Si chiama Nancy Grace Roman il nuovo telescopio spaziale della Nasa progettato per mappare l’universo, individuare nuovi esopianeti e indagare misteri come materia ed energia oscura. Frutto di oltre 10 anni di lavoro, e costato 4 miliardi di dollari, questo dispositivo alto oltre 12 metri è stato intitolato a una delle più grandi astronome americane, Nancy Grace Roman, nota anche come la “mamma di Hubble” e prima donna a ricoprire una posizione dirigenziale alla Nasa.
Con un campo visivo oltre 100 volte superiore a quello di Hubble, Roman esplorerà vaste aree del cielo da un punto di vista privilegiato, a 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Il lancio è previsto all’inizio di settembre 2026 a bordo di un razzo SpaceX.
“Ci invierà 11 terabyte di dati al giorno, il che significa che solo nel primo anno ci avrà fornito più dati di quanti il telescopio Hubble abbia raccolto in tutta la sua vita”, ha spiegato Mark Melton, ingegnere di sistemi. Grazie a questa lente grandangolare, la Nasa sarà in grado di compilare un vasto inventario degli oggetti che compongono il nostro universo, ha assicurato Nicky Fox, responsabile delle attività scientifiche della Nasa. Ci si aspetta che Roman “scopra decine di migliaia di nuovi pianeti” o “migliaia di supernove”, ha detto ancora Fox.
Futuro24: Antartide, il lungo inverno nella stazione Concordia
Sul Plateau Antartico si avvicina l’inverno. A causa delle temperature rigidissime, il personale della base italo-francese rimarrà completamente isolato fino a novembre
Un robot umanoide per la gestione dei bagagli è stato sperimentato all’aeroporto di Tokyo Haneda da Japan Airlines. La compagnia avvierà da maggio un progetto di due anni, in cui i robot affiancheranno gli operatori anche nella pulizia delle cabine.
L’iniziativa, sostiene la compagnia, punta a rispondere alla carenza di personale legata all’invecchiamento della forza lavoro e all’aumento dei flussi turistici. A febbraio il Giappone ha registrato 3,46 milioni di visitatori, secondo la Japan National Tourism Organization.
Nel 1972 la Blue Marble di Apollo 17 consegnò al mondo l’immagine iconica della Terra vista dallo spazio. Nell’aprile del 2026, con Artemis II, quello sguardo è tornato lungo la rotta circumlunare. Il pianeta, da lontano, appare ancora lo stesso. Ma i dati scientifici raccontano una realtà profondamente diversa. Per capire che cosa è accaduto alla Terra in questi ultimi cinquant’anni, lo abbiamo chiesto ad Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA).
“La Terra vista dallo spazio sembra ancora la stessa ma solo in apparenza- afferma Miani- L’immagine è simile, ma il pianeta no. In poco più di mezzo secolo abbiamo modificato atmosfera, clima, oceani, ghiacci, foreste e biodiversità. L’IPCC è netto: l’influenza umana ha riscaldato atmosfera, oceani e terre emerse in modo inequivocabile”.
Qual è il primo segnale di questo cambiamento? “L’atmosfera- spiega il presidente della Sima- Secondo la WMO, nel 2024 la CO2 ha raggiunto 423,9 ppm, il metano 1942 ppb e il protossido di azoto 338,0 ppb: livelli record, molto superiori all’epoca preindustriale. Significa che la Terra di oggi è avvolta da un’atmosfera profondamente diversa da quella della Blue Marble”.
Sul piano climatico questo significa che il riscaldamento globale è ormai un fatto misurato. “La WMO ha confermato che il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale di circa 1,55 °C sopra il livello preindustriale. E il decennio 2015–2024 è stato il più caldo mai osservato. Tutto questo calore in eccesso finisce soprattutto negli oceani. Circa il 90% dell’energia in eccesso intrappolata dai gas serra viene assorbita dal mare. Nel 2024 il contenuto di calore degli oceani ha raggiunto un nuovo record. È un cambiamento meno visibile, ma decisivo”.
Anche il mare sta cambiando, aggiunge Miani: “Il livello medio globale è aumentato di circa 20 centimetri tra il 1901 e il 2018, e il ritmo di crescita sta accelerando. Questo significa maggiore vulnerabilità per coste, isole, delta e città litoranee. I ghiacci invece stanno perdendo massa rapidamente. Secondo la WMO, tra il 2000 e il 2023 i ghiacciai del mondo hanno perso in media circa 273 miliardi di tonnellate l’anno. È uno dei segnali più chiari della destabilizzazione del sistema terrestre”.
Tutto questo ha anche un grandissimo impatto diretto sulla salute umana. “L’OMS- ricorda Miani- che il 99% della popolazione mondiale respira aria oltre i limiti guida di qualità. La crisi ambientale non è astratta: entra nei polmoni, nelle malattie cardiovascolari e respiratorie, nei costi sanitari e nella qualità della vita”.
Dopo gli spettacoli teatrali portati nelle scuole e nei festival dal titolo ‘La scienza che a scuola non ci hanno raccontato’, dedicati alla storia di grandi donne scienziate che hanno contribuito al progresso scientifico ma che sono state oscurate, le divulgatrici della community GenS – Generazione Stem – fatta di ragazze appassionate di materie scientifiche, denunciano l’urgenza di colmare il divario di genere nel campo dello sviluppo di software per l’intelligenza artificiale che si dimostra infarcita di pregiudizi e bias di genere.
Per colmare il divario servono scelte di parità e anche più donne laureate nelle materie ‘stem’ (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica): in Italia sono il 18% rispetto ad una media europea del 26%.
“Il 70% degli sviluppatori di software per l’IA sono uomini, attesta l’ultima indagine dell’Organizzazione internazionale del lavoro, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere la giustizia sociale e i diritti umani, – spiega Alessandra Cravetto, founder della community GenS. – Solo il 30% delle donne ricopre ruoli di progettazione e sviluppo di modelli di linguaggio e chatbot e questo si riflette nelle analisi e nelle risposte del sistema. Già le donne sono il doppio più a rischio di perdere il lavoro rispetto agli uomini per l’impiego dell’intelligenza artificiale, basti pensare ai ruoli di segretariato ed amministrativi che per la maggior parte sono svolti da donne e che verranno facilmente sostituiti”.
“Noi vogliamo essere propositive affinché l’IA possa essere usata come strumento e non come nemico delle donne – precisa Cravetto. “Lo facciamo abbattendo gli stereotipi per cui le donne non sono adatte alle materie scientifiche e quindi alla scarsità di laureate Stem, soprattutto in Italia: il 18% contro il 26% in Europa nel 2024. Secondo Confindustria nei prossimi 5 anni il fabbisogno di nuovi occupati in questi ambiti toccherà 2 milioni”. “Spesso sono proprio le donne stesse ad autosabotarsi non considerandosi all’altezza. Inoltre c’è ancora una forte differenza tra nord e sud Italia, per troppo tempo la scienza è stata sottratta alle donne, abbiamo bisogno di loro che sono anche più brave degli uomini. Con la creazione di questa community raccontiamo le nostre esperienze e quelle di scienziate coraggiose anche attraverso format teatrali per condividere conoscenze e competenze al fine di avvicinare sempre più giovani ragazze alle materie scientifiche, svolgendo anche attività di orientamento organizzate nelle scuole di tutta Italia”, sottolinea ancora Cravetto.
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