Dalle cellule agli organi e viceversa: è lo Human Organ Atlas, atlante online del corpo umano in 3d

Dalle cellule agli organi e viceversa: è lo Human Organ Atlas, atlante online del corpo umano in 3d

Si chiama Human Organ Atlas ed è l’ambizioso progetto, da poco immesso in Rete, che permette di scandagliare in 3D il corpo dalla scala micrometrica a quella di un organo intero. La tecnica colma un divario secolare in medicina tra radiologia e istologia e rappresenta un importante progresso nell’imaging biomedico.    

“Il tessuto umano è intrinsecamente gerarchico, con cellule, tessuti e organi organizzati in strutture complesse a molti livelli” spiegano su https://human-organ-atlas.esrf.fr/. “L’Atlante degli organi umani collega le scale cellulari e degli organi interi con immagini di organi interi intatti con una risoluzione di 8-20 μm e zoom della regione di interesse a 1 μm”.

Le immagini processate da questa sorta di “Google Earth del corpo umano” consentono di di entrare nel dettaglio dell’esplorazione degli organi umani in un modo senza precedenti. L’obiettivo è quello di permettere a scienziati, medici, educatori, studenti e al grande pubblico di comprendere meglio l’anatomia umana e le malattie.

Alla base, l’utilizzo del super microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble, che fornisce l’accesso a, per ora, 65 organi (tra cui cervello, cuore, polmone, rene, fegato, colon, milza, placenta, utero, prostata e testicolo) forniti da 32 donatori che si sono prestati al progetto.

L’Atlantesi basa su un metodo di imaging avanzato chiamato tomografia a contrasto di fase gerarchica (HiP-CT)che usa la sorgente estremamente brillante dell’Esrf, una sorgente di sincrotrone di nuova generazione che è fino a 100 miliardi di volte più luminosa rispetto alla tac ospedaliera convenzionale. Ciò consente ai ricercatori di scansionare interi organi umani intatti ex vivo in modo non distruttivo e quindi di ingrandire fino a una risoluzione quasi cellulare (fino a meno di un millesimo di millimetro, 50 volte più sottile di un capello umano).

Il risultato del progetto è stato pubblico  pubblicato su Science Advances dal consorzio Human Organ Atlas Hub, che riunisce nove istituti in Europa e negli Stati Uniti. 

Oltre a far progredire la ricerca anatomica e biomedica, si prevede che l’Atlante diventerà una risorsa importante per lo sviluppo di sistemi di intelligenza artificiale avanzati da usare in medicina.

 

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Cometa si disintegra sotto gli occhi di Hubble: le immagini rare catturate dal telescopio spaziale

Cometa si disintegra sotto gli occhi di Hubble: le immagini rare catturate dal telescopio spaziale

Aveva appena oltrepassato il punto più vicino alla nostra stella e si stava allontanando verso i confini del Sistema solare quando la cometa C/2025 K1 (ATLAS) si è spezzata, frantumandosi sotto gli occhi del telescopio Hubble. Un evento raro: le probabilità di osservare in diretta la frammentazione di una cometa sono infatti estremamente basse.

Un’osservazione nata quasi per caso si è trasformata in una scoperta sorprendente. La cometa C/2025 K1 (ATLAS) non era infatti l’obiettivo iniziale dello studio condotto con il telescopio Hubble, ma durante le osservazioni, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Icarus, il corpo celeste si è sfaldato.

Le immagini pubblicate da ESA mostrano almeno quattro frammenti, ciascuno con una propria chioma di gas e polveri. Solo pochi giorni prima, il corpo celeste appariva ancora integro. I ricercatori stimano che la disintegrazione sia iniziata circa otto giorni prima dell’osservazione, avvenuta tra l’8 e il 10 novembre 2025.

“Mai prima d’ora Hubble aveva ripreso una cometa in fase di frammentazione così poco tempo dopo la sua effettiva disgregazione. Di solito, ciò avviene da qualche settimana a un mese dopo. In questo caso, invece, siamo riusciti a osservarla solo pochi giorni dopo», ha spiegato John Noonan, ricercatore presso il Dipartimento di Fisica dell’Università di Auburn, in Alabama.

Il fenomeno è legato alle condizioni estreme del perielio, il momento in cui una cometa passa più vicino al Sole. In questo caso, K1 è transitata all’interno dell’orbita di Mercurio, subendo un intenso riscaldamento e forti stress strutturali. È proprio dopo questa fase che alcune comete di lungo periodo tendono a frantumarsi.

Secondo gli astronomi, osservare la rottura permette di accedere a materiale più antico e meno alterato: le comete sono infatti resti della formazione del Sistema solare. La loro struttura conserva tracce dei processi primordiali, anche se nel tempo è stata modificata da radiazione e calore.

Le immagini di Hubble hanno anche evidenziato un comportamento inatteso: la luminosità della cometa non è aumentata subito dopo la frammentazione. Tra le ipotesi, la formazione di uno strato di polveri che copre il ghiaccio appena esposto o un ritardo nell’espulsione dei materiali.

Ora ridotta a una nube di frammenti a circa 400 milioni di chilometri dalla Terra, la cometa prosegue la sua traiettoria in uscita dal Sistema solare e non farà ritorno.

La missione Comet Interceptor dell’ESA, prevista entro la fine del decennio, studierà per la prima volta una cometa a lungo periodo. L’osservazione di K1 da parte di Hubble, spiega il ricercatore Colin Snodgrass, aiuterà a capire perché questi oggetti si frammentano e fornirà indicazioni utili anche per scegliere il futuro obiettivo della missione.

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Tempesta geomagnetica in arrivo: allerta tra il 19 e il 21 marzo

Tempesta geomagnetica in arrivo: allerta tra il 19 e il 21 marzo

La Noaa, l’agenzia americana che si occupa di monitorare e studiare l’atmosfera, il clima e gli oceani, ha emesso un’allerta per una tempesta geomagnetica di livello G2 (moderata) nel periodo compreso tra il 19 e il 21 marzo, dovuta alla combinazione di due fattori: il possibile arrivo sulla Terra di espulsioni di massa coronale (CME) e gli effetti di un flusso di vento solare ad alta velocità proveniente da un buco coronale (CH HSS).

L’agenzia ha pubblicato un’immagine che mostra due eruzioni solari avvenute il 16 e il 18 marzo.

Secondo gli esperti permane un alto grado di incertezza riguardo all’arrivo delle CME, fenomeni che consistono in gigantesche emissioni di plasma solare capaci di influenzare il campo magnetico terrestre. Più probabili, invece, gli effetti del CH HSS, attesi a partire dal 21 marzo, e che potrebbero determinare condizioni di tempesta geomagnetica almeno di livello G2.

Non si esclude inoltre la possibilità, seppur contenuta, che l’attività solare raggiunga livelli più intensi, con tempeste di classe G3 (forte) nel corso dello stesso intervallo temporale.

Le autorità invitano a seguire costantemente gli aggiornamenti e le previsioni, poiché tali fenomeni possono avere impatti su sistemi satellitari, comunicazioni radio e reti elettriche, oltre a generare spettacolari aurore visibili anche a latitudini più basse del normale.

Secondo la Noaa l’aurora potrebbe essere osservabile in diverse aree dell’emisfero nord: negli Stati Uniti il fenomeno potrebbe arrivare fino a stati come New York e Idaho.

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