Perché il podcast «Nebbia» è così importante

Perché il podcast «Nebbia» è così importante

Da lunedì parte la serie «Nebbia»: 10 puntate dedicate ad alcune delle pagine più nere della cronaca italiana, scritte dall’inviato del Corriere Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola. Saviano: «Un podcast importante perché smonta i depistaggi e rimette le cose in ordine»

Perché è importante ascoltare «Nebbia», il podcast scritto da Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola (in collaborazione con Debora Campanella e Francesco Giambertone)?

Perché questa serie — che parte lunedì: qui la prima puntata — riesce nell’impresa, difficilissima, d’essere riepilogativa dando allo stesso tempo nuove coordinate interpretative.

La può ascoltare chi già conosce queste storie e non troverà nulla di ridondante perché fornisce nuovi elementi; e la può ascoltare chi non sa cosa sia accaduto in Italia negli anni di piombo perché riepiloga, spiega, fa sintesi.

La puntata su piazza Fontana esplode sui timpani come la bomba alla Banca dell’Agricoltura di Milano, il 12 dicembre 1969. E attraverso la ricostruzione delle dinamiche, delle responsabilità, delle connivenze, dei depistaggi, dei processi, delle vittime, dei magistrati, dei servizi segreti e di chi ha sempre cercato a ogni costo una verità che potesse spiegare sangue e sofferenza, questo podcast racconta il Paese, le sue corruzioni, le anomalie, gli imbrogli.

Storie che ci sembra non abbiano mai raggiunto la verità. Invece le verità storiche ci sono, eccome… eppure, nel percepito, siamo ancora al grado zero.

Se a qualcosa sono serviti i depistaggi — i veri obiettivi smascherati da questo lungo racconto — è stato certamente a confondere il sentire comune. Se su piazza Fontana o piazza della Loggia si chiede: sai dirmi chi è stato? Ancora oggi «si è trattato di attentati neofascisti» non è la prima risposta che si ottiene.
Nebbia, appunto.
Nella nebbia tutto si confonde. Nella nebbia tutto sembra uguale, indistinto. Ogni ostacolo percepito come pericolo.

La pista anarchica ha fornito il più longevo degli alibi alle forze eversive neofasciste con la complicità di quei comparti dei servizi segreti che siamo soliti definire «deviati». «Deviati» perché credere che non lo fossero ci spaventa come cittadini.

«Nebbia» racconta come la violenza neofascista in questo Paese sia stata profondamente egemone e come sia stata sempre utilizzata per impedire un percorso democratico e riformista.

Ma il racconto non ha nulla di ideologico.

Viene infatti raccontato molto bene il codardo attentato di Primavalle alla famiglia missina dei Mattei, attraverso la viva voce dell’ultimo dei fratelli, Giampaolo, sopravvissuto al rogo in cui morirono morti Virgilio (22 anni) e Stefano (8 anni).

Questo podcast mette in ordine gli eventi, tiene viva l’attenzione di chi ascolta grazie alle voci dei testimoni che non raccontano solo ciò che accadde, ma restituiscono un clima politico da cui non si può prescindere per comprendere il presente.

Lo trovo un ottimo strumento che i docenti potranno utilizzare per introdurre le studentesse e gli studenti di oggi a un momento storico su cui pesano valutazioni e giudizi politici che spesso impediscono di parlarne senza pregiudizi. E

poi c’è la potenza della parola pronunciata e ascoltata, della parola impressa su nastro e restituita all’orecchio di chi, ascoltando, ricrea un mondo.

I podcast a differenza di un articolo o di un video hanno una caratteristica: relazionandoti con la parola puoi ascoltare e quindi concentrarti immaginando. Il podcast conserva quella dinamica che in genere viviamo con i libri: leggiamo e immaginiamo.

Un documentario possiamo guardarlo, può commuoversi, naturalmente informarci.
Con il podcast è diverso, perché a creare tutto siamo noi. Il podcast conserva, della lettura, la capacità di immaginazione.

La puntata sul sequestro Moro è esplicativa del metodo utilizzato: mettere in relazione le diverse teorie. C’è chi sostiene che i brigatisti non potevano aver fatto da soli l’agguato di via Fani e c’è chi propone la tesi opposta, ovvero che abbiano agito senza aiuti e, infine, tutto viene messo a confronto con la posizione, alternativa alle prime due, per cui i brigatisti, pur agendo da soli, siano stati in qualche modo giocati dall’esterno. La voce di Giovanni Bianconi qui si sente forte e chiara, perché questo è stato sempre il suo metodo impeccabile, dagli articoli ai numerosi romanzi di non-fiction: affrontare la Storia italiana, affrontarla in senso letterale, cioè faccia a faccia, fronte contro fronte, per vedere alla fine chi resta in piedi, chi l’avrà vinta:il racconto della storia o gli inestricabili sentieri percorsi da chi la storia la fa.

Infine, questo podcast ha la capacità di riportare al centro i delitti politici di mafia, che sono completamente smarriti dalla memoria pubblica, dal dibattito pubblico: quanto le organizzazioni criminali siano state e continuino a essere una forza economica in grado di condizionare la politica spesso si rischia di archiviarlo come storia collaterale.

Di qui la scelta di far iniziare la serie, sul Corriere.it, proprio dalla puntata dedicata all’omicidio del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, di cui il 6 gennaio è ricorso il 42esimo anniversario, assieme agli assassinii del segretario siciliano del Pci, Pio La Torre, e del generale neoprefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Il podcast affronta la questione mostrando quanto peso abbiano avuto, sul piano nazionale, le scelte della Comissione di Cosa Nostra e quanto sia stato un errore considerare queste scelte locali, meridionali. Arricchiscono queste puntate le testimonianze, le interviste di vittime, parenti, magistrati che si sono occupati dei vari casi. La sensazione di trovarsi ad affrontare una discesa nell’irrisolto viene bilanciata dall’attenzione geometrica a mettere in fila tutto ciò che si ha a disposizione e che spesso sono fatti incontestabili. E non parlo solo di verità giudiziarie, di sentenze. Ci sono stragisti che se la sono cavata, assassini che collaborando sono riusciti ad avere una vita normale, e vittime che non riescono uscire dal dramma della propria ferita.

C’è un’immagine che lascia il segno. Paolo Dendena racconta di quando, non ancora ventenne, con la sorella Francesca (fondatrice dell’associazione parenti delle vittime di piazza Fontana, morta nel 2010) attraversavano a bordo di lentissimi treni l’Italia, per assistere alle udienze di un processo inspiegabilmente trasferito a Catanzaro. Per spiegare al magistrato le ragioni di quello sforzo costante, Francesca Dendena pronuncia questa frase: «Ho bisogno di avere qualcuno da perdonare».

Per dire di voler conoscere chi aveva ucciso suo padre, lasciandola orfana a 17 anni, dice «ho bisogno di qualcuno da perdonare».

Ecco: in quella frase c’è esattamente tutto il senso del podcast. Non è possibile trovare pace se non c’è verità.

Questa serialità racconta il continuo tentativo di chi in questo Paese così confuso, stratificato, così facile all’illusione e con la stessa facilità alla delusione, sia ossessionato dal cercare la verità, e continui a farlo. La «nebbia» è il termine esatto con cui descrivere questo clima. La luce non sconfigge la nebbia: permette solo di vedere dove mettere il passo. Quello che sconfigge la nebbia è solo la mutazione delle condizioni. E questa mutazione chissà se sarà possibile ottenerla, non ho molta speranza. Ma spero nella conoscenza. E quindi confido di poter andare avanti nella nebbia. Questo sono persuaso sia ancora possibile.

E questa serialità ascoltata tutta di seguito crea un senso di paura, vertigine, sconforto, ma ti dà anche strumenti: l’elmetto e la torcia che, nella nebbia, mettono al sicuro il tuo passo.

Le puntate
1. L’attentato di piazza Fontana, del 12 dicembre 1969
2. Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974
3. Il sequestro del leader della Dc Aldo Moro, rapito delle Br nel ‘78
4. La violenza politica degli Anni Settanta
5. Chi, che cosa, ha abbattuto il DC9 Itavia sul cielo di Ustica il 27 giugno del 1980?
6. La strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980
7. L’omicidio di Piersanti Mattarella e gli altri delitti di mafia con sapore politico (pubblicata qui)
8. I misteri della Loggia P2
9. Le indagini sull’omicidio Borsellino e i depistaggi
10. Cosa resta di Mani pulite?

Il podcast
«Nebbia. Le verità nascoste della Storia della Repubblica» è un podcast del Corriere con Audible. Scritto da Giovanni Bianconi con Alessandra Coppola, in collaborazione con Debora Campanella e Francesco Giambertone, letto da Luca Lancise, musiche di Federico Chiari. Il progetto grafico è di Michele Lovison. Lo si trova qui: corriere.it/podcast/nebbia

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Chip, la Bce: “Assestamento solo nel 2023”. Volano i conti del colosso Tsmc: utili a +16,4%

Chip, la Bce: “Assestamento solo nel 2023”. Volano i conti del colosso Tsmc: utili a +16,4%

La fame di chip fa volare i risultati del produttore taiwanese Tsmc: nell’ultimo trimestre del 2021 gli utili del colosso dell’assemblaggio per conto terzi sono aumentati del 16,4% rispetto all’anno precedente raggiungendo i 6 miliardi di dollari. I ricavi sono cresciuti del 24,1% a 15,74 miliardi di dollari.

Il boom della domanda di chip per i device connessi (dagli smartphone agli oggetti IoT, dalle automobili ai dispositivi medici) ha messo in crisi numerosi settori industriali, ma per il contractor Tsmc si traduce in boom di ordini dai clienti (tra cui Apple e Qualcomm). Tanto che l’azienda prevede, per il primo trimestre 2022, ricavi tra 16,6 miliardi e 17,2 miliardi di dollari, contro 12,92 miliardi di un anno prima. Per l’intero 2022 Tsmc si aspetta un tasso di crescita del fatturato di circa il 25%, con possibilità di sfiorare il 30% e margini intorno al 53% o oltre, contro il 50% o più stimato in precedenza.

Produttori di chip in ascesa

L’andamento esplosivo della domanda è una buona notizia per tutta l’industria dei semiconduttori. Tsmc ha detto di aspettarsi un’ulteriore accelerazione grazie a un boom di richieste che ha definito “un trend dell’industria pluriennale “.

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Il colosso taiwanese risponderà con un aumento della spesa di capitale, che sarà portata dai 30 miliardi di dollari  dell’anno scorso a 40-44 miliardi quest’anno per espandere la capacità produttiva. L’investimento s’inquadra in un programma triennale che prevede un impegno per 100 miliardi di dollari.

La guidance di Tsmc ha impattato positivamente sul titolo di STMicroelectronics, che ha guadagnato il 3% a Piazza Affari.

La produzione è in mano a Taiwan e SudCorea

La crisi dei chip ha evidenziato il forte squilibrio geopolitico della catena di fornitura: la grandissima parte della produzione avviene in Asia orientale. I primi tre produttori mondiali sono Samsung (Sudcorea), Tsmc (Taiwan) e SK Hynix (Sudcorea). La top ten è occupata tutta da aziende dell’Asia orientale, tra cui le cinesi Smic e Foxconn.

Per ovviare alla dipendenza dall’Est asiatico, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden a febbraio 2021 ha firmato un ordine esecutivo con l’obiettivo di riportare negli Usa una produzione di semiconduttori, e a giugno ha messo sul piatto 52 miliardi di dollari nell’ambito della nuova legge “United States Innovation and Competition Act” (Usica). Inoltre con la norma “Chips For America Act” ha inserito la produzione di chip tra le materie di difesa nazionale.

In Europa la presidente della Commissione Ursula van der Leyen ha lanciato la proposta di legge “European Chips Act” che punta a costituire un ecosistema europeo dei semiconduttori in grado di sostenere l’industria continentale.

La crisi dei chip proseguirà per tutto il 2022

Nonostante gli sforzi dei produttori la fame di chip resterà per tutto il 2022, secondo Tsmc.  È una stima condivisa con la Bce, che nell’ultimo Bollettino economico ha indicato che le strozzature dal lato dell’offerta “dovrebbero iniziare ad attenuarsi a partire dal secondo trimestre del 2022 e riassorbirsi pienamente” entro il prossimo anno. Tuttavia sia la capacità di produzione di semiconduttori sia la capacità delle…

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La Corte Suprema Usa boccia il vaccino nelle grandi aziende

La Corte Suprema Usa boccia il vaccino nelle grandi aziende

di Elisa Messina e Silvia Morosi

Gli aggiornamenti sulla pandemia da coronavirus di giovedì 13 gennaio

Domani, venerdì 14 gennaio, il Cts discuterà dell’ipotesi di cambiare il bollettino quotidiano perché il numero esponenziale di tamponi restituisce «una fotografia distorta» del contagio e perché «Omicron infetta di più, ma fa meno danni». Intanto, nel nostro Paese sono stati registrati 184.615 casi e 316 decessi nelle ultime 24 ore. Con gli ospedali che si riempiono, si prospetta settimana prossima per diverse regioni, Lombardia in testa, il passaggio in «zona arancione». Quanto alla campagna vaccinale, mercoledì è stato raggiunto un nuovo record nel nostro Paese: è stata sfiorata la quota di 700mila dosi somministrate. Secondo le stime dell’Oms, Omicron contagerà un europeo su due nei prossimi mesi (e questo porta a sottostimare il dato reale dei casi): la nuova mappa epidemiologica dell’Ecdc, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie, mette in «rosso scuro» tutta la parte occidentale del continente, Italia compresa (vedi notizia delle 14.50).

Ore 20.50 – Corte suprema Usa boccia obbligo vaccino in grandi aziende
La Corte Suprema ha bloccato l’obbligo di vaccino o di test anti Covid introdotto a livello nazionale dall’amministrazione Biden per le grandi aziende (con oltre 100 dipendenti) ma lo ha lasciato per certi operatori sanitari. Lo riferiscono i media Usa.

Ore 19.38 – Pfizer, azitromicina tornerà disponibile a fine febbraio
La carenza dell’antibiotico azitromicina è dovuta ad una «elevata richiesta, superiore alle stime e alla consueta domanda». Il medicinale «tornerà disponibile alla fine del mese di febbraio». Lo comunica l’azienda farmaceutica produttrice Pfizer.

Ore 18.20 – Aifa: «Non esistono antibiotici efficaci contro il virus. Si richiama a un uso responsabile del farmaco» (vedi notizia ore 8)
In merito alle recenti notizie di stampa relative alla carenza dell’azitromicina anche a seguito del suo utilizzo eccessivo e improprio per il Covid-19, Aifa in una nota precisa che «l’azitromicina, e nessun antibiotico in generale, è approvato, né tantomeno raccomandato, per il trattamento del virus».

Ore 18.11 – IL PUNTO SUI VACCINI ANTI-COVID IN LOMBARDIA: oltre 4,3 milioni di terze dosi somministrate
Sono oltre 4,3 milioni le terze dosi di vaccino somministrate in Lombardia: secondo i dati dell’assessorato al Welfare sono infatti 4.377.345 le somministrazioni in regione. Di queste, 108.251 sono nelle rsa, 124.658 nelle farmacie e 43.901 a domicilio. Sono 6.219.199 le adesioni totali, dato che si ottiene dalla somma tra vaccinati e prenotati. Ieri sono state 60.193 le prenotazioni effettuate, mentre la media degli ultimi 7 giorni è di 67.649. Qui la mappa dove seguire l’andamento della campagna vaccinale in Italia.

Ore 17.56 – Il bollettino della Lombardia: 39.683 nuovi casi e 52 decessi
A fronte di 237.324 tamponi effettuati, sono 39.683 i nuovi positivi (16,7%) registrati nelle ultime 24 ore in Lombardia, come si legge nel bollettino Covid giornaliero. I ricoverati in terapia intensiva sono 257 (+4). I ricoverati non in terapia intensiva sono 3.452 (+135). Si registrano 52 nuovi decessi. A Milano e provincia ci sono 113.192 di cui 5.159 a Milano città.

Ore 17.53 – Domani alle 11 riunione Cts su dati e protocollo sport
È prevista per domani mattina alle 11 la riunione del Cts per affrontare il tema dei dati Covid e il protocollo sullo sport. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico dovranno esprimersi sull’opportunità di continuare a diffondere quotidianamente il bollettino dei contagi e sul documento con le nuove regole per il prosieguo delle attività sportive, approvato ieri in conferenza Stato-Regioni.

Ore 17.48 – Sicilia, il Tar di Catania sospende la decisione del sindaco di Messina di rinviare il rientro nelle scuole
(Salvo Fallica) Sulla vicenda del ritorno a scuola deciso dal governo regionale e la decisione contraria da parte di molti primi cittadini di rinviare invece il rientro a lunedì prossimo è un vero caos in Sicilia. I sindaci ritengono che a causa dell’emergenza Covid non vi siano ancora le condizioni per il rientro. E non vi sono solo polemiche e scelte contrapposte; oggi vi è stato anche un intervento del Tar di Catania che ha accolto l’istanza del comitato «Scuola in presenza» sospendendo l’efficacia dell’ordinanza del sindaco di Messina Cateno De Luca. Il sindaco della città dello Stretto aveva sospeso fino al 23 gennaio la didattica in presenza nelle scuole di tutto il territorio. Dopo la prima giornata di oggi in Dad, da domani gli studenti a Messina torneranno in presenza.

Ore 17.40 – Gb, 109.133 casi e 335 morti in ultime 24 ore
Nelle ultime 24 ore il Regno Unito ha registrato 109.133 nuovi casi di Covid e 335 morti. I contagi sono in calo: ieri erano stati 129.587.

Ore 17.26 – Il bollettino di oggi: 184.615 casi e 316 decessi
Sono 184.615 i nuovi contagi da Covid registrati nelle ultime 24 ore nel nostro Paese, secondo i dati del ministero della Salute. Ieri erano stati 196.224. Le vittime sono invece 316 mentre ieri erano state 313. Sono 1.668, poi, i pazienti in terapia intensiva, uno in meno rispetto a ieri nel saldo tra entrate e uscite. Gli ingressi giornalieri sono 156, lo stesso numero di ieri. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 17.648 (+ 339). La positività scende al 15,6% (ieri era al 16,5%). Qui il bollettino integrale con tutti i dati.

Ore 17.24 – Scholz: su presenza giochi Pechino si decide con Ue
«È ancora in corso un coordinamento in Europa per la decisione sui giochi olimpici in Cina e la decisione non è ancora stata presa». Così il cancelliere tedesco Olaf Sholz, a Berlino, rispondendo a una domanda sulla linea tedesca sulla presenza all’evento sportivo. Sulla questione l’olandese Mark Rutte ha aggiunto che anche la situazione del Covid «limita» gli spostamenti.

Ore 17.19 – Olanda, restrizioni saranno allentate da sabato
Le restrizioni anti-Covid in Olanda inizieranno ad essere allentate da sabato nonostante l’ondata di contagi causata dalla variante omicron. Lo hanno riferito le emittenti olandesi Nos e Rtl, citando fonti governative, secondo cui attività non essenziali come parrucchieri e palestre potranno riaprire ma con un numero limitato di clienti. Gli studenti potranno tornare a frequentare scuole superiori e università, mentre bar, ristoranti, teatri e musei resteranno chiusi. Il provvedimento ufficiale del governo è atteso per venerdì. Da metà dicembre il Paese è in lockdown, ma da alcuni giorni la pressione ospedaliera è in calo. Ciò ha fatto aumentare la pressione sul governo affinché riduca le misure.

Ore 17.11 – Sileri, bollettino ogni giorno ma dati vanno spiegati
«I dati devono essere comunicati. Anzi devono essere anche di più rispetto a quelli che vengono comunicati, per consentirne l’interpretazione e un’analisi accurata». Il bollettino quotidiano deve continuare ad essere trasmesso, «ma importante è la forma con la quale lo si presenta». Così su Sky TG24, il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. «Nell’arco della settimana – ha spiegato – vi è una variabilità di questi dati, per esempio la domenica e il lunedì si ha un numero di morti più basso mentre, di solito, lo stesso il martedì aumenta, e così vediamo i giornali che titolano che c’è un aumento dei decessi: questi numeri devono essere spiegati e spalmati sulla curva settimanale, che dà sicuramente molto meglio l’idea di quello che realmente sta accadendo. L’analisi dei dati deve essere accurata, ma anche la trasmissione dei dati lo deve essere altrettanto».

Ore 17.03 – Biden: altri 500 milioni di test gratuiti a domicilio
Altri 500 milioni di test-Covid gratuiti a domicilio verranno acquistati dal governo federale e messi a disposizione dei cittadini Usa, come annunciato dal presidente Joe Biden. La cifra si aggiunge al mezzo miliardo di test già previsto nelle scorse settimane. Al momento, però, la Casa Bianca non ha ancora lanciato il sito per richiedere il kit e comunicato le modalità per ottenerlo.

Ore 16.43 – Durante il voto per il Colle in Aula al massimo in 200
Nel rispetto delle norme anti-Covid, solo 200 parlamentari potranno accedere contemporaneamente in Aula a Montecitorio durante le votazioni per il Presidente della Repubblica. Nelle tribune invece potranno accedere 106 grandi elettori senza contingentamento per gruppo. Per la votazione, nell’Aula saranno allestiti quattro «catafalchi», gli stessi utilizzati solitamente per le votazioni segrete per schede, ma dotati di particolari accorgimenti sanitari.

Ore 16.35 – Toti: «Liguria in “zona arancione”? Non credo»
Il passaggio della Liguria in “zona arancione” «non credo ci sarà». Così il governatore della Regione, Giovanni Toti. «Tutti ci hanno dato in zona arancione da molto tempo, alla fine i dati oggi sono ancora una volta stabili – ha commentato -. Le nostre terapie intensive sono ferme a 40, il numero degli ospedalizzati scende nonostante la potente circolazione del Covid».

Ore 16.29 – Fauci,per ora non servono nuovi vaccini contro Omicron
Il «booster» con gli attuali vaccini anti-Covid offre una buona protezione contro Omicron, per cui al momento non servono nuovi vaccini specifici per questa variante. Così ancora l’immunologo Anthony Fauci, durante la lectio magistralis tenuta in collegamento video con la Sapienza di Roma. Citando i dati del Sud Africa, Fauci ha mostrato che con l’arrivo di Omicron l’efficacia dei vaccini contro l’infezione è scesa dall’80% al 33%, mentre la protezione contro il ricovero in ospedale è passata dal 93% al 70%. «Per fortuna, però, sappiamo che con la dose booster gli anticorpi neutralizzanti contro Omicron aumentano di 38 volte, per cui è importante farla», ha detto Fauci. Anche i dati della Gran Bretagna mostrano che la dose «booster» ha ridotto di oltre l’80% il rischio di ricovero.

Ore 16.11 – Germania, ok a richiamo vaccino per 12-17enni . Il 62% dei pazienti in terapia intensiva non è vaccinato
Via libera della commissione tedesca sulle vaccinazioni al richiamo per tutti i ragazzi dai 12 ai 17 anni, anche se non è ancora arrivato l’ok dall’Ema. In una nota la commissione precisa che la terza dose deve essere fatta con il vaccino Biontech/Pfizer e non prima di tre mesi dopo la seconda dose. La Germania diventa così uno dei primi Paesi al mondo a raccomandare il «booster» per quella fascia d’eta, insieme a Usa, Israele e Ungheria (vedi blocco ore 14.56). Intanto, secondo i dati comunicato dall’associazione terapie intensive, la maggior parte dei pazienti con Covid-19 in terapia intensiva negli ospedali del Paese non è vaccinata: si parla del 62% del campione. Circa il 10%, poi, è solo parzialmente vaccinato, mentre il 28% dei pazienti in terapia intensiva è vaccinato in modo completo.

Ore 15.52 – Fauci: «L’Italia ha fatto meglio degli Usa nella vaccinazione. Impossibile sradicare il virus, l’obiettivo è controllarlo»
«Congratulazioni all’Italia: l’81% della popolazione ha ricevuto una dose. Negli Usa solo il 74%. L’Italia ha fatto meglio degli Usa nel vaccinare i propri cittadini». Lo ha affermato Anthony Fauci, direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases, nella lectio magistralis in streaming all’Università Sapienza di Roma, dove ha ricevuto il dottorato honoris causa in Advances in infectious diseases, microbiology, legal medicine and public health sciences. Fauci si è detto «onorato di ricevere un riconoscimento dalla Sapienza, una delle università più prestigiose del mio Paese di origine. Io sono un italo-americano di seconda generazione – ha ricordato – e i miei genitori sarebbero stati orgogliosi». E ha concluso: «Sradicare il Covid è impossibile. L’obiettivo è controllarlo a un livello in cui è così basso da essere considerato qualcosa che non sconvolge la società».

Ore 15.52 – La Gb riduce a 5 giorni isolamento per positivi Londra
Il ministro della Salute inglese, Sajid Javid, ha annunciato in Parlamento che da lunedì in Gran Bretagna sarà ridotto da 7 a 5 giorni il periodo di auto-isolamento per le persone che risultino positive al Covid. Dalla prossima settimana chi è contagiato potrà uscire dall’isolamento a partire dal sesto giorno, dopo avere effettuato due test risultati negativi.

Ore 15.30 – Zaia, si definisca «caso» solo quello dei positivi con sintomi
«Noi come Regione abbiamo posto la questione, in linea con le direttive europee dell’Ecdc (vedi notizia delle 14.50). Per definire “caso Covid”, lo dice l’Ecdc, servono due criteri: una malattia con sintomi simil-influenzali e un tampone positivo. Questo significa che il paziente positivo senza sintomi non è un caso da trattare come paziente Covid». Il presidente del Veneto Luca Zaia commenta i dati sulla diffusione del virus nel corso di un punto stampa. «Noi chiederemo di adottare le linee guida dell’Ecdc, che non significa che c’è “magheggio” nei numeri – ha spiegato – il caso tipico è la partoriente che arriva in ospedale e lì scopriamo che ha il Covid: noi chiediamo che questi casi vengano depennati dalle statistiche».

Ore 15.04 – L’aggiornamento dei medici di medicina generale si concentra sulla variante Omicron
La variante Omicron e l’incremento dei contagi stanno mettendo a dura prova l’attività dei medici di famiglia. Per far fronte al quadro in continua evoluzione, la Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie sta portando avanti un progetto di formazione continuo della medicina generale attraverso corsi di aggiornamento online serali realizzati periodicamente. Nel recente webinar «Omicron: la variante diversa» sono stati presenti ben 1.700 collegamenti in grado di distribuire la corretta informazione scientifica a milioni di italiani, desiderosi di acquisire aggiornamenti su un tema delicato e soggetto a continue novità.

Ore 14.56 – Ungheria, via libera alla quarta dose di vaccino per tutti
Da oggi in Ungheria c’è la possibilità per chiunque lo richieda di ricevere la quarta dose del vaccino contro il Covid. Così il capo di gabinetto del premier Viktor Orban, Gergely Gulyas, secondo quanto riportato dal Guardian. Si tratta del primo Paese in Ue a partire con la campagna per la quarta dose per tutti. La Grecia e la Danimarca hanno dato il via libera solo per i vulnerabili. Fuori dall’Europa hanno già iniziato a somministrare la quarta dose soltanto Israele e Cile.

Ore 14.50 – La nuova mappa dell’Ecdc: tutta l’Europa in rosso o rosso scuro (Italia compresa)
Tutta l’Europa occidentale risulta in «rosso scuro» nella nuova mappa epidemiologica dell’Ecdc, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie. In «rosso scuro» anche tutte le regioni italiane. Rimangono in «rosso» solo alcune regioni di Polonia e Romania. La scorsa settimana rimanevano ancora molte zone in «rosso» (Polonia, la Germania occidentale, il Nord di Norvegia e Svezia, l’Austria, l’Ungheria e la Bulgaria) e la Romania presentava ancora regioni in arancione e verde. La mappa europea dell’Ecdc viene usata come riferimento per decidere le restrizioni di viaggio da molti Paesi Ue. La classificazione si basa ancora sui contagi; era stato proposto di usare nuovi criteri come il tasso di vaccinazione e di occupazione degli ospedali.

Ore 14.46 – Il punto dell’epidemiologo Lopalco: «I vaccini a breve distanza non danneggiano sistema immunitario»
«Questa affermazione non ha sostanza in evidenze scientifiche. Non si è mai vista una vaccinazione che danneggiasse il sistema immunitario». Così Pierluigi Lopalco, epidemiologo e docente di Igiene all’Università del Salento, commenta a LaPresse l’affermazione di alcuni immunologi sul fatto che i vaccini anti-Covid, fatti a breve distanza uno dall’altro, potrebbero danneggiare il sistema immunitario.

Ore 14.20 – Danimarca annuncia quarta dose per vulnerabili
La Danimarca offrirà la quarta dose di coronavirus per «i gruppi più vulnerabili» come gli immunodepressi. Ad annunciarlo il ministro danese della Sanità, Magnus Heunicke, in un momento in cui la situazione della pandemia nel Paese è peggiorata a causa della rapida diffusione di Omicron. Il ministro non ha precisato quando inizieranno le inoculazioni delle quarte dosi. A partire dal 16 gennaio, inoltre, la Danimarca, che conta 5,8 milioni di abitanti, allenterà alcune delle restrizioni.

Ore 14.14 – Vestager: Ita può chiedere ristori per restrizioni Covid
«Le società che soffrono delle restrizioni per il Covid imposte dai governi possono ottenere delle compensazioni» da parte dello Stato. A precisarlo, in risposta a una domanda sulle difficoltà di Ita nei primi mesi di operatività, la vicepresidente della Commissione europea, Margrethe Vestager.

Ore 14.09 – Francia, positivo il ministro della Salute Véran
Il ministro francese della Salute, Olivier Véran, è risultato positivo al Covid-19. «Sono appena risultato positivo. Di conseguenza, mi metto in isolamento e continuo ad esercitare le mie funzionai a distanza», ha scritto il ministro su Twitter.

Ore 14.01 – Parafarmacie Fnp: bocciata possibilità di effettuare tamponi
È stata bocciata la proposta di effettuare i tamponi alle parafarmacie. «Permettere alle parafarmacie di farli avrebbe semplicemente alleggerito la pressione e ridotto il disagio dei cittadini. Non avrebbe tolto niente alle farmacie e non avrebbe fatto alcun danno», ha commenta Davide Giuseppe Gullotta, presidente della Federazione nazionale parafarmacie italiane (Fnpi) , dopo la bocciatura — ieri in Commissione Affari costituzionali al Senato — degli emendamenti presentati dai senatori De Petris e Castaldi.

Ore 13.45 – Spagna, ok a terza dose per tutti gli over 18
Le autorità sanitarie della Spagna hanno esteso a tutti gli over 18 la possibilità di vaccinarsi con una terza dose dopo aver completato un primo ciclo. A renderlo noto la ministra della Sanità, Carolina Darias. Finora la terza dose era accessibile solo agli over 40. La ministra ha — inoltre — spiegato che è stato ridotto da 6 mesi a 5 mesi l’intervallo che deve trascorrere dal completamento del primo ciclo.

Ore 13.20 – Zaia (Veneto): «Tra 10 giorni tutti i casi saranno Omicron»
«Oggi Omicron è al 65,9%, il che significa che tra 10 giorni saremo tutti Omicron». Così il governatore del Veneto, Luca Zaia , illustrando i dati sui sequenziamenti a campione dei tamponi positivi effettuati in Veneto.

Ore 13.03 – Altems, l’incidenza nazionale sale a 1.719
Nelle ultime tre settimane si rileva un aumento notevole dell’incidenza settimanale dei contagi Covid, registrando un valore nazionale pari a 1.719 ogni 100mila residenti per la settimana 4-10 gennaio. A rivelarlo il report settimanale dell’Altems. In positivo, si legge nello studio, «si vede — però — che la campagna vaccinale continua spedita, registrando lo scorso 11 gennaio 2022 il superamento per la prima volta della soglia delle 700mila somministrazioni al giorno».

Ore 13.01 – Salgono i casi nelle scuole lombarde: al 2 gennaio 2022 sono triplicati quelli nella fascia 14-18 anni
Casi Covid in aumento nelle scuole lombarde, in particolare nella fascia 14-18 anni che ha visto più che triplicare i contagi. È quanto emerge dal monitoraggio della Direzione Generale Welfare in base ai dati arrivati per la settimana tra il 27 dicembre 2021 e il 2 gennaio 2022. L’aumento più consistente è dunque quello della fascia 14-18 anni che vede 18.462 casi i contro i 5.861 della settimana precedente: segue la fascia 6-10 anni con 11.800 casi (5.868 la settimana prima). Qui l’approfondimento: in Lombardia assenti 9 professori su 100.

Ore 13 – Veneto, scendono ancora (17.956) i nuovi contagi
Sono 17.956 i nuovi casi rilevati in Veneto nelle ultime 24 ore, un dato ancora in calo rispetto a ieri. Dall’inizio della pandemia sono stati registrati 830.517 contagi. L’incidenza è dell’11,71% su 153.357 tamponi. Si contano anche 21 vittime. Negli ospedali sono ricoverati 1.808 pazienti (+32), di cui 1.602 (+36) in area non critica e 206 (-4) in terapia intensiva.

Ore 12.43 – L’allarme dell’Altems: spesi 140 milioni di euro in un mese per i ricoveri legati al mancato vaccino
Negli ultimi 30 giorni le mancate vaccinazioni anti-Covid sono costate oltre 140 milioni di euro in ricoveri altrimenti evitabili. È il dato che emerge dall’analisi dell’impatto delle mancate vaccinazioni in Italia, sia per ciclo completo che «booster» sul volume di ricoveri e giornate di terapia intensiva. Precisamente l’impatto economico sul SSN delle mancate vaccinazioni in Italia ammonta a 143,3 milioni di euro nel periodo tra il 19 novembre 2021 e il 19 dicembre 2021. I dati sono contenuti nel report settimanale dell’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell’Università Cattolica di Roma (Altems).

Ore 12.34 – Agenas, occupazione reparti cresce in 9 regioni, Sicilia 33% Stabile la situazione nelle terapia intensive, nell’isola al 20%
È stabile al 27%, in Italia, secondo i dati Agenas, la percentuale di posti nei reparti di area non critica occupati da pazienti Covid, ma in 24 ore, cresce in 9 regioni: Campania (26%), Friuli (27%), Lombardia (32%), Marche (27%), PA Trento (25%), Puglia (18%), Sicilia (33%), Toscana (23%), Umbria (31%). È stabile al 18%, in Italia, anche la percentuale di terapie intensiva occupate, ma cala in 8 regioni: Basilicata (1%), Campania (11%), Liguria (18%), Trento (30%), Piemonte (23%), Sardegna (13%), Sicilia (20%), Valle d’Aosta (13%). Altre 6 superano il 20% — Friuli, Marche, Toscana, Trento, Piemonte, Lazio — e, a livello giornaliero, il tasso cresce in 4: Abruzzo (al 19%), Friuli (23%), Marche (23%), Toscana (22%). Stabile in Calabria (20%), Emilia-Romagna (17%), Lazio (21%), Lombardia (17%), Bolzano (17%), Molise (5%), Puglia (10%), Umbria (16%), Veneto (20%).

Ore 12.12 – Il parere di Andreoni: «I nuovi test antigenici sono più efficaci, ma nessuno è sicuro al 100%
«I tamponi antigenici più efficaci a oggi sono quelli di terza generazione che hanno una lettura ottica e non visiva, come i test “a fluorescenza” immunoenzimatici che quantificano in maniera più precisa la positività della banda. Ma va sempre ricordato che non esiste un test al 100% sicuro sulla positività e possiamo avere comunque dei falsi negativi». Così all’Adnkronos Salute Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit). «Il problema poi è che con Omicron la situazione si complica perché molti test hanno una minore sensibilità per questa variante», ricorda.

Ore 11.38 – Ieri il summit mondiale sui vaccini contro Omicron
Si è tenuto ieri, 12 gennaio, un summit tra gli enti regolatori di tutto il mondo, presieduto dall’Agenzia europea del farmaco Ema e dall’americana Food and Drug Administration (Fda). Sul tavolo: il nodo vaccini e la risposta alla variante Omicron. Obiettivo: «Allinearsi», e delineare un percorso per «supportare lo sviluppo di un possibile vaccino adattato» al nuovo mutante. A fare il punto sul vertice è stata l’Ema. Si è discusso, ha spiegato l’autorità regolatoria Ue, «della risposta normativa globale alla variante, sotto l’egida della Coalizione internazionale delle autorità di regolamentazione dei medicinali (Icmra)». L’obiettivo della riunione, alla quale hanno partecipato anche esperti dell’Oms e della Commissione europea, era di «rivedere le evidenze disponibili sull’efficacia dei vaccini approvati contro Omicron e raggiungere l’allineamento sui requisiti normativi chiave», per accompagnare eventualmente il lancio di una versione aggiornata.

Ore 11.37 – Il piano di Biden: inviare medici militari negli ospedali degli stati dove aumentano i casi
Joe Biden ha deciso di inviare medici militari negli ospedali di sei stati dove si sta registrando un aumento dei contagi. Come riportano Abc e Usa Today — citando fonti della Casa Bianca — squadre di medici, infermieri e personale clinico saranno inviati già la prossima settimana negli stati di New York, New Jersey, Ohio, Rhode Island, Michigan e New Mexico. A dicembre il presidente Usa aveva incaricato il Dipartimento della Difesa di preparare un migliaio di componenti del personale medico militare da schierare tra gennaio e febbraio a seconda delle necessità.

Ore 11. 06 – Gimbe, molte regioni verso zona arancione a fine mese
L’enorme quantità di nuovi casi «incontrando una popolazione suscettibile troppo numerosa, sta progressivamente saturando gli ospedali, e di conseguenza, molte regioni si avviano verso la zona arancione entro fine mese». Così ancora il presidente del Gimbe, Nino Cartabellotta, facendo il punto sui posti letto ancora disponibili. Calabria e Piemonte hanno zero posti disponibili nelle intensive e in area medica; la Liguria ha zero posti disponibili in area medica e un posto in intensiva; la Sicilia ha zero posti in area medica e 4 nelle intensive.

Ore 10.42 – Russia, 21.155 nuovi casi in 24 ore
In Russia nel corso dell’ultima giornata sono stati registrati 21.155 casi di Covid-19, il numero più alto di casi accertati in un giorno dal 28 dicembre scorso: a riportarlo Novaya Gazeta citando i dati del centro operativo nazionale anti-coronavirus. Nel Paese nel corso dell’ultima giornata 740 persone sono morte a causa della malattia. Nella giornata precedente, stando ai dati pubblicati ieri mattina, in Russia erano stati registrati 17.946 nuovi casi e 745 decessi.

Ore 10.43 – Francia, da domani stop alle restrizioni di viaggio con Uk
Da domani la Francia allenterà le restrizioni di viaggio introdotte il mese scorso nei confronti dei viaggiatori dalla Gran Bretagna a causa della pandemia di Covid-19, consentendo l’ingresso a chiunque sia in possesso di un test negativo. Lo fa sapere l’ufficio del primo ministro. Il 16 dicembre scorso il governo francese aveva annunciato il divieto per i viaggi non essenziali da e per la Gran Bretagna, quando «l’epidemia si stava diffondendo a un ritmo spettacolare nel Regno Unito».

Ore 10.10 – Fondazione Gimbe: crescono prime e terze dosi, in 7 giorni 4 milioni dosi, +62% nuovi vaccinati
Il nuovo monitoraggio della Fondazione Gimbe rileva che nella settimana dal 3 al gennaio 2022 si registrano 483.512 nuovi vaccinati (+62,1%) rispetto ai 298.253 della settimana precedente. L’aumento riguarda in particolare la fascia 5-11 (267.412; +53,3%) e quella 12-19 (61.778; +65,5%), «mentre la recente introduzione dell’obbligo vaccinale per gli over 50 al momento non ha sortito grandi effetti, visto che in questa fascia anagrafica i nuovi vaccinati sono solo 73.690». All’11 gennaio rimangono 8,61 milioni di persone senza nemmeno una dose, di cui 2,21 milioni sono over 50 ad elevato rischio di malattia grave e ospedalizzazione.

Ore 9.55 – Ospedali pediatrici, 76% dei bimbi ricoverati non è vaccinato
«Il 76% dei ricoveri in area medica tra i 5 e i 18 anni riguarda pazienti non vaccinati. E il 69% dei ricoveri in area intensiva dei piccoli fino a 4 anni riguarda bambini che hanno genitori non vaccinati». Emerge dalla rilevazione di Aopi, l’Associazione degli Ospedali pediatrici italiani, che ha attivato un sistema di monitoraggio settimanale dei pazienti Covid – bambini e adolescenti – ricoverati sia in area medica che in area critica. La raccolta dati, effettuata dalle 15 realtà italiane più importanti nell’ambito delle cure dei più piccoli e dei giovanissimi, «servirà per fornire un quadro aggiornato dell’andamento dei ricoveri in età pediatrica e della gravità delle condizioni cliniche dei piccoli pazienti. I dati raccolti nel primo monitoraggio riguardano la giornata di lunedì 10 gennaio: «nei principali ospedali pediatrici italiani erano 212, in tutto, i bambini ricoverati: 192 nell’area medica e 20 nell’area intensiva. Si tratta – evidenziano gli esperti – di numeri decisamente superiori a quelli registrati nel corso delle precedenti tre ondate dell’epidemia e indicano che adesso i bambini sono più colpiti dal virus rispetto al passato, anche se per fortuna, nella maggior parte dei casi, i sintomi restano lievi».

Ore 9.24 – Caos scuola, sciopero storico di docenti e staff Parigi
È già stato definito «storico» lo sciopero della scuola di oggi in Francia, dove 11 sindacati su 13 si sono uniti per contestare la «confusione» dei protocolli imposti dal ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer per far fronte all’emergenza coronavirus dopo il dilagare di Omicron. Secondo Le Figaro, allo sciopero ha aderito il 75 per cento degli insegnanti francesi della scuola primaria mentre metà delle scuole sarebbero chiuse. Oltre ai protocolli, i sindacati contestano la gestione dell’informazione da parte di Blanquer, non condividendo il fatto che «il ministro dell’Istruzione si rivolga ai media prima che al personale» scolastico, ha detto Bruno Bobkiewicz dell’Unsa. Inoltre, da quando i bambini sono tornati a scuola il 3 gennaio dopo le vacanze di Natale, le normative sulla scuola rispetto al Covid-19 sono già cambiate tre volte, come spiega France 24. Intanto nelle scuole la diffusione del Covid aumenta. Nell’area metropolitana di Parigi la scorsa settimana è stato confermato che circa il 5% dei bambini delle scuole primarie e medie è stato contagiato. Tra i ragazzi tra i 15 ei 17 anni, la cifra era superiore al 6%.

Ore 9 – Il PUNTO SULLA CAMPAGNA VACCINALE
Come si legge nel report a cura del Commissario Straordinario Covid-19 aggiornato alle 6 di stamani, sono state somministrate in Italia complessivamente 117.736.859 dosi di vaccino anti-Covid. Gli italiani che hanno completato il ciclo sono vaccinale 46.762.832, ovvero l’86,58 % della popolazione over 12. Quelli che hanno ricevuto la dose «booster» sono 24.897.048, ovvero il 62,97 % della popolazione potenzialmente oggetto della somministrazione, che hanno ultimato il ciclo vaccinale da almeno quattro mesi. Per quanto riguarda la fascia pediatrica dai 5 agli 11 anni, i bambini con almeno una dose sono 710.536 (il 19,43 %), mentre hanno completato il ciclo 106.168, ovvero il 2,90 % della popolazione 5-11.

Ore 8 – Finito in Italia l’antibiotico più usato per il Covid
Da giorni non si trova più nelle farmacie italiane l’antibiotico più utilizzato per i malati di Covid sia a casa che in ospedale, lo Zitromax e il generico. A mancare – secondo quanto si apprende – sarebbe la molecola necessaria per la produzione del farmaco che viene prescritto in associazione con antiinfiammatori. La difficoltà nel reperimento del medicinale è dovuta all’enorme utilizzo negli ultimi 2 mesi legato all’aumento dei contagi e probabilmente, anche, all’accaparramento anche da parte di chi non ha contratto la malattia ma ha timore del contagio.

13 gennaio 2022 (modifica il 13 gennaio 2022 | 22:25)

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Giorgetti a Mantova visita la Corneliani

Giorgetti a Mantova visita la Corneliani

Lunedì, 17 Gennaio 2022 Il ministro:”Emozionato e orgoglioso del risultato”< img src ="https://www.mise.gov.it/images/stories/images/corneliani-giorgetti-169.jpg"alt ="Immagine decorativa"/ > Il ministro Giancarlo Giorgetti ha visitato oggi a Mantova l’azienda”Corneliani “, storico marchio della moda italiana, di nuovo operativa da inizio dicembre dopo l’operazione di salvataggio che ha visto lo Stato entrare, in quota di minoranza, nel capitale della Nuova Corneliani, supportando gli investitori privati di Investcorp.

Il metodo, battezzato poi “metodo Corneliani”, è stato realizzato con determinazione da Giorgetti ed è un esempio virtuoso per salvare specialità italiane in momentanea crisi economico finanziaria, ma in grado di camminare sulle proprie gambe.

Alla visita hanno partecipato, oltre al ministro Giorgetti, il sindaco di Mantova, la proprietà Corneliani, Investcorp e Invitalia.

Per me è emozionante essere qui – ha detto Giancarlo Giorgetti in visita a Mantova – perché Corneliani ha rappresentato il battesimo nella mia attività di ministro. E’ una dimensione pragmatica di quello che è l’economica italiana. Da una parte il brand italiano associato alla qualità, conosciuto in tutto il mondo per la capacità di fare arte. Dall’altra parte ci sono tante situazioni di crisi dove non basta il brand name per superare momenti difficili. Il ruolo dello Stato è creare condizioni affinché gli imprenditori che ci sono, che ringrazio per il loro impegno, possano fare impresa“.

Giorgetti che ha poi visitato lo stabilimento, incontrato le maestranze e le Rsu ha sottolineato che “al caso di Corneliani abbiamo applicato per la prima volta lo strumento del fondo di salvaguardia che prevede l’ingresso tra gli azionisti anche dello Stato, ma silente e rispettoso dello sforzo di coloro che vogliono portare avanti l’impresa. Unità e responsabilità da parte di tutti, istituzioni, investitori e lavoratori sono i segreti per la buona riuscita dell’operazione. Sono soddisfatto, emozionato e orgoglioso per l’esito, i tavoli di crisi non possono essere passerelle per pubblicità ma luoghi seri per risolvere i problemi. Il successo di Corneliani dipenderà dal fatto che entrino giovani fool la passione di poter fare cose eccezionali e uniche al mondo“.

Giorgio Brandazza, advertisement del gruppo, dopo aver ringraziato il ministro per la visita e il lavoro compiuto, ha detto che “siamo animati da un grande senso di responsabilità verso tutti. In particolare, verso chi ci ha dato fiducia investendo nella società, dandoci la chance di riportare Corneliani al livello dell’abbigliamento maschile di alta gamma, dove merita di stare

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«Doc», Gianmarco Saurino è il primo medico a morire di

«Doc», Gianmarco Saurino è il primo medico a morire di

di Chiara Maffioletti

L’attore, 29, interpreta Lorenzo Lazzarini: il personaggio muore, inaspettatamente, all’inizio della seconda stagione della serie di Rai1 con Luca Argentero e Matilde Gioli. Ieri il programma è stato il più seguito della prima serata, con 7.054.000 spettatori e il 30.4% di share

La sua morte è arrivata inattesa, proprio alla ripartenza della seconda stagione, ieri sera. Lorenzo Lazzarini, il personaggio interpretato da Gianmarco Saurino in «Doc – Nelle tue mani» (con Luca Argentero e Matilde Gioli, in onda il giovedì su Rai1 e ieri programma più seguito della prima serata, con 7.054.000 spettatori e il 30.4% di share), è il primo medico di una serie tv a morire di Covid. «Mostrare quello che è successo a tanti tra dottori e personale sanitario, in tempi così recenti e in una serie popolare come la nostra è una grossa responsabilità che sento fino in fondo» ammette l’attore. Aggiungendo però, che la scelta di farlo «nasce proprio dalla volontà di rendere loro un piccolo omaggio».

Che effetto fa essere protagonisti di una serie medica durante la pandemia?
«Ha un impatto gigantesco. La prima stagione era uscita durante il primo lockdown, un momento in cui si parlava dei medici come di eroi. Lì, abbiamo tutti iniziato a sentire il peso di quel camice. Ma poi quegli eroi sono stati anche mandati in prima linea, a morire, appunto. La rappresentazione di quei sacrifici in nome del Covid è diventata ancora più piena di significato».

Non teme che qualcuno possa trovare invece cinico sfruttare narrativamente un dramma tanto attuale?
«No. Magari le critiche ci saranno, ma l’intento è veramente puro. Era giusto ricordare tutti gli operatori sanitari che in questo paese non ci sono più. Questa cosa è successa e non dobbiamo dimenticare che loro erano lì e cadevano affinché noi potessimo sentirci abbastanza protetti. È successo e succede ancora».

Pensa che anche una serie tv possa convincere chi è ancora scettico sull’entità di questo dramma?
«Lo spero, anche se credo che difficilmente farà cambiare idea a chi crede sia tutta una finzione. Una posizione che mi fa rabbia, perché ormai chiunque può dire cose anche tanto delicate risultando anche influenze. Grottesco. Quindi quello che penso è che la nostra serie, più che altro, mostrerà a tante persone quello che è successo dentro gli ospedali, perché abbiamo cercato di mostrarlo nel modo più fedele possibile. A me quelle immagini hanno fatto venire la pelle d’oca. Se nella prima stagione abbiamo cercato di far capire cosa vivono i medici, al di là dell’apparenza, in questa il tentativo era mostrare come si muovono in un periodo storico così drammatico. Dopodiché, chi vede il male in qualsiasi cosa lo vedrà persino in “Doc”».

Come mai ha scelto di abbandonare una serie così di successo alla seconda stagione?
«C’è stata una comunione d’intenti. Dopo tanti anni di lavoro nelle serie di LuxVide e della Rai, a cui devo tutto, avevo voglia di iniziare un percorso diverso. Penso al cinema, soprattutto. Dopodiché è una scommessa sia per me che per loro, che hanno scelto di togliere uno dei personaggi principali in questo modo. Me ne vado come Lippi dopo che l’Italia vinse i Mondiali».

Come è cambiata la sua vita dopo ave interpretato un personaggio tanto amato?
«La gente mi riconosce identificandomi con lui, continuamente. La cosa che mi ha colpito di più però sono le tante lettere di specializzandi in medicina che mi hanno scritto ringraziando me e gli altri attori per aver sciolto dei loro dubbi — naturali dopo tanti anni di studio — vedendo rappresentate come normali insicurezze e ansie che magari credevano solo loro. A me questa cosa fa molta impressione: io faccio finta, ma loro andranno a fare questo mestiere davvero. È una magia».

Lei quindi cosa farà, finito questo impegno?
«In contemporanea con Doc ho girare Summit Fever, un piccolo film internazionale. Poi ho concluso le riprese di I viaggiatori, di Ludovico Di Martino, un fantasy per cui ho preso dodici chili. In parallelo, voglio riprendere il teatro dopo gli anni di fermo per la pandemia. Mi ero dato come tappa i trent’anni per portare in scena Shakespeare per le prima volta».

Li compirà quest’anno…
«Si ma a dicembre, ho tempo. E ho già in programma ho un Otello, quindi se tutto va bene dovrei farcela ».

13 gennaio 2022 (modifica il 14 gennaio 2022 | 12:23)

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