Pasta, aumenti del 38% per i produttori

Pasta, aumenti del 38% per i produttori

Allarme per l’aumento della pasta: i costi per produrla sono saliti quasi al 40%, almeno del 38%. È un altro segno, evidentissimo, dell’inflazione che si sta espandendo in tutti i settori e che sta arrivando direttamente nel cosiddetto «carrello della spesa» delle famiglie. A lanciarlo è uno dei più noti produttori di pasta in Italia, Vincenzo Divella, amministratore delegato dell’omonimo gruppo pugliese. Un chilo di pasta, che a settembre la grande distribuzione comprava a 1,10 euro, ora ne costa 1,40. E per la fine di gennaio arriverà a 1,52 euro. Appunto, fa +38%.

Rincari continui

«I primi 30 centesimi li abbiamo dovuti chiedere dopo l’estate, per far fronte all’aumento vertiginoso del costo della nostra principale materia prima, cioè il grano», ha dichiarato Divella in un’intervista al Sole 24 Ore. «Tra giugno e oggi, il prezzo del grano alla Borsa di Foggia è cresciuto del 90%. Un rincaro che non avremmo mai potuto ammortizzare da soli, basta pensare che per noi la semola rappresenta il 60% di tutto il costo di produzione della pasta». Poi sono seguiti gli altri aumenti: il cellophane +25%, il gas +300%, l’elettricità. «Per questo a gennaio abbiamo chiesto alla grande distribuzione altri 12 centesimi al chilo. Un aumento, questo, che dovrebbe diventare effettivo con il rinnovo degli ordini alla fine di questo mese».

Meno grano nel mondo

In particolare il prezzo del grano aumenta perché i raccolti in Canada e negli Stati Uniti — che sono i principali produttori mondiali — hanno subìto un crollo del 50% e quindi i pastai italiani hanno dovuto comprare la quota di grano non coperta dalla produzione nazionale a prezzi più alti, ha spiegato Divella. E questo ha fatto alzare i prezzi anche del grano italiano. Per il presidente della Coldiretti Ettore Prandini «con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere la propria sovranità alimentare». Con 3,8 milioni di tonnellate prodotte (-3% rispetto all’anno precedente) l’Italia è il secondo produttore mondiale di grano — evidenzia Coldiretti — ma è «anche il principale importatore perché molte industrie anziché garantirsi gli approvvigionamenti con prodotto nazionale hanno preferito acquistare sul mercato internazionale approfittando delle basse quotazioni dell’ultimo decennio».

L’analisi di Coldiretti: costi delle semine raddoppiati

La conferma dell’aumento dei prezzi arriva anche dall’analisi di Coldiretti diffusa mercoledì 12 gennaio. In Italia sono praticamente raddoppiati i costi delle semine per la produzione di grano destinato a pasta e pane, come conseguenza dei rincari di oltre il 50% per il gasolio necessario alle lavorazioni dei terreni. Ma ad aumentare sono pure i costi dei mezzi agricoli, dei fitosanitari e dei fertilizzanti che arrivano anche a triplicare. Per Coldiretti gli effetti del balzo dei costi energetici colpiscono l’intera filiera, dai campi all’industria fino agli scaffali. Nonostante ciò, il grano duro italiano — sottolinea la Coldiretti — è pagato agli agricoltori nazionali meno di quello proveniente dall’estero, che pesa per il 40% sulla produzione di pasta. La produzione importata in Italia, soprattutto dal Canada, è ottenuta peraltro con l’uso del diserbante chimico glifosato in «preraccolta», vietato in Italia. Una anomalia che ha spinto il record degli acquisti di pasta con grano 100% italiano reso riconoscibile dall’ obbligo di etichettatura di origine fortemente sostenuto dalla Coldiretti, che spinge per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali per non far scendere i prezzi sotto i costi di produzione, come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali.

I contratti di filiera

Una soluzione per ottenere migliori condizioni sul mercato può arrivare dai contratti di filiera. Oltre un milione di quintali di grano duro italiano sarà impiegato da alcune delle più importanti industrie molitorie italiane per la produzione di pasta 100% italiana, valorizzando il grande lavoro delle aziende agricole, come comunica Cai – Consorzi Agrari d’Italia, primo hub della produzione organizzata in Italia — che in queste settimane è impegnata a rinnovare i contratti di filiera per i cereali gestiti nelle proprie strutture. Grazie a questi accordi, i produttori riescono ad ottenere migliori condizioni sul mercato volte a valorizzare al meglio le caratteristiche qualitative del raccolto. I contratti stipulati prevedono la possibilità di fissare prezzi minimi garantiti in base al valore del mercato già al momento delle semine, con importanti premialità per le fasce proteiche più alte. A questi accordi, seguiranno poi i contratti per il grano tenero, l’orzo, l’avena e altri cereali. «Stiamo lavorando per costruire queste sinergie durature tra produzione e industria per valorizzare i cereali di qualità 100% italiani e garantire ai consumatori prodotti eccellenti – spiega Andrea Pasini, responsabile cerale di Cai – Dobbiamo incrementare la produzione cerealicola italiana di qualità e continuare a spingere sui contratti di filiera che sono l’unico strumento in grado di dare certezza e stabilità a tutta la filiera».

I timori per l’inverno 2022

L’inchiesta del Sole 24 Ore cita anche un altro pastaio, Riccardo Felicetti, dell’omonimo gruppo famigliare, che conferma gli aumenti e lancia lo sguardo anche più avanti nell’anno: «Gli squilibri sul mercato mondiale non finiranno qui, e nell’inverno del 2022 avremo nuovi problemi, comprese le fiammate speculative». Anche perché c’è da considerare il clima: tra nevicate, gelate, piogge eccessive non si può prevedere come andranno i raccolti l’anno prossimo: «Ci dobbiamo abituare al fatto che un prodotto possa finire e che non ne arrivi più».

Il ruolo della Gdo

Il cerino in mano sta passando gradualmente alle Gdo — la grande distribuzione organizzata — che sta accettando gli aumenti dei prezzi, negoziando ogni singolo rincaro per non trasferire tutto il maggior costo al consumatore finale. Ma già i dati Istat evidenziano a novembre un calo congiunturale per le vendite al dettaglio con un -0,4% in valore e -0,6% in volume. In particolare sono in diminuzione le vendite dei beni alimentari con un -0,9% in valore e -1,2% in volume, mentre quelle dei beni non alimentari risultano stazionarie.

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Sfida tra piloti virtuali: l’Italia trionfa alla prima (vera) sfida

Sfida tra piloti virtuali: l’Italia trionfa alla prima (vera) sfida

di Michela Rovelli

A Las Vegas la prima competizione “testa a testa” tra auto completamente a guida autonoma. Vince il team PoliMOVE del Politecnico di Milano. Tra i finalisti anche TII Euroracing dell’università di Modena e Reggio Emilia

I motori di scaldano, le luci dei semafori si spengono, parte la gara. Ma al volante non c’è nessuno. È la Indy Autonomous Challenge, la prima competizione tra auto completamente a guida autonoma. Una competizione americana, ma dove a trionfare è stata l’Europa. Anzi, l’Italia.

Due università italiane sul podio

Siamo a Las Vegas, e più precisamente al Las Vegas Motor Speedway. Pochi chilometri più in là si sta concludendo una delle fiere più importanti dell’anno, nonché la più importante esposizione tecnologica al moondo: il Consumer Electronic Show. In pista ci sono due vetture in grado di viaggiare fino a 280 chilometri all’ora guidate soltanto da algoritmi e sensori. Ad arrivare al traguardo sarà solo una, quella del team PoliMOVE, composto da ricercatori del Politecnico di Milano e dell’università dell’Alabama. Battuta invece la squadra avversaria TUM Autonomous Motorsport dell’università di Monaco: «A volerla immaginare non avrebbe potuto andare meglio – ci racconta al telefono Sergio Matteo Savaresi, professore del Politecnico di Milano nel Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria nonché alla guida del team PoliMOVE – Avevamo paura di qualche intoppo. Ci abbiamo lavorato tanto, ci credevamo». La presenza italiana sul podio non finisce qui perché, su sei finalisti, al terzo posto troviamo la seconda squadra tricolore che ha partecipato alla competizione: TII Euroracing, dove hanno lavorato ricercatori dell’università di Modena e Reggio Emilia insieme a quelli dell’Istituto di Tecnologia e Innovazione degli Emirati Arabi Uniti: «Avremmo voluto far vedere qualcosina di più della nostra tecnologia, ma vedere due team italiani raggiungere quei livelli è stato entusiasmante», commenta al ritorno da Las Vegas Marko Bertogna, professore del Dipartimento di Scienze Fisiche, Informatiche e Matematiche, ma anche leader di TII Euroracing.

Cos’è l’Indy Autonomous Challenge

In realtà quella di Las Vegas è la terza puntata di una storia incominciata due anni fa, quando nello stato dell’Indiana si decide di dare vita alla prima gara da corsa di auto a guida autonoma. Gli organizzatori sono l’Indianapolis Motor Speedway e la società Energy Systems Network. Si punta a raccogliere l’eredità della storica DARPA Grand Challenge, la cui prima competizione è datata 2004, ma portando l’asticella ancora più in alto. Ecco che a maggio avviene la prima sfida – interamente virtuale – tra i tantissimi centri di ricerca sparsi per il mondo che rispondono alla chiamata – e qui a vincere è già il team italiano PoliMove. Poi a ottobre la prima vera gara, sul circuito di Indianapolis. L’obiettivo era quello di portare due auto su strada contemporaneamente, per una competizione definita «head to head», ma la maggior parte dei team non erano pronti. E dunque il momento del «testa a testa» è rimandato a gennaio, a Las Vegas. La prima vera, storica, gara tra due auto a guida autonoma.

Non è una sfida tra auto: è una sfida tra piloti

Gli organizzatori della Indy Autonomous Challenge hanno creato un’auto identica per tutti. «Un’auto da 700mila dollari, che noi abbiamo potuto acquistare con qualche sconto ma è stato comunque uno sforzo economico non indifferente», aggiunge Marko Bertogna del team TII Euroracing. La vettura è una Dallara AV-21 dotata di tutto l’hardware necessario per l’automazione: «Ci sono sei telecamere, due radar, 2 gps, una centralina elettrica e sensori LiDAR. Non era perfetta, ci sono stati diversi problemi. Stiamo infatti chiedendo di poter collaborare per costruire, per le prossime gare, una nuova versione, più affidabile», precisa Bertogna. Perché un veicolo uguale per tutte le squadre? «È come se fosse un campionato monomarca – spiega Sergio Matteo Savaresi di PoliMove – le macchine sono le stesse. Motori, gomme ed elettronica identica. Non dovevamo competere sull’aerodinamica o sulle sospensioni, sono cose già fatte. L’obiettivo è far vedere lo sviluppo di intelligenze artificiali di guida autonoma: è una gara tra piloti». Quello sviluppato dal Politecnico di Milano ha anche un nome: si chiama Ascari, che sta per Autonomous Car Intelligence. Ma è anche un omaggio ad Alberto Ascari, primo pilota italiano a vincere un campionato di Formula 1.

Le abilità del pilota

Un pilota virtuale, dunque, che dev’essere in grado di portare a termine una gara senza nessun intervento umano. Il suo lavoro si compone di diverse parti. Innanzitutto c’è la percezione: utilizzando i sensori a disposizione, deve essere in grado innanzitutto di capire dove si trova all’interno del circuito e poi localizzare anche i possibili ostacoli e avversari. Una seconda componente importante è la pianificazione, secondo Bertogna la più difficile: non solo bisogna dare un percorso al pilota, ma calcolarlo sulla velocità limite che può raggiungere il veicolo ed evitando di perdere il controllo dell’auto. Poi c’è l’attuazione: se si è deciso di fare una curva in un certo modo, si tratta poi di dare i comandi giusti all’auto per seguire la traiettoria nel miglior modo possibile. Tantissimi algoritmi che lavorano tra loro per fare in modo di raggiungere la linea del traguardo per primi. Quelli sviluppati da PoliMOVE ci sono riusciti: «Siamo un team di ricerca e non di studenti. Ho messo in gioco una squadra di dottorandi, giovani brillantissimi ingegneri. Ciascuno ha approfondito una sfera di ricerca: c’erano persone specifiche su ogni problema. E si è vista la differenza», spiega il professor Savaresi. Numeroso anche il gruppo di TII Euroracing: «I team migliori sono composti da diverse persone. Noi siamo una settantina – dice il professor Bertogna – La guida autonoma è forse il problema ingegneristico più interessante che c’è ultimamente. Richiede di studiare tutto l’orizzonte della tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla pianificazione, poi la parte algoritmica, architetturale, anche la parte dinamica del veicolo su cui noi a Modena abbiamo una forte tradizione. Io sono un informatico ma ho cercato le sinergie con i colleghi di meccanica per raccogliere le competenze più eterogenee possibili».

A cosa serve una gara come questa

Una gara come quella della Indy Autonomous Challenge – o come Roborace, un’altra iniziativa in partenza – non è solo uno spettacolo scenografico atto ad attirare altissima attenzione mediatica: «Non è solo show: il racing riprende la sua originale motivazione. È nato per spingere al limite tecnologie immature in contesti controllati. Ciò che si impara poi si trasporta nel mondo dell’auto di serie», spiega il professore del Politecnico. Gli fa eco dall’università di Modena Bertone: «Sfruttando questi casi limite, sviluppando applicazioni che vanno ai limiti della tenuta di strada, riusciamo a esplorare meglio qual è il comportamento dei veicoli e degli algoritmi a quelle velocità. Se siamo in grado di tenerle a quelle velocità, poi sarà più facile andare a un ordine di grandezza più basso». Entrambi i team si occupano da decenni di queste tecnologie. Da una parte PoliMOVE, un laboratorio che «lavora da vent’anni a sistemi di automatizzazione dei veicoli. È il nostro pane quotidiano». Dall’altra l’università di Modena e Reggio Emilia, dove il gruppo di ricerca sta andando avanti su tantissimi progetti, «dai catamarani a guida autonoma che sganciano robot subacquei che esplorano le profondità marine ai droni aerei fino a droni per la consegna su ruota in ambienti dinamici». Per entrambi la sfida dell’Indy Autonomous Challenge è stata una grossa scommessa, a cominciare dalla necessità di recuperare fondi che sfiorano il milione di euro. Fondi quasi esclusivamente privati: «Dallo stato italiano ho preso zero – ricorda Bertone – La nostra storia è che abbiamo iniziato con progetti europei molto competitivi e dopo siamo passati a fondi industriali. Lavoriamo con moltissimi aziende del territorio e internazionali». Nel caso del Politecnico, si è potuto contare anche sui premi vinto. Nel caso della gara a Las Vegas, pari a 150mila dollari.

Il futuro della guida autonoma

Per entrambi i professori la guida autonoma anche per noi cittadini privati – e non solo su circuiti da gara – è una realtà di la a venire. «L’auto autonoma rivoluzionerà la mobilità nei prossimi 10-15 anni – assicura Sergio Matteo Savaresi – Probabilmente le nostre strade si riempiranno di robot-taxi. Sarà un gran momento perché si ridurrà il numero delle macchine, diventeranno molto più sicure, le città saranno più libere e meno inquinate, più aperte alle bici e ai pedoni». Marko Bertone non vuole fare troppe previsioni: «Mi trovo nel gruppo dei più conservativi. Ci si arriverà, il quando al momento si può dire. Ma nel momento in cui accadrà vedremo queste auto moltiplicarsi in modo esponenziale, come è successo con i cellulari. Dobbiamo però ancora risolvere quell’un per cento di problemi che riguarda la sicurezza. Ovvero come si deve comportare il veicolo in tutti i casi limite: è la parte più difficile. Sappiamo già mandare in giro l’auto a guida autonoma, ma nessuno, neanche chi può investire miliardi e non milioni nella ricerca, è ancora riuscito a risolvere questi problemi».

Tra i migliori al mondo

Intanto ci rimane la soddisfazione, come italiani, di poter contare su alcuni dei migliori ricercatori nella guida autonoma. E i risultati di questa prima gara «testa a testa» lo dimostrano: «Gli americani, già a Indianapolis ma anche qui, sono stati proprio stracciati – sorride il professor Savaresi forte della sua vittoria a Las Vegas – Su un territorio loro, perché queste gare degli ovali non sono nella nostra cultura noi abbiamo dovuto capire come funziona. Qui in Italia si fa fatica a trovare chi ha il coraggio di organizzare un evento simile. Ma quando troviamo il contesto giusto, noi italiani siamo bravissimi. I miei ragazzi possono guardare negli occhi qualunque collega di istituti prestigiosi».

12 gennaio 2022 (modifica il 12 gennaio 2022 | 12:55)

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Aggressione di Capodanno, Abdallah aveva contattato la vittima su Instagram

Aggressione di Capodanno, Abdallah aveva contattato la vittima su Instagram

di Massimo Massenzio

Proprio grazie alle fotografie e alle storie contenute nel suo profilo gli investigatori della squadra Mobile sono riusciti a identificare il 21enne torinese

Prima dell’aggressione alle due 19enni in piazza Duomo a Milano nella notte di Capodanno Abdallah B., 21enne di Torino, aveva chiesto e ottenuto il contatto Instagram di una delle due vittime. Proprio grazie alle fotografie e alle storie contenute nel suo profilo gli investigatori della squadra Mobile sono riusciti a identificarlo e, dopo aver trovato nella sua casa nel quartiere Barca, il giubbotto rosso e i jeans strappati indossati la notte di Capodanno, è scattato il provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Milano.

Assieme a lui è stato fermato anche un 18enne di origini egiziane, residente a Milano, mentre altri 16 ragazzi, italiani e stranieri, sono indagati. Abdallah – o «Abdul» come lo chiamano gli amici – è nato a Torino da genitori marocchini. È il quarto di cinque fratelli e fa parte di una famiglia perfettamente integrata. Nessuno dei suoi parenti, fra cui ci sono stimati professionisti, si sarebbe mai immaginato un suo coinvolgimento nelle rapine e nelle aggressioni a sfondo sessuale di piazza Duomo. Il giovane è accusato di concorso in violenza sessuale di gruppo, rapina e lesioni aggravate.

Le vittime e diversi testimoni lo hanno riconosciuto e una delle vittime lo ha descritto agli inquirenti come «il ragazzo che teneva le braccia intorno alle mie spalle, che ha detto essere di Torino, capelli biondo tinto corti col ciuffo, indossava qualcosa di rosso ma non ricordo se la felpa o pantaloni. Ricordo bene il suo volto saprei riconoscerlo se lo rivedessi. Ho notato la sua presenza nel gruppo che ci ha aggredite ma non so dire che ruolo abbia avuto».

Nel passato di Abdallah c’è solo una denuncia dell’estate 2020 per disturbo del riposo o delle occupazioni delle persone. Secondo i residenti della zona è un ragazzo tranquillo, tutto casa e muscoli, che allena in una palestra del quartiere Aurora.

In base alle prime ricostruzioni non è chiaro se Abdallah abbia compiuto materialmente i terribili atti di violenza contro le due ragazze, una delle quali è stata sollevata da terra da un gruppo di 40 e 50 ragazzi, denudata e palpeggiata in tutto il corpo e nelle parti intime fino ad essere violentata. Secondo la Procura, comunque, «ha dimostrato una chiara e consapevole adesione al progetto criminoso del gruppo di uomini che ha assalito» le due vittime «inserendosi inequivocabilmente quale compartecipe attivo della condotta di violenza sessuale di gruppo».

Un soggetto che il procuratore aggiunto Letizia Mannella e il pm Alessia Menegazzo hanno definito «di spiccata pericolosità» e la sua presenza fra le 40 o 50 persone che hanno accerchiato le vittime, «ha senz’altro contribuito a rafforzare gli intenti delittuosi». Alla base del provvedimento di fermo, secondo gli inquirenti, ci sarebbero oltre ai gravi indizi di colpevolezza anche il pericolo di fuga e di reiterazione del reato: «Se lasciato in libertà, potrebbe compiere altri delitti della stessa indole, anche sfruttando la forza di intimidazione del violento gruppo di cui fa parte».

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12 gennaio 2022 (modifica il 14 gennaio 2022 | 12:27)

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Dal 14 gennaio stop alla plastica monouso: addio piatti, bicchieri,

Dal 14 gennaio stop alla plastica monouso: addio piatti, bicchieri,

Scatta la rivoluzione verde europea. Da venerdì 14 gennaio, infatti, entra ufficialmente in vigore la legge che vieta l’uso della plastica monouso, non biodegradabile e non compostabile. L’Italia, come gli altri Paesi Ue, dà così attuazione alla direttiva antiplastica Sup, ovvero Single use plastic, il cui obiettivo è quello di mettere un freno all’inquinamento dovuto alla plastica: soprattutto in fiumi, laghi, mari e oceani. Ecco quali sono le regole, i divieti, le agevolazioni e le multe

9 gennaio 2022 | 00:25

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Corsi di danza online, arriva la Summer Jamboree Dance Academy

Corsi di danza online, arriva la Summer Jamboree Dance Academy

di Giulia Cimpanelli Summertime Jamboree– il Celebration Internazionale di Musica e Cultura dell’America anni ’40 e ’50– lancia la Summer Jamboree Dance Academy. La pandemia ha aumentato esponenzialmente i servizi online e da remoto e se un anno fa ci si chiedeva se questo trend sarebbe durato oggi ne abbiamo la certezza

Swing e Rock ‘n’ Roll si possono imparare con un video online? Secondo Summertime Jamboree– il Festival Internazionale di Musica e Cultura dell’America anni ’40 e ’50 più grande e conosciuto in Europa è così. Il Festival ha infatti lanciato la Summer Jamboree Dance Academy, la prima scuola di danza online completamente dedicata ai balli retrò (nati ed evoluti negli anni ’30 ’40 e ’50). Una sorta di “Netflix” integralmente dedicato ai balli retrò, rivolto a tutti gli amanti dello Swing e del Rock ‘n’ Roll. L’accademia di danza al momento conta oltre 20 corsi, di livello base, intermedio e avanzato, con una sezione “Neighborhood” per condividere con gli altri studenti esperienze, progressi e traguardi del proprio percorso. Il programma della Summertime Jamboree Dance Academy prevede, prima di iniziare a ballare, un momento di riscaldamento con i video di Heat up. Avviata una lezione, si può mettere in pausa il video e riprenderlo in un secondo momento da dove lo si è lasciato, tutte le volte che si vuole. Grazie ai video di Recap, inoltre, si può fare pratica di quanto appena appreso prima di passare al livello successivo.

Le altre attività “move” sul web

La pandemia ha aumentato esponenzialmente i servizi online e da remoto e se un anno fa ci si chiedeva se questo trend sarebbe durato oggi ne abbiamo la certezza.A livello mondiale, per esempio, le installazioni di app di fitness hanno visto un aumento verticale, con picchi del 50% di crescite di installazioni al mese durante il 2020. Nel 2021 si è assistito a una platea di utenti che inizia programmi di allenamento e li prosegue: le sessioni di training annuali sono aumentate del 31%. Secondo l’ultimo report di Stock Apps, il mercato delle app per il physical fitness sta attraversando un boom mai visto, una diffusione molto più capillare che porterà il settore a crescere di circa il 50% (48,44% per la precisione) ogni anno per i prossimi quattro anni.

Lo psicoterapeuta a distanza

Non caleranno nemmeno prestazioni sanitarie e psicoterapia online, che hanno visto un boom durante la pandemia e che cresceranno ulteriormente vista anche la voce di spesa prevista dal Pnrr. La piattaforma di medicina digitale del Gruppo San Donato ne è una dimostrazione concreta: 40.000 pazienti iscritti, di cui 2.400 hanno chiesto assistenza sanitaria telematica nel periodo febbraio-maggio 2021 (+48% rispetto ai mesi settembre-dicembre 2020). I consulti più richiesti, quelli in ambito psicologico, sono stati 950 nel periodo febbraio-maggio 2021: un’evidente affermazione dello strumento digitale, utilizzato per la gran parte delle specialità cliniche.Tra le tante tendenze portate dalla Didattica a Distanza c’è anche una nuova versione delle cosiddette “ripetizioni” o lezioni private che sono “esplose” online. Grazie ai prezzi calmierati e alla disponibilità costante di insegnanti continueranno a crescere anche nei prossimi anni.

4 febbraio 2022 (modifica il 4 febbraio 2022|13:17)

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Ogni giorno 40 chilometri. L’ex architetto consegna fiori e sorrisi

Ogni giorno 40 chilometri. L’ex architetto consegna fiori e sorrisi

Michi, al secolo Michela Coppola, ha cambiato lavoro e alla soglia dei cinquant’anni consegna bouquet fiori a Milano. Usa i social e ricicla la carta per le confezioni

Pedala, pedala, pedala. Una donnina che forse non avrà la faccia da campione (anche se da giovanissima lo è stata: nello sport della vela) pedala e pedala, dall’alba al tramonto. Ritorna a casa e poi esce di nuovo. Pedala, pedala, pedala. Poi, scende da lassù, dalla sua cargo bike, e consegna il regalo atteso con trepidazione, accompagnato da un biglietto di auguri sul quale è quasi sempre scritta una frase che conquista. Si sa, normalmente si attendono con trepidazione un fidanzato, una bella notizia, o un messaggio insperato. Nel nostro caso, è la messaggera della gioia: si chiama Michela Coppola, Michi per gli amici, ha quasi 50 anni ma pedala con grinta da ragazzina. «Sono fatta così: vedo solo il bello delle cose e mi ci butto, senza pensarci». Cosa che ha fatto alla vigilia del primo lockdown, due anni fa, quando nessuno avrebbe immaginato che il mondo sarebbe cambiato. Ma Michi non è quel tipo di persona che se ne sta lì a guardare prima quello che fanno gli altri: «Ero stanca della mia vita in uno studio di progettazione: avevo voglia di cambiare».

Ciao ciao, architetto

Per questo, ha richiuso elaborati tecnici, grafici e matita in uno zaino e ha deciso di preparare dei bouquet che oggi tutta Milano le invidia. Consegnandoli personalmente ogni giorno in bicicletta, puntualissima, dalla sera alla mattina. Studi al Politecnico di Milano, professione architetto per più di vent’anni, prima di dire basta e trasformare quel suo magnifico terrazzo fiorito, nel cuore della città, in un rifornimento a chilometro zero per dirlo con un fiore. Però, Michi, prima di buttarsi in questa nuova avventura, si è guardata intorno e si è detta: ecco il posto che fa per me: la Scuola agraria al Parco di Monza: «Una esperienza faticosissima ma soprattutto preziosissima», ricorda la mamma di Mirta e Guia Bonvicini, 24 e 23 anni: «Due ragazze che vanno con il turbo, pazzesche: la prima lavora alla Fondazione Veronesi ed è la più giovane consigliera del Municipio I, qui, a Milano; Guia, invece, dopo la laurea in Comunicazione d’impresa, ha fondato Bon.vi gioielli».

Riciclare, pedalare, riciclare

E sono state proprio le sue due «bambine» a consigliarle: «Mamma, ok, non sei mai stata molto social, ma facciamo tutto noi: hai bisogno sia di un profilo Facebook, sia di un profilo Instagram». Da allora, «Berberismichi» è seguita da quasi 1.700 followers, i quali amano l’aspetto ecologico della missione di Michi, che utilizza solo carta e fiocchetti riciclati per abbellire i suoi bouquet. Ed anche i biglietti allegati sono su carta riciclata. «Sono una velista, amo il mare e la natura: non farei mai del male al Pianeta».

Da scoprire in silenzio, poco prima dell’alba, quando Michi esce di casa in direzione dei Mercati generali («Ormai mi conoscono tutti») per portarsi a casa quasi sempre centocinquanta chili di fiori. Da caricare sulla cargo bike, la compagna fedele dei suoi 40 chilometri al giorno, su e giù per Milano: «Stiamo un sacco di tempo insieme, io e la mia cargo bike, le ho dato persino un nome: Tramontana, come il vento che spinge da Nord». Saranno pure vezzosità da velisti, ma queste cose le racconta la stessa Michi nelle «stories» pubblicate su Instagram: «Quando torno a casa, al mattino, mentre preparo i bouquet, mi videoregistro e racconto cosa farò nel corso della giornata».

Romantici a Milano

Dieci mazzi al giorno per altrettante storie pubblicate sulla sua pagina Instagram, e quaranta chilometri da pedalare. Se dovessimo trovare una affinità tra l’architetto e la fiorista? «Direi che della mia formazione precedente, ho conservato l’attenzione all’aspetto cromatico della composizione, oltre al fatto di presentarmi al cliente con tutta la mia allegria e la gioia di vivere», risponde la signora dei fiori («Ranuncoli, tulipani, mirto e lauro ceraso, quelli del momento, i fiori di stagione», ricorda), pronta a raccogliere qualsiasi suggerimento dai sui stessi clienti: «Per esempio, ho inventato l’abbonamento floreale, “Effetto Wow”, dal giorno in cui una signora, dopo avermi aperto la porta di casa, ha visto il bouquet e si è lanciata in un: Wow, che bello!».

E Michi gliel’ha subito “rubato” quel “Wow”, ormai presente in forma di piccolo talloncino sulla carta di ogni bouquet. Romantici a Milano? «Hai voglia! Soprattutto i maschietti trentenni». Il quartiere che ama dirlo di più con un fiore? «Da zona Vincenzo Monti mi arrivano un bel po’ di prenotazioni: da queste parti c’è una ragazza che mi rinnova ogni settimana l’abbonamento». Altre storie? Non c’è tempo per fermarsi, per restare indietro. La signora dei bouquet ha fretta: c’è una consegna da fare. Pedala, pedala, pedala.

12 gennaio 2022 (modifica il 12 gennaio 2022 | 18:19)

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