Un donatore di sperma danese portatore di una rara mutazione genetica cancerogena ha generato almeno 210 figli in 14 paesi, 14 in più rispetto a quanto precedentemente noto, rendendo questo caso quello che gli esperti di bioetica descrivono come il più grande caso conosciuto di una malattia pericolosa trasmessa attraverso la donazione di sperma. Il caso ruota attorno al Donatore 7069, noto come “Kjeld”, il cui sperma è stato venduto dalla banca europea dello sperma, la European Sperm Bank (ESB) con sede a Copenhagen, a cliniche di fertilità in tutta Europa a partire dal 2005. Né il donatore né la banca al momento delle donazioni erano a conoscenza della mutazione del gene TP53 nel 10-19% dei suoi spermatozoi, emersa solo nel 2023. Ad esempio Julie Jepsen 19 anni è nata dallo sperma di questo donatore ed è sopravvissuta al cancro due volte : il primo fu un linfoma aggressivo, curato all’età di quattro anni con nove mesi di chemioterapia. Il secondo un tumore al cervello fu rilevato dopo uno screening genetico effettuato a 14 anni e curato in modo mirato grazie alla scoperta. Julie fu operata più volte per rimuoverlo. L’esame che rivelò il tumore era stato effettuato solo perché i medici avevano individuato la mutazione del TP53, Julie fu sottoposta per questo a periodici screening mirati. Oggi Julie è di nuovo libera dal cancro, ma la madre Mette è convinta che senza quel test sua figlia sarebbe morta e sta invitando i suoi circa 210 fratellastri in tutto il mondo a sottoporsi al test. Ritiene fondamentale che le altre famiglie abbiano la stessa opportunità avuta da sua figlia. L’ESB ha rifiutato di rilasciare interviste e ha citato il Regolamento Generale Europeo sulla Protezione dei dati (GDPR) come motivo per cui non può condividere il numero totale di bambini con genetisti, famiglie o media, e ha dichiarato di aver fornito i dati alle autorità danesi e straniere. La banca ha affermato che il caso “non può essere considerato rappresentativo dell’intero gruppo di donatori”. Quando l’ESB ha bloccato il donatore nell’ottobre 2023, era tenuta per legge a informare tutte le cliniche di fertilità che avevano utilizzato lo sperma, le quali a loro volta erano tenute a contattare immediatamente tutte le donne che avevano concepito con esso. Tuttavia l’inchiesta della tv pubblica danese, la DR, rivela che 32 delle 81 donne trattate nelle cliniche danesi, ovvero il 40 per cento, non furono contattate in modo affidabile all’epoca. Due cliniche lasciarono del tutto all’oscuro le famiglie interessate. L’Autorità danese per la sicurezza dei pazienti (Styrelsen for Patientsikkerhed) ha definito inaccettabili queste mancanze. In una dichiarazione scritta, la responsabile dell’unità Bente Møller ha affermato: «È assolutamente inaccettabile che ci siano donne che non siano state informate dalla propria clinica della fertilità in merito al blocco del donatore nel 2023. Si tratta di un obbligo che spetta alle cliniche della fertilità».
L’autorità ha rifiutato di rilasciare interviste, citando la transizione di governo attualmente in corso in Danimarca. Dei 44 bambini danesi identificati, solo 38 hanno richiesto una consulenza genetica presso ospedali danesi. Sei non sono stati ancora sottoposti al test. A questo la Banca Europea dello Sperma (ESB) ha risposto attraverso la sua responsabile comunicazione, Julie Paulli Budtz: “Siamo molto preoccupati per il caso e per l’importanza che la rara mutazione del gene TP53 riveste per numerose famiglie, bambini e donatori, ai quali va la nostra più profonda solidarietà. Raccomandiamo inoltre nuovamente ai media di tenere presente che si tratta di un caso con gravi conseguenze umane e chiediamo perciò che la privacy delle parti coinvolte venga rispettata” . LA ESB aggiunge che il sistema funziona solo se tutte le parti agiscono come previsto e le autorità garantiscono che ciò avvenga. Per questo la Banca Europea dello Sperma dal 2025 promuove e sostiene l’istituzione di un registro UE e di un elenco nazionale in cui siano registrati donatori, trattamenti, gravidanze e nascite. Dal 2004 la EBS ha registrato 2426 donatori che hanno aiutato in media 26 famiglie ad avere 30 figli. Se si considerano i dati relativi alla sola Danimarca, dal 2004 un donatore ha aiutato in media 10 famiglie ad avere 12 figli.
Sperma congelato (pexels.com)
Vicenda di un donatore di una banca del seme danese, risultato portatore asintomatico di una rara mutazione nel gene TP53 ((stock image) Copyright Credit: Pexels)
Ötzi non è una reliquia statica, ma un ‘sistema biologico dinamico’ che continua a ospitare vita a distanza di 5.000 anni. È quanto emerge da uno studio dell’Istituto per lo studio delle mummie di Eurac Research, pubblicato sulla rivista Microbiome, che ha analizzato il complesso ecosistema di microrganismi della mummia del Similaun.
I ricercatori sono riusciti a distinguere la flora intestinale originaria dell’Iceman — ormai quasi scomparsa nell’uomo moderno industrializzato — dai microrganismi che hanno colonizzato il corpo dopo la morte. La scoperta più sorprendente riguarda alcuni lieviti specializzati, simili a ceppi antartici, capaci di sopravvivere a temperature estreme. Questi organismi non solo sono arrivati fino a noi attraverso i millenni nel ghiaccio, ma rimangono vitali anche nelle attuali condizioni di conservazione del Museo Archeologico dell’Alto Adige (-6°C). Dallo studio emerge inoltre un dettaglio curioso: alcuni di questi lieviti avrebbero utilizzato come nutrimento il fenolo, una sostanza impiegata in passato per disinfettare la mummia dopo il ritrovamento.
Oltre alla loro importanza per la conservazione della mummia, i risultati aprono anche nuove prospettive per la ricerca: i microrganismi che prediligono le basse temperature potrebbero, ad esempio, essere impiegati in processi industriali ad alta efficienza energetica, come le fermentazioni a basse temperature.
Luca Parmitano sarà il pilota della missione Artemis III. Lo ha annunciato la Nasa presentando l’equipaggio, che comprende anche il comandante Randy Bresnik e gli specialisti Frank Rubio e Andre Douglas, con Bob Hines come riserva. Una scelta che porta un astronauta italiano al centro del programma che dovrà preparare il ritorno dell’uomo sulla Luna.
Visibilmente commosso, Parmitano ha ringraziato il Paese e le istituzioni che lo hanno accompagnato in questo percorso. “Sono onorato del ruolo che mi è stato affidato e profondamente grato per il compito che ci attende”, ha detto, ricordando come “la piattaforma di lancio” della sua carriera sia stata l’Italia, dal sistema educativo all’Aeronautica Militare, fino all’Agenzia Spaziale Italiana che gli ha dato le prime opportunità.
Nel suo intervento, l’astronauta ha descritto il percorso verso Artemis come una vera architettura del volo: l’Esa “torre di lancio” capace di unire mondi diversi e costruire relazioni, e la Nasa “razzo” che rende possibile la missione. Un ruolo chiave lo ha attribuito anche alla dimensione personale, indicando nella famiglia “il carburante” di questo viaggio.
Parmitano, con alle spalle 366 giorni nello spazio, sei passeggiate extraveicolari e il comando della Stazione Spaziale Internazionale, entrerà ora nel vivo di una fase decisiva del programma Artemis. La missione in orbita terrestre servirà a testare tecnologie e procedure fondamentali per le future esplorazioni lunari, segnando un passo cruciale verso una nuova presenza umana sulla Luna.
L’astronauta Luca Parmitano è nell’equipaggio della missione Artemis III della Nasa, destinata ad aprire la via al ritorno di esseri umani sul suolo lunare. Lo ha annunciato la Nasa. L’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea farà parte della missione, prevista nella seconda metà del 2027 e che non sarà diretta alla Luna: è stata progettata dopo la revisione del programma Artemis da parte della Nasa per sperimentare nell’orbita terrestre le tecnologie di rendezvous e di attracco fra la capsula Orion, sulla quale voleranno gli astronauti, e uno o due veicoli costruiti da aziende private per posarsi sul suolo lunare.
Parmitano avrà il ruolo di pilota, unico astronauta non americano a far parte dell’equipaggio. Al comando c’è Randy Bresnik, con un addestramento da pilota come Parmitano. Specialisti di missione sono Frank Rubio, un altro veterano della Nasa e Andre Douglas, che era stato assegnato come riserva nella missione Artemis II.
Il programma prevede una campagna di lanci multipli dei razzi più potenti al mondo, per testare il sistema integrato tra Orion e i lander, comprese le interfacce di sistema, il software, la propulsione e le comunicazioni. “Oggi compiamo un altro audace passo verso il ritorno dell’umanità sulla Luna, basandoci sulle straordinarie fondamenta gettate dagli astronauti di Artemis II“, ha dichiarato l’amministratore della Nasa Jared Isaacman “Le loro imprese hanno riacceso l’entusiasmo globale per l’esplorazione e ora passano il testimone al team di Artemis III, composto da Randy, Luca, Frank e Andre. Artemis III dimostrerà la potenza dell’innovazione americana e della collaborazione internazionale, mentre testeremo complesse operazioni di rendezvous e attracco e faremo progredire le tecnologie che un giorno ci porteranno piu’ in profondita’ nel sistema solare. Questa missione richiederà il coordinamento piu’ impressionante di lanci di razzi vettori pesanti della storia, attingendo al talento e alle capacità di team provenienti da tutto il governo e dalla comunita’ spaziale. Gli astronauti di Artemis III, insieme all’Esa e ai nostri partner internazionali, e alle decine di migliaia di tra i migliori e più brillanti talenti dell’agenzia e dell’industria, stanno inaugurando una nuova Eta’ dell’Oro dell’esplorazione, portando avanti le speranze e i sogni della prossima generazione, proprio come gli astronauti dell’Apollo hanno fatto per molti di noi“.
“Mi scuso per essere così emozionato, sono onorato, ma sono soprattutto grato a tutti coloro che mi hanno permesso di arrivare a questo volo“: sono state queste le prime parole dell’astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea Luca Parmitano, subito dopo che la Nasa ha annunciato i quattro membri dell’equipaggio della missione Artemis III. “La mia base di lancio – ha detto AstroLuca, visibilmente commosso – è stata il mio Paese, l’Italia, che mi ha dato l’istruzione necessaria per arrivare a questa missione. L”Esa è stata la torre di lancio, che mi ha permesso di costruire relazioni e di esprimere tutto il mio potenziale. La Nasa è stato il razzo, che ringrazio per avermi permesso di far parte di questo incredibile equipaggio“. Quindi l’astronauta ha ringraziato la sua famiglia, in particolare le figlie: “siete l’energia per la mia anima“. Poi ha salutato tutti con un ‘grazie‘ pronunciato in italiano.
Luca Parmitano farà parte dell’equipaggio di Artemis III (RaiNews)
Al Johnson Space Center di Houston l’agenzia spaziale statunitense svela i nomi dei quattro astronauti che parteciperanno alla prossima missione del programma internazionale per il ritorno sulla Luna. Dopo la missione Artemis II che ad aprile ha sorvolato il nostro satellite, con Artemis III il prossimo anno si rimarrà nell’orbita terrestre. Gli obiettivi principali saranno testare una serie di operazioni con il lander che sarà usato in futuro per la discesa sulla superficie e provare per la prima volta le nuove tute spaziali, sviluppate dall’azienda privata statunitense Axiom Space con la partecipazione di Prada.
Il programma Artemis è guidato dalla NASA e coinvolge decine di paesi. L’Agenzia Spaziale Europea è in prima linea e fornisce, fra l’altro, il modulo di servizio che dà energia e propulsione alla navetta Orion. L’Italia attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana fornirà anche un modulo pressurizzato per astronauti da posizionare sulla superficie lunare.
La NASA vestirà Prada: il lusso italiano sbarca nello spazio
La casa di moda italiana Prada ha svelato l’abbigliamento intimo che sarà indossato dagli astronauti della NASA diretti sulla Luna, sottolineando la spinta del marchio a diventare il primo grande attore del lusso a farsi strada nell’industria spaziale.
La tuta aderente, creata in collaborazione con Axiom Space, uno sviluppatore di infrastrutture spaziali con sede a Houston, presenta tubi di ventilazione integrati nel tessuto. Il nuovo prodotto fa seguito al clamoroso debutto di Prada nella moda spaziale nel 2024, con la presentazione di una tuta spaziale che dovrebbe essere utilizzata per l’atteso sbarco sulla Luna della missione Artemis 4 della NASA nel 2028.
Anche altre aziende di moda e abbigliamento sono salite sul carro dello spazio. Under Armour ha stretto una partnership con la compagnia di voli spaziali Virgin Galactic per creare abbigliamento spaziale, mentre Columbia Sportswear ha collaborato con la società di esplorazione spaziale Intuitive Machines sulla tecnologia dei tessuti spaziali.
E’ il più giovane al mondo ad avere una super memoria, tanto da ricordare la data precisa di ogni avvenimento della sua vita: ha 15 anni, è siciliano e questa sua capacità straordinaria è descritta sulla rivista Cortex da Valerio Santangelo dell’Università di Perugia e da Patrizia Campolongo di Sapienza, Università di Roma.
“Si tratta dell’individuo più giovane al mondo individuato con ipertimesia, o ipermemoria autobiogafica”, dice Santangelo all’Ansa.
“È il primo caso documentato in questa fascia d’età. Prima esistevano solo segnalazioni aneddotiche di esordio adolescenziale dell’ipermemoria, ma non una dimostrazione oggettiva in età precoce”. Il giovane, prosegue il ricercatore, “è un ragazzo siciliano che adesso ha 15 anni e che abbiamo conosciuto e testato due anni fa, quando aveva 13 anni”. La segnalazione delle sorprendenti capacità mnemoniche del giovane è stata fatta dalla madre del ragazzo. Sottoposto a vari test di memoria, il giovane è risultato in grado di richiamare tre tipi di contenuti autobiografici molto precisi e specifici, dei quali i ricercatori erano in grado di verificare sia la data precisa sia i particolari, come eventi pubblici legati ai suoi interessi, eventi scolastici e foto di vacanze o viaggi.
Un centro commerciale di Hong Kong, Whampoa World, ha ospitato venerdì un evento con protagonisti i robot umanoidi “Accelerated Evolution K1”, sviluppati dall’Università di Tsinghua, che hanno imitato i passi di danza di Michael Jackson e giocato a calcio con i bambini.
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