di Maurizio Fortuna

L’assessore comunale al Traffico Patanè annuncia i progetti in vista del Giubileo del 2025. Potenziati i mezzi pubblici con nuove tramvie e metro e disincentivato l’uso di quelli privati

Da quando è assessore al Traffico del Campidoglio, Eugenio Patanè va a dormire ogni notte con una data fissa in testa: 8 dicembre 2024. Quella sera, con i simbolici tre colpi di martello alla Porta Santa, il Pontefice aprirà ufficialmente il Giubileo del 2025. E si capirà se il Campidoglio è riuscito a realizzare qualcuna delle grandi opere previste per quella data. Metropolitane, tramvie, funivie, bus ignifughi, un traffico ricondotto sotto controllo. I finanziamenti ci sono, ma per ora solo quelli. Manca tutto il resto, mancano perfino i progetti, delle grandi opere. E all’8 dicembre del 2024 mancano appena 1.114 giorni, un battito di ciglia per la Città Eterna. Patanè, piddino di stretta osservanza gentiloniana ma anche molto vicino a Nicola Zingaretti, si muove con disinvoltura fra pessimismo della ragione e ottimismo della volontà, ma l’impresa che lo aspetta sconfina nel miracolo, e lo sa anche lui: «In realtà i tempi ci sarebbero – dice con una punta di scetticismo – . E abbiamo anche previsto delle date. Apertura dei cantieri delle tramvie il 2 gennaio del 2023, diciotto mesi di lavori per completare l’opera e poi sei mesi di preesercizio. E siamo in tempo per il Giubileo. Il problema è che prima di quel 2 gennaio dovremmo aver redatto i progetti esecutivi, la valutazione di impatto ambientale, indetto le gare d’appalto e superato tutti gli intoppi burocratici che inevitabilmente si presenteranno. Abbiamo un anno a disposizione, ce la sto mettendo tutta».

Più che difficile, sembra francamente impossibile, comunque per questo fatidico 2025, per i cinquanta milioni di pellegrini previsti, l’amministrazione capitolina ha grandi ambizioni, non pensa solo alle grandi opere, ma anche alle grandi trasformazioni, in primo luogo quella di far diventare Roma, la città dove ci sono più automobili che patenti, una metropoli a spiccata vocazione ambientale: «Il futuro dell’attuale Ztl è già scritto, con l’accesso che sarà limitato ai soli autoveicoli ibridi o elettrici, tutti gli altri fuori. La zona che adesso è compresa nell’anello ferroviario dovrà espandersi fin quasi a lambire il Gra e diventerà una green zone, un’ampia fascia di rispetto, verde, dove non potranno circolare i veicoli inquinamenti, per i quali ci saranno ulteriori restrizioni. Una misura, questa, chiesta con forza dall’Unione europea, che ha già avviato una procedura di infrazione a carico della Regione per la mancanza di misure incisive contro lo smog». Naturalmente, a queste misure (compresi gli aumenti degli stalli per la sosta tariffata), si deve unire una sorta di rivoluzione gentile per accompagnare gli automobilisti a lasciare la macchina e prendere i mezzi pubblici. Quindi, disincentivare al massimo la mobilità privata con l’obiettivo di raddoppiare quella pubblica. Passare cioè dagli attuali 150 milioni di bigliettazione annua a 300 milioni.

Un probabile libro dei sogni che si sta già scontrando con la durissima realtà che il neo assessore ha trovato in Atac e Roma metropolitane, attualmente in liquidazione. Su 77 tram ne circolano solo 22, gli altri fermi in officina. Per la metropolitana la situazione rischia di diventare addirittura tragica. Sono 51 i convogli che devono essere sottoposti a revisione obbligatoria e 23 di questi la dovranno effettuare subito. E quindi sulla metro A circoleranno 23 convogli invece di 38, e sulla B 15 convogli invece di 23. Secondo i sindacati questi numeri vogliono dire che per gli utenti si raddoppieranno i tempi di attesa in banchina; dagli attuali 3/4 minuti, a 7/8. Praticamente un disastro, che si sta cercando di evitare provando a far sostituire il certificato di revisione con perizie giurate che attesterebbero la sicurezza dei convogli senza bloccarli. Insomma, i problemi sono talmente tanti e all’apparenza irrisolvibili che c’è chi ha consigliato a Patanè di rivolgersi a un comitato interministeriale per farsi certificare lo stato delle cose in città nel momento in cui è diventato assessore. Una mossa paradossale, per cautelarsi, che però se fatta sembrerebbe suggerita dalla disperazione e dal pessimismo. Invece il titolare del Traffico sceglie di chiudere con l’ottimismo della volontà e quindi con le date: «Allora, i cantieri delle quattro tramvie apriranno il 2 gennaio del 2023; la fermata Fori imperiali della metro C (sarà il nodo di scambio con la linea B) aprirà nell’ottobre 2024 mentre, entro la fine del 2022, aprirà il cantiere per la funivia Magliana-Eur, una capacità di trasporto di mille passeggeri l’ora per un tragitto che durerà 5 minuti: adesso in auto ce ne vogliono 45». Numeri, cifre, date che si affollano, si correggono e si rincorrono ma che non riescono a cancellare quell’8/12/2024, che sarà il Giubileo per i cattolici ma rischia di essere un incubo per il neo assessore Eugenio Patanè. Auguri.

22 novembre 2021 (modifica il 22 novembre 2021 | 14:55)

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