Blue Origin lancia due sonde NASA verso Marte e centra il primo atterraggio del booster New Glenn

Blue Origin lancia due sonde NASA verso Marte e centra il primo atterraggio del booster New Glenn

Il razzo New Glenn di Blue Origin ha effettuato il suo primo rientro e atterraggio con successo, un passaggio fondamentale per il programma spaziale dell’azienda di Jeff Bezos.

Il lancio, avvenuto da Cape Canaveral dopo una serie di rinvii dovuti alle condizioni meteorologiche e alla tempesta geomagnetica che ha investito la Terra in questi giorni, ha portato in orbita le due sonde EscaPADE della NASA, destinate a raggiungere Marte per studiare l’interazione tra il vento solare, il campo magnetico e la progressiva perdita dell’atmosfera marziana.

Pochi minuti dopo il decollo, il primo stadio del razzo, alto quanto un palazzo di 17 piani e spinto da sette motori BE-4, si è separato regolarmente dalla sezione superiore ed è rientrato in modo controllato, posandosi sulla chiatta Jacklyn nell’Atlantico. Un risultato mancato nel volo inaugurale di gennaio e considerato cruciale per la futura riutilizzabilità del vettore, un parametro determinante per ridurre i costi di accesso allo spazio.

Le due sonde gemelle, Blue e Gold, costruite da Rocket Lab per la NASA, sono state rilasciate dall’upper stage e ora inizieranno un viaggio di 22 mesi verso il pianeta rosso, dove entreranno in orbita per una missione scientifica della durata di 11 mesi.

Il successo del lancio e dell’atterraggio rappresenta un passo avanti per l’azienda di Bezos nella sfida con SpaceX, finora l’unica ad aver realizzato il rientro dei vettori.

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Atterraggio riuscito per gli astronauti cinesi dopo il danno alla capsula di rientro

Atterraggio riuscito per gli astronauti cinesi dopo il danno alla capsula di rientro

Il rientro degli astronauti cinesi della missione Shenzhou-20 è avvenuto nel pomeriggio del 14 novembre nel deserto della Mongolia Interna, al termine di una delle fasi più delicate mai affrontate dal programma spaziale di Pechino. Chen Dong, Chen Zhongrui e Wang Jie sono tornati sulla Terra a bordo della capsula della Shenzhou-21, dopo che la loro navicella originaria era stata dichiarata non idonea al rientro a causa di una microcrepa individuata nel finestrino.

Il problema è stato attribuito a un possibile impatto con detriti spaziali, un rischio in aumento nell’orbita bassa. L’anomalia, rilevata durante i controlli pre-rientro, ha portato al rinvio della discesa, inizialmente prevista per il 5 novembre. Per garantire la sicurezza dell’equipaggio, l’Agenzia spaziale cinese ha attivato la procedura di emergenza che prevede l’utilizzo del veicolo della missione successiva, già attraccato alla stazione Tiangong.

Le immagini dell’atterraggio mostrano la capsula Shenzhou-21 che frena con i paracadute e si adagia sulle praterie polverose di Dongfeng, dove le squadre di recupero assistono gli astronauti, apparsi in buona salute dopo oltre sei mesi trascorsi in orbita. Il comandante Chen Dong ha definito l’episodio un «test reale» delle capacità operative del programma, ricordando che «l’esplorazione spaziale è piena di difficoltà e sfide».

L’incidente evidenzia però la vulnerabilità dei veicoli alle collisioni con i micro-detriti, particelle troppo piccole per poter essere monitorate costantemente, ma in grado di danneggiare le strutture critiche.

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Viterbo capitale europea della ricerca su fusione nucleare: si aggiudica il FuseNet PhD Event2026

Viterbo capitale europea della ricerca su fusione nucleare: si aggiudica il FuseNet PhD Event2026

In un’epoca in cui l’energia pulita e sostenibile rappresenta una delle sfide più urgenti per il pianeta, la ricerca sulla fusione nucleare emerge come faro di innovazione. E proprio in questo contesto, Viterbo si prepara a diventare il cuore pulsante della scienza europea: l’Università della Tuscia (Unitus) ospiterà infatti il FuseNet PhD Event 2026, l’evento annuale di riferimento per i dottorandi europei nel campo della fusione nucleare. Un riconoscimento che non solo premia l’eccellenza accademica dell’ateneo viterbese, ma proietta la Tuscia sulla mappa internazionale della ricerca, intrecciando innovazione high-tech e il fascino millenario del territorio.

Un evento di prestigio internazionale

Il FuseNet PhD Event è molto più di un semplice congresso: si tratta del principale appuntamento annuale dedicato ai giovani ricercatori europei specializzati in fusione nucleare, una tecnologia rivoluzionaria che promette di produrre energia pulita e illimitata, replicando i processi stellari in laboratorio. Organizzato e finanziato da FuseNet – la rete europea che coordina la formazione in questo settore, favorendo collaborazioni tra università, centri di ricerca e industrie, oltre alla mobilità di studenti e scienziati – l’evento radunerà centinaia di partecipanti da tutto il Vecchio Continente.L’annuncio è arrivato in grande stile durante l’edizione 2025 dell’evento, svoltasi al sito ITER di Cadarache, in Francia – il “cuore” mondiale della ricerca sulla fusione, dove sorgerà il più grande tokamak sperimentale mai costruito.

L’evento si terrà presso la Scuola di Ingegneria e Design dell’Università della Tuscia, a Viterbo, anche se le date esatte non sono ancora state rese note. Il programma promette sessioni di alto livello: presentazioni di tesi dottorali all’avanguardia, workshop su collaborazioni internazionali, tavole rotonde con esperti del settore e opportunità di networking che potrebbero dare vita a partnership durature. Non mancheranno momenti di confronto su temi caldi come la modellazione plasma, i materiali resistenti alle alte temperature e le applicazioni industriali della fusione.

Un traguardo per l’Università della Tuscia

Questa vittoria non è casuale, ma il culmine di un percorso virtuoso. L’edizione 2026 coincide infatti con il decimo anniversario del gruppo di ricerca sulla fusione nucleare di Unitus, attivo dal 2016 e immerso in una fitta rete di collaborazioni internazionali. Tra i progetti di punta c’è TRUST (Tuscia Research University Small Tokamak), un esperimento accademico in fase di sviluppo presso l’università, che simula le condizioni di confinamento magnetico per studiare il plasma – il “quarto stato della materia” essenziale per la fusione.

“Ospitare il FuseNet PhD Event alla Tuscia è un risultato di grande prestigio”, ha dichiarato la rettrice Prof.ssa Tiziana Laureti, con orgoglio durante l’annuncio a ITER. “Essere annunciati direttamente dal cuore della ricerca mondiale sulla fusione, in Francia, è motivo di orgoglio e riconoscimento della qualità della nostra ricerca e formazione”. E ha aggiunto: “L’arrivo a Viterbo di centinaia di giovani ricercatori da tutta Europa rappresenterà anche un’importante occasione di valorizzazione per la città e il territorio, che offriranno un contesto unico dove innovazione e tradizione si incontrano, rafforzando l’immagine della Tuscia come luogo di eccellenza, accoglienza e sapere”.

In un momento in cui l’Europa investe miliardi nell’energia verde (basti pensare al programma ITER, con un budget di oltre 20 miliardi di euro), ospitare un evento del genere posiziona Viterbo come “capitale europea dei giovani ricercatori”. È un’opportunità per dialogare con il futuro: la fusione nucleare rappresenta in prospettiva futura una grande occasione nella lotta alla crisi climatica e avere i suoi pionieri qui, in Umbria laziale, è un privilegio unico.

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Superluna del Castoro, un aereo vola davanti al disco lunare a Colonia

Superluna del Castoro, un aereo vola davanti al disco lunare a Colonia

La notte tra il 5 e il 6 novembre la cosiddetta “Luna del Castoro” ha regalato uno spettacolo mozzafiato nei cieli della città di Colonia, in Germania.

Viene chiamata Superluna quando si verifica la particolare combinazione di Luna piena in coincidenza con il perigeo (il punto di minima distanza dalla Terra), che fa apparire il disco leggermente più grande e più luminoso del solito.

Il nome “Luna del Castoro” deriva invece dalla tradizione nordamericana, secondo la quale in questo periodo dell’anno i castori sono particolarmente attivi nella costruzione delle loro dighe prima dell’inverno.

In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.

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La Superluna del Castoro splende nel cielo e incanta osservatori e appassionati

La Superluna del Castoro splende nel cielo e incanta osservatori e appassionati

Il cielo è tornato ad offrire uno spettacolo raro: nella notte appena trascorsa la cosiddetta “Luna del Castoro” è stata protagonista della Superluna più grande e brillante degli ultimi sei anni.

Durante la fase di pienezza, alle 23:27 ha toccato il perigeo, il punto della sua orbita più vicino alla Terra, a soli 356.833 chilometri di distanza, apparendo fino al 10% più grande e il 25% più luminosa rispetto a una Luna piena ordinaria.

Il momento migliore per ammirarla è stato poco dopo il tramonto, quando sorgendo a est si è tinta di sfumature dorate e rosate prima di illuminare il cielo notturno.

Il termine “Luna del Castoro” – in inglese “Beaver Moon” – affonda le radici nelle tradizioni dei nativi americani, che associavano il plenilunio di novembre al periodo in cui i castori costruivano dighe e rifugi prima dell’inverno. In Europa, la stessa Luna era nota come “Luna del Cacciatore” o “Luna Gelata”, simbolo del passaggio alla stagione fredda.

Sebbene il nome Superluna non abbia un valore  scientifico – gli astronomi parlano di Luna piena al perigeo – il  fenomeno resta uno dei più affascinanti per la sua bellezza e per  l’effetto ottico che genera: quando è bassa sull’orizzonte, la Luna  sembra ancora più grande per via della cosiddetta illusione lunare.

In un anno si possono osservare in media da tre a quattro superlune: l’ultima del 2025 è attesa per il 4 dicembre.

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NVIDIA il “cuore pulsante” dell’Intelligenza Artificiale

NVIDIA il “cuore pulsante” dell’Intelligenza Artificiale

Quale strategia ha permesso  l’ascesa straordinaria di NVIDIA, l’azienda che ha superato i 5.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, ridefinendo gli equilibri della geopolitica tecnologica mondiale? Ne parliamo con Antonino Caffo, giornalista esperto di AI e di tecnologia digitale

Quali sono le strategie e i principali fattori che hanno permesso a Nvidia di raggiungere la storica soglia dei 5 mila miliardi di capitalizzazione, superando colossi come Apple e Microsoft?

Il raggiungimento della capitalizzazione di 5 mila miliardi di dollari da parte di Nvidia, un traguardo che l’ha portata a superare giganti consolidati come Apple e Microsoft, non è il risultato di un singolo evento, ma di una strategia pluriennale culminata in un dominio quasi assoluto nel settore che sta definendo l’attuale era tecnologica: l’intelligenza artificiale. Il fattore primario è stata la lungimiranza strategica dell’azienda e del suo CEO, Jensen Huang, nel riconoscere che le sue Unità di Elaborazione Grafica (GPU), originariamente progettate per il gaming, possedevano l’architettura di calcolo parallelo ideale per addestrare i complessi modelli di intelligenza artificiale. Questa intuizione ha trasformato Nvidia da un’azienda di hardware per videogiochi nel fornitore indispensabile di “pale e picconi” per la nuova corsa all’oro dell’IA.

Come ha inciso il boom dell’intelligenza artificiale sulla crescita di Nvidia, soprattutto nel mercato delle GPU e nei settori di data center e supercomputer?

Il boom dell’intelligenza artificiale non ha semplicemente inciso sulla crescita di Nvidia: l’ha letteralmente ridefinita, trasformandola da un’azienda leader nel gaming a un colosso tecnologico che funge da pilastro infrastrutturale per l’intera economia digitale. L’impatto è stato profondo e ha investito in pieno proprio i settori delle GPU, dei data center e dei supercomputer, che sono diventati il motore primario del suo fatturato e della valutazione.

Quali sono i potenziali rischi finanziari e di “bolla” legati al valore odierno di Nvidia, considerando gli allarmi lanciati da economisti e investitori sui titoli tecnologici trainati dall’IA?

L’ascesa ha inevitabilmente acceso un dibattito sul rischio di una bolla speculativa, con molti parallelismi tracciati con la bolla delle dot-com dei primi anni 2000. Il principale timore, evidenziato da istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Inghilterra, risiede in una potenziale “disconnessione” tra le valutazioni di borsa e i ricavi effettivi generati dalle applicazioni di IA. I rapporti prezzo/utili (P/E) dei titoli legati all’IA, Nvidia in primis, hanno raggiunto livelli molto elevati, suggerendo che gli investitori stiano prezzando aspettative di crescita future. Il rischio è che se l’appetito per gli investimenti in IA dovesse raffreddarsi, o se la monetizzazione di queste tecnologie dovesse rivelarsi più lenta o meno proficua del previsto, potrebbe verificarsi una correzione di mercato brusca e severa. Gli enormi costi per la costruzione dei data center necessari ad alimentare l’IA rappresentano un altro fattore di vulnerabilità. Alcuni critici, pur riconoscendo l’importanza trasformativa dell’IA, sostengono che l’entusiasmo degli investitori sia eccessivo e che il mercato stia sottovalutando i rischi. D’altra parte, figure come il CEO di Nvidia, Jensen Huang, hanno ripetutamente respinto l’idea di una bolla, sostenendo che ciò a cui assistiamo non è speculazione, ma un “cambiamento strutturale” fondamentale. Secondo questa visione, l’adozione dell’IA da parte di industrie reali, governi e multinazionali è un investimento infrastrutturale concreto e a lungo termine, simile alla costruzione delle reti elettriche o di Internet. Il dibattito, quindi, non verte tanto sull’importanza dell’IA, quanto sulla sostenibilità delle attuali valutazioni e sulla velocità con cui gli investimenti si tradurranno in profitti tangibili e diffusi.

In che modo le tensioni tra Stati Uniti e Cina, comprese le restrizioni sull’export dei chip e le mosse diplomatiche di figure come Trump e Xi Jinping, stanno influenzando il futuro di Nvidia e il mercato globale dei semiconduttori?

Le tensioni rappresentano uno dei maggiori rischi e, al contempo, un fattore di ridefinizione strategica per il futuro di Nvidia. Il governo statunitense ha identificato i semiconduttori avanzati come una tecnologia critica per la sicurezza nazionale e la supremazia militare, portando all’imposizione di severe restrizioni sull’esportazione dei chip di IA più potenti di Nvidia verso la Cina. Queste misure hanno colpito direttamente il business dell’azienda: la Cina, che un tempo rappresentava una quota significativa (circa il 20%) del fatturato di Nvidia, è vista ora come un mercato destinato a ridursi quasi a zero per i prodotti di punta. Queste restrizioni hanno avuto un impatto finanziario diretto, con perdite stimate in miliardi di dollari per chip specifici (come l’H20) che erano stati progettati appositamente per conformarsi a regole precedenti, poi ulteriormente inasprite. L’impatto più profondo, tuttavia, è strategico. Da un lato, Nvidia perde l’accesso al mercato in più rapida crescita per l’IA; dall’altro, le restrizioni statunitensi stanno accelerando in modo esponenziale gli sforzi della Cina per raggiungere l'”autosufficienza tecnologica”. Pechino sta investendo massicciamente nello sviluppo di propri processori di IA per mano di aziende come Huawei, cercando di creare un ecosistema alternativo e indipendente.

Qual è il ruolo che Nvidia intende giocare nei prossimi anni nell’ecosistema globale dell’IA, anche attraverso partnership strategiche, investimenti in settori emergenti (come 6G e robotaxi), e rapporti con attori istituzionali e privati di USA, Cina ed Europa?

Nvidia non intende più essere solo il fornitore di hardware per l’intelligenza artificiale, ma punta a diventare l’architetto e il gestore dell’infrastruttura operativa fondamentale per la prossima fase dell’economia digitale. Il suo ruolo futuro è quello di una vera e propria “utility” dell’IA, il cui ecosistema hardware e software (CUDA) sarà tanto essenziale quanto lo è oggi l’elettricità per l’industria. Per raggiungere questo obiettivo, sta perseguendo una strategia aggressiva di espansione e integrazione verticale e orizzontale. Gli investimenti in settori emergenti sono emblematici di questa strategia. L’investimento da un miliardo di dollari in Nokia non è solo una scommessa sul 6G, ma un piano per infondere l’intelligenza artificiale direttamente nel cuore delle future reti di telecomunicazione. L’obiettivo è creare “reti intelligenti” capaci di gestire carichi di lavoro IA direttamente in “edge”, potenziando tutto, dall’IoT industriale alla realtà aumentata. Allo stesso modo, la partnership con Stellantis e Uber per i robotaxi (con produzione prevista dal 2028) dimostra la volontà di fornire il “cervello” (la sua piattaforma di guida autonoma) per uno dei settori a più alta crescita e intensità del prossimo decennio.

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