Il racconto affidato a Carlo Verdelli: per lei la professione era emozione e passione

Parte martedì la seconda serie tv «Ossi di seppia – Quello che ricordiamo», dedicata alla storia italiana dagli anni ’60 in poi e prodotta da 42° Parallelo in esclusiva per RaiPlay. Altre 26 puntate con storie di venti minuti (disponibili online per una settimana) dedicate a capitoli importanti. Martedì si comincia con l’influenza aviaria, ricostruita da Ilaria Capua. Seguiranno poi la Marcia dei 40 mila, la manifestazione di Torino del 14 ottobre 1980 che segnò la storia del movimento sindacale, quindi Simoncelli, il sogno spezzato, la morte di Gabriele Sandri, l’Aids, l’omicidio di Sara di Pietrantonio, il rogo della Thyssen Krupp, il grande blackout che paralizzò l’Italia nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2003. Dice Elena Capparelli, direttore di RaiPlay: «Un progetto ambizioso in cui immagini e parole riemergono dal passato, per guidarci nel presente, attraverso prospettive originali e la voce, mai scontata, di testimoni e protagonisti della storia recente del nostro Paese». Dice Mauro Parissone, direttore editoriale di 42° Parallelo: «Ricordare una storia significa ricordare noi stessi. Chi eravamo, come eravamo, dove eravamo quel giorno, in quella precisa ora. E come siamo oggi. Siamo andati a caccia di avvenimenti paradigmatici, di quei fatti che rappresentano i momenti di rottura del senso comune».

La puntata del 15 novembre sarà dedicata a Maria Grazia Cutuli, l’inviata del Corriere della Sera assassinata in Afghanistan il 19 novembre 2001 da alcuni fuorilegge. Il racconto è affidato a Carlo Verdelli, allora vicedirettore del quotidiano di via Solferino e di cui è oggi editorialista: a lui Maria Grazia Cutuli chiese di restare ancora qualche giorno in Afghanistan per terminare il suo lavoro. Spiega Verdelli : «Mi ha spinto a raccontare l’affetto per Maria Grazia e l’idea di preservare la memoria in un Paese che tende a perderla. Ritrovare Maria Grazia significa riparlare di un giornalismo fatto di passione e di emozione. Sono passati vent’anni: un anniversario ha una sua funzione quando il passato diventa un insegnamento per il presente. E Maria Grazia è una grande lezione per l’informazione di oggi: l’ostinazione di rimanere in un’area ad alto rischio pur di garantire un servizio all’altezza del Corriere della Sera». Dice ancora Verdelli: «Ricordarla è un omaggio a lei ed è uno stimolo a non considerare il buon giornalismo qualcosa che appartiene al passato ma, anzi, un bene necessario per il presente e per il futuro. Una ragazza giovane, appassionata del suo lavoro, in un giornale che ha creduto in lei, vissuto come entità viva: con la sua scomparsa tutti i colleghi hanno perso una parte di sé, a partire dal direttore del momento, Ferruccio de Bortoli. Il giorno successivo l’editoriale venne firmato dalla Redazione Esteri. Tutto questo è simbolo di un vero giornalismo, che oggi viene visto come in crisi, decadente o superato, ma che invece è indispensabile, quando viene vissuto come lo visse Maria Grazia».

4 ottobre 2021 (modifica il 4 ottobre 2021 | 19:30)

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