavia.

Da Milano a Modena, italiani in pista

Il PoliMove team è una delle poche ad aver accolto la sfida completamente da sola, se si esclude un supporto dell’Università dell’Alabama nella prima fase. Da due decenni l’ateneo è diventato uno dei principali gruppi internazionali nel campo nei settori del controllo automobilistico, dei veicoli intelligenti e della smart mobility.

Un’eccellenza composta da una trentina figure multidisciplinari, tra ingegneri informatici, dell’automazione, elettronici, meccanici e aerospaziali. «In questi giorni siamo ad Indianapolis per la messa a punto della monoposto – spiega Sergio Savaresi, docente del Politecnico di Milano che è alla guida del progetto “PoliMove Racing Team” -. In realtà la gara del 23 ottobre sarà l’ultimo step di un processo di selezione già cominciato quasi due anni fa».

«Nei mesi scorsi si sono svolte un paio di prove di selezione su un simulatore online che replica esattamente le sensazioni di guida sull’asfalto di Indianapolis. Nella prima bisognava dimostrare di poter automatizzare la guida di un veicolo e di saper eseguire delle manovre. È stata una prima scrematura La seconda è stata la simulazione di una vera gara in due manche, uno contro uno, partendo una volta davanti e una volta dietro l’avversario. Questo è stato uno step molto importante perché abbiamo dovuto finalizzare il software per la gara virtuale, che poi abbiamo vinto. Quello che, nelle milestones precedenti, si faceva virtualmente al simulatore come in un videogame, lo faremo davvero sull’asfalto dell’ovale di Indianapolis».

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Attivato il Fondo per investimenti imprese agricole

Attivato il Fondo per investimenti imprese agricole

Venerdì, 15 Ottobre 2021 5 milioni per innovare i sistemi produttivi. Pubblicato decreto

del ministro Giorgetti È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministro Giancarlo Giorgetti che attiva presso il Ministero dello Sviluppo economico il Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole con una dotazione di 5 milioni di euro.

Il Fondo si rivolge alle micro, piccole e medie imprese agricole attive nel settore della produzione agricola primaria, della trasformazione e della commercializzazione di prodotti agricoli che effettuano investimenti per innovare i sistemi produttivi.

Le agevolazioni saranno concesse, nell’ambito delle spese ammissibili, nella forma di contributo a fondo perduto per l’acquisto e l’installazione di nuovi beni strumentali, materiali e immateriali, che dovranno essere utilizzati esclusivamente nelle sedi o negli stabilimenti dell’imprese situate sul territorio nazionale.

Le modalità e i termini di presentazione delle domande per richiedere l’agevolazione saranno definiti con successivo provvedimento ministeriale.

Per maggiori informazioni:



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