Energia, al Consiglio europeo niente accordo tra i leader: tra

Energia, al Consiglio europeo niente accordo tra i leader: tra

Dalla nostra corrispondente
BRUXELLES I leader Ue dopo una lunga discussione su come fronteggiare la corsa dei prezzi dell’energia, che sta appesantendo le bollette di famiglie imprese in Europa, non hanno trovato un accordo al Consiglio europeo che è terminato dopo la mezzanotte e dunque non hanno adottato alcuna conclusione. A dividerli il sistema per lo scambio di quote di emissione di CO2 e il secondo atto delegato della tassonomia, che la Commissione presenterà il 22 dicembre, che molto probabilmente considererà nucleare e gas come fonti della transizione.

Nel corso della giornata i leader Ue avevano affrontato il tema in più occasioni senza riuscire a trovare un’intesa sul testo definitivo. «Abbiamo dovuto constatare che le divergenze sul tavolo hanno reso impossibile adottare conclusioni sull’energia e torneremo sull’argomento in un prossimo Consiglio», ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel al termine del Consiglio.

Per la Polonia e la Spagna tra le cause dell’impennata dei prezzi ci sarebbero le speculazioni all’interno del sistema Ets. Interpretazione non condivisa da altri Paesi Ue. Mentre Varsavia, così come gli altri Paesi dell’Est Europa, contesta anche la proposta della Commissione di estendere il sistema degli Ets ai trasporti e all’edilizia. Le divisioni tra i Paesi si sono registrate anche in altri ambiti, a partire dalla richiesta di una riforma del mercato elettrico per slegare i prezzi dell’elettricità da quelli del gas, avanzata nelle scorse settimane dalla Spagna, sostenuta anche da Francia e Italia. Per altri Paesi, come Germania e Olanda, l’aumento dei prezzi è temporaneo e dunque gli Stati singolarmente dovrebbero trovare il modo per fronteggiare l’emergenza.

«Le prospettive rispetto al percorso» delle politiche energetiche «che entrambi i nostri Paesi intendono intraprendere sono leggermente diverse», ha detto il cancelliere tedesco Olaf Scholz, al suo esordio, in conferenza stampa con il presidente francese Emmanuel Macron. «Già da tempo la Germania ha preso la decisione che l’energia nucleare non prenderà parte alla transizione energetica» ma «è importante che ognuno possa proseguire il suo cammino senza minare l’unità dell’Ue». Per Scholz «non è un compito facile, ma alla fine dovremo trovare l’unità nonostante le diverse priorità che ci siamo dati».

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Il 5G mette a rischio i voli, negli Stati Uniti scatta un mini rinvio

Il 5G mette a rischio i voli, negli Stati Uniti scatta un mini rinvio

C’è un legame strettissimo, e quanto pare abbastanza pericoloso, fra la tecnologia 5G e gli aeroplani. Ed è un legame che rischia di rallentare lo sviluppo delle nuove reti, o forse di costringere le compagnie aeree a rivedere parte della tecnologia che oggi fa funzionare gli aerei. L’indizio, o forse è meglio dire la prova, arriva dagli Stati Uniti, dove i due colossi della telefonia – AT&T e Verizon – hanno deciso di rimandare di due settimane alcuni sviluppi in chiave 5G (l’implementazione in banda C, per la precisione), dopo le pressioni dell’industria dell’aviazione e la minaccia delle compagnie aeree di fare causa. L’implementazione era in programma, inizialmente, per il 5 dicembre scorso, e successivamente era stata spostata al 5 gennaio. Ora ha subito un ulteriore slittamento.

Interferenze in banda C

La storia del 5G e delle probabili interferenze con le frequenze usate dagli aerei non è recentissima. Sono mesi che se ne parla, e le preoccupazioni sono concentrate soprattutto sulla banda C, che secondo le compagnie aeree potrebbe interferire con l’elettronica degli aerei e rappresentare un rischio per la sicurezza. La banda C è molto vicina alle frequenze utilizzate dalle apparecchiature degli aerei per calcolare l’altitudine. E i gruppi dell’aviazione e la Faa (Federal Aviation Administration) temono che possa compromettere la sicurezza, soprattutto in condizioni di scarsa visibilità. Mentre per la Federal Communications Commission, che ha approvato il servizio, non c’è alcun rischio.

«Gli atterraggi durante i periodi di scarsa visibilità potrebbero essere limitati a causa dei timori che il segnale 5G possa interferire con la precisione del radioaltimetro di un aereo, senza altre mitigazioni in atto», ha detto al sito The Verge Lynn Lunsford, un portavoce della FAA. «Queste limitazioni potrebbero impedire l’invio di voli verso determinate località con scarsa visibilità e potrebbero anche comportare deviazioni dei voli. Siamo impegnati con gli operatori wireless, così come i nostri partner, per fare tutto il possibile per assicurarci che siano adattate delle mitigazioni per prevenire interruzioni».

Il rinvio

La questione è tremendamente aperta, insomma. Ma intanto AT&T e Verizon hanno deciso di spostare il lancio di due settimane. Anche perché la Federal Aviation Administration statunitense aveva in programma di emettere centinaia di avvisi con restrizioni specifiche per piste aeroportuali, eliporti e altre rotte di volo, causando uno shock enorme al sistema aereo americano. E il contenzioso potrebbe ancora andare avanti se la pausa di due settimane non si tradurrà in accordi sui metodi per proteggere gli aerei negli aeroporti.

Domenica scorsa, le compagnie aeree degli Stati Uniti avevano spiegato che «senza adeguate mitigazioni, l’implementazione del 5G intorno agli aeroporti potrebbe interrompere fino a 345.000 voli passeggeri, con un impatto su 32 milioni di viaggiatori, oltre a 5.400 voli cargo ogni anno sotto forma di ritardi, deviazioni. o cancellazioni».

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Javier Bardem: «Da operaio divento padrone, sfida da Oscar con

Javier Bardem: «Da operaio divento padrone, sfida da Oscar con

di Stefania Ulivi

L’attore protagonista della commedia «Il capo perfetto» di Fernando León De Aranoa, che ha il record di candidature ai Goya e rappresenta la Spagna agli Academy Awards

«Io e Fernando León De Aranoa candidati spagnoli all’Oscar e Madres paralelas no? Anime divise in due — ride di cuore Javier Bardem, raggiunto dal Corriere in un raro intervallo del suo pendolarismo tra Madrid e Hollywood —. Ho lavorato con Pedro in Carne tremula dove Penélope partoriva un bambino aiutata da mia madre (la grande attrice Pilar Bardem, scomparsa in luglio, ndr). Con Fernando, io e lei abbiamo girato Loving Pedro. Siamo pieni di gratitudine all’idea che i nostri film possano rappresentare il cinema spagnolo, quando è arrivata la notizia eravamo divisi a metà, ma in ogni caso felici per l’altro. Credo che lei abbia buona possibilità, dopo la Coppa Volpi a Venezia, di essere nominata tra le attrici per il ruolo meraviglioso di Janis». Per quello di Julio Blanco, El buen patrón di Fernando León de Aranoa, Bardem ha ricevuto una delle venti candidature ai Goya, mai così tante nella storia degli Oscar spagnoli. E, appunto, la commedia (in uscita il 23 dicembre per Bim con il titolo Il capo perfetto) è stata scelta dall’Academia española de Cine per rappresentare la Spagna nella gara del miglior film internazionale.

Vent’anni fa proprio con de Aranoa raccontò la vita agra dei disoccupato di Vigo. Ora è un padrone, con pochi scrupoli e molto carisma.
«Ne I lunedì al sole in primo piano c’erano gli operai senza lavoro, qui la controparte, l’imprenditore, il potere. Il tono è da alta commedia ma come sempre con Fernando è un film di critica sociale. La differenza è che allora c’era un senso di solidarietà, di appartenenza di classe che sta scomparendo, siamo più individualisti, egoisti, soprattutto con la pandemia. La partecipazione a un movimento collettivo, a battaglie comuni, è più difficile anche perché pensiamo di poterlo fare con Twitter. Ma le rivoluzioni si fanno con la presenza fisica».

Cos’ha di buono «el buen patron» Julio Blanco?
«Il suo talento è manipolare gli altri, sedurle, si sente in diritto di usare le persone. Ma nella settimana in cui si svolge il film vediamo che quello che sembrava generosità è egoismo, la sua empatia è prepotenza. Ne conosciamo di capi così, gente che oggi si inizia a denunciare. Riconoscibili in tutto il mondo, l’ho paragonato a un Weinstein. Infatti alle proiezioni americane il pubblico reagisce come quello spagnolo».

Ci ha regalato una bella carrellata di cattivi. Cosa la attrae e ce n’è qualcuno che non farebbe mai?
«Nei film Marvel o in 007 accettiamo che il male sia male e basta. Ma in quelli più realistici ci si interroga dove stia la frattura, ci deve essere qualcosa che lo ha reso così. Un dolore, un trauma, una ferita. Come attore mi attrae molto. Anche di un tipo simpatico come Blanco mi intriga per il lato oscuro. Neanche il papa è un santo. Detto questo, so con certezza che non interpreterei mai un pedofilo, non sarei in grado di dare una spiegazione su qualcuno che molesta i bambini. Ci sarà ma non mi interessa».

In compenso Hollywood la fa ballare e cantare: «Being the Ricardos», «The Little mermaid» di Rob Marshall dove è Tritone, «Lyle, Lyle Crocodile».
«Non ho mai lavorato così tanto nella mia vita. Non potevo dire di no, è una fortuna in un anno di pandemia. Mi diverte fare cose brillanti ma negli ultimi due casi hanno deciso i nostri figli, Leonardo e Lola: non si discute, se fai ridere meglio».

Nuovi film all’orizzonte con Penélope?
«Mi piacerebbe è sempre più brava ma dopo Loving Pablo e Tutti lo sanno di Farhadi abbiamo pensato di prendere una pausa. Mescolare piano personale e professionale è impegnativo, siamo attenti alle esigenze della famiglia».

Ha lavorato con alcuni dei più grandi registi del mondo, non vorrebbe dirigere lei?
«Non so se ne sarei capace. Mi piacerebbe scrivere ma non credo di saperlo fare. Mi sembra sia venuto tutto con facilità da quando ho iniziato a recitare, tante opportunità con gente straordinaria. Ho avuto fortuna, conosco attori di talento che non ne hanno avuta altrettanta. E penso sempre che devo meritarmela questa fortuna, preparandomi bene. Devo avere il paracadute a posto e poi mi lancio».

16 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 07:18)

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Lo stile di «Canonico» , un prete impegnato con un

Lo stile di «Canonico» , un prete impegnato con un

di Renato Franco

Bullismo, disoccupazione, migranti: la realtà di una parrocchia in una serie di 20 puntate su Tv2000 con Michele La Ginestra

«Lo psicologo si paga, il prete è gratis». In fondo siamo lì: uno si occupa dell’animo, l’altro dell’anima. È questo lo spirito (o forse anche lo Spirito) che muove don Michele, un parroco molto umano e altrettanto moderno, che si inserisce con delicatezza e partecipazione nella comunità che gli è stata affidata diventando non solo guida spirituale ma anche portavoce dei problemi quotidiani. Su Tv2000 va in onda (dal lunedì al venerdì alle 19.30) Canonico, la prima serie tv originale realizzata per l’emittente della Cei. Una fiction di 20 puntate da 20 minuti.

«Raccontiamo la vita vera della parrocchia, che è fatta di tante piccole cose. La parrocchia è come una casa, che va costruita, mantenuta, riparata quando è il caso; e questo parroco si dà molto da fare perché vuole creare un posto accogliente dove poter ricevere tutti quelli che hanno bisogno e dedicare loro tutto se stesso», spiega Michele La Ginestra che veste l’abito talare del protagonista. Tra tv generalista e piattaforme l’offerta è enorme, perché guardare Canonico? «Perché è un prodotto diverso dagli altri, è la storia realistica di un sacerdote e della sua parrocchia. L’aspetto che mi colpisce molto di questo parroco è che è una persona che cerca, non ha sempre la risposta immediata, non è tuttologo, si fa illuminare dal Signore attraverso la fede e prova a dare una risposta agli altri. Ma è un uomo che conosce i propri limiti, sa anche ammettere di non avere risposte. In quel caso ti sa stare vicino, una cosa importantissima in un mondo dove non ascolta più nessuno».

Il tono di Canonico è leggero, mai didascalico, senza forzature, il linguaggio realistico, la cifra brillante di Michele La Ginestra fa il resto, venti minuti che sono un attimo. I temi trattati sono quelli che toccano tutti nel quotidiano: «Don Michele aiuta chi ha bisogno di soldi a cercare lavoro, affronta il problema del bullismo, ascolta le coppie in crisi matrimoniale, sta vicino a chi ha un figlio videodipendente che non comunica, riflette sui rapporti di interpretazione della fede come quando entra in profonda crisi nel momento in cui deve dare l’estrema unzione a un assassino dei propri figli. Deve amministrare un sacramento ma umanamente è in enorme difficoltà di fronte a uno dei crimini peggiori: come si fa a perdonare un assassino?». In Canonico si parla anche di accoglienza: «L’accoglienza dell’altro, del migrante, del diverso, sono urgenze di una chiesa che si ispira a principi cristiani. In un mondo che alza muri, le porte vanno lasciate aperte: un muro con una porta aperta è come non ci fosse… L’invito è ad aprire le porte fisiche e le porte delle mente».

In tv le questioni di fiction e di fede sono in mano a Don Matteo (Terence Hill, ora sostituito da Raoul Bova), a Suor Angela (anche se Elena Sofia Ricci potrebbe lasciare Che Dio ci aiuti): «Ammetto di non aver visto Don Matteo. Mi piaceva l’idea di mettere in scena un sacerdote in modo diverso da quello che si vede in tv, un sacerdote vero, che è importante non solo per la crescita spirituale degli altri, anche per chi non ha fede e ha bisogno di esser accolto, di una parola, di un confronto che stimoli una riflessione. Il dubbio è essenziale anche nella fede: ci sono dilemmi che ti abbattono e dilemmi che ti stimolano un approfondimento, sono i dubbi giusti, i dubbi costruttivi cercano risposte».

Attore e regista teatrale, Michele La Ginestra è cresciuto in oratorio, da 20 anni porta in scena un sacerdote nel suo one man show. Insomma il ruolo è la sua seconda pelle. Fede e Fiducia sono i suoi pilastri: «Chi ha fede deve essere sorridente perché ha la certezza di non essere solo. Sa di avere un rapporto con un Dio che non è lontano, ma che si fa chiamare Padre e ci permette di essere tutti fratelli: un messaggio tanto semplice quanto potente».

16 dicembre 2021 (modifica il 17 dicembre 2021 | 07:27)

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PNRR: il ministero raggiunge gli obiettivi fissati per il 2021

PNRR: il ministero raggiunge gli obiettivi fissati per il 2021

Domenica, 02 Gennaio 2022 Giorgetti:”

Soddisfatto per risultato: è primo passo per ripresa e rilancio economico” Il ministero dello sviluppo economico ha raggiunto gli obiettivi fissati per il 2021 dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza(PNRR): crediti d’imposta Transizione 4.0, pubblicazione degli avvisi per la partecipazione agli Ipcei su microelettronica, idrogeno e cloud, 750 milioni per le filiere produttive, fondo da 400 milioni a sostegno dell’imprenditoria femminile.
Le risorse assegnate al minisero per l’attuazione degli investimenti nella programmazione 2021-2026 ammontano complessivamente ad oltre 18 miliardi di euro.

“Sono soddisfatto per il traguardo raggiunto dal Mise sugli obiettivi stabiliti dal PNRR per il 2021. Abbiamo lavorato con l’obiettivo di porre le basi strutturali per determinare nei prossimi anni una crescita stabile e duratura dell’economia del Paese attraverso riforme e investimenti strategici”, dichiara il ministro Giancarlo Giorgetti. “È un segnale importante – prosegue il ministro – che mandiamo certamente ai partner europei e ai mercati ma soprattutto alle realtà imprenditoriali, ai professionisti e lavoratori del nostro sistema produttivo che dimostra la serietà e competenza del percorso avviato con il governo Draghi. Dobbiamo però aver ben chiaro – conclude Giorgetti – che si tratta di un primo passo che dovrà continuare advertisement essere difeso, implementato e rafforzato con lo stesso vigore fino al 2026″.
Nel corso del 2021 sono entrati in vigore i nuovi crediti d’imposta del Piano Transizione 4.0, che rappresenta un tassello fondamentale della strategia complessiva del PNRR tesa ad aumentare la competitività e la sostenibilità delle imprese, incentivando la trasformazione digitale dei processi produttivi. In particolare, è stata ampliata la platea delle imprese beneficiarie, la durata del credito d’imposta su base biennale e le tipologie di investimenti immateriali agevolabili.
Per favorire la competitività delle filiere produttive sono stati anche destinati 750 milioni di euro per i Contratti di sviluppo per agevolare gli investimenti nei settori industriale, turistico e di tutela ambientale. In questo quadro rivestono particolare importanza anche le riforme delle discipline dei Contratti di sviluppo e degli Accordi di innovazione, volute fortemente da Giorgetti, per premiare i progetti d’investimento che oltre a puntare sullo sviluppo industriale e la sostenibilità ambientale si impegnano a tutelare i lavoratori di aree territoriale e aziende in crisi.
Con il lancio degli avvisi per le imprese a manifestare interesse per gli Importanti progetti di comune interesse Europeo (IPCEI) su microelettronica, idrogeno e cloud è stato invece raggiunto un altro obiettivo del PNRR. L’investimento mira a promuovere la collaborazione tra enti pubblici e privati per realizzare progetti nel campo della ricerca, sviluppo, innovazione e prima produzione industriale di larga scala mirino a creare filiere europee in settori strategici.
ll rafforzamento e l’avvio di nuova imprenditorialità femminile, attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, è l’intervento proposto dal ministero per la missione “Inclusione e coesione”. Il progetto è stato avviato il 30 settembre da Giorgetti, che ha reso operativo il “Fondo impresa donna”, con un finanziamento iniziale di 40 milioni di euro. Ulteriori 400 milioni sono stati destinati all’imprenditoria femminile con decreto firmato dal ministro il 24 novembre.
La riforma della proprietà industriale è stata il primo provvedimento del PNRR avviato da Giorgetti il 24 giugno scorso. Alla misura è destinato un finanziamento straordinario di 30 milioni di euro, con l’obiettivo di realizzare un pacchetto di interventi finalizzati a promuovere e tutelare la proprietà intellettuale nell’ambito della digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo.

E’ stata inoltre istituita la Struttura tecnica di missione, che su impulso diretto del ministro dovrà coordinare l’attuazione degli interventi e delle riforme strutturali di competenza del ministero nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.



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