Con la chiusura del portello della navicella Soyuz MS-27 è iniziato il viaggio di ritorno sulla Terra per gli astronauti Jonny Kim (Nasa), Sergey Ryzhikov e Alexey Zubritsky (Roscosmos).
I tre, secondo quanto riferito dalla Nasa, hanno trascorso 245 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, compiendo oltre 3.900 orbite attorno alla Terra e percorso quasi 167 milioni di chilometri.
Per Kim e Zubritsky è stata la prima spedizione sulla ISS, mentre per Ryzhikov è stato il terzo viaggio nello spazio.
La navicella spaziale Soyuz MS-27 con a bordo i cosmonauti russi Sergei Ryzhikov e Alexei Zubritsky e l’astronauta della NASA Jonathan Kim è tornata sulla Terra.
Un video dell’agenzia Roscosmos ha mostrato Ryzhikov e Kim mentre venivano estratti dalla navicella e sottoposti a controlli medici post-atterraggio.
La navicella è atterrata alle 8:04 ora di Mosca (05:04 GMT) vicino alla città kazaka di Zhezkazgan.
Gli astronauti sono tornati sulla Terra dopo aver completato una missione di otto mesi a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, secondo l’agenzia spaziale statunitense, la NASA.
Le Bermuda continuano a sfidare le teorie della geologia.
Tradizionalmente considerate un esempio di arcipelago vulcanico oceanico formato sopra un “hotspot” (risalita di lava dal mantello), da decenni lascia perplessi gli scienziati. Infatti, a differenza di casi emblematici come le Hawaii, le Bermuda non presentano una catena di vulcani attivi, né un pennacchio caldo che risalga dalle profondità del mantello.
Eppure, sotto l’arcipelago persiste un ampio rigonfiamento del fondale oceanico, largo centinaia di chilometri, la cui origine non è mai stata spiegata in modo convincente.
Un nuovo studio pubblicato su Geophysical Research Letters propone una soluzione.
Analizzando il comportamento delle onde sismiche generate da terremoti di magnitudo superiore a 5,5, registrati alle Bermuda ma avvenuti anche a migliaia di chilometri di distanza, i ricercatori William Frazer e Jeffrey Park hanno individuato una struttura anomala nel sottosuolo.
I segnali rivelano la presenza di interfacce nette, dove le onde cambiano velocità e direzione. Queste discontinuità indicano l’esistenza di uno strato di roccia finora mai documentato sotto la crosta oceanica.
La sottostruttura individuata alle Bermuda (AGU)
Secondo gli autori, si tratta di un livello “sottoplacca” spesso circa 20 chilometri, probabilmente formato quando le Bermuda erano vulcanicamente attive, tra 30 e 35 milioni di anni fa. Questo strato è circa il doppio di quanto osservato sotto molte altre isole oceaniche intraplacca ed è anche meno denso del mantello litosferico circostante.
Questa anomalia di densità permetterebbe allo strato di sostenere nel tempo il rigonfiamento batimetrico, spiegando perché le Bermuda non siano sprofondate dopo la fine del vulcanismo.
La scoperta suggerisce quindi che l’arcipelago non sia sostenuto da un pennacchio caldo attivo, ma da una porzione di mantello modificata e “fossile”, rimasta intrappolata sotto la crosta.
Un risultato che potrebbe mettere in discussione i modelli classici degli hotspot e aprire nuove strade per comprendere meglio la dinamica interna della Terra.
Dopo il passaggio al perielio dello scorso 29 ottobre, la cometa interstellare 3I/ATLAS si avvicina verso la Terra: il 19 dicembre passerà alla distanza minima, un regalo di Natale anticipato per gli astronomi che potranno studiare più da vicino questo enigmatico oggetto nato fuori dal nostro Sistema Solare, il terzo mai osservato finora.
Il passaggio avverrà in piena sicurezza, a ben 270 milioni di chilometri, quasi il doppio della distanza tra Terra e Sole, e si potrà seguire anche streaming grazie al Virtual Telescope.
Scoperta il primo luglio dei telescopi Atlas che si trovano in Cile e denominata 3I/Atlas, è solo il terzo oggetto interstellare confermato ad aver attraversato il nostro Sistema Solare, dopo 1I/’Oumuamua nel 2017 e la cometa 2I/Borisov nel 2019. La sua traiettoria indica che arriva da molto lontano e che ora proseguirà il suo viaggio nello spazio interstellare.
In questi mesi moltissimi osservatori, tra cui il telescopio spaziale Hubble e la sonda Juice della Nasa diretta verso Giove hanno catturato alcune immagini della cometa permettendo di analizzarne la composizione e il rilascio di molte molecole complesse, tra cui metanolo e acido cianidrico fondamentali anche per la vita.
Il raggiungimento della minima distanza da noi sarà ora l’occasione di raccogliere il maggior numero di dati prima che la cometa ci saluti per sempre.
Per osservarne il passaggio potrà bastare avere un buon binocolo o un telescopio amatoriale a patto di essere in zone con ottima visibilità notturna. Un transito che sarà anche visibile online grazie alla diretta streaming gratuito condotta dall’astrofisico Gianluca Masi con il Virtual Telescope Project a partire dalle 5:00 del mattino del 19 dicembre.
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