Il fatto è che l’architetto 57enne Bruno Parolo non pisolava da piccolo abbracciato al pallone, il pallone non l’ha incuriosito da adolescente, e in fondo in fondo nemmeno divenuto uomo s’è avvicinato a questo benedetto pallone che invece, grazie a un processo osmotico avviato dal figlio, lui sì appassionato, gli è entrato dentro entrando nel resto della famiglia, tanto che oggi Bruno è il presidente dell’associazione sportiva Sondalo, la moglie Marica ci parla del camp estivo d’avanguardia per i disabili che in mezza Lombardia mancava e della scuola calcio di luglio che alterna sedute a gite nella natura, la figlia Caterina (Quinta ginnasio) è il direttore sportivo col compito di reclutare calciatori, e il primogenito Federico gioca nella squadra degli adulti. In realtà, è una formazione di ragazzi essendoci in rosa 18 e 19enni come lui. Una squadra juniores che milita in Seconda categoria, e nonostante i numeri (in 6 partite, tutte perse, passivo di 58 gol) inquadrino uno scenario di disfatte, e di conseguenza di possibile resa, qui avviene proprio il contrario.

L’allenatrice Silvana Zanini

Laddove in valle gli danno del visionario, sorretto da un manipolo di fedelissimi sgobboni — il Giancarlo, il Massimo, l’Alessandro —, l’architetto Parolo è un romantico dissidente e ogni sua scelta come ogni sua azione non segue mode o il politicamente corretto. La Silvana, cioè Silvana Zanini di anni 39, allena la prima squadra dopo un passato negli ultras del Sondalo, realtà estintasi con l’approdo a un tifo intenso ma non oltranzista. Alessia Caspani, 14 anni, è la mister dei Primi calci. Il medesimo Bruno accompagna le due formazioni di Pulcini ed Esordienti, con queste trasferte che la Valtellina regala. Come ai 1.800 metri di Livigno lì dove, finché c’era, la squadra della Seconda categoria giocava non oltre ottobre, poi costretta a scendere e cercare in prestito altri campi per fuggire dalla neve dei gradi sottozero e delle bufere. Insomma, un calcio d’alta quota e insieme d’altri tempi, specie nello stoicismo nel gruppo di Silvana, impegnata in un negozio di alimentari, che dice: «Sono cresciuta con tre fratelli, il pallone era di casa. Avevo cominciato a seguire i bambini, dopodiché il Bruno ha insistito e appena è saltata la panchina, ecco, ha promosso me. Un pazzo lui oppure una pazza io? Boh. Ora: dall’esterno uno può pensare che buttiamo via le domeniche rimediando figuracce. Non è così, vedrà». Vediamo.

Zero punti in classifica

Le 15.30 di domenica scorsa, sfida casalinga tra il Sondalo e il Piantedo. Il gruppo è il «ZZ», tredici le squadre: in testa il Grosio a punteggio pieno; Piantedo a metà classifica con 7 punti; chiude il Sondalo, colori sociali giallo-blu, a zero. Bruno: «Magari voi del Corriere portate bene e chissà…». Ma giusto non illudersi. Non fosse che il Piantedo va in gol e il Sondalo non sbarella anzi pareggia: prima rete della stagione. Pensa te. La famiglia Parolo (Federico in campo, un bellissimo campo di erba naturale, i genitori e la sorella sulle tribune con vista sulle montagne) esulta. Dentro è anche di più; dentro, la bellezza di un’apparente normalità — segnare agli avversari — diviene goduria piena e infinita, anche per la sua coralità: cross dalla sinistra, inserimento di Thomas Riccetti, torsione, incornata e oplà. Uno a uno. Bruno: «Abbiamo intrapreso un percorso di crescita condivisa e consapevole. Non c’è un ragazzo che abbia abbandonato. Al contrario, ce ne sono altri fermi da anni e fuori forma che vogliono ricominciare».

Il post partita

Lo sviluppo della partita (uno sbilanciamento provocato dall’entusiasmo innesca un doppio allungo del Piantedo), errori in fase di costruzione e un calo dell’intensità agonistica determinano il sigillo conclusivo: Sondalo 1, Piantedo 10. Ma chissenefrega. Nel post-partita, mentre dei ragazzini raccolgono i palloni e li posizionano nelle ceste, parla l’allenatrice Silvana, che si ispira come schema al classico 4-4-2, non disdegna la costruzione dal basso e vuole densità: «Ho visto progressi e non mi riferisco al gol. Intendo la coesione tra i reparti. Adesso che facciamo? Niente, che dobbiamo fare? In spogliatoio zero commenti. Coi ragazzi andiamo a berci una bella birrazza e alla ripresa degli allenamenti esamineremo l’incontro. I miei calciatori hanno il futuro davanti, regaleranno gioie. Qui non si piange». Le previsioni davano freddo, invece il sole spacca. Occhiata al calendario: prossima partita a Bormio. Chiusura con Alessia, terza media, la giovanissima allenatrice: «Adoro il calcio però da piccola facevo altri sport. Alla fine sono arrivata al pallone. Studio, mi aggiorno. Guardo le partite, ascolto i commenti tecnici. I calciatori che alleno potrebbero essere miei fratellini? Naturale, ma dalle nostre parti il bello è anche questo».

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27 ottobre 2021 | 08:23

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