di Giulia Cimpanelli Assessment del rischio di trasmissione del virus negli ambienti: una soluzione italiana, presentata in anteprima su Corriere Innovazione, incrocia ventilazione, numero di persone e livello di attività praticate
Verrà implementato per la prima volta all’interno di Ismett 2, il nuovo ospedale progettato da Renzo Piano che sorgerà a Carini, in provincia di Palermo, il Covid Transmission Threat Scan, uno strumento di analisi che permette di quantificare il rischio di trasmissione di SARS-COV-2 in un ambiente.
Gli ospedali, loro malgrado protagonisti di questo periodo di emergenza, possono diventare un luogo sicuro e a basso rischio di contagio. Deerns, società di consulenza internazionale che fornisce servizi di ingegneria per l’ambiente costruito ha sviluppato il sistema con il quale si realizza la scansione rende possibile quantificare il rischio di trasmissione aerea di SARS-CoV-2 perché incrocia dati non solo sulla ventilazione e sul numero di persone presenti in una verse, ma anche sul livello di attività che le persone praticano in quel dato ambiente (che varia dallo stare seduti in silenzio, all’esercizio fisico intenso, in combinazione a una percentuale di tempo in cui le persone parlano). Se infatti la scansione rileva che l’ambiente non è sicuro, un grafico mostrerà in tempo reale, quante persone o per quali attività consecutive è possibile rendere sicura la stanza.
Lo strumento può essere applicato a qualsiasi struttura sanitaria ma anche a tutte le altre destinazioni d’uso di edifici che prevedono la presenza di occupanti. Il Covid Transmission Threat Scan si basa su diverse fonti scientifiche relative: alla trasmissione aerea dei infection 1,2,3, alle emissioni e alla trasmissione di virus negli spazi interni. “Le informazioni raccolte permettono ai nostri esperti di agire per mitigare il rischio di contagio, indicando come modificare gli orari di occupazione degli ambienti e dando indicazioni su come ottenere una regolazione della ventilazione più intelligente ed efficace”– afferma Cosimo Verteramo, amministratore delegato Deerns Italia.
Considerando che molti degli accorgimenti di tipo impiantistico, necessari per ridurre il rischio di contagio, sono significativamente penalizzanti dal punto di vista dei consumi energetici, grazie all’approccio proposto da Deerns, sarà possibile un significativo contenimento degli stessi anche pari al 30%
6 settembre 2021 (modifica il 6 settembre 2021|15:02)
Al vaglio della Procura i messaggi nel gruppo «Basta dittatura»: «Potevano aspettarlo e decapitarlo sul posto. Chi ha l’indirizzo di casa?». E ancora: «Vuoi la linea dura? Te la diamo». «Tutti a casa del sindaco per caricarlo e buttarlo nella spazzatura». Aperta un’inchiesta, allerta per il corteo di sabato 30 ottobre
Da martedì sera circolano in Rete almeno due certificati falsi, tra cui uno intestato ad Adolf Hitler. Il problema è riconducibile alle strutture pubbliche francesi e polacche, ma sono ancora molti i punti da chiarire
I green pass falsi e funzionanti pubblicati in Rete sono stati emessi in Francia e Polonia, ma il sistema di questi due Paesi non sarebbe compromesso. Lo dichiarano al Corriere fonti vicine al Dipartimento per la trasformazione digitale italiano, aggiungendo che per ora le chiavi private francese e polacca di emissione dei certificati, e dunque i due certificati stessi, sono già stati annullati e bloccati sull’app italiana Verifica C19.
Funziona così: quando mostriamo il green pass per entrare in ufficio o in un ristorante, l’app Verifica C19 confronta la parte cifrata del nostro codice QR con la chiave crittografica privata generata dalla struttura pubblica competente, che nel nostro caso è Sogei. Se combaciano il pass è valido.
Il timore era che fossero state sottratte le chiavi di Francia e Polonia e che qualcuno fosse in grado di mettere in circolazione e vendere numerosi certificati falsi capaci di superare i controlli. Secondo quanto si apprende dopo i primi chiarimenti fra la Commissione europea e i due Stati membri, invece, le chiavi sarebbero al sicuro e sarebbero state sottratte solo credenziali per creare singoli pass (quelle di un medico, per esempio, che in alcuni Paesi compila i certificati di guarigione e poi li manda all’ente competente per firmarli con le chiavi).
Non si può comunque ancora escludere che ci siano in circolazione altri certificati falsi e funzionanti, oltre a quelli già bloccati.
Come detto, in Italia, a fornire i codici che generano i green pass è Sogei, la società di Information technology del ministero dell’Economia, che dichiara al Corriere di non aver riscontrato alcun problema.
I dati contenuti nei green pass — come scritto qui — sono molti: oltre a nome, cognome e data di nascita sono presenti i codici relativi alla malattia di riferimento (il Covid-19), alla tipologia di vaccino e al produttore del vaccino stesso, nonché alla serie numerica della dose inoculataci; alla data della ricezione della dose di vaccino, lo stato in cui è stata effettuata, l’ente certificatore responsabile.
Nel caso dei Green Pass relativi a un tampone, i dati fanno riferimento alla tipologia di test, al nome del test, a chi ha prodotto il test e a chi l’ha effettuato. Infine la data e il risultato del tampone.
Per quanto riguarda i Green Pass che portano con sé coloro che sono guariti dal Covid-19, qui le informazioni riguardano la data del primo tampone risultato positivo, lo Stato che ha memorizzato il tampone, l’ente che ha certificato il tampone, la durata di validità del certificato di positività. Chi scansiona i green pass vede soltanto nome, cognome e data di nascita di chi lo mostra, e se il pass è valido o meno.
Nella serata di martedì, in Rete circolava un pass intestato ad Adolf Hitler, nato il 1 gennaio del 1900: il falso certificato, che ad un controllo con l’app “Verifica C19” risultava valido, è stato pubblicato su Twitter e sui alcuni siti. Attorno alle 22.30 di ieri l’account “Reversebrain” ha pubblicato una serie di tweet: «Penso che le chiavi utilizzate per firmare il certificato digitale Covid Ue, almeno in Italia, siano trapelate in qualche modo» scriveva, invitando a scansionare un qr code con la app ufficiale italiana. Codice che effettivamente risultava valido e, appunto, intestato ad Adolf Hitler.
«Se la perdita fosse confermata — aggiungeva — significa che il falso certificato Covid dell’Ue può essere contraffatto da chiunque». L’utente ha poi aggiornato il thread questa mattina indicando che il certificato non è più vali do. Non è tutto, perché un altro Qr code falso ma valido, sempre intestato ad Adolf Hitler, nato però il 1 gennaio del 1930, indicherebbe l’azienda “Janssen – Cilag international” come produttrice del vaccino somministrato, in Polonia, dal Centrum e Zdrowia.
Articolo in aggiornamento…
27 ottobre 2021 (modifica il 27 ottobre 2021 | 17:23)
Ci sono cinque tedesche, tre americane, due giapponesi e un’italiana. No, non è l’inizio di una barzelletta, bensì la classifica delle auto più vendute della storia. E, se l’egemonia teutonica non stupisce – grazie a Volkswagen la Germania occupa tre delle prime sei posizioni – stupisce semmai che si fermi al gradino più basso del podio. La medaglia d’oro, infatti, è appannaggio di una casa non europea. Piccolo aiuto: è stata main sponsor delle ultime Olimpiadi e Paralimpiadi…
Con più di 50milioni di unità vendute finora, è la Toyota Corolla la regina indiscussa della nostra classifica. Autovettura di segmento medio, prodotta dalla casa giapponese fin dal 1966, è stata la prima vettura di tutti i tempi a superare la soglia dei 30milioni di veicoli prodotti. Come molte rivali della categoria B, anche la Corolla, negli anni, è stata venduta con vari marchi e nomi. Alcuni esempi? Toyota Sprinter, Chevrolet Nova e Toyota Voltz.
Presenti le Aston Martin più iconiche, ma anche mezzi più bizzarri come la Lotus Esprit sottomarino. Allestita all’interno del Petersen Automotive Museum, in California
Mentre l’agente 007 ritorna al cinema con un nuovo capitolo della saga – No Time to Die, che sarà l’ultimo per Daniel Craig – il Petersen Automotive Museum, in California, ospita fino al 30 ottobre 2022 la collezione composta da più di 30 mezzi tra auto, moto, barche, sottomarini e aerei che hanno animato il famoso franchise di Ian Fleming.
Bond in Motion
La mostra in questione si chiama Bond in Motion, ed è stata allestita di concerto con la EON Productions e la Ian Fleming Foundation, con il sostegno della Metro Goldwyn Mayer (MGM), e costituisce un vero e proprio must per gli appassionati della serie. Tra i capolavori presenti spicca la Jaguar XKR che James Bond ha guidato in La morte può attendere (Die Another Day), che può contare su diversi gadget tra cui l’M134 Minigun montata dietro i sedili (è nascosta sotto una piastra metallica e fuoriesce quando viene attivata), il lanciarazzi anteriore celato dietro la griglia del radiatore anteriore, e i missili laterali (posizionati all’interno dei pannelli porta).
Le Aston Martin più iconiche
Non può poi mancare la splendida Aston Martin DBS guidata dal James Bond interpretato da Daniel Craig, utilizzata in Casino Royale, vero e proprio manifesto della cultura automobilistica inglese. In una scena di inseguimento, Bond è stato costretto a compiere una manovra brusca che ha provocato il cappottamento della DBS per ben sette volte. A eseguire la manovra è stato lo stuntman Adam Kirley, stabilendo un nuovo Guinness World Record per il maggior numero di cappottamenti mai effettuati su un’auto. È incredibile come, nonostante tutto, l’auto si sia conservata anche piuttosto discretamente.
E poi c’è lei, l’Aston Martin DB5 del 1964, verniciata in un luccicante Silver Birch, che è apparsa nel maggior numero di film di James Bond, tra cui GoldenEye nel 1995, Il domani non muore mai (Tomorrow Never Dies) nel 1997, Skyfall nel 2012, Spectre nel 2015 e nell’ultimo film, No Time To Die.
Anche le auto sommergibili
Altri esempi dei pezzi presenti nella mostra sono lo Heron XC-70 Parachute Parahawk del 1999 utilizzato ne Il mondo non basta (The World Is Not Enough) e una Lotus Esprit S1 Submarine del 1977 con missili terra-aria protagonista nella Spia che mi amava (The Spy Who Loved Me). Per realizzare quest’ultimo mezzo guidato dal Bond di Roger Moore sono state impiegate nove Lotus Esprit.
27 settembre 2021 (modifica il 12 ottobre 2021 | 11:31)
Allo scrittore è stato assegnato a Pistoia il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo
CorriereTv
Sabato 25 settembre, in piazza del Duomo a Pistoia, lo scrittore e giornalista Claudio Magris ha ricevuto il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo, istituito nell’ambito del festival di antropologia del contemporaneo Pistoia – Dialoghi sull’uomo, promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia e dal Comune di Pistoia, ideato e diretto da Giulia Cogoli. In questo video, registrato in questa occasione, lo scrittore riflette su una possibile definizione di uomo. Il Premio Internazionale Dialoghi sull’uomo è conferito a una figura del mondo culturale che con il proprio pensiero e lavoro abbia testimoniato la centralità del dialogo per lo sviluppo delle relazioni umane e contribuito a migliorare il dialogo e lo scambio interculturale. La giuria formata da Lorenzo Zogheri, Giulia Cogoli, Marco Aime, Adriano Favole e Luca Iozzelli – a cui è dedicata l’edizione 2021 del festival – ha così motivato il riconoscimento allo scrittore: «Intellettuale europeo e cittadino del mondo, di cui è stata autorevolmente sottolineata in questi anni l’“identità plurale”, che gli ha guadagnato grandissima fama come lucido testimone della nostra epoca alla deriva. Insigne germanista, originale e grande scrittore, intenso e commovente drammaturgo, poliedrico saggista con forte caratura etica che si esprime anche negli interventi giornalistici, fine traduttore, appassionato e instancabile viaggiatore, Magris rappresenta al meglio l’immagine plurale della letteratura europea. In un’epoca in cui muri e confini anziché dissolversi rinascono subdolamente, Claudio Magris, con i suoi scritti e con il suo impegno intellettuale, testimonia costantemente l’importanza del dialogo come strumento primo della convivenza». Dopo la cerimonia di premiazione, Magris ha tenuto una conferenza con lo scrittore Paolo Di Paolo dal titolo «Quando comincia l’uomo?».
25 settembre 2021 – Aggiornata il 27 settembre 2021 , 19:46
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