di Guido Santevecchi

La tennista, che aveva denunciato l’ex vicepremier cinese di abusi sessuali, ha parlato con Bach in videoconferenza rassicurandolo sulle sue condizioni e chiedendo il rispetto della privacy

Peng Shuai ha fatto una videochiamata a Thomas Bach, il presidente del Comitato olimpico internazionale. La campionessa cinese di tennis censurata dopo aver accusato di violenza sessuale un politico di Pechino ha detto di stare bene, di essere al sicuro e ha chiesto rispetto per la sua privacy, riferisce il Cio. «All’inzio della videochiamata con il presidente Thomas Bach, Peng Shuai ha ringraziato il Cio per la preoccupazione sulla sua condizione; ha spiegato di essere al sicuro, di stare bene, di trovarsi a casa a Pechino; ma vorrebbe che la sua privacy fosse rispettata al momento. Ecco perché preferisce passare il suo tempo con gli amici e la famiglia. Peng continuerà a impegnarsi nel tennis, lo sport che ama», riferisce l’organo di governo dello sport olimpico. Alla videochiamata tra il tedesco Bach e Peng hanno assistito la presidentessa della Commissione degli atleti olimpici, Emma Terho, e Li Lingwei, rappresentante cinese nel Cio, che conosce Peng da molti anni. «Ho provato sollievo nel vedere che Peng sta bene, mi è apparsa rilassata», ha detto Terho.

Il colloquio è terminato, spiega il comunicato del Cio, con un invito di Bach: cenare insieme in gennaio a Pechino quando il presidente del Comitato olimpico arriverà in vista dei Giochi invernali. «Peng ha accettato con piacere».

Il caso non è chiuso però. Pechino continua a ignorare pubblicamente l’accusa di violenza che ha scatenato la crisi. Dal 2 novembre, quando aveva raccontato la sua storia sul web, Peng era scomparsa, ogni ricerca sul suo nome e sulla sua vicenda erano state bloccate dalla censura cinese. In mezz’ora, la sera di quel 2 novembre, i censori di Pechino avevano fatto sparire il post di Peng e dato la caccia a ogni commento. Però, qualcuno era riuscito a fare uno screenshot del post e a rilanciarlo.

Sotto la crescente pressione del mondo sportivo internazionale, della Casa Bianca, dell’Alto commissariato Onu per i diritti umani, mercoledì scorso la tv statale in lingua inglese di Pechino aveva pubblicato sul suo sito una email attribuita alla campionessa: era indirizzata al presidente della Women’s Tennis Association, diceva di essere a casa, di aver bisogno di riposo e smentiva di aver subito la violenza sessuale. Quella email era subito sembrata strana, impersonale, fabbricata. La polemica internazionale è salita ancora di tono, portando la WTA a minacciare il ritiro dalle competizioni tennistiche in Cina. Su Twitter è partita una campagna sotto l’hashtag #WhereIsPeng, le stelle del tennis mondiale, da Serena Williams a Novak Djokovic, si sono schierate per chiedere dove si trovasse la collega cinese e per invocare che potesse essere libera di raccontare al pubblico la sua storia. A quel punto a Pechino hanno cambiato ancora tattica nella gestione dello scandalo: venerdì sono spuntate tre foto di Peng a casa, sorridente tra pupazzi di peluche, ma ancora silenziosa (silenziata). Le immagini sono state pubblicate su Twitter, che in Cina è oscurato: i cinesi comuni non ricevono alcuna informazione su questo scandalo di #MeToo che tocca il cuore del potere.

Sabato è sceso in campo il direttore del Global Times, fratello in lingua inglese del Quotidiano del Popolo del Partito comunista. Il direttore Hu Xijin ha pubblicato, sempre solo su Twitter, due filmati di Peng Shuai a cena con due amiche e il suo allenatore in un ristorante, ancora senza dire una parola sulla sua situazione e sulla vicenda che l’avrebbe drammaticamente legata all’ex membro del Politburo ed ex vicepremier Zhang Gaoli. Mentre montavano ancora le ipotesi di boicottaggio diplomatico dei Giochi olimpici invernali in programma a Pechino nel febbraio 2022, questa domenica 20 novembre il direttore Hu Xijin ha lanciato su Twitter altri due video di Peng al Centro nazionale del tennis di Pechino, impegnata a fare autografi a dei giovani atleti. Peng sta bene, ma parlare con lei di quell’accusa risulta ancora impossibile.

21 novembre 2021 (modifica il 24 novembre 2021 | 11:25)

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