Con 200 milioni le isole ‘minori’ diventano maggiorenni, tra rinnovabili

Con 200 milioni le isole ‘minori’ diventano maggiorenni, tra rinnovabili

Subito i numeri. Sono una trentina, per trentasei Comuni, che messi insieme contano duecentomila abitanti. Eccolo, l’identikit delle Isole minori d’Italia, gettonatissime mete di vacanza nel periodo estivo, quando arrivano a quadruplicare la loro popolazione, ma troppo spesso considerate di serie B nei restanti mesi dell’anno. E per diversi motivi. Su tutti, l’efficientamento energetico. Quel poter essere autonomi e non dipendere dagli altri. Parliamo della corrente elettrica, che, da queste parti, non è una cosa scontata. O meglio, l’autonomia energetica delle isole minori — non collegate direttamente al Continente, in quanto le distanze tra queste isole e la Penisola italiana sono notevoli — finisce per essere uno dei problemi principali di sussistenza.

Molte di queste isole sono alimentate ancora attraverso generatori a gasolio da autotrazione, «che garantiscono la continuità della fornitura anche in caso di indisponibilità della produzione da fonte rinnovabile (ad esempio nelle ore notturne per gli impianti fotovoltaici e in assenza di vento per gli impianti eolici)», ricorda l’Unione nazionale imprese elettriche minori. Ma che, come conseguenza, porta inevitabilmente all’aumento dei costi di produzione. Ma qualcosa comincia a intravedersi all’orizzonte, come una sorta di nave salvifica attesa da tempo immemorabile dagli isolani. Nell’ultimo Piano nazionale di resistenza e resilienza (Pnrr), è compreso, infatti, anche il “Programma isole verdi”, finanziato, per un valore di 200 milioni di euro, dall’Unione europea all’interno del “Next Generation Eu”. Anche qui, però, non c’è tempo da perdere: occorre fare in fretta. C’è tempo fino al prossimo 13 aprile per presentare un progetto integrato (inviandolo all’indirizzo: [email protected]) di efficientamento energetico e idrico, mobilità sostenibile, gestione del ciclo rifiuti, economia circolare e produzione di energia rinnovabile. (continua a leggere dopo i link e la foto)

Progetti pilota: isole green e autonome

Per la precisione, sono tredici i Comuni interessati dal “Programma”, appartenenti a diciannove isole minori non interconnesse. Dall’Isola del Giglio a Capraia, da Ponza a Ventotene, fino alle Isole Tremiti, Ustica e Pantelleria. Ma ci sono anche i comuni di Leni, Malfa e Santa Marina Salina, tutte facenti parte dell’Isola di Salina, oltre a quelli di Favignana, Lampedusa e Lipari. L’obiettivo è riuscire a trasformare questi piccoli Comuni in veri e propri modelli di sviluppo completamente green ed autonomi. Praticamente autosufficienti. Chiaramente, non tutto è realizzabile: dal momento che sono tanti e diversissimi i livelli di efficientamento energetico richiesti dalla “misura” green del Pnrr. Per questo motivo, è stato chiesto ai Comuni pilota di riuscire a portare a termine, entro il 30 giugno del 2026, almeno tre delle tipologie di interventi richiesti.

Benvenuti a “Smart island”

Di fatto, all’interno delle possibili soluzioni di efficientamento energetico, potremmo ritrovarci di fronte a progetti innovativi apripista per possibili soluzioni anche in altri contesti. Le piccole isole sono, infatti, invitate anche a pensate a modelli di “smart grids”, reti elettriche di nuova generazione, dove elettronica, informatica e comunicazione coesistono. In pratica, facciamo spesso un errore di prospettiva, pensando ad una centrale elettrica come ad un semplice sito di produzione e distribuzione di energia. Perché all’interno di questo stesso “canale”, si possono fare più cose. Che vanno dall’integrazione del sistema elettrico con il sistema idrico dell’isola ai sistemi di desalinizzazione; dalla costruzione o adeguamento di piste ciclabili alla progettazione di altre infrastrutture per la mobilità sostenibile. Semplicemente scambiandosi informazioni, si potrebbero evitare anche i cosiddetti “picchi di richiesta”, che si verificano soprattutto nei periodi estivi, quando le piccole isole si popolano sempre di più. Anche questo è un modo per vincere la sfida della transizione energetica.

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Cambogia: morto Magawa, il roditore che «sniffava» le mine antiuomo

Cambogia: morto Magawa, il roditore che «sniffava» le mine antiuomo

di Paolo Virtuani

Gli era stata data anche una medaglia e il titolo di HeroRat per aver trovato nella sua carriera oltre cento mine e altri ordigni

Cambogia in lutto per la morte di Magawa, il roditore che riusciva con il suo olfatto a identificare la presenza di esplosivi. Nel corso della sua «carriera», durata cinque anni, aveva scoperto oltre cento mine antiuomo e altri esplosivi in una terra martoriata da questo tipo di ordigni che ogni anno provocano ancora decine di vittime e centinaia di feriti.

Il nome non gli rende giustizia

Magawa era un ratto gigante africano (Crycetomis gambianus), aveva otto anni e nonostante l’aspetto da topo e il nome da criceto non era né uno né l’altro: apparteneva a una famiglia distinta di roditori endemica dell’Africa. Con i criceti condivide le tasche guanciali nelle quali accumula il cibo, soprattutto frutti e corteccia di palme. Sono animali sociali che vivono in colonie e possono essere addomesticate tanto da diventare animali da compagnia.

Ricerca di esplosivi

In Tanzania venne istruito a cercare esplosivi dall’organizzazione belga Apopo. Dopo un anno venne inviato in Cambogia dove il suo fiuto aiutò gli sminatori a bonificare un’area di 141 mila metri quadrati infestati da mine antiuomo, una superficie grandi come venti campi di calcio. Pesava 1,2 chili ed era lungo 70 centimetri (coda compresa) ma era sufficiente piccolo e leggero e anche se passava sopra una mina non innescava il meccanismo di scoppio. In 20 minuti riusciva a identificare la presenza di mine in una superficie grande come un campo da tennis, mentre una persona munita da metal-detector ci avrebbe impiegato da uno a quattro giorni, a seconda della sua esperienza in questo settore.

La medaglia

Nel 2020 a Magawa gli venne assegnata la Medaglia d’oro Pdsa, la massima onorificenza britannica per gli animali che hanno contribuito con il loro impegno a salvare o migliorare l’esistenza degli umani. Magawa, che poteva fregiarsi anche del titolo di HeroRAT, è stato il primo topo a ricevere la medaglia in 77 anni di storia. Si era «ritirato» nello scorso giugno perché aveva rallentato l’attività a causa della vecchiaia. L’associazione Apopo ha reso noto che fino agli ultimi giorni aveva continuato a giocare e a mostrare interesse, poi dallo scorso settimana era caduto in una sorta di apatia. «Se ne è andato serenamente», hanno riferito. Ciao Topo Eroe.

11 gennaio 2022 (modifica il 11 gennaio 2022 | 21:24)

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Franco Berrino, i biscotti con pochi ingredienti che non fanno

Franco Berrino, i biscotti con pochi ingredienti che non fanno

Farina di tipo 2, e cioè semi integrale, poi cacao di ottima qualità, olio di semi di girasole alto oleico, ma anche olio extra vergine di oliva. Infine cannella o limone in base alla tipologia di impasto che si vuole ottenere. Lo zucchero? Bandito. Al suo posto dell’uvetta e dei datteri, entrambi ricchi di fibre, vitamine, micronutrienti e antiossidanti. Non c’è altro nei biscotti che Franco Berrino, medico epidemiologo tra i più importanti in Italia per gli studi sulla correlazione tra cibo e cancro e «guru» della vita sana con l’associazione «La Grande Via» fondata insieme a Enrica Bortolazzi, ha messo a punto in collaborazione con NaturaSì. Due varietà di frollini cento per cento vegetali con tanto di nome — Gioia e Amore — che, spiega Berrino, «hanno il sapore autentico degli ingredienti contenuti». Niente burro né uova, il che significa niente grassi di origine animale. Difficile quindi mantenere la tessitura del biscotto che, rispetto a uno «tradizionale», rischia di rompersi più facilmente. Senza contare che può essere un po’ difficile da decifrare soprattutto per chi è abituato a prodotti industriali, ricchi di zuccheri aggiunti e aromi vari. Ma decisamente apprezzato da chi in cucina cerca un gusto genuino. Quindi, se nella confezione — in carta certificata FSC da materiale di riciclo e recupero — capitasse di trovare un dolcetto rotto «pazienza perché, per il nostro organismo, non contano solo la palatabilità e la dolcezza, ma la naturalezza e le sue caratteristiche», fanno sapere da La Grande Via.

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8 gennaio 2022 | 16:02(©) RIPRODUZIONE RISERVATA

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Pisa, caccia aperta alle onde gravitazionali. Bastano una app, occhio e tanta curiosità

Pisa, caccia aperta alle onde gravitazionali. Bastano una app, occhio e tanta curiosità

di Peppe Aquaro L’osservatorio “Ego Virgo” e l’Università di Pisa lanciano “GWitchHunters”, piattaforma aperta per visionare i dati del Cosmo. Iscrivendosi entro il 21 febbraio, in palio 4 borse di studio per un corso scientifico, dal 10 al 14 luglio ad Atene

“Supererò le correnti gravitazionali/lo Spazio e la Luce per non farti invecchiare …”. Pura fantascienza cantautoriale del grande Franco Battiato nel suo celebre brano “La Cura”? Per niente. Anzi. Il nostro Master catanese ci insegnò con tre lustri d’anticipo ciò che la scienza, il 14 settembre del 2015, sarebbe riuscita a mettere nero su bianco: le onde gravitazionali esistono, essendo increspature nello spazio-tempo dovute alla presenza di masse in movimento accelerato. Fantastico, ma non era finita lì: per la serie, il bello doveva ancora venire. Alla portata di tutti. E dove non serve essere Einstein, il quale, nella Teoria della relatività espresse per primo la loro esistenza, per individuarle. Questa storia prende una piega ancora più affascinante, viaggiando tra l’America, nella città di Hanford, in California, e la nostra Italia, a Cascina, nel Pisano. Per una sorta di ping pong della Fisica, tra “Ligo” e “Ego-Virgo”: acronomi che stanno, rispettivamente, per “Laser Interferometer Gravitational-Wave Observatory” ed “European Gravitational Observatory”.

Buchi neri a portata di app

Un esperimento incrociato, Ligo-Virgo, grazie al quale gli scienziati sono riusciti a realizzare la più avanzata e sensibile rete di osservatori di onde gravitazionali, che rappresentano una sorta di messaggeri del Cosmo più profondo, portandoci informazioni intorno agli eventi più violenti come la fusione di buchi neri o tra stelle di neutroni. Ora, la vera novità è un’altra, tutta italiana, e frutto della collaborazione tra l’università di Pisa e l’Osservatorio gravitazionale europeo di Cascina: coinvolgere l’uomo della strada, il semplice curioso di Buchi neri e Cosmo, advertisement osservare e descrivere con i propri occhi le immagini delle onde gravitazionali. Diventando cittadini-scienziati, grazie ad una piattaforma “GWitchHunters”, scaricabile anche come app e sviluppata all’interno del progetto europeo “Reinforce” (https://reinforceeu.eu): chiunque potrà aiutare gli scienziati a rendere più sensibili i rivelatori di onde gravitazionali e advertisement ascoltare nuove sorgenti nell’Universo.

I primi cinquanta segnali dallo Spazio

Silenzio, il “Nemico” ci ascolta. Ma noi saremo più scaltri delle sorgenti provenienti dal Cosmo, dicendo la nostra intorno a ciò che finora la scienza ha svolto più che egregiamente: dal 2015 fino all’inizio del primo Lockdown, infatti, grazie a Ligo, da solo e poi in collaborazione con Virgo, sono stati individuati più di cinquanta segnali provenienti dallo Spazio. E rimane fondamentale nella storia molto recente della ricerca di onde gravitazionali un’onda, l’emissione luminosa denominata “GW170817”, osservata tramite “normali” telescopi terrestri e spaziali. Il problema, affermano gli scienziati da pace, è quel rumore di fondo: se le onde gravitazionali sono come dei leggerissimi cinguettii, quel fastidio acustico rende vano il lavoro dei rilevatori. Ed ecco che l’occhio umano dell’uomo della strada, diventato un vero e proprio “Gravity Spy”, paradossalmente può essere utile più di qualunque altra cosa.

A ciascuno il suo “Glitch”

Tra i rumori più difficili da far individuare ad una macchina, ci sono quelli transitori: appaiono per periodi brevissimi, meno di un secondo e sono chiamati “Glitch”. Riuscire a comprendere la loro morfologia, classificandoli, sarà il compito dei nuovi cacciatori di onde gravitazionali. Qualcuno potrebbe obiettare: ma non ci sono gli algoritmi pronti per questo? Gli autori del progetto “GWitchHuntetrs” rispondo così: “A causa della complessità e diversità delle possibili forme che questi glitch possono assumere, è molto difficile progettare un algoritmo in grado di distinguerli. Tuttavia, noi siamo formati fin dai primi anni di scuola per svolgere questo compito: basti alla capacità che abbiamo sviluppato di leggere lettere scritte a mano da persone varied o testi stampati con caratteri diversi, alcuni dei quali piuttosto fantasiosi. O per riconoscere animali e specie vegetali da alcuni dei loro tratti distintivi”.

Scienza partecipata all’ombra del Partenone

E per chi nutrisse ancora dei dubbi riguardo alla chiamata alle armi in puro stile film hollywoodiano, ecco ancora qualche informazione utile: “Con GWitchHunters ti guideremo attraverso diversi livelli, dove imparerai passo dopo passo come identificare e classificare il rumore nei rivelatori di onde gravitazionali, oltre a scoprire quali canali ausiliari contribuiscono al rumore che osserviamo nel canale di deformazione. Troverai anche alcune sfide mobili speciali, che potrai giocare dall’app Zooniverse per dispositivi mobili”. Un’ultima informazione per gli appassionati di scienza partecipata: tutti coloro che si iscriveranno entro il 21 febbraio (più di 1.500 persone hanno già accettato la sfida), potranno partecipare all’estrazione di quattro borse di studio per il “Reinforce International Training Course”, un corso di formazione dedicato alla scienza partecipata, in programma dal 10 al 14 di luglio ad Atene.

4 febbraio 2022 (modifica il 4 febbraio 2022|12:14)

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La Bmw iX Flow: ecco come cambia il colore della

La Bmw iX Flow: ecco come cambia il colore della

Il prototipo, presentato al Ces di Las Vegas, è avvolto in fogli di ePaper. Sui quali l’eInk (usato da anni per i lettori eBook) permette di passare, a piacere, dal bianco al grigio scuro

Siete ancora innamorati della vostra auto ma la vorreste con un look tutto nuovo? Verrà un giorno in cui con un click potrete cambiare il colore della carrozzeria. Non è uno scenario da fantascienza: al Ces di Las Vegas (5-8 gennaio) si è visto il primo prototipo, creato da Bmw.

La «carta elettronica»

Sulla Bmw iX Flow, versione speciale dell’ammiraglia elettrica, si sfrutta in maniera del tutto nuova una tecnologia ben nota. La carrozzeria è ricoperta, come fosse un enorme mosaico tridimensionale, da piccoli fogli di carta elettronica (ePaper) con E Ink, l’inchiostro elettronico che da anni fa funzionare i lettori di ebook come i diffusi Kindle e Kobo, ma anche altri gadget elettronici.

Da bianco a grigio scuro

La Bmw iX Flow può passare da bianco a grigio scuro, grazie alle proprietà dell’inchiostro elettronico, che si schiarisce o si scurisce sfruttando microcapsule con pigmenti che reagiscono a un impulso elettronico. L’effetto «wow» è garantito. Va nella direzione di una personalizzazione sempre maggiore dell’auto, cui rientrano anche i My Modes, che permettono di cambiare il sound dell’auto elettrica con quattro nuove modalità sonore, create in collaborazione con il compositore Hans Zimmer, premio Oscar per Il Re Leone.

Il benessere nell’auto

«Siamo in un ambito vicino agli accessori di moda o allo “stato” su un social network — dice Stella Clark, responsabile del progetto per Bmw —. Ma il colore esterno variabile contribuisce anche al benessere nell’abitacolo e all’efficienza di un veicolo elettrico, tenendo conto di quanto assorbe o riflette la luce del sole una tonalità più o meno scura». Per ora la Bmw iX Flow con E Ink è un prototipo, ma è possibile che un giorno questa tecnologia arrivi negli autosaloni (leggi permettendo, perché non tutti gli Stati accettano un’auto mutante).

Il display panoramico

Più a portata di mano l’idea del Theatre Screen: un display panoramico da 31 pollici, con risoluzione fino a 8 K, che trasforma l’auto in un salotto viaggiante, soprattutto impostando il My Mode Theatre, che gestisce in automatico abbassamento dello schermo, illuminazione e tendine parasole. La parte multimediale è realizzata in collaborazione con Amazon e la sua Fire Tv.

La supersportiva elettrica

Una certezza è invece l’arrivo, verso metà anno, della Bmw iX M60, che coniuga l’ammiraglia elettrica con la tradizione di guida sportiva del brand M: elettronica sofisticatissima per il controllo dell’assetto, 619 cv, 0-100 km/h in 3,8 secondi, velocità massima (autolimitata) di 250 km/h, autonomia (ciclo Wltp) di 566 chilometri con batteria da 111,5 kWh.

10 gennaio 2022 (modifica il 10 gennaio 2022 | 12:55)

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