Mai così tanti posti di lavoro vacanti nell’Unione Europea: il dato è stato registrato da Eurostat , l’agenzia statistica della Ue nel terzo trimestre del 2021, periodo in cui la percentuale di domande di lavoro inevase è balzata al 2,4% e addirittura al 2,6 nei Paesi della sola area Euro. Si tratta del dato più alto degli ultimi dieci anni: nel 2011 tale indicatore era attestato a cavallo dell’1,5%. Si tratta di una situazione che investe tutti i Paesi dell’Unione seppur con percentuali variabili. In Italia questo indice si ferma all’1,8%. Il boom di richieste sul mercato del lavoro è frutto del rimbalzo registrato dall’economia dopo il de profundis del 2020 quando più alto fu il prezzo pagato ai lockdown dovuti alla pandemia.

Il numero di posti di lavoro che le imprese non riescono a coprire per mancanza di candidati è in ascesa come detto da un decennio ma ha conosciuto un’impennata neli ultimi dodici mesi: nel secondo trimestre 2020 Eurostat segnava una «job vacancy» pari all’1,8%, cifra che aveva riportato il Vecchio Continente ai tempi della crisi del decennio precedente. Negli ultimi cinque trimestri, invece, la progressione è stata costante fino a toccare il record attuale. Il luogo dove più alta è la richiesta di manodopera e figure professionali è la Repubblica Ceca: qui l’indice supera la barriera del 5%. Seguono Belgio e Olanda dove i posti vacanti sono abbondantemente più del 4%. La Germania è a 2,8 e la Francia a 1,9. La graduatoria colloca sul fondo Grecia e Spagna, sotto quota 1.

Le tabelle di Eurostat non specificano quali figure professionali manchino al mercato del lavoro comunitario: il balzo si spiega da un lato con la ripresa economica in atto ma anche con l’invecchiamento della popolazione ormai costante. . Un focus di questo tipo e mirato sull’Italia è stato messo a punto invece da Unioncamere e Anpal nel rapporto Excelsior nel mese di ottobre le imprese cercavano vanamente 505.000 lavoratori, soprattutto nel settore Itc, con una crescita del 29% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un dato significativo, se si pensa che in Italia, sempre a ottobre, la platea dei disoccupati in cerca di impiego era di 2,4 milioni. Entro la fine dell’anno – segnalano sempre Unioncamere e Anpal – le imprese prevedono di attivare 1,4 milioni di nuovi contratti.

La situazione non cambia se lo sguardo si volge ad altre zone d’Europa. In Germania, ad esempio già oggi mancano all’appello 150.000 lavoratori e c’è bisogno di 400.000 immigrati l’anno per contrastare il declino demografico. Lo ha certificato Detlef Scheele presidente dell’Agenzia federale per il lavoro. Situazione analoga in Svizzera, dove un report di Credit Suisse segnala che le imprese nel terzo trimestre 2021 hanno difficoltà a trovare personale nel 34% dei casi.

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