“La Città Ideale”, al via il nuovo programma su futuro e sviluppo urbano
“La Città Ideale”, al via il nuovo programma su futuro e sviluppo urbano
“La Città Ideale”, al via il nuovo programma su futuro e sviluppo urbano
Sabato è stato il primo appuntamento dell’anno con la cosiddetta “superluna”: si tratta della coincidenza di una luna piena con la minore distanza tra Terra e Luna. L’effetto è un aumento delle dimensioni apparenti della Luna vista dalla Terra. Il termine non è astronomico, in quanto la definizione scientifica per il momento del massimo avvicinamento della Luna alla Terra è quella di perigeo lunare.
Superluna in Polonia, 03_01_26 (Ansa)
Il primo fenomeno del 2026 è anche chiamato la “Luna del Lupo”.
Utilizzando la potenza del telescopio spaziale Hubble un team di ricercatori ha scoperto un nuovo tipo di oggetto astronomico: una nube di materia oscura, ricca di gas ma priva di stelle, considerata un residuo della formazione primordiale delle galassie.
Battezzata “Cloud-9”, è la prima rilevazione confermata di un simile oggetto nell’universo, una scoperta che amplia la comprensione della formazione delle galassie, dell’universo primordiale e della natura stessa della materia oscura.
Situata nella periferia della galassia a spirale Messier 94, a circa 14 milioni di anni-luce dalla Terra, Cloud-9 è classificata dagli scienziati come un RELHIC (Reionization-Limited H I Cloud), ovvero una “nuvola di idrogeno limitata dalla reionizzazione”, un residuo primordiale dell’Universo che non ha mai formato stelle. Per anni gli studiosi hanno cercato prove dell’esistenza di un simile oggetto, finora solo teorizzato. Hubble, grazie alla sua maggiore sensibilità rispetto ai telescopi terrestri, ha confermato definitivamente l’assenza di stelle al suo interno.
I risultati, pubblicati su The Astrophysical Journal Letters, sono stati presentati lunedì in una conferenza stampa in occasione del 247° incontro dell’American Astronomical Society a Phoenix.
Secondo i ricercatori oggetti come Cloud-9 rappresentano “galassie mancate”: strutture che, pur dotate di massa e gas, non hanno raggiunto la massa critica necessaria per innescare la formazione stellare. Questo le rende finestre uniche sul ruolo della materia oscura e sui processi che hanno caratterizzato l’Universo primordiale.
Supponendo, infatti, che la pressione del gas stia bilanciando la gravità della nube di materia oscura – sembrerebbe questo il caso – i ricercatori hanno calcolato che la materia oscura di Cloud-9 dovrebbe essere pari a circa cinque miliardi di volte la massa solare.
“È la storia di una galassia fallita”, afferma Alejandro Benitez-Llambay dell’Università Milano-Bicocca, ricercatore alla guida del programma. “Nella scienza di solito impariamo più dai fallimenti che dai successi. In questo caso, non vedere stelle è ciò che dimostra la correttezza della teoria. Ci dice che abbiamo trovato nell’universo locale un elemento costitutivo primordiale di una galassia che non si è formata”.
Cloud-9: il cerchio di osservazione di Hubble (Nasa)
In questa immagine la colorazione magenta rappresenta i dati raccolti dal radiotelescopio terrestre Very Large Array (VLA), e indicano la presenza della nube. Il cerchio tratteggiato individua il picco dell’emissione radio, ovvero l’area su cui i ricercatori hanno concentrato la ricerca di stelle.
Osservazioni successive, effettuate con la Advanced Camera for Surveys del telescopio Hubble, non hanno rilevato alcuna stella all’interno della nube. I pochi oggetti visibili entro i suoi confini sono in realtà galassie di sfondo.
Prima delle osservazioni di Hubble, gli scienziati potevano ipotizzare che Cloud-9 fosse una debole galassia nana, le cui stelle non erano osservabili dai telescopi terrestri a causa della loro limitata sensibilità. Le immagini di Hubble dimostrano invece che, in realtà, questa galassia “mancata” non contiene stelle.
La scoperta apre la strada a future ricerche di altri oggetti simili, potenziali reliquie cosmiche che potrebbero aiutare a comprendere meglio la nascita delle galassie e la natura della materia oscura.
La Nasa ha deciso di far rientrare anticipatamente sulla Terra l’equipaggio della missione Crew 11 a causa delle condizioni di salute di un membro della squadra. Non era mai accaduto nei 25 anni di storia della Stazione Spaziale Internazionale. Il rientro, concordato con Space X, dovrebbe avvenire il 14 gennaio.
“Nasa e SpaceX puntano al disattracco dell’Equipaggio 11 dalla Stazione Spaziale Internazionale non prima delle 17:00 ET del 14 gennaio, con l’ammaraggio al largo della California previsto per l’inizio del 15 gennaio a seconda del meteo e delle condizioni di recupero”, si legge in un post.
La missione Crew 11 è composta dai due astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, da Kimiya Yui della Japan Aerospace Exploration Agency e da Oleg Platonov di Roscosmos. I quattro erano partiti dal Kennedy Space Center in Florida il primo agosto e sarebbero dovuti rientrare sulla Terra dopo 6 mesi.
L’agenzia spaziale non ha fornito dettagli su chi sia il malato, ma ha chiarito che è in condizioni stazionarie e non necessità di un recupero urgente.
L’equipaggio della missione Crew 11 (Nasa)
È la prima volta che la Nasa si trova a interrompere una missione per un’emergenza sanitaria. Sull’Iss si trovano al momento in totale sette astronauti. La Nasa ha spiegato che a questo punto potrebbe essere anticipata la nuova missione.
“Il rientro di anticipato una ventina di giorni non compromette la missione e non cambia molto nell’organizzazione del lavoro sulla Iss”, ha osservato Paolo Nespoli, veterano dello spazio che ha al suo attivo tre missioni per l’Agenzia Spaziale Europea. “Probabilmente la decisione di anticipare il rientro è stata dettata da una scelta cautelativa”.
La Nasa ha dato notizia del problema di salute di un membro dell’equipaggio il 7 gennaio, annunciando contestualmente il rinvio della passeggiata spaziale prevista per il giorno successivo, la prima del 2026. Avrebbero dovuto affrontarla i due astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke.
È plausibile che il problema di salute sia stato individuato nella visita medica che serve a dare il nulla osta all’attività extra-veicolare, ma naturalmente c’è assoluto riserbo sia sulla natura del problema di salute come sull’astronauta nel quale è stato rilevato. La Nasa si è limitata a dire che le condizioni sono stabili.
Sulla Iss “la maggior parte dei problemi medici possono essere risolti, come è avvenuto in passato, senza interrompere la missione”, ha detto Nespoli.
“In 25 anni è la prima volta che una missione spaziale viene interrotta per motivi medici. Di solito questi vengono risolti a bordo attraverso il coordinamento fra gli astronauti con un addestramento medico e sotto la guida dei medici dal centro di controllo a Terra della missione, in una sorta di telemedicina”, ha aggiunto l’ex astronauta, che nelle sue missioni aveva ricevuto un addestramento per affrontare problemi medici.
“Sulla Stazione Spaziale Internazionale c’è anche una farmacia nutrita, che comprende anche medicinali che gli astronauti americani chiamano ‘controllati’ perché il loto uso deve essere autorizzato dal medico a Terra, in una sorta di ricetta”, ha detto ancora.
Secondo il dottor James Polk, responsabile sanitario e capo medico della Nasa citato da Reuters, non si è trattato di un’emergenza a bordo della stazione, ma l’agenzia ha deciso di “agire con la massima cautela per la sicurezza dell’astronauta”. Polk ha sottolineato che in passato astronauti hanno ricevuto cure in orbita per disturbi minori, come mal di denti o problemi alle orecchie.
Iss (Nasa)
Dal momento che non si tratta di un’emergenza, verranno seguite le normali procedure: la navetta Endeavour dovrà ammarare nell’Oceano Pacifico al largo della California e, dopo il recupero con la nave, l’equipaggio dovrà essere trasportato sulla terraferma in elicottero e poi con l’aereo al Johnson Space Center della Nasa.
“È la prima volta che eseguiamo un’evacuazione medica controllata dal veicolo”, ha affermato Amit Kshatriya, amministratore associato della Nasa. “Ciò che conta per noi – ha aggiunto – è l’intero equipaggio e non vogliamo fare nulla, data la natura della condizione, che possa comportare ulteriori rischi discostandoci dalle nostre normali procedure”.
Prosegue, invece, la missione per gli altri tre astronauti nella Iss: l’americano Chris Williams e i russi Sergei Mikaev e Sergei Kud-Sverchkov, arrivati a novembre con una capsula Soyuz per una missione di circa otto mesi. Il loro rientro è previsto per l’estate.
La NASA ha annunciato la decisione di far rientrare sulla Terra la missione SpaceX Crew-11 dalla Stazione Spaziale Internazionale in anticipo rispetto a quanto inizialmente previsto, a seguito di un problema medico che riguarda un membro dell’equipaggio attualmente residente e operativo a bordo del laboratorio orbitante.
Lo si legge sul blog della Nasa, nel quale viene spiegato che sarà presa nei prossimi giorni una decisione circa la data di rientro. La Nasa sta inoltre esaminando le opzioni disponibili per anticipare il lancio della missione Crew-12.
L’agenzia spaziale statunitense ha comunicato che il team composto da quattro membri – provenienti da Stati Uniti, Giappone e Russia – farà ritorno sulla Terra nei prossimi giorni, prima del previsto.
Per motivi di privacy, non è stato reso noto né il nome dell’astronauta coinvolto né la natura del problema di salute. Tuttavia, l’agenzia ha confermato che il membro dell’equipaggio è ora in condizioni stabili. Ieri, in via precauzionale, era stato annunciato l’annullamento della prima passeggiata spaziale dell’anno.
Secondo il dottor James Polk, responsabile sanitario e capo medico della Nasa citato da Reuters, non si è trattato di un’emergenza a bordo della stazione, ma l’agenzia ha deciso di “agire con la massima cautela per la sicurezza dell’astronauta”. Polk ha sottolineato che si tratta della prima evacuazione medica dalla Stazione Spaziale Internazionale nella storia della Nasa, anche se in passato astronauti hanno ricevuto cure in orbita per disturbi minori, come mal di denti o problemi alle orecchie.
L’equipaggio che rientrerà sulla Terra è arrivato sulla Iss lo scorso agosto a bordo di una capsula SpaceX, per una missione della durata prevista di almeno sei mesi. Ne fanno parte gli astronauti della Nasa Zena Cardman e Mike Fincke, l’astronauta giapponese Kimiya Yui e il cosmonauta russo Oleg Platonov. Fincke e Cardman avrebbero dovuto effettuare una passeggiata spaziale per preparare l’installazione di nuovi pannelli solari destinati ad aumentare la capacità energetica della stazione.
Per Mike Fincke si tratta della quarta missione sulla ISS, mentre Kimiya Yui è alla sua seconda permanenza in orbita. Questa, invece, rappresenta la prima esperienza spaziale per Zena Cardman e Oleg Platonov.
“Sono orgoglioso della rapidità e dell’impegno dimostrati dall’agenzia per garantire la sicurezza dei nostri astronauti”, ha dichiarato l’amministratore della NASA, Jared Isaacman.
Prosegue, invece, la missione per gli altri tre astronauti nella Iss: l’americano Chris Williams e i russi Sergei Mikaev e Sergei Kud-Sverchkov, arrivati a novembre con una capsula Soyuz per una missione di circa otto mesi. Il loro rientro è previsto per l’estate.
“Da oltre 60 anni la Nasa ha fissato lo standard in materia di sicurezza e protezione nei voli spaziali con equipaggio. Nelle sue attività, inclusi i 25 anni di presenza umana continua a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, la salute e il benessere dei nostri astronauti sono sempre stati e continueranno a essere la nostra massima priorità. Ieri, 7 gennaio, un singolo membro dell’equipaggio a bordo della stazione ha avuto un problema medico ed è ora in condizioni stabili”.
Queste le parole dell’amministratore della Nasa, Jared Isaacman, durante una conferenza stampa.
“Dopo consultazioni con il responsabile sanitario e capo medico, il dottor J.D. Polk, e insieme ai vertici dell’agenzia, sono giunto alla decisione che sia nel migliore interesse dei nostri astronauti far rientrare la Crew-11 prima della data inizialmente prevista. Nei prossimi giorni, la navicella Dragon Endeavor lascerà la Stazione Spaziale Internazionale con a bordo la comandante Zena Cardman, il pilota Mike Fincke, Kimiya Yui della JAXA e Oleg Platonov di Roscosmos, per riportarli in sicurezza sulla Terra. Prevediamo di fornire un ulteriore aggiornamento entro le prossime 48 ore riguardo alla tempistica prevista per lo sgancio e il rientro in atmosfera”.
Commenti recenti