Addio ad Antonino Cattaneo, presidente EBRI: aprì nuove strade per le terapie contro l’Alzheimer

Addio ad Antonino Cattaneo, presidente EBRI: aprì nuove strade per le terapie contro l’Alzheimer

Lutto alla Scuola Normale di Pisa per l’improvvisa scomparsa, oggi mentre era in visita a Milano, del neuroscienziato Antonino Cattaneo, tra i più importanti studiosi dell’Alzheimer.
Era presidente dell’Ebri (European Brain research institute), l’istituto di ricerca sul cervello fondato da Rita Levi Montalcini e dal 2008 al 2024 professore ordinario di Fisiologia e direttore del Laboratorio di biologia della Scuola Normale Superiore di Pisa, di cui era stato anche allievo del corso di Perfezionamento. 

La ricerca scientifica e la lotta all’Alzheimer

Autore di oltre 200 pubblicazioni in riviste scientifiche internazionali, si spiega in una nota, Cattaneo ha condotto ricerche con scoperte pionieristiche e metodi innovativi che hanno aperto nuovi campi. Ha dato contributi fondamentali ai campi delle neurotrofine e della malattia di Alzheimer, così come al campo degli anticorpi ricombinanti. I suoi lavori sono alla base di approcci terapeutici innovativi per l’Alzheimer attualmente in fase di sviluppo verso la sperimentazione clinica.

La formazione accademica: da Roma a Cambridge

Nato a Pisa il 6 settembre 1954, si era trasferito a Roma, città in cui viveva, laureandosi nel 1976 in biofisica all’Università Sapienza di Roma, con il professor Mario Ageno, considerato il padre della biofisica. A Pisa era ritornato per il dottorato di ricerca conseguito alla Scuola Normale Superiore nel 1980, con uno studio sulla codifica delle informazioni visive da parte delle cellule della corteccia visiva. 

Ha poi lavorato come postdoc e poi come ricercatore con il Premio Nobel Rita Levi Montalcini all’Istituto di Neurobiologia del Cnr a Roma, e successivamente con Cesar Milstein (altro Premio Nobel) al Mrc Laboratory of molecular biology di Cambridge in Inghilterra. Dal 1991 al 2008 è stato ordinario di Biofisica alla Scuola Internazionale di studi superiori avanzati (Sissa) di Trieste, dove è stato direttore di Dipartimento dal 1991 al 1995 e vicedirettore della Sissa dal 1996 al 2001. Dal 2008 era tornato alla Normale come professore ordinario di Fisiologia e direttore del Laboratorio di biologia Bio@Sns, fino al pensionamento avvenuto nel 2023. È stato anche insignito di numerosi riconoscimenti e premi scientifici, tra cui il Premio Domenico Marotta dell’Accademia nazionale delle scienze detta dei XL, la Medaglia W. Jansenius della Accademia Slovacca delle Scienze ed il Premio Internazionale G. Tartufari per la Biologia dall’Accademia nazionale dei Lincei. 

Cordoglio della Scuola Normale che ricorda, oltre all’indiscusso valore scientifico, anche la grande umanità, gentilezza e sensibilità di Cattaneo.
 

 

Il ricordo dei colleghi dell’EBRI 

Tutti i collaboratori dell’EBRI lo ricordano per il suo alto valore scientifico, per la sua profonda umanità, per la sua sensibilità.

“Se ne va uno scienziato visionario, capace di anticipare il futuro della ricerca e di costruire ponti tra discipline diverse – affermano i ricercatori dell’EBRI – ma la grandezza di Antonino non risiedeva soltanto nelle sue intuizioni scientifiche. Era un maestro autentico. Discutere un esperimento, immaginare una nuova ipotesi, prendere un gesso e disegnare sulla lavagna il percorso per dimostrarla. Ha formato generazioni di scienziati, insegnandoci il valore della curiosità, del dubbio, del rigore e della libertà di pensiero. Ognuno di noi conserva il ricordo della sua straordinaria generosità intellettuale, della sua capacità di ascoltare e del suo entusiasmo contagioso. La sua eredità continuerà a vivere nei laboratori che ha contribuito a costruire, nei ricercatori che ha formato, nei progetti che ha ispirato, nelle idee che continueranno a generare nuove scoperte e, soprattutto, nei pazienti che un giorno potranno beneficiare dei risultati delle sue intuizioni scientifiche che lui ha avuto il coraggio di perseguire”.

“Ho avuto l’onore ed il privilegio di lavorare a stretto contatto con lui negli ultimi anni – ricorda il Direttore Generale dell’EBRI Libero Massimo Candreva – È stata un’esperienza straordinaria, tanto sul piano professionale quanto su quello umano. Il suo esempio, la sua visione e il suo approccio multidisciplinare hanno rappresentato per tutti noi una fonte continua di insegnamento e di crescita. La sua scomparsa lascia un vuoto enorme, difficile da colmare, e rappresenta una perdita prematura che ci addolora profondamente. Al tempo stesso, sentiamo forte la responsabilità di custodire e valorizzare quanto ci ha trasmesso, continuando a portare avanti con serietà, passione e dedizione il lavoro e i principi in cui ha sempre creduto”.

“Grazie Antonino. Per noi è stato un immenso privilegio poter lavorare, imparare e crescere al tuo fianco. Il modo migliore per onorare la tua memoria sarà continuare il cammino che ci hai indicato: fare scienza con coraggio, con passione e con l’ambizione di migliorare la vita delle persone”.

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La Terra vista dal casco dell’astronauta: spettacolare spacewalk per riparare il braccio della ISS

La Terra vista dal casco dell’astronauta: spettacolare spacewalk per riparare il braccio della ISS

Le spettacolari immagini diffuse dalla NASA mostrano l’attività extraveicolare compiuta da Chris Williams e Jessica Meir all’esterno della Stazione Spaziale Internazionale per la riparazione del braccio robotico della ISS.

L’obiettivo della missione era sostituire un giunto del polso del Canadarm2, andato in avaria il 27 maggio durante le normali operazioni. Dopo le verifiche condotte insieme all’Agenzia Spaziale Canadese (CSA), è stato deciso di utilizzare un ricambio già presente a bordo della stazione.

L’attività extraveicolare è durata 7 ore e 20 minuti e si è conclusa con successo. Al termine dell’intervento il controllo missione di Houston ha riattivato il Canadarm2, verificando il corretto funzionamento dei sistemi di alimentazione e trasmissione dati. 

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Meloni riceve astronauta Luca Parmitano e gli dona Tricolore per missione Artemis III della Nasa

Meloni riceve astronauta Luca Parmitano e gli dona Tricolore per missione Artemis III della Nasa

“Un incarico che da’ lustro al nostro paese- ha detto la premier – e conferma, ancora una volta, l’eccellenza dell’Italia nel settore spaziale”. Meloni ha poi consegnato all’astronauta il Tricolore che accompagnerà la missione Artemis III nello spazio quale simbolo – spiega la premier- dell’ingegno, dell’identità e dell’orgoglio italiano.

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Los Angeles, i fuochi del 4 luglio visti dallo spazio: il video della Stazione spaziale

Los Angeles, i fuochi del 4 luglio visti dallo spazio: il video della Stazione spaziale

Los Angeles illuminata dai fuochi d’artificio del 4 luglio vista dall’orbita terrestre. La NASA ha pubblicato le immagini riprese dalla Stazione spaziale internazionale mentre sorvolava la città durante le celebrazioni per i 250 anni dell’indipendenza degli Stati Uniti.

Il video mostra i lampi luminosi che si accendono a intermittenza nell’area urbana mentre la ISS sorvola la California.

“La Stazione spaziale internazionale ha sorvolato Los Angeles il 4 luglio, mentre l’America celebrava 250 anni di indipendenza con un’esplosione di fuochi d’artificio che illuminava la città sottostante: una festa così luminosa da arrivare fino allo spazio”, si legge nel post pubblicato sulle pagine social della ISS.

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Dimenticato per 40 anni in un cassetto: era l’osso di un raro dinosauro dell’Antartide

Dimenticato per 40 anni in un cassetto: era l’osso di un raro dinosauro dell’Antartide

Un osso fossile raccolto durante una spedizione in Antartide nel 1985 e rimasto per quasi quarant’anni custodito in un cassetto delle collezioni del British Antarctic Survey (BAS) si è rivelato appartenere a un dinosauro.

Catalogato all’epoca come il resto di un grande rettile, è stato recentemente riesaminato e identificato come una vertebra della coda di un titanosauro, un sauropode erbivoro dal lungo collo vissuto circa 82 milioni di anni fa. I fossili di dinosauri rinvenuti nel continente sono estremamente rari a causa della vasta copertura glaciale. 

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Acta Palaeontologica Polonica.

L’osso fu raccolto dal geologo Mike Thomson durante una missione sull’isola di James Ross, al largo della Penisola Antartica, dove il BAS stava mappando gli strati rocciosi e raccogliendo resti di rettili marini per ricostruire la storia geologica dell’area.

Decenni dopo, il paleontologo Mark Evans, responsabile delle collezioni geologiche del BAS, ne ha notato la particolare forma e ha sospettato che appartenesse a un dinosauro. Il confronto con altre vertebre di sauropodi ha confermato l’intuizione.

Secondo gli autori, il fossile risale al Cretaceo superiore, quando l’Antartide era ricoperta da foreste temperate e aveva un clima molto più mite dell’attuale. L’animale doveva essere lungo tra 6 e 7 metri e potrebbe essere stato un giovane esemplare oppure un piccolo rappresentante del gruppo degli eutitanosauri. Il frammento conservato è però troppo incompleto per identificarne con precisione la specie.

La scoperta è significativa anche dal punto di vista storico. Come sottolinea il British Antarctic Survey, quello recuperato da Thomson nel 1985 fu il primo osso di dinosauro mai raccolto in Antartide, ma la sua identità è stata riconosciuta soltanto oggi. 

È inoltre soltanto il secondo fossile corporeo di sauropode conosciuto nel continente. Mike Thomson è morto nel 2020 senza conoscere l’esito della scoperta. «Se fosse ancora con noi, sarebbe felicissimo di sapere di cosa si trattava», ha commentato Mark Evans, coautore dello studio.

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