“È accaduto all’improvviso, con una rapidità sorprendente”. Così l’astronauta Mike Fincke ha descritto all’Associated Press il malore che lo ha colpito a gennaio a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, spingendo la Nasa ad effettuare il primo rientro anticipato per emergenza medica nella storia della ISS.
Fincke, 59 anni, ex colonnello dell’aeronautica militare statunitense e veterano di quattro missioni spaziali, ha raccontato di aver avuto il malore mentre stava cenando, dopo aver completato i preparativi per una passeggiata spaziale prevista per il giorno dopo. L’astronauta ha riferito di non essere riuscito a parlare e di non aver avvertito dolore, mentre i colleghi, notando il suo stato di difficoltà, hanno immediatamente richiesto assistenza ai medici di volo a Terra.
Secondo quanto dichiarato, il malore è durato circa 20 minuti e si è risolto spontaneamente, senza conseguenze apparenti. L’uomo ha affermato di non aver mai sperimentato nulla di simile né prima né dopo l’accaduto.
Sempre secondo Fincke i medici hanno escluso un infarto o un episodio di soffocamento, ma le cause restano sconosciute. Tra le ipotesi considerate vi è anche un possibile collegamento con i 549 giorni trascorsi in assenza di gravità. Al momento del malore, l’astronauta si trovava da circa cinque mesi e mezzo a bordo della stazione.
Durante l’emergenza, l’equipaggio è intervenuto rapidamente e ha utilizzato anche l’ecografo presente sulla ISS. Dopo il rientro sulla Terra, Fincke è stato sottoposto a numerosi esami medici. La Nasa sta inoltre analizzando i dati sanitari di altri astronauti per individuare eventuali episodi simili verificatisi nello spazio.
Fincke ha reso pubblica la propria identità solo pochi giorni fa senza fornire ulteriori dettagli sull’episodio, sottolineando che l’agenzia vuole tutelare la privacy medica degli astronauti.
Il malore ha comportato la cancellazione della passeggiata spaziale prevista, che sarebbe stata la decima per Fincke e la prima per la collega Zena Cardman, e il rientro anticipato dell’equipaggio. Il 15 gennaio, una capsula della SpaceX ha riportato a terra tutto l’equipaggio della missione Crew 11 con oltre un mese di anticipo.
Nonostante l’episodio, Fincke ha affermato di sperare di poter tornare nello spazio in futuro.
Completato in Cina il primo volo del Changying-8, drone cargo senza pilota da 7 tonnellate, nella città di Zhengzhou, nella provincia di Henan. Le immagini diffuse dalla tv di Stato mostrano il decollo e le fasi del test. Secondo i dati forniti dagli sviluppatori della China North Industries Group Corporation, il velivolo ha una capacità di carico fino a 3,5 tonnellate e un’autonomia superiore ai 3.000 chilometri. Il volo, durato circa 30 minuti a 500 metri di quota, ha verificato i principali sistemi di bordo. Il drone, lungo 17 metri con apertura alare di 25, è progettato per operazioni logistiche rapide anche su piste corte.
Al Kennedy Space Center il timer scandisce il conto alla rovescia per il lancio della missione Artemis II destinata a portare quattro astronauti nell’orbita lunare, mentre si intensificano i preparativi in attesa del ‘go’ al lancio del gigantesco razzo Sls (Space Launch System) sul quale è integrata la capsula Orion, previsto alle 18,24 ora locale del primo aprile (le 00,24 italiane del 2 aprile).
Nel frattempo a Washington la Nasa pensa già al futuro dell’esplorazione lunare e, nell’accordo firmato con l’Italia, i moduli abitativi Mph per la superficie lunare costruiti nel nostro Paese sono diventati parte integrante del programma Artemis per il ritorno alla Luna. Nell’accordo c’è anche l’intesa sulla presenza di un italiano fra gli astronauti che cammineranno sul suolo lunare.
CAPE CANAVERAL (FLORIDA) – La missione Artemis II, la prima che invierà astronauti verso la Luna dal 1972, è un tassello fondamentale in un programma molto più ampio. L’obiettivo finale è costruire una base sulla Luna. A dirigere il programma è Carlos Garcia-Galan della NASA.
Come sarà realizzata la base lunare?
Sarà costruita in diverse fasi. Da qui al 2028, manderemo dei piccoli lander che ci permetteranno di dimostrare che possiamo arrivarci in modo affidabile e di sperimentare nuove tecnologie di cui avremo bisogno per vivere lì in modo permanente. Dal 2029 al 2032 costruiremo l’infrastruttura: pannelli solari di grandi dimensioni, reattori nucleari potenzialmente in grado di fornire grandi quantità di elettricità, sistemi di comunicazione e navigazione, tutti elementi permanenti. Durante quella fase ci saranno anche missioni con equipaggio e disporremo di rover pressurizzati che l’equipaggio potrà utilizzare per muoversi sulla superficie. Infine, a partire dal 2032 circa, saranno collocati i moduli abitativi permanenti, permettendo così missioni di lunga durata.
Avete già in mente una posizione esatta?
Non proprio. La fase uno riguarda proprio l’esplorazione, raccogliere informazioni sul terreno per capire quali aree sono buone e quali no. Le caratteristiche generali che cerchiamo sono aree un po’ più facili su cui costruire e allo stesso tempo vicine agli obiettivi scientifici che gli astronauti potranno raggiungere con i rover pressurizzati o i veicoli lunari. Abbiamo alcune idee delle zone in cui vorremmo andare e alcune delle nostre missioni inizieranno a esplorarle già ora.
Fino a pochi anni fa, tutto questo sarebbe stato considerato fantascienza…
Non lo è più. È reale. Lo renderemo reale. Questo è quello che facciamo alla NASA: trasformiamo la fantascienza in realtà. Riusciamo a realizzare ciò che sembra quasi impossibile. E questa volta lo faremo insieme ai nostri partner internazionali. C’è un contributo importante dall’Italia e dal resto dei Paesi europei, ma anche dal Giappone, dal Canada, e da tutti coloro che hanno firmato gli Artemis Accords.
Perché è importante costruire una base sulla Luna?
Prima di tutto, il valore scientifico è enorme. La Luna non ha atmosfera e in alcune zone, specialmente al Polo Sud dove ci sono crateri permanentemente in ombra, si trovano acqua e altri elementi volatili che hanno miliardi di anni. Questi materiali possono svelare i segreti di come si è formato il Sistema Solare.
Dall’altro lato, solo arrivarci significa innovare, sviluppare nuove tecnologie e imparare nuovamente come viaggiare sulla Luna, come gestire la logistica e tutto ciò che serve per una base vivace. Questo avrà un enorme valore tecnologico sia sulla Luna che qui sulla Terra. E, naturalmente, lungo il percorso, ispireremo milioni di ragazzi in tutto il mondo.
Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman, e l’astronauta canadese Jeremy Hansen sono arrivati in Florida da Houston venerdì. Si sono svegliati circa nove ore prima del lancio per la colazione, un briefing meteorologico e le preparazioni pre-missione, prima del tragitto verso la rampa di lancio previsto per le 14:00.
Hanno trascorso due settimane in quarantena prima del decollo e hanno passato del tempo con le proprie famiglie durante il fine settimana presso la “beach house” del Kennedy Space Center, un luogo dove gli astronauti riposano prima di partire per lo spazio.
Nei filmati forniti dalla NASA, si potevano vedere con le loro tute, gioviali mentre si riunivano, giocavano a carte e si scambiavano persino dei “cinque” mettendosi in posa per le fotografie.
L’equipaggio di Artemis II, composto dagli astronauti della NASA Christina Koch, Victor Glover e Reid Wiseman e dall’astronauta canadese Jeremy Hansen, ha indossato le tute di volo ed è arrivato alla rampa di lancio in vista del decollo dal Kennedy Space Center della NASA in Florida.
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