L’intervista di Roberta Mocco alla ricercatrice italiana di Cagliari, che ha ottenuto un ingente finanziamento europeo per una ricerca innovativa, che ha come oggetto i meccanismi neurobiologici che portano a depressione, sindrome bipolare, autismo, schizofrenia nei preadolescenti: il progetto di ricerca di eccellenza dell’Università di Cagliari, in Sardegna, premiato dall’Europa con un prestigioso riconoscimento e 2 milioni di euro.
L’European Research Council, ha assegnato alla neuroscienziata e farmacologa cagliaritana Miriam Melis (dipartimento di Scienze biomediche di UniCa), un “Consolidator Grant” per l’esattezza di 1.999.138 euro, per “proseguire con indipendenza scientifica nei suoi studi”.
L’obiettivo del suo studio, la cui ricerca ora riceverà un ingente finanziamento, è di capire con precisione i meccanismi neurali e molecolari che regolano l’integrazione sensoriale, cioè “identificare cosa distingue gli individui sani, maschi e femmine, da quelli ipersensibili per capitalizzare sui meccanismi di resilienza e proteggere in futuro le persone a rischio per consentire loro un normale sviluppo”.
La versione simulata della ricerca basata su quelle che potranno essere le osservazioni del Telescopio Spaziale Roman presentata dall’Agenzia spaziale statunitense contiene un numero impressionante di galassie – 33 milioni, insieme a 200.000 stelle in primo piano della Via Lattea – e rappresenta solo una piccola parte delle potenzialità di indagine dell’universo grazie al nuovo telescopio in costruzione.
“Il volume di dati che Roman restituirà è senza precedenti per un telescopio spaziale”, ha dichiarato Michael Troxel, professore di fisica alla Duke University di Durham, North Carolina e a capo del team di scienziati che ha prodotto la simulazione, “La nostra simulazione è un banco di prova che possiamo utilizzare per assicurarci di ottenere il massimo dalle osservazioni della missione”.
Il team di scienziati ha attinto i dati da un universo simulato originariamente sviluppato a supporto della pianificazione scientifica dell’Osservatorio Vera C. Rubin, in Cile e destinato a entrare in funzione nel 2024.
Il progetto del nuovo telescopio, pensato per sostituire Hubble e originariamente denominato WFIRST (Wide-Field Infrared Survey Telescope), risale a una decina di anni fa. Dopo varie vicissitudini a causa del sovrapporsi di altri costosi progetti come il Telescopio Spaziale James Webb e le missioni verso la Luna e Marte, WFIRST ha ricevuto dal Congresso Usa i finanziamenti necessari e il lancio è attualmente programmato per il maggio del 2027.
Nel 2020, la NASA ha deciso di dedicare la missione WFIRST a Nancy Grace Roman, la grande astronoma americana considerata la “madre di Hubble” per aver creato il programma di astronomia spaziale dell’agenzia spaziale statunitense di cui è stata la prima dirigente donna.
Tra gli obiettivi dichiarati della missione Roman vi è la ricerca di pianeti extrasolari mediante il microlensing gravitazionale, l’evoluzione dell’universo e la crescita della struttura cosmica, con l’obiettivo finale di misurare gli effetti dell’energia oscura, la coerenza della teoria della relatività generale e la curvatura dello spaziotempo.
Sul telescopio verrà installato uno specchio primario del diametro di 2,4 m sul modello di quello di Hubble, ma con la capacità di operare in uno spettro più ampio, compreso il vicino infrarosso.
Sono “Le belle cose che si vedono da lassù..Questo è il Nilo”: emozione alle stelle al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano per il ritorno di Samantha Cristoforetti, dopo la missione Minerva sulla Stazione spaziale Internazionale durata cinque mesi. Ad ascoltare il racconto delle sue avventure nello spazio centinaia di studenti da tutta Italia: nel video l’astronauta italiana in cattedra per un giorno, che mostra ai ragazzi le foto spettacolari della terra dallo spazio, come una “turista speciale” del cosmo.
Le emozioni della prima passeggiata nello spazio: il primo capitano donna della Stazione Spaziale Internazionale racconta ai ragazzi – rapiti – le sue avventure nello spazio.
Una partnership strategica dove il gruppo italiano gioca un ruolo da player fondamentale, un’alleanza per il “caccia del futuro” che volerà negli scenari geopolitici dove sempre di più, la collaborazione è decisiva nella politica di difesa e sicurezza. La Leonardo firma l’accordo con Gran Bretagna e Giappone nell’ambito del “Global Combat Air Program”, l’aereo fighter di sesta generazione. La sigla di “Leonardo ed Elettronica” per l’Italia, “Leonardo Uk” per il Regno Unito e la “Mitsubishi Electric” (in rappresentanza del Giappone). Al salone Dsei Japan, parte l’accordo per la collaborazione tra partner industriali internazionali nell’elettronica avanzata.
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La sede a Roma di Leonardo
“I team – si spiega in una nota – collaboreranno per dare forma al dominio ISANKE & ICS, l’elettronica avanzata a bordo della piattaforma GCAP, che fornirà all’equipaggio del velivolo un livello avanzato di superiorità informativa e di capacità di auto-protezione”. Si tratta di un primo step di una partnership volta a rafforzare le relazioni e valutare “adeguati modelli operativi, in vista della fase successiva delprogramma GCAP (Global Combat Air Program)”.
In Giappone, Mitsubishi Electric ha già preso parte allo sviluppo dell’elettronica avanzata nell’ambito del progetto nazionale F-X. In Italia, Leonardo ed Elettronica sono statecoinvolte nella maturazione delle future tecnologiemulti-dominio per il combattimento aereo, come sensori,comunicazioni e data fusion nell’ambito della Italian Defence Technology Initiative. Infine, Leonardo UK è uno dei fondatori del progetto nazionale “Tempest”, nato nel 2018 per sviluppare tecnologie per il combattimento aereo di sesta generazione.
I partner “puntano alla costruzione di una piattaforma di collaborazione permanente”, “i requisiti nazionali per le capacità industriali e i principi della proprietà intellettuale condivisa saranno considerati nello spirito di un programma tri-nazionale completamente integrato.
In Leonardo, in qualità di partner nel programma Eurofighter Typhoon, sia il team italiano sia quello britannico, già lavorano al radar a scansione elettronica per il velivolo come parte del consorzio Euro RADAR. In aggiunta, Leonardo ed Elettronica già collaborano per fornire il sotto sistema di difesa del Typhoon come design authority nel consorzio EuroDASS. Queste collaborazioni hanno dato vita a capacità essenziali perl’Eurofighter Typhoon per tutta la durata del programma e “continueranno a farlo negli anni a venire”. Mentre Leonardo UK e Mitsubishi Electric, lavorano insieme già dal 2018 al progetto anglo-giapponese.
Cos’è il “Global Combact Air Program”. Integrata nei cinque domini aria, terra, mare, spazio e cyber, la piattaforma principale del GCAP gestirà rapidamente una grande quantità di dati, secondo le società “fornendo all’equipaggio la superiorità informativa di cui avrà bisogno per avere successo nei contesti operativi più complessi, oltre a fornire preziose informazioni ad altri operatori”.
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